Tag: politica

  • Citazioni di Andrea Camilleri: “Qui i casi sono dù…”

    Citazioni di Andrea Camilleri: “Qui i casi sono dù…”

    “Qui i casi sono dù. O tu pensi che il fatto che è addivintato primo ministro cancella automaticamente tutti i so reati precedenti, ammazzatine e stragi comprese, opuro appartieni a quella categoria di sbirri che servono sempre e comunque chi sta al potere senza taliare chi è, se omo perbene o se sdilinquente, se fascista o comunista. A quali di queste dù categorie pensi d’appartenere?”

    Andrea Camilleri, Il campo del vasaio

  • C’è lavoro e lavoro

    C’è lavoro e lavoro

    C'è lavoro e lavoro

    C’è una frase che gli Italiani, e ancora di più i cittadini di Brescia, dovrebbero imparare. Ripetersela come un mantra.
    C’è lavoro e lavoro”.
    La frase che è nata sull’onda della resistenza alle grandi opere, dalla TAV in Val Susa fino all’Expo di Milano, è una delle forme di resistenza più alte mai partorite.
    Troppe volte ci hanno intrappolato dicendoci che i cittadini dovevano sacrificarsi ai posti di lavoro.
    La salute, sacrificata ai posti di lavoro.
    Il nostro territorio, sacrificato ai posti di lavoro.
    Sembrava che il lavoro ci avrebbe salvato da tutto. Ci avrebbe reso liberi.
    Mai menzogna fu più grande.
    Il boom economico è morto e sepolto, ci sono rimaste soltanto le ceneri sparse sull’arido terreno di questa crisi economica.
    Per troppi anni l’Italia si è svenduta al lavoro come scusa.
    Per troppi anni Brescia si è immolata sull’altare del lavoro.
    Dobbiamo imparare queste cinque parole. Ripetercele fino alla nausea. Troppe volte non sono state pronunciate, in risposta a “Stiamo creando posti di lavoro”.
    La Caffaro ha offerto posti di lavoro ai Bresciani. Gli operai avrebbero dovuto dirlo. “C’è lavoro e lavoro”. Il PCB non appesterebbe buona parte della città.
    L’industria del tondino ha offerto migliaia, milioni, di posti di lavoro. Anche quegli operai avrebbero dovuto rispondere “c’è lavoro e lavoro”. L’acqua e l’aria di Brescia non ci avvelenerebbero.
    Dobbiamo impararlo, prima che sia troppo tardi. “C’è lavoro e lavoro”.
    C’è il lavoro che mantiene le famiglie, che ci nobilita, che ci rende liberi. E c’è il lavoro che devasta i luoghi in cui viviamo, che pregiudica il nostro futuro. Che ci uccide. Che nega la sopravvivenza dei nostri figli.
    C’è lavoro e lavoro
    Oggi, primo maggio, ricordiamo le conquiste dei lavoratori, l’impegno dei sindacati per il raggiungimento di una condizione migliore. Ma sembra che abbiamo dimenticato cosa ci ha portato qui. Perché celebriamo questo primo Maggio. Ci sono ancora forme di lavoro che uccidono la nostra città e la nostra provincia. Le grandi infrastrutture, come la Brebemi e la TAV. Le grandi industrie, che con la complicità delle istituzioni avvelenano la nostra acqua e la nostra aria. E noi siamo ciechi e sordi. Abbiamo smesso di lottare. Abbiamo smesso di celebrare degnamente la nostra Festa del Lavoro.
    A Chicago, i primi giorni di Maggio del 1886, gli operai della McCormick si ritrovarono davanti ai cancelli della fabbrica per dire “C’è lavoro e lavoro”. La polizia sparò sulla folla, uccidendo operai e ferendo i manifestanti. Quattro sindacalisti e quattro anarchici furono arrestati per avere organizzato la manifestazione. Uno fu condannato a quindici anni di carcere. Gli altri sette furono impiccati. Da questo episodio nasce la Festa del Lavoro.
    Da li siamo arrivati a questo primo Maggio. 128 anni dopo, non dobbiamo dimenticare che è la lotta a salvarci. A renderci migliori. “C’è lavoro e lavoro”. Albert Parsons, uno degli impiccati, appena prima di morire, mentre la corda del boia gli toglieva gli ultimi respiri, disse: “Lasciate che si senta la voce del popolo”.
    Prima che la corda fatta di bugie di questa gestione del nostro Stato si attorcigli attorno ai nostri colli e a quelli dei nostri figli… Impariamo queste cinque parole. “C’è lavoro e lavoro”. “C’è lavoro e lavoro”. Diciamolo tutti insieme, da oggi fino a a che non sarà il motto della nostra nuova economia. “C’è lavoro e lavoro”. Lasciate che si senta la voce del popolo.

