5 Novembre 1974

La squadra mobile di Torino arresta Alfredo Buonavita e Prospero Gallinari.

I due stavano per effettuare una rapina: sorpresi per strada in atteggiamento sospetto, alla richiesta di esibire i documenti i due terroristi avrebbero tentato di impugnare le pistole, ma si sarebbero arresi perché già sotto il tiro delle armi spianate dei poliziotti – questa, almeno, è la versione ufficiale.

Articolo da ‘La Stampa’ del 6 Novembre 1974

Le manette sono scattate ai polsi di due altri «soldati di base ». Per le Brigate rosse è un nuovo duro colpo, la conferma che l’organizzazione vacilla, non sopporta « l’attacco al cuore » portato negli ultimi mesi dallo Stato. Anche se l’operazione non era stata preordinata, non è casuale il fatto che brigatisti, dei quali uno definito « scaltro, capace come pochi di nascondersi », siano stati così ingenui da esporsi tanto da farsi catturare. Chi è ancora libero è sbandato, non si sente più sicuro di niente, fugge i compagni, spesso anche i più fidati, non osa tornare ai rifugi consueti, vive nell’ansia. E commette errori. Gli arrestati sono Alfredo Buonavita, 25 anni, di Borgomanero (Novara); Prospero Gallinari, 23 anni, di Reggio Emilia. Un nome molto noto, il primo, molto probabilmente un capo dell’organizzazione; un personaggio « assolutamente sconosciuto » l’altro. E’ stata una cattura drammatica, gli uomini della Mobile che l’hanno compiuta hanno rischiato la vita, ma non si sono fermati davanti ad armi puntate. Via De Santis, ore 11,45 di ieri. Una pattuglia dello speciale gruppo antirapina, agenti in borghese e auto civile, giunge all’incrocio con via Claviere. Appena dietro l’angolo, al numero 2, c’è l’ufficio postale 61. La pattuglia è composta dall’appuntato Romanino Di Stadio e dagli agenti Emilio Mattia e Arcangelo D’Agnano. L’auto della polizia procede lenta, gli uomini sono in allarme, osservano tutte le auto parcheggiate. L’appuntato nota, a meno di cento metri dalla Posta, una «132» verde ferma accanto al marciapiede. « In piedi, vicino, c’erano due giovani: uno era immobile, l’altro stava mettendo un borsetto sull’auto » ha detto l’appuntato. «Ho avuto un sospetto, non so forse l’atteggiamento, forse i loro visi ». Il capo-pattuglia ha dato ordine di accostare, poi è sceso e, lentamente, si è avvicinato ai due arrivando loro alle spalle. Prosegue l’appuntato: « Qualcosa in quel due non mi convinceva. Era una strana sensazione ». Il poliziotto si è rivolto al giovane in maglione scuro, fermo sul marciapiede, si è qualificato e ha chiesto i documenti. « Ha aperto la giacca come per prendere il portatogli dalla tasca interna e invece ha tirato fuori una rivoltella ». L’appuntato si è visto puntare allo stomaco la corta canna di una «Smith and Wesson 38 special». « Non ho neppure avuto il tempo di riflettere » dice «quello mi ha ordinato di star fermo, io, invece sono scattato ». Un colpo secco al polso dell’avversario ha fatto cadere l’arma, una ginocchiata lo ha fatto piegare in due. Ma il giovane è massiccio, si riprende subito, afferra per il collo l’appuntato, lo stringe in una morsa d’acciaio. Nella lotta si getta anche 11 suo compagno, cerca di estrarre a Alfredo Buonavita ha reagito all’arresto puntando la pistola ai poliziotti. Il complice, Prospero Gallinari, è stato identificato dalla polizia scientifica sua volta un’arma ma l’agente Mattia è più svelto di lui, gli punta al fianco la pistola e grida: « Fermo, se ti muovi sparo ». È accorso anche l’agente D’Agnano, che afferra per le spalle il giovane massiccio e aiuta l’appuntato a bloccarlo. Via radio si parla con la centrale operativa in questura, viene comunicato il numero di targa della 132, il capo della Mobile, dott. Fersini dà gli ordini per le ricerche, in breve si viene a sapere che la targa appartiene a una Lancia di proprietà dell’Atm. Il sospetto di trovarsi di fronte a due rapinatori diventa più concreto. Sul posto convergono tre « pantere », i due sono ammanettati e portati in questura. Sulla scrivania del capo della Mobile gli arrestati depongono i documenti. Il più magro ne possiede due: patente, rilasciata dalla prefettura di Torino, con il nome di Aldo Marinoni, carta di identità, con foto identica, del comune di Piacenza, a nome di Stefano Franchi. L’altro mostra una patente con i timbri della prefettura di Venezia, intestata a Roberto Chiari, nato a Roma e residente a Mestre. Viene raccolto anche il materiale sulla 132: una pantofola da donna, a strisce colorate; il borsetto con una agenda; altre tre agendine tascabili; piante delle città di Genova, Torino, Lucca, Piacenza, una carta dettagliata dell’arco alpino occidentale. Esaminando i documenti ci si rende conto che i due non sono delinquenti comuni. Vengono avvertiti gli uomini dell’ufficio politico, accorre il dott. Fiorello. Il volto del giovane massiccio non gli sembra nuovo. Poi lo riconosce.

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