Autore: zorba

  • 26 Marzo 1971

    Il gruppo XXII Ottobre rapina l’Istituto Case Popolari di Genova e uccide il commesso Alessandro Floris.

    Il gruppo XXII Ottobre aggredisce il commesso dell’Istituto Case Popolari Alessandro Floris, che sta trasportando le buste paga con gli stipendi dei dipendenti.

    Floris reagisce, e si attacca alla caviglia di Mario Rossi mentre stanno scappando. Rossi spara a terra e incidentalmente (per sua stessa dichiarazione) colpisce il ragazzo, che morirà poco dopo.

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    Da “La notte della Repubblica: la nascita delle Brigate Rosse”

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    • La notte della Repubblica: la nascita delle Brigate Rosse.
  • Primavera 1971

    Mario Moretti si riavvicina alle Brigate Rosse.

    Moretti manifesta consenso per le prime azioni brigatiste di guerriglia urbana, e chiede di poter collaborare operativamente in vista di un suo arruolamento a pieno titolo.

    Ecco come Curcio ricorderà la circostanza:

    «Un giorno della primavera 1971, quando avevamo da poco cominciato le nostre “azioni dimostrative”, Margherita, Franceschini e io incontrammo Moretti al cancello della Siemens. Allora giravamo ancora tranquilli e frequentavamo i marciapiedi delle fabbriche. Ci disse che le cose che andavamo facendo e predicando, ossia gli attentati alle auto dei capetti e le nostre proposte politiche, avevano avuto un certo successo nel suo ambiente, e ci chiese di poter seguire da vicino le nostre iniziative. Così entrò gradualmente nell’organizzazione e fu lui che, poco più tardi, ci suggerì il sequestro dell’ingegner Idalgo Macchiarini»

    E ancora, Franceschini:

    «Moretti si rifece vivo quando ci vide passare all’azione con gli attacchi alle automobili. Non fu facile mettersi d’accordo: per mesi discutemmo con il suo gruppo, e solo quando concordammo sulla necessità di “alzare il tiro”, di passare al sequestro, Mario divenne brigatista»

    Moretti sostiene che nel periodo in cui è uscito dal CPM ha avuto problemi di salute, che era entrato in contatto con alcuni guerriglieri sudamericani esuli in Italia e che insieme a loro aveva fatto alcune rapine di autofinanziamento.

    Assieme a Moretti si avvicinano alle Brigate Rosse anche altre persone: tra questi ci sono Pierluigi Zuffada e Corrado Alunni, pupillo di Moretti.

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  • 5 Febbraio 1971

    Viene diffuso il Comunicato n°6 sull’incendio di Lainate del 26 Gennaio 1971. (altro…)

  • 2 Febbraio 1971

    La rivista «Sinistra Proletaria» cessa le pubblicazioni. (altro…)

  • 26 Gennaio 1971

    A Lainate (Milano), alcuni ordigni incendiari provocano la distruzione di tre autocarri sulla pista di collaudo dei pneumatici Pirelli.

    Oltre ai tre autocarri OM distrutti altri tre non prendono fuoco solo per caso.

    Il volantino di rivendicazione delle Brigate Rosse cita:

    «Continueremo con forme di lotta più avanzate sulla strada già intrapresa: attacco alla produzione, molto danno per il padrone, poca spesa per noi. E su questa strada abbiamo già cominciato a muovere i primi passi. Lunedì notte 26 gennaio, sulla pista prova-pneumatici di Lainate, tre camion di Pirelli sono bruciati, 20 milioni andati in fumo! Da un punto di vista “tecnico”, questa azione non è stata eccellente, e altri cinque camion sono rimasti indenni. Ma sbagliando si impara, e la prossima volta sapremo far meglio…».

    Lo spettacolare attentato incendiario di Lainate ha una notevole eco sulla stampa nazionale. Il giornale “Lotta continua”, periodico dell’omonimo gruppo di estrema sinistra, esprime forti critiche, e adombra la possibilità che gli attentati brigatisti siano oscure provocazioni:

    «Azioni come quelle delle BR vanno ad alimentare il disegno di provocazione antioperaia portato avanti da padroni, fascisti e polizia, dando oggettivamente una mano alla politica padronale degli opposti estremismi…
    Attività come quelle delle Br e gruppi simili sono un ostacolo alla crescita dell’autonomia proletaria, e dal proletariato e dalle avanguardie rivoluzionarie saranno isolate».

    Si saprà poi che nella preparazione degli attentati incendiari di Lainate, i brigatisti sono stati aiutati dal sindacalista socialista “Raffaele”, confidente dell’Ufficio politico della Questura di Milano.

    All’ingresso della pista viene lasciato un foglio con la scritta: “DELLA-TORRE-CONTRATTO-TAGLI DELLA PAGA-MAC MAHON-BRIGATE ROSSE”.

    Il «Corriere della Sera» dedica all’episodio un articolo a cinque colonne in cui, forse per la prima volta, le BR vengono definite «fantomatica organizzazione extraparlamentare».

