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  • Un indovino mi disse

    Un indovino mi disse

    Un indovino mi disse è un libro scritto dal giornalista e scrittore italiano Tiziano Terzani e pubblicato da RL Libri nel 1995.

    Informazioni su ‘Un indovino mi disse’
    Titolo: Un indovino mi disse
    Autore: Tiziano Terzani
    ISBN: 9788850206131
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: RL Libri
    Data di pubblicazione: 2009-10-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 430
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    un indovino mi disseNel 1976, un indovino di Hong Kong intima a Terzani di non prendere aerei nel 1993 perché avrà grandi possibilità di morire in un incidente aereo.

    Memore di questo, nell’anno fatidico 1993 Terzani, più per gioco che per paura, decide di passare l’anno senza volare, ma spostandosi solo via terra mediante macchine, risciò, autobus, treni e navi.
    Ottenuto il permesso dal giornale per cui lavora (Der Spiegel), comincia l’incredibile viaggio che lo porterà dal Laos (Capodanno 1993) fino a Firenze per le feste natalizie con i suoi parenti passando per Tailandia, Birmania, Singapore, Mongolia, Vietnam…

    Un incredibile viaggio fatto di cultura asiatica, di storie di gente comune e di aneddoti storici che lasciano a bocca aperta perché raccontati da un uomo che li ha visti in prima persona.

    Questo libro è un libro incredibile. O almeno lo è per me, che non so praticamente nulla dell’Asia se non i sentito dire. Ma sentirselo raccontare da un uomo che è stato quasi fucilato dai Khmer Rossi, che è stato testimone della Guerra in Vietnam e che ha vissuto in quei luoghi per quasi trent’anni è impagabile.

    Citazioni da “Un indovino mi disse”

    “E’ un aspetto, questo, dello strano mestiere di cronista che non cessa di affascinarmi e, al tempo stesso, di inquietarmi: i fatti non registrati non esistono. Quanti massacri, quanti terremoti avvengono nel mondo, quante navi affondano, quanti vulcani esplodono e quanta, quanta gente viene perseguitata, torturata e uccisa! Eppure, se non c’è qualcuno che raccoglie una testimonianza, che ne scrive, qualcuno che fa una foto, che ne lascia traccia in un libro, è come se quei fatti non fossero mai avvenuti! Sofferenze senza conseguenza, senza storia. Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta”.

    “Diventare ricco davvero non mi interessa. A essere ricchi si finisce sempre per dover stare con altri ricchi e i ricchi – l’ho scoperto da tempo – sono noiosi. A essere ricchi bisogna preoccuparsi di non perdere la ricchezza e quella preoccupazione me la vorrei risparmiare”.

    “Morire là dove sono morti i propri genitori, i propri nonni, là dove nasceranno i propri nipoti è come morire di meno”.

    “E’ davvero strano il sistema economico da cui ci si aspetta oggi la salvezza del mondo! Nessuno fabbrica più nulla con le proprie mani, nessuno si ingegna più a fare la pentola, uno zufolo o a inventare un carretto; l’idea più brillante che si possa avere è quella di andare in qualche parte della terra a comprare qualcosa da rivendere altrove, con profitto”.

    “La memoria per le dittature è sempre una cosa terribilmente pericolosa”.

    “Fino alla mia età si è fatto il proprio dovere, si è pagato il debito alla conservazione della società, mettendo al mondo figli, lavorando.Si è giocato il ruolo che si è scelto o che ci è stato assegnato. Ci si è comportati come si deve, si è fatta la proprio figura e ora, finalmente, si è liberi. Liberi non certo di andare in pensione. La pensione, intesa come lo stadio della vita in cui si è pagati per non far nulla? Anche quello, che fraintendimento! Di nuovo un’interpretazione tutta materialistica della vecchiaia! La pensione è bella per quelli che hanno da andare a dipingere, a pescare, a scalare le montagne o devono scrivere romanzi. Per me questo andare avanti nell’età significa solo diventare più franco, disinvolto, poter dire sempre di più quello che penso, occuparmi di quel che credo sia importante, anche se non pare così agli altri.”

    “Ora si può finalmente essere liberi come da giovani non è permesso essere. Ora si può vivere fuori dagli schemi, fuori dalle regole che mantengono la società. E’ solo alla mia età che ci si può permettere la pazzia di essere presi per pazzi.”