  • Le case dei poliziotti

    Le case dei poliziotti

    la casa dei poliziotti

    Il vantaggio dei poliziotti è di avere una casa.
    Altrimenti qualche domanda in più se la farebbero. O forse no. Chi può dirlo.
    Quel poliziotto, che schiaccia con il tacco del suo anfibio rinforzato la testa di una manifestante, ce l’ha una casa?
    Io spero di no.
    Dopo essersi tolto il casco che lo nasconde da denunce e da processi per abuso di potere, dopo aver riposto ordinatamete la sua divisa antisommossa sulla gruccia nell’armadietto, dopo aver pulito lo scudo in plexiglass dalla polvere delle bombe carta, dopo aver lavato il manganello dal sangue… Cosa fa quel poliziotto?

    Torna a casa? Ha una famiglia?

    Io spero di no, anche se non ne sono tanto sicuro. Altrimenti avrebbe più rispetto e più vergogna nel colpire quei manifestanti che scendono in piazza per difendere i loro diritti.

    Lo immagino che sale le scale, questo poliziotto. Apre la porta di casa, tutta pulita mentre la moglie lo aspetta con ansia. Come possono quelle labbra baciarla, quando erano distorte in un ghigno di rabbia? Mentre fanno sesso, come possono essere le stesse mani che toccano lei e che allo stesso tempo manganellano il manifestante?

    Io non ci credo, che certi poliziotti abbiano una famiglia. Non possono esistere esseri umani così stupidi da riuscire ad amare tali esseri disumani. Non è semplicemente possibile.

    Anche se…

    Il 16 Aprile 1975 a Milano moriva Claudio Varalli. La pallottola che l’ha ucciso non era una pallottola di Stato, ma quella di un neofascista, Antonio Braggion.
    Claudio stava tornando da una corteo per il diritto alla casa. Per sensibilizzare l’opinione pubblica. Come se adesso ce ne fosse bisogno. In 38 anni lo stiamo ancora chiedendo, il diritto alla casa. Pare che nessuno ascolti. Pare che finisca sempre a manganellate.

    Il vantaggio dei poliziotti è di avere una casa.
    Altrimenti qualche domanda in più se la farebbero. O forse no. Chi può dirlo.

    Diritto al tetto e non avere un tetto. Diritto al tetto e non avere un tetto. Diritto a un tetto e non averlo…

    Diritto al tetto
    Ministri

  • DDL Scalfarotto: il fascismo cattolico

    DDL Scalfarotto: il fascismo cattolico

    Questa cosa delle Sentinelle in piedi mi ha toccato perché una persona a cui voglio bene, cattolica, all’improvviso ha deciso di avvicinarsi a questo (Movimento? Associazione?) gruppo.

    Però c’è qualcosa che non funziona.
    Le sentinelle in piedi si dichiarano aconfessionali e apartitiche, quando in realtà l’ideologia cattolica ne è la parte fondante.
    E poi non capisco. 500 persone in piazza in 4 città ed escono articoli su tutti i principali quotidiani nazionali. Se bastassero questi numeri a fare scalpore i 100.000 del 19 Ottobre a Roma avrebbero conquistato il nostro sistema solare.

    Sarà questa cosa un pò atipica. Lo stare schierati in file ordinate, con gli ombrelli sotto la pioggia, come nelle parate dei piccoli Barilla. O la veglia silenziosa, in netto contrasto con le manifestazioni di piazza dei movimenti che hanno attraversato il nostro paese negli ultimi mesi (il silenzio c’era anche li… Era quello dei media).
    A me sembra senza senso. Questa protesta civile e silenziosa. Come se in Italia ti ascoltassero, se tu non facessi casino. Con dei libri in mano a simboleggiare la conoscenza. Conoscenza di cosa, sentinelle in piedi? L’hanno letto il DDL Scalfarotto?

    (So che la risposta è no, quindi a questo link trovate il testo completo con relazione introduttiva dal sito della Camera)

    A me sembra anche troppo poco. Praticamente dice che tra le discriminazioni punibili per legge per il reato di istigazione c’è anche l’identità sessuale. Tutto qui. Non si parla di pari diritti (come in un qualsiasi paese civile e democratico), non si parla di etica.
    Hanno preso la legge Mancino-Reale, quella che parla dei reati di istigazione alla discriminazione (applicazione della convenzione internazionale nata a New York nel 1966 dopo i movimenti dei neri tipo Martin Luther King e Malcom X, mica sticazzi), e vogliono aggiungere all’elenco delle discriminazioni punite anche la dicitura “motivati dall’identità sessuale”.

