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Socialize&Politicize
Home›Socialize&Politicize›Terremoto e migranti: canzone quasi d’amore

Terremoto e migranti: canzone quasi d’amore

By zorba
25 Agosto 2016
3323
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“Non starò più a cercare parole che non trovo
per dirvi cose vecchie con il vestito nuovo”

Il terremoto dispiace sempre, perché delle persone muoiono. Innocenti, non innocenti, sono morte e basta. E chi non è morto si ritrova senza casa, senza più una vita come la conosceva. Con dei lutti, con la disperazione, con la solitudine.

Io ho una reazione atipica rispetto a tutto questo forse. Da una parte c’è una reazione buonista, che è fatta di raccolte fondi e beni di prima necessità da parte di gente che non piscerebbe nemmeno sul suo vicino di pianerottolo se dovesse prendere fuoco; dall’altra i beceri razzisti del “prima gli italiani”, “perché i negri sono negli alberghi a cinque stelle e gli italiani nelle tendopoli”.

Io invece non riesco a capire né l’una né altra parte. E allora continua a dispiacermi per i morti e i terremotati che sono sopravvissuti, ma mi dispiace molto di più per tutti quelli che sono vivi o che stanno vivendo esattamente come prima del terremoto: dando aria alla bocca e scrivendo cose a cazzo su una tastiera (come sto facendo io? Si, può essere).

“Io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi
e non voglio menar vanto di me o della mia vita
Costretta come dita dei piedi”

Quello che vorrei capire è cosa spinge le persone a schierarsi da una parte o dall’altra. A sentire il bisogno irrinunciabile di esprimere un’opinione sui social, senza senso e scritta in un italiano sgrammaticato. L’odio vi fa sentire meglio? Meglio di quei poveretti o morti o senza casa o senza amici, mogli, amanti, figli? Vi basta essere lontano dalla tragedia per sentirvi meglio. E tralascio i beceri Renzi, Salvini e tutti i politicanti a cui interessa soltanto essere rieletti per poi fottersene per il resto della vita dei loro elettori. Perché

“Perché siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali
perché siam tutti soli
ed è nostro destino tentare goffi voli
d’azione o di parola
volando come vola il tacchino”

Noi che li votiamo, intendo. Noi siamo tutti uguali, nella stessa identica merda ogni giorno; e a qualcuno va peggio con un terremoto, a qualcuno perché il posto dove è nato è stato sconvolto da una guerra che non ha voluto e che l’Occidente ha causato. A qualcuno va meglio, ma non per questo deve sentirsi libero di ergersi a giudice, o di avere la verità in tasca.

Quello che so io è che il terremoto non si può prevedere, ma si possono costruire edifici antisismici. E so come sono costruiti gli edifici in Italia, perché ci ho lavorato per tanti anni: al risparmio e fottendosene del futuro.

So che è orribile che i superstiti dei terremoti vivano in tendopoli, ma so anche che la colpa non è dei migranti, ma di tutta la classe politica che una volta spente le telecamere torna bellamente a farsi i cazzi suoi mentre a L’Aquila e in Emilia la gente si arrangia a cercare di rimettersi in piedi, con l’aiuto di poche organizzazioni e associazioni con due soldi che cercano di tenere in piedi tutto come meglio possono.

So che i migranti hanno attraversato un inferno, e molti di loro sono abituati a scavare sotto le macerie per salvare i sopravvissuti, “a casa loro”.

“perché siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni
e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,
saggi, falsi, sinceri… coglioni!”

So anche cosa significa la noia e la rabbia di essere impotenti di fronte a tutto questo. Ma né la noia né la rabbia giustificano quello che state facendo alle vostre tastiere, e che state facendo leggere al mondo di Facebook o Twitter o qualsiasi altro social network. Tanto più che se uno non vi legge non verrà mai toccato dal vostro buonismo o dalla vostra ignoranza.

Prima gli esseri umani, per favore. Non italiani, non i migranti. Gli esseri umani. Un plauso a chi sta facendo davvero qualcosa andando a dare una mano, qualsiasi sia il colore della sua pelle. Un urlo di sdegno per chi in un modo o nell’altro fa campagna elettorale sulla pelle della gente (Renzi e Salvini in testa, ma secondo me un po’ tutti i comuni di Italia si accoderanno a breve). E adesso basta per favore.

“D’ altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa, pago le mie illusioni,
fingo d’ aver capito che vivere è incontrarsi,
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare… grattarsi!”

Se vi annoiate, lasciate stare la tastiera. Non scrivete cose imbarazzanti per voi e per chi vi ha messo al mondo. Prendete una mano e grattatevi lì in mezzo alle gambe, senza distinzione di sesso: ammazzerete la noia che vi pervade e smetterete di fare danni.

Vincere l’odio con una canzone quasi d’amore.

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    “La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Ma sapeva anche che per gli esseri umani certe volte altro non c’è che la buona intenzione. Gli angeli sono forse immuni alla dannazione, ma gli esseri umani sono meno fortunati e per loro l’inferno è sempre vicino”

    — Stephen King, Gli occhi del drago
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