    “Ogni popolo sembra avere un proprio mito della creazione e del modo in cui l’uomo venne al mondo. Nordin raccontò la versione dei Batak: un giorno le scimmie si resero conto che sugli alberi non ci stavano più. Avevano fatto tanti e poi tanti figli che tutte le piante della foresta erano sempre affollatissime e nessuno poteva fare più l’altalena, correre o saltare da un ramo all’altro. Fu deciso allora che metà delle scimmie scendesse a terra. Bene, quelli furono i nostri antenati? Una bella versione della Genesi, mi parve. Ma noi dove manderemo metà degli uomini quando finalmente ci accorgeremo che anche le condizioni di vita a terra sono diventate come quelle delle scimmie sugli alberi?”

    “Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente la dove si è: basta scavare.”

    “Se nel palmo di una mano c’è un segno che indica una malattia a diciotto anni e la possibilità di un infarto a cinquantadue, cosa doveva esserci nelle mani dei due milioni di cambogiani che il 17 Aprile 1975 videro il loro mondo finire? Le fosse comuni della Cambogia erano piene di gente predestinata a finire li. Se nessuno aveva saputo leggere quel loro futuro, allora voleva dire che chiunque pretende di saperlo fare è un impostore; voleva dire che il futuro non è nella mano di nessuno, non è nelle stelle. Voleva dire che il destino non esiste.”

    “<<Perchè non hai preso l’aereo?>> Già, perché? Forse anche per riscoprire che il mondo è un complicato mosaico di paesi, ciascuno con le sue frontiere da varcare; forse per riaccorgermi che la terra non è una massa monocolore punteggiata di aeroporti, come appare nelle carte delle linee aeree; o forse semplicemente per riprovare l’emozione di varcare, fisicamente a piedi, e non per aria, una vera frontiera come quella.”

  • Un covo di vipere

    Un covo di vipere

    Un covo di vipere è romanzo di Andrea Camilleri pubblicato da Sellerio Editore nel Giugno 2013, l’ennesima indagine del Commissario Montalbano.

    Informazioni su ‘Un covo di vipere’
    Titolo: Un covo di vipere
    Autore: Andrea Camilleri
    ISBN: 9788838930539
    Genere: Poliziesco
    Casa Editrice: Sellerio
    Data di pubblicazione: 2013-05-30
    Formato: Paperback
    Pagine: 304
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    Un covo di vipereUn sogno del commissario viene interrotto dal canto di un usignolo, invece che dalla solita telefonata di Catarella. Poi Montalbano scopre che in realtà non è un uccello, ma un barbone che si esprime in un italiano perfetto e senza accenti, che comincia ad incuriosirlo. Proprio mentre sta per cominciare a domandare al barbone della sua vita passata, arriva la telefonata dal commissariato che annuncia un nuovo omicidio.

    La vittima è il ragionier Cosimo Barletta, incensurato, con due figli, un maschio e una femmina.

    Inutile dire che nulla è come sembra.

    E’ incredibile come gli ultimi libri di Camilleri siano ultimamente uno completamente identico all’altro. Un sogno iniziale interrotto. Personaggi marginali che all’improvviso assurgono al centro della scena. Un colpevole improbabile. Il lieto fine.
    Estremamente banali e ripetitivi. Eppure ogni volta che ne esce uno, io me lo leggo. E nonostante razionalmente mi dica che non c’è nulla di nuovo e che è una perdita di tempo, passo un pomeriggio piacevole a leggerlo.

    Forse è l’essere affezionato ai personaggi, che sono complessi e sfumati nonostante la banalità delle azioni. Forse per le ambientazioni di una bellissima Sicilia che lotta per uscire dal suo passato mafioso.

    Forse per rendere omaggio ad uno scrittore che ha capito che a quasi novant’anni si può permettere di criticare tutto e tutti senza alcuna ritorsione, e senza dovere nulla a nessuno, né sponsor o finanziatori occulti.

  • Ilona arriva con la pioggia

    Ilona arriva con la pioggia

    Ilona arriva con la pioggia è un romanzo di Alvaro Mutis pubblicato da Einaudi nel 1991, dal quale è stato tratto un film nel 1996 diretto da Sergio Cabrera.