    Questo sarebbe il primo articolo, giusto per darvi un’idea:

    1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione dell’articolo 4 della convenzione, è punito:

    a) con la reclusione fino a un anno e sei mesi chiunque, in qualsiasi modo, diffonde idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati  dall’identità sessuale della vittima

    Cambia solo il testo in grassetto. Nient’altro. Significa che sentirsi superiori a un omosessuale, a un bisessuale, a un feticista è un problema vostro signori. Promuovere questa idea tra i vostri simili e discriminare il diverso, per fortuna, è invece ancora un reato. Così come se il Ku Klux Klan nostrano proclamasse di uccidere tutti i negri perché esseri inferiori. Quello sarebbe reato. Se credi di essere superiore a un nero sei un’idiota, non un criminale. Parliamo di reati contro la discriminazione, non di espressione.

    Che fine ha fatto il precetto “Ama il prossimo tuo come te stesso?” Se discriminate siete razzisti. Se vi credete una razza superiore siete nazisti. Anche loro discriminavano gli omosessuali e li gasavano nei campi di concentramento, ricordate?

    Di cosa avete paura? Che vi impediscano di far dire al Papa che la famiglia cattolica è migliore e superiore di quella omosessuale? Non succederà, non in Italia.

    Care sentinelle in piedi, se credete che sia giusto manifestare con queste modalità, avanti. Ma non c’è qualcosa di più sensato per cui scendere in piazza? La crisi economica? Le tasse? Il diritto all’abitare? Le grandi opere? State perdendo tempo. Lo fate perdere anche a noi. Per conto mio ognuno fa quello che vuole, se rispetta gli altri. Anche voi potete farlo, quello che volete.

    Ma puzzate di fascismo, e quando c’è il rischio di questo ritorno la sentinella in piedi e all’erta sono io.

  • Democrazia l’è morta

    Democrazia l’è morta

    democrazia notav

    Cerco di capacitarmi di quello che è successo ieri sera. Speravo che dormendoci sopra questa rabbia sarebbe passata. E’ stata colpa mia, come sempre. Avrei dovuto fumarmi la sigaretta della buonanotte, e poi andare a letto. In fondo la sveglia suona presto. Invece no. Guardo i social network, i quotidiani, le agenzie di stampa. Per vedere quello che era passato del nostro presidio. Di quello che era successo. (altro…)

  • Signore e signori buonanotte

    Signore e signori buonanotte

    Signore e signori buonanotte è un film satirico del 1976 diretto e sceneggiato dalla Cooperativa 15 Maggio, un insieme di registi e sceneggiatori tra i più celebri dell’epoca: Age, Leo Benvenuti, Luigi Comencini, Piero De Bernardi, Nanni Loy, Ruggero Maccari, Luigi Magni, Mario Monicelli, Ugo Pirro, Furio Scarpelli e Ettore Scola.

    E’ ovviamente un film a episodi, collegati dalla trama: una giornata qualsiasi di una fittizia televisione di Stato, i cui programmi (gli episodi) sono collegati dal TG3, telegiornale condotto da Paolo T.Fiume (Marcello Mastroianni).

    Una lingua per tutti / La lezione di inglese

    L’idea di una sorta di televisione didattica, con qualche grossa particolarità: l’insegnate mostra le parti del corpo nominandole con il loro nome in inglese, comprese seno e sedere. La stessa “insegnante” poi si sposta in una sorta di situazione con un alunno… Che si trasforma in un attentato della CIA davanti ad un’ambasciata…

    La bomba

    Diretto da Mario Monicelli, è un telefilm. Un commissariato di polizia viene fatto evacuare (dopo numerosi minuti dalla scoperta della bomba) con il forte sospetto di un attentato dinamitardo; quando l’artificiere scopre che la bomba non è altro che una sveglia dimenticata da un’anziana in una borsetta, la polizia non si lascia sfuggire l’occasione: per fomentare l’opinione pubblica a lottare contro gli estremismi (chiaro riferimento alle Brigate Rosse) una bomba autentica viene messa nella stazione…

    Trittico napoletano

    Sinite parvuolos: una sorta di film inchiesta ambientato a Napoli: dopo un’omelia del vescovo che premia le famiglie numerose condannando l’aborto ed esaltando la sacralità della vita, un bambino, costretto a lavorare per mantenere gli otto fratelli e la madre inferma, attraversa Napoli tra i suoi mille problemi e torna a casa per trovare ancora da fare a badare alla casa finendo per suicidarsi

    Mangiamo i bambini: dopo il documentario viene interpellato il famoso sociologo Schmidt, che per risolvere il problema della sovrappopolazione propone di rendere reale la feroce satira di Jonathan Swift (Una modesta proposta) facendo mangiare ai ricchi i bambini poveri.