    Da parte sua, «l’Unità», che fino a quel momento aveva ignorato tutti gli episodi precedenti, minimizza e “condanna”, scrivendo fra l’altro:

    «Chi lo ha compiuto, pur mascherandosi dietro anonimi volantini con fraseologia rivoluzionaria, agisce per conto di chi, come lo stesso Pirelli, è interessato a far apparire agli occhi dell’opinione pubblica la responsabile lotta dei lavoratori per il rinnovo del contratto come una serie di atti teppistici.

    Un comunicato del PCI s’incarica poi di catechizzare gli operai sul comportamento da tenere con questi “provocatori”: «Quando questi atti avvengono i lavoratori devono per primi prendere la iniziativa di toglierli di mezzo con le maniere più idonee corrispondenti alla natura degli atti compiuti».

    Più sobrio l’atteggiamento politico delle organizzazioni sindacali, che liquidano le azioni delle BR come «sparate provocatorie di pretto stile fascista».

    E gli operai? Gli operai approvano il clamoroso botto di Lainate, così come avevano salutato soddisfatti i precedenti arrosti di vetture padronali.

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  • 13 Dicembre 1970

    A Roma le Brigate Rosse tentano di appiccare fuoco a un appartamento. (altro…)

  • 8 Dicembre 1970

    Le Brigate Rosse danno alle fiamme l’auto di Enrico Loriga, capo del personale della Pirelli Bicocca.

    Siamo sempre a Milano, in viale Abruzzi. L’auto è un Alfa Romeo 1750.

    Gli operai della Pirelli sono in lotta da mesi per il rinnovo contrattuale, e in fabbrica le azioni di guerriglia brigatista vengono viste con un certo favore da piccole frange della base operaia.

    Enrico Loriga, capo del personale, ritenuto responsabile del licenziamento dell’operaio Della Torre, quadro di punta della CGIL, già comandante partigiano.

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  • 27 Novembre 1970

    Le Brigate Rosse danno fuoco alla macchina di Ermanno Pellegrini, capo dei servizi di vigilanza alla Pirelli Bicocca. (altro…)

  • 20 Ottobre 1970

    Con un volantino dal titolo L’autunno rosso è già cominciato su Sinistra Proletaria, nascono ufficialmente le Brigate Rosse.

    Sinistra Proletaria era la rivista del CPM, che però dura solo due numeri.

    L’esperienza di Sinistra Proletaria prosegue per qualche tempo parallelamente alle prime azioni brigatiste, annunciando il 20 ottobre 1970 la nascita delle Brigate Rosse con un volantino dal titolo L’autunno rosso è già cominciato.

    Tramontata l’esperienza di Sinistra Proletaria, nasce la rivista «Nuova Resistenza», che però dura appena per due numeri: giusto il tempo per far aggiustare il tiro alle neonate BR.

    «Le apparizioni di organizzazioni operaie autonome (Brigate Rosse) indicano i primi momenti di autorganizzazione proletaria per combattere i padroni e i loro servi sul loro terreno “alla pari” con gli stessi mezzi che essi utilizzano contro la classe operaia: diretti, selettivi, coperti. Come alla Sit-Siemens».

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    Testi

  • 17 Settembre 1970

    Prime azioni di Guerriglia Urbana delle Brigate Rosse.

    Franceschini e Mara Cagol, utilizzando bidoni di benzina e ordigni incendiari, danno alle fiamme la serranda del box-auto del capo del personale della Sit-Siemens Giuseppe Leoni, in via Moretto da Brescia.

    L’attentato viene “firmato” con la sigla BR e col simbolo dell’organizzazione, una stella a cinque punte.

    Benché lavori ancora alla Sit-Siemens, Moretti è del tutto estraneo alla primissima azione delle BR, delle quali non fa parte: dopo avere lasciato il CPM accusando Simioni di inconcludenza, sembra essersi ritirato a vita privata.

    Ricorda Franceschini:

    «Non solo io, ma anche Margherita Cagol e altri
    di noi, sospettavamo che il dissidio tra Moretti e Simioni fosse stato una messinscena collegata alla rete clandestina che Simioni stava costruendo allo scopo di infiltrare le organizzazioni dell’estrema
    sinistra per egemonizzarle inducendole a praticare la sua linea militarista del terrorismo selettivo.»

    Nel Cpm prima e in Sinistra proletaria poi, Simioni aveva tessuto la sua rete per il passaggio alla clandestinità in gran segreto – lo stesso Curcio ne sapeva ben poco. Era capitato più volte che Simioni si scontrasse “pubblicamente” con qualcuno della sua rete clandestina proprio per buttare fumo negli occhi a noi. Il fatto certo è che dalla primavera del 1970 e per un anno circa Moretti sparisce dalla circolazione, non lo si vede più a nessuna manifestazione politica, non c’è quando nasce “Sinistra proletaria”, e non c’è neanche al convegno di Pecorile dove si decide la fondazione delle BR e il passaggio alla propaganda armata».

    La stessa notte si registra un altro episodio. L’ingegner Giorgio Villa, dirigente centrale della Sit-Siemens trova, infilato sotto il tergicristallo dell’auto sportiva parcheggiata in via Vittorio Pisani, un foglio quadrettato:

    «Ingegner Villa, quanto durerà la Ferrarina? Fino a quando noi decideremo che è ora di finirla con i teppisti.»

    Brigate Rosse

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    Da “La notte della Repubblica: la nascita delle Brigate Rosse”