    Informazioni su ‘Ilona arriva con la pioggia’
    Titolo: Ilona arriva con la pioggia
    Autore: Alvaro Mutis
    ISBN: 9788806143336
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Einaudi
    Data di pubblicazione: 1996-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 150
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    Maqroll il Gabbiere è il protagonista di questo romanzo (il secondo della triologia Tribolazioni di Maqroll il Gabbiere, che comprende anche La neve dell’ammiraglio e Un bel morir), ed è uno dei personaggi più tristi e complessi della letteratura, oltre che tra i più sconosciuti.

    Colombiano, Alvaro Mutis è quasi totalmente ignorato in Italia, anche se la sua figura si diffonde con la pubblicazione dell’album del 1996 Anime Salve di Fabrizio De André, la cui canzone finale “Smisurata Preghiera” è una sorta di riassunto sia della saga di Maqroll che dell’intera opera di Mutis, tanto che lo scrittore colombiano dirà, intervistato per il documentario “Dentro Faber – Gli ultimi” che il riassunto della sua opera contenuto in quella canzone, una delle più belle del cantautore Genovese, non sarebbe riuscita nemmeno a lui che quei testi li ha prodotti.

    Maqroll è un marinaio, imbarcato nelle più rischiose e disperate avventure per sopravvivere, che spesso lo lasciano ancora più emarginato di prima; simbolo dei respinti, degli outsider non per ventura ma per scelta, della “disperanza”, come la chiama Mutis, quel sentimento di assenza totale di speranza in grado di rendere gli uomini totalmente e veramente liberi.

    Dopo l’ennesimo progetto fallito Maqroll si ritrova a Panama, dove sembra sprofondare sempre più in un baratro deprimente, finché compare, in una giornata piovosa, Ilona, una donna che è amante, confidente, compagna di sventure, socia di imprese economiche…

    Citazioni da “Ilona arriva con la pioggia”

    “Nel nostro mondo cattolico-occidentale si è soliti opporre come due poli antitetici la prostituzione e il matrimonio.”

    “Quando ti decidi a pensare riesci a mettere ogni cosa al suo posto. Il male è che poco dopo tutto va a gambe all’aria un’altra volta”

    “Perché la morte, ciò che sopprime non sono gli esseri vicini e che sono la nostra stessa vita. Ciò che la morte si porta via per sempre è il loro ricordo, l’immagine che si va cancellando, diluendo, sino a perdersi, ed è allora che cominciamo anche noi a morire”

  • La strada verso casa

    La strada verso casa

    La strada verso casa è un romanzo di Fabio Volo pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore nel 2013; dopo nemmeno un mese dall’uscita del romanzo aveva già venduto 550.000 copie, ennesima dimostrazione che gli italiani leggono poco e male.

    Informazioni su ‘La strada verso casa’
    Titolo: La strada verso casa
    Autore: Fabio Volo
    ISBN: 9788804633570
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 2013-10-22
    Formato: Paperback
    Pagine: 324
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    La strada verso casaAndrea e Marco sono due fratelli profondamente diversi: il primo è affidabile e scontato, si laurea in ingegneria e si sposa, il secondo è un animo ribelle che trova la sua strada aprendo un ristorante italiano a Londra. Spesso divisi, i due si ritrovano a casa dopo un incidente avvenuto al padre, che si rompe un femore. Causa della caduta una malattia degenerative che costringe i due fratelli a restare tempo insieme, a ricostruire il loro rapporto e a rivedere quello con gli amori delle loro vite, presenti e passati.

  • Il tempo che vorrei

    Il tempo che vorrei

    Il tempo che vorrei è il quinto romanzo di Fabio Volo, pubblicato nel 2009 da Arnoldo Mondadori Editore.

    Informazioni su ‘Il tempo che vorrei’
    Titolo: Il tempo che vorrei
    Autore: Fabio Volo
    ISBN: 9788804592389
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori Editore
    Data di pubblicazione: 2009-11-24
    Formato: Paperback
    Pagine: 300
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    Il tempo che vorreiLorenzo è un ragazzo che viene da una famiglia povera; abituato ad abbassare la testa (come spesso gli ha insegnato il padre) per continuare a lavorare, riesce a riscattare la sua condizione e a diventare un pubblicitario di successo, aiutato da Roberto, una sorta di artista che lo inizia alla poesia e alla musica.Nonostante la sua vita abbia avuto un moderato successo, non riesce a migliorare il rapporto con il padre, a cui non riesce a dire anche solo un semplice “ti voglio bene”, e nemmeno quello con la sua ex-convivente, che sta per sposarsi.