    Paolo T. Fiume conduce un talk show con gli ultimi amministratori della città partenopea, curiosamente tutti con lo stesso cognome (Lo Bove). Di fronte alle accuse mosse dai telespettatori i quattro si insultano a vicenda e difendono il loro operato in toni sempre più accesi, finendo a mangiarsi la ricostruzione della città di Napoli che stava sul tavolo che li divideva.

    Il generale in ritirata

    Durante una parata militare non si trova più un generale che deve guidare la sfilata: il generale (Ugo Tognazzi) è seduto sulla tazza di un water ad espletare impegnativi bisogni fisici: il malfunzionamento dello sciacquone provoca una serie di disavventure che culmineranno con il suicidio del militare con la sua pistola d’ordinanza, seduto sul cesso e sporco di merda.

    L’ispettore Tuttumpezzo

    Dovrebbe essere la televisione per ragazzi, ma l’Ispettore Tuttumpezzo non mi piego e non mi spezzo (Vittorio Gassman), in missione per arrestare un commendatore accusato di corruzione, si piega pian piano al potere non solo fino al fallimento del suo mandato, ma anche all’umiliazione di vedere sostuita la sua duivisa con quella del cameriere.

    Il personaggio del giorno – Poco per vivere, troppo per morire

    Un reportage giornalistico sulla vita di tutti i giorni di un pensionato, Menelao Guardabassi (un Ugo Tognazzi da oscar), che spiega la sua sopravvivenza quotidiana vivendo con £ 32.000 al mese. Sempre in bilico tra il divertente e la tristezza più profonda (emblematica la scala espressiva di Tognazzi al sentire la parola “filetto”, dalla gioia alla disperazione in 15 secondi attraversando tutti gli stadi intermedi), con la rabbia sempre sul fondo che però, come spesso succede alla maggior parte degli Italiani,  non riesce mai ad affiorare del tutto. (“Io non mi lamento… Però qualche volta mi incazzo”)

    Il Disgraziometro

    E’ un quiz a premi che fa il verso al Rischiatutto di Mike Bongiorno, in cui il presentatore (Paolo Villaggio) invita il pubblico al grido di “Malinconia!” e in cui a vincere è chi riesce a provare di aver avuto le peggiori disgrazie. Sembra quasi un anticipo della televisione di oggi, in cui solo il dolore e la tristezza (sempre degli altri…) riescono a fare audience.

    Il Santo Soglio

    Sceneggiato che si rifà storicamente alla vicenda di Papa Sisto V, in cui uno dei cardinali per 10 anni di finge moribondo per essere eletto come Papa di transizione nel duro conflitto tra altri due candidati, il Piazza-Colonna e il Canareggio. Una storia interessante, con un buon Nino Manfredi e una storia conturbante tra Chiesa e Potere.

    La cerimonia delle cariatidi / Il salone delle cariatidi.

    All’inaugurazione dell’”Anno Pregiudiziario” i massimi rappresentanti dello Stato e della Chiesa (tra cui il presidente Giovanni Leone e il papa Paolo VI) si scatenano nella tarantella, sulle note di Funiculì funiculà.

    Se poi ci aggiungete che nella colonna sonora del film viene ripresa anche la parte strumentale de “Lo stambecco ferito” di Antonello Venditti e Lucio Dalla…

    Un film altalenante che, nonostante sia stato bistrattato più volte dalla critica (un Gassman e un Mastroianni sottotono) è secondo me uno dei film più significativi sulla politica italiana… Di oggi. Perchè se allora poteva essere troppo gonfiato, troppo forzato… Adesso, quasi quarant’anni dopo, è semplicemente perfetto. Tipo che se il presidente fosse ancora lui ci sarebbero state un sacco di persone cacciate con l’editto di Sofia.

    L’Italia ha bisogno di film come questo. Soprattutto adesso, così pericolosamente sull’orlo del baratro. Ma chi rimane? Non lamentiamoci. Qualche volta… Almeno qualche volta… Incazziamoci. O siamo già oltre il baratro. Signore e signori, buonanotte.