    Un libro scorrevole e leggero, molto meglio di quelli che seguiranno, anche se molto lontano dall’unico vero grande romanzo di Volo, a mio avviso (Un giorno in più).

    Si riconoscono i tratti autobiografici di Fabio Volo, come l’abbandono della scuola dopo la terza media, il suo incontro con lo scrittore Silvano Agosti, e il suo riscatto in un moderato successo.

    Citazioni da “Il tempo che vorrei”

    “Mio padre è figlio di una generazione che ha ricevuto insegnamenti chiari ed essenziali: sposarsi, fare figli, lavorare per la famiglia. Non c’erano argomenti diversi su cui interrogarsi, solo ruoli prestabiliti. E’ come se si fosse sposato e avesse fatto un figlio senza mai desiderarlo veramente. Sono figlio di un uomo che è stato chiamato dalla vita alle armi, per combattere una guerra privata: non per salvare un paese ma per salvare la sua famiglia. Una guerra fatta non per vincere, ma per pareggiare i conti, per sopravvivere. Per tirare avanti”

    “Nulla è più duraturo di una cosa provvisoria”

    “Non sono contrario alle droghe, ma all’incapacità di vivere senza”

  • Le prime luci del mattino

    Le prime luci del mattino

    Le prime luci del mattino è il sesto romanzo di Fabio Volo, pubblicato da Mondadori nel 2011.

    Informazioni su ‘Le prime luci del mattino’
    Titolo: Le prime luci del mattino
    Autore: Fabio Volo
    ISBN: 9788804613893
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori
    Data di pubblicazione: 2011-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 238
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    Le prime luci del mattinoMi è stato presentato come un grande racconto erotico, ma devo dire che l’esito è decisamente deludente.

    Una donna sposata, Elena, stretta in una vita che la rende infelice e che l’ha costretta a rinunciare al suo vero io a forza di rinunce e compromessi, si avventura in una relazione extraconiugale che rivoluzionerà la sua vita.

    La trama non è sicuramente originale, ma il risultato è decisamente pessimo.
    Certo, non è sicuramente facile: la protagonista è una donna, Elena, e quindi difficile da descrivere non solo per le sensazioni e le emozioni che prova ma anche e soprattutto per il piacere e la sessualità.

     

    Citazioni da “Le prime luci del mattino”

    “Quando non riesci ad ottenere quello che vuoi, finisci per amare ciò che puoi”

    “Ci vuole molta energia per inventarsi un presente quando il futuro sembra più una minaccia che una speranza”

    “Mi ci sono voluti anni per imparare a riconoscere il valore di un incontro nel momento stesso in cui lo vivo e non da ciò che accade il giorno dopo”

    “Mi chiedo se ci sia più peccato nel seguire quello che sento o nell’ipocrisia di vivere ciò che non sono”

    “La mano con cui scrivo è la stessa con cui mi do piacere. Scrivere è diventato quasi come toccarmi”

  • Una spia nella casa dell’amore

    Una spia nella casa dell’amore

    Una spia nella casa dell’amore è un romanzo di Anaïs Nin scritto nel 1954 e tradotto da Delfina Vezzoli nell’edizione di Bompiani nel 1979.

    Informazioni su ‘Una spia nella casa dell’amore’
    Titolo: Una spia nella casa dell’amore
    Autore: Anaïs Nin
    ISBN: 9788845240478
    Genere: Erotico
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 1999-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 252
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    Una spia nella casa dell'amoreCome molti altri scritti di quella che è considerata una tra le maggiori autrici della letteratura erotica del Novecento, in questo romanzo la protagonista è una donna molto sfaccettata, complessa, al di fuori del suo tempo e del suo spazio, che soffre la ristrettezza del matrimonio e della vita borghese in generale del secondo dopoguerra.

    Sabina è una donna sposata che si descrive quasi come schizofrenica; innamorata del marito, non riesce però a restargli fedele e crea nella sua mente altre identità che le permettono di avere molti altri uomini.

    In fondo la trama è tutta qui, anche se non è sicuramente la trama ad essere il centro della narrazione.