     

  • Italia d’oro

    Italia d’oro

    italia d'oro

    Vedo Pierangelo Bertoli a quel Sanremo del 1992. Solo in mezzo al palco, seduto sulla sua sedia a rotelle su cui è confinato fin dall’età di tre anni dalla polio mentre guarda il pubblico, curioso di sapere cosa avrebbero pensato di quella esibizione. Il direttore alla sua destra fa partire l’orchestra RAI, composta per lo più da violini, alla sua sinistra il fisarmonicista. Lui impugna il ferro della sua sedia, lo stringe e chiude gli occhi.

    Racconteranno che adesso è più facile, che la giustizia si rafforzerà. Che la ragione “Servire il più forte” è un calcio in culo all’umanità

    Inspira forte, le spalle si scuotono all’indietro. Ogni presa di fiato è un passo coraggioso verso la denuncia della morte della Prima Repubblica. Il direttore artistico Adriano Aragozzini non sa come inquadrarlo, così in basso rispetto a tutto quello che lo circonda. E allora sono primi piani a non finire, a immortalare la faccia sofferente della verità.

    Mani Pulite era scattata 9 giorni prima, il 17 Febbraio, anche se ancora non si chiamava così. Antonio Di Pietro aveva chiesto ed ottenuto il mandato di cattura per Mario Chiesa, colto in flagrante mentre intascava una tangente dall’imprenditore Luca Magni.

    E’ sbalorditivo che Pierangelo Bertoli già descrivesse la situazione politica con quella chiarezza visionaria, con quella forza profetica. Mi viene in mente Pasolini, quando nell’articolo di Scritti Corsari afferma che

    Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.

    Sicuramente quest’uomo di Sassuolo, cantautore, dal corpo modellato dalla malattia, è un intellettuale. Uno scrittore. Un artista.

    Era la morte della prima repubblica, il requiem, il canto del cigno. E c’era tutto, la corruzione, la crisi economica, la povertà, le bombe della mafia che avrebbero stroncato Falcone e Borsellino restando impuniti.

    Sono contento che Pierangelo Bertoli sia morto, oggi. Che sia stato deluso solo per i primi due governi di Berlusconi. Perché la sua speranza era di “stare ancora tra gli uomini”, che “l’ignoranza non la spuntasse”. Che “avremmo smesso di essere complici”. E invece la soluzione che il popolo italiano, democraticamente, ha opposto a Mani Pulite, è stata di eleggere Silvio Berlusconi praticamente per vent’anni. Quanta delusione. L’Italia d’oro frutto del lavoro e cinta dall’alloro è stata stuprata più volte da questa vecchia vivandiera, come in uno strapon suicida, con il tricolore infilato in gola per non farla urlare. In modo che nessuno sentisse, che nessuno intervenisse. Che nemmeno se ne accorgesse.

    Siamo rimasti noi, a dimenticarci la profezia di Bertoli. Che parlava di bombe, di omicidi. Di stragi di Stato. E non è cambiato un cazzo, le cose sono pure peggiorate. Qui il potere detta le regole, la voce della libertà è talmente sepolta che chi alza la voce ed esprime un’opinione è un violento, come chi scende in piazza, come chi manifesta pacificamente.
    Qui continuano a parlarci di lacrime, dei risultati di una povertà che hanno causato loro e che noi dobbiamo continuare a pagare in eterno, finché abbiamo vita, per permettere loro di abbuffarsi alla tavola che poggia sulle nostre schiene, a sporcarsi di sugo impeccabili doppipetto, a rigurgitare bava come su un triclinio romano.

    Vedo Pierangelo continuare a cantare, sempre più sudato, sempre più convinto, fino alla speranza finale. Lo vedo dirci

    Sopra le strade viaggiate dai deboli la nostra guerra non si spegnerà

    Hai ragione, fratello. Qualunque cosa accada la nostra guerra continua. Che sia quella ideale di creare un mondo migliore oppure quella più immediata di continuare a sopravvivere. Non molleremo, nonostante tutto, nonostante questa Italia Nera, nonostante l’ennesima stagione di tangenti, dei boss tutti liberi, di una bomba o un proiettile di Stato scoppiato in una qualsiasi città, come 12 anni fa a Genova.

    Anche io spero di stare fra gli uomini, quando smetteremo di essere complici. Quando sconfiggeremo l’ignoranza. Quando mi sveglierò e dalla finestra vedrò le fiamme di una rivolta. Quando cambieremo davvero chi deciderà, quando saremo noi, senza più ignoranza, a decidere.

    E cammineremo per le strade come dipinti da Giuseppe Pellizza da Volpedo, e forse saremo la Quarta Repubblica e non il Quarto Stato, a cantare

    Fratelli d’Italia l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa… Fratelli d’Italia l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa…

    Fratello, quando hai smesso di cantare sul palco dell’Ariston, il pubblico sarebbe dovuto rimanere 1 secondo e mezzo in silenzio e poi esplodere in una standing ovation da 10 minuti. Ma si sa. Gli italiani non amano i grandi Italiani.

    Italia d’oro
    Pierangelo Bertoli

    Testo de “L’Italia d’oro”

    Racconteranno che adesso è più facile
    che la giustizia si rafforzerà
    che la ragione “servire il più forte”
    è un calcio in culo all’umanità
    Ditemi ora se tutto è mutevole
    se il criminale fu chi assassinò
    poi l’interesse così prepotente che conta solo chi più sterminò
    Romba il potere che detta le regole
    cade la voce della libertà
    mentre sui conti dei lupi economici
    non resta il sangue di chi pagherà
    Italia d’oro frutto del lavoro cinta dall’alloro
    trovati una scusa tu se lo puoi
    Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi
    mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai
    tanto non paghi mai
    Tutto si perde in un suono di missili
    mentre altri spari risuonano già
    sopra alle strade viaggiate dai deboli
    la nostra guerra non si spegnerà
    E torneranno a parlarci di lacrime dei risultati della povertà
    delle tangenti e dei boss tutti liberi
    di un’altra bomba scoppiata in città
    Spero soltanto di stare tra gli uomini
    che l’ignoranza non la spunterà
    che smetteremo di essere complici
    che cambieremo chi deciderà
    Italia d’oro frutto del lavoro cinta dall’alloro
    trovati una scusa tu se lo puoi
    Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi
    mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai
    tanto non paghi mai
    Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta
    dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa
    Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta
    dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa

     

  • Perché andrò a verbalizzare il mio non voto

    Perché andrò a verbalizzare il mio non voto

    verbalizzare il mio non voto

    E’ più di un mese che leggo programmi elettorali, che seguo le discussioni in rete o quelle da bar, che ascolto le opinioni di amici che stimo per la loro visione politica. Più si avvicinava la data dell’elezione e più mi spaventavo. Perché mai come in questa elezione decisiva in questo sistema capitalistico in crisi mi sembrava necessario scegliere la lista giusta, quella che avrebbe ridato una dignità a questo paese.

    Avendo sempre votato a sinistra non voterò mai Berlusconi, che dopo 20 anni di distruzione finge sia colpa di un anno di Monti la nostra situazione. Che ancora una volta vuole stringere un patto con gli Italiani che sa benissimo che non rispetterà. Che dice che restituirà un IMU che ha prosciugato le tasche degli italiani senza dire che è stata così alta perché per 3 anni non è stata pagata la vecchia ICI.
    Non voterei mai la Lega, razzista e xenofoba, che per gli stessi 20 anni ha governato “alla destra del padre” e ancora ci parla di Roma Ladrona.
    Non voterei mai Monti, responsabile di questa crisi e servo del sistema bancario, che cerca di difendere una parte degli Italiani, quella più forte, più ricca, più elitaria. Che definisce schizzinosi i giovani. Che si era definita governo tecnico e di transizione, e poi si ricandida perché non riesce a lasciare privilegi e poltrona.
    Non voterei mai Bersani, che si definisce di sinistra offendendo tutti gli elettori che nella sinistra credono. Che sostiene la costruzione della TAV in Val Susa. Che è lontano dai cittadini.

    Ho ristretto la scelta a 3 programmi elettorali, sperando di riuscire a scegliere una lista.

    SEL, nonostante un buon programma elettorale, si è alleato al PD, e questo comporta un grosso problema. Votandolo, voterei una sinistra che tende troppo a destra. E non posso accettarlo.

    RIVOLUZIONE CIVILE ha un ottimo programma. Ingroia sembra una persona onesta, e parla di riunire i movimenti dal basso, quei movimenti con cui lotto per un mondo migliore. Ma alle parole non seguono i fatti. Rivoluzione Civile riunisce quei partiti esclusi dalle precedenti elezioni, quelli dell’”estrema sinistra” (che mi sembra veramente una definizione esagerata). Ancora una volta politici di professione, di esperienza, che hanno già fatto promesse che in passato non hanno mantenuto.

    La necessità di una classe politica nuova mi stava convincendo a votare il MOVIMENTO 5 STELLE, che oltre ad essere una sorta di movimento dal basso ha un programma elettorale che condivido in toto. Lo seguo dai primi Meetup, seguivo Beppe Grillo quando era un barlume di democrazia nel regime Berlusconiano.
    Ma c’è qualcosa che mi spaventa. Non tanto la pubblicizzata apertura a Casa Pound (strumentalizzata e pompata per screditarlo, a mio avviso; resta che avrebbe dovuto comunque dichiarare a gran voce il suo movimento come antifascista) quanto l’atteggiamento degli attivisti del movimento stesso. Mi ha spaventato la violenza di questa campagna elettorale, l’esclusione di qualsiasi idea estranea e non approvata, la rigidità del confronto con gli altri, anche in rete, anche ai livelli più bassi del movimento; anche da parte dei simpatizzanti dell’ultima ora.

    Il terribile risultato di questa campagna elettorale è la dimostrazione che più ci si avvicina al potere e più se ne viene intaccati, come con l’anello del potere di Sauron, nel Signore degli Anelli. Tutte le liste, anche quelle più nuove e “innovative” pare si avvicinino a Domenica 24 Febbraio con lo sguardo di Gollum che sibila “il mio tessssssoro”.
    Non si può candidare un Sam Gangee?

    Rimango deluso, come ad ogni elezione. Ma stavolta basta. Basta votare il meno peggio. Basta sentirmi deluso. Voglio sentirmi in pace con me stesso. Voglio farmi timbrare la scheda elettorale senza lasciare schede bianche né schede nulle alla maggioranza. Voglio che sia verbalizzato che la legge elettorale con cui andiamo a votare è incostituzionale (articoli 56 e 58 della Costituzione Italiana) perché non ci permette di scegliere direttamente i nostri rappresentanti.

    Voglio uscire dai seggi sentendomi per una volta orgoglioso di essere un elettore. Basta ascoltare Frankie Hi-Nrg con Rap Lamento mentre entro in cabina. Scelgo di dissentire.
    E di continuare a fare politica veramente dal basso, senza un nome, senza rimborsi, faticando e lottando per ogni centimetro di terreno. Questa è la politica. Non illudersi che basti mettere una croce su un pezzo di carta per aver fatto il proprio dovere.

    “Perché partecipazione è certo libertà… Ma è pure Resistenza”

    Rap Lamento
    Frankie Hi-Nrg Mc

    P.S. Se siete interessati al non-voto verbalizzato trovate indicazioni all’indirizzo http://www.non-voto.org.

  • Non solo un treno

    Non solo un treno

    Non solo un treno – La democrazia alla prova della Val Susa è un saggio di Livio Pepino e Marco Ravelli pubblicato da Gruppo Abele nel 2012.

    Informazioni su ‘Non solo un treno’
    Titolo: Non solo un treno
    Autore: Livio Pepino e Marco Ravelli
    ISBN: 9788865790267
    Genere: Saggistica
    Casa Editrice: Edizioni Gruppo Abele
    Data di pubblicazione: 2012-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 320
    Goodreads
    Anobii

    Non solo un trenoL’opposizione della Val Susa al progetto della TAV, a causa della disinformazione sistematica a cui è stata sottoposta e al carattere “antagonista” che gli è stato attribuito hanno bisogno di voci che invece le diano la giusta dimensione e la giusta descrizione.

    Molti sono i libri che hanno cercato di descrivere questo fenomeno, questa lotta estesa e continuata nel tempo (è cominciata nel 1991), che cercano di capire in quale modo sia possibile che la democrazia partecipata, una forma di autogoverno ancora più utopistica della democrazia rappresentativa, li sia diventata realtà. E che funzioni, perdipiù.

    La prima parte di questa analisi viene condotta da Marco Revelli, storico e sociologo e professore di Scienze della Politica all’Università del Piemonte Orientale e co-fondatore di ALBA (Alleanza per il lavoro, i beni comuni e l’ambiente), che ne ritrae i caratteri sociali fondanti, le origini del movimento, la storia delle lotte e le loro giustificazioni.

    La seconda invece è scritta dal magistrato Livio Pepino (membro fino al 2010 del Consiglio Superiore della Magistratura, ex consigliere di cassazione e presidente di magistratura democratica), analizza il fenomeno da un punto di vista giuridico, soprattutto denotando le gravi irregolarità legali che il progetto dell’Alta Velocità ha commesso per poter divenire realtà.

    Molto interessanti sono anche le due appendici: la prima è “Origini e sviluppo del Movimento No Tav – Cronistoria 1989-2011″, che traccia molto velocemente le tappe fondamentali di questa lotta.

    La seconda, a mio avviso ancora più importante, si intitola “La linea ad Alta Velocità Torino-Lione Governo e Comunità Montana a Confronto”. Prendendo spunto dalle domande che il Governo Italiano si è posto il 9 Marzo 2012 per giustificare ai cittadini che dovrebbe governare il perché spendere inutilmente miliardi di euro, pubblicano sulla pagina sinistra le risposte dell’amministrazione Monti, su quella di destra le risposte della Comunità Montana. In questo governo di tecnici e professionisti uno si aspetterebbe dati, analisi, risposte incontrovertibili. Invece quelli vengono dalla Comunità Montana. Nelle risposte del governo Monti, invece, ci sono dichiarazioni populiste e ad effetto, quasi mai giustificate da dati e da fonti, oppure sostenute da dati falsati e fuorvianti (quando non palesemente errati). Molto interessante questa appendice nel dimostrare che quando la democrazia è partecipata e informata, nessuno prende per il culo i cittadini.

  • La mia generazione non gioca

    La mia generazione non gioca

    La mia generazione non ha perso, non vuole nemmeno partecipare.
    Forse e’ vero, la mia generazione e’ molle, vigliacca, annoiata, egoista, triste.
    Spesso do colpa ai nostri padri, quelli che hanno vissuto quello strano e splendido periodo che viene spesso chiamato “Sessantotto”; ma non possiamo dire che la loro sconfitta, la sconfitta della generazione che ha perso, e’ determinante per la nostra mancanza di futuro.

    Perché quelli non hanno perso, si sono venduti, hanno venduto la partita, hanno venduto l’anima al diavolo che veste prada.

    Quelli che predicavano la lotta armata per costruire un mondo migliore adesso conducono i telegiornali di regime, nei loro approfondimenti approfondiscono il nulla, ci deridono, chiamando Radio Londra il sostegno al nuovo piccolo duce.

    Ci chiamano mammoni, trentenni ancora coi genitori, loro che dirigono le banche che ci impiccano con mutui impossibili da onorare per la nostra generazione di lavoro precario e a progetto.

    Dicono che mettiamo in crisi la famiglia, sposandoci e divorziando, convivendo, come se fosse facile credere nell’amore quando ci pompano gli ormoni con soft porno filo diffuso alle 4 del pomeriggio, come se fosse un vanto il loro background, loro che non si spostavano, non comunicavano, che avevano poche possibilità di scelta. Loro che sposavano la ragazza conosciuta alle medie, che era l’unica alternativa. Loro che adesso che hanno la minima possibilità di scelta la sfruttano e fottono ragazze che potrebbero essere le loro nipoti solo perchè hanno il potere di farlo.
    Noi siamo il villaggio globale, noi possiamo conoscerci tutti, noi non possiamo scegliere perché abbiamo troppa scelta e nessuna possibilità di sbagliare. Perché un divorzio economicamente ti mangia la vita, e la nostra economia domestica e’ già un passeggiare sospesi sulla fune del crack finanziario.

    Loro ci accusano di essere senza ideali, loro che fanno a gara per sputtanarci, loro che ne hanno solo uno: il denaro corrisposto per essere servi del potere. Per loro non abbiamo impegno politico, non facciamo volontariato, non abbiamo interessi.

    Quanto vi sbagliate, fratelli.

    Non abbiamo sbocchi perchè Voi avete perso il grande cambiamento, ve lo siete giocato puntando tutto quello che avevate. Les jeux sont faits, rien ne va plus.
    Siete rimasti con un pugno di mosche, avete venduto anche il culo pur di non passare il resto della vita a rimpiangere la caduta di Atlantide.
    E a noi cos’è rimasto?
    Gli aperitivi, le discoteche, le droghe, il sesso libero. Ecco cos’è rimasto della Rivolta. Solo i contorni.
    Sono questi i nostri ideali.
    Bere 10 aperitivi a stomaco vuoto e schiantarci in auto tornando un sabato sera.
    Drogarci fino allo sfinimento, scoparsi la prima che ci capita credendola la donna della nostra vita solo perchè i nostri occhi indossano gli occhiali di sostanze psicotrope. Mettere al mondo un figlio, odiarlo perchè ci ha rovinato la vita.

    Si, Giorgio. La tua generazione ha perso. La mia non vuole nemmeno cominciare a giocare. Preferisce stare sugli spalti a guardare, oppure andare all’estero, in campionati in cui li pagano di più, li apprezzano di più.
    La mia generazione se ne andrà, resterete voi vecchietti con le vostre puttane e i migranti dei barconi, che tratterete come schiavi finchè non si rivolteranno e conquisteranno il potere. Ecco la vostra italia di Domani.

    Forse siamo una razza estinta, non in estinzione. E’ che ancora non ce ne rendiamo conto…