    Un romanzo molto introspettivo e descrittivo, che ho trovato molto difficile da leggere non tanto per lo stile ma per quanto è complesso il vero argomento trattato: l’animo femminile nelle sfaccettature ribelli di una donna che anticipa i tempi.

    Citazioni da “Una spia nella casa dell’amore”

    “Quando i loro corpi ancora frementi giacevano fianco a fianco, c’era sempre silenzio, e in questo silenzio ciascuno incominciava  a tessere trame di separazione, a dividere ciò che era stato  unito, a restituire all’altro quello che per un attimo era stato egualmente condiviso.”

    “Fu proprio vedendo la vita delle spie che si rese conto  pienamente che la tensione in cui viveva ogni momento era uguale alla loro, la stessa paura di compromettersi, di dormire troppo profondamente, di parlare nel sonno, di essere trascurati nell’accento e nel comportamento, lo stesso bisogno di pretesti  continui, di scuse inventate sui due piedi, di giustificazioni della propria presenza in un posto o in un altro.
    Era sicura che avrebbe potuto offrire i suoi servigi ed essere di grande valore in quella professione.
    Io sono una spia internazionale nella casa dell’amore.”

    “Ho dormito con la guerra, una volta ho dormito tutta notte con la guerra. Ho riportato profonde ferite di guerra sul mio corpo, come a voi non è mai successo, un fatto d’arme per cui non sarò mai decorata!”

    “In tempo di guerra l’odio confondeva tutti i valori, l’odio cadeva sulle cattedrali, sui quadri, sulla musica, sui libri rari, sui bambini, sui passanti innocenti.”

    “Tutto poteva essere riutilizzato salvo gli artisti. Come si fa a riconvertire gli sconvolgitori dell’ordine passato e presente, i  dissenzienti cronici, gli spodestati del presente, i lanciatori di bombe atomiche della mente, delle emozioni, che cercano di  generare con sconvolgimenti continui nuove forze e un nuovo ordine mentale?”

    “Nella vita della città non c’è momento più squallido di quello in cui si sovrappongono le frontiere tra chi non ha dormito tutta  notte e chi sta andando al lavoro.”

  • Paura e disgusto a Las Vegas

    Paura e disgusto a Las Vegas

    Paura e disgusto a Las Vegas è un libro auto-biografico (o quasi) di un viaggio ai confini della realtà fatto dall’autore, il giornalista sportivo Hunter S. Thompson alla volta della città omonima, pubblicato nel 1996 da Bompiani (negli Stati Uniti nel 1971) insieme alla divertentissima Piccola enciclopedia psichedelica.

    Informazioni su ‘Paura e disgusto a Las Vegas’
    Titolo: Paura e disgusto a Las Vegas
    Autore: Hunter S. Thompson
    ISBN: 9788845243486
    Genere: Autobiografico
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2000-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 269
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    paura e delirio a las vegasL’autore, insieme al suo avvocato Oscar Zeta Acosta, viene incaricato dal suo giornale di scrivere una recensione di una famosissima corsa automobilistica che si svolge a Las Vegas, il luogo cult del sogno americano a basso costo. Sarebbe un viaggio fantastico per chiunque, almeno se non si avesse intenzione di affrontarlo con una Chevrolet decappotabile rossa il cui bagagliaio è pieno di ogni droga possibile e sperimentata dalla cultura psichedelica degli anni Settanta.
    In questo caso il viaggio potrebbe essere un delirio allucinatorio dal quale è praticamente impossibile uscire sani di mente.
    E, una volta superata la recensione della corsa… Un bell’articolo sulla riunione annuale dei pubblici ministeri contro la droga?

    Un libro divertente e sboccato, reso celebre dal film cult del 1998 di Terry Gilliam “Paura e delirio a Las Vegas” con Benicio Del Toro, Johnny Depp e un’allucinata Christina Ricci.

    In effetti l’unico problema (e l’unico grande merito della pellicola) è che le due produzioni sono molto molto simili; la sceneggiatura è perfettamente ricalcata dalla trama del romanzo.

    Citazioni da “Paura e disgusto a Las Vegas”

    “Questo è il maggior vantaggio dell’etere: ti fa comportare come lo sbronzo del villaggio di qualche antico romanzo irlandese… Perdita totale di ogni più elementare abilità motoria: vista offuscata, niente equilibrio, lingua insensibile – interruzione di ogni rapporto tra il corpo e il cervello. Quel che è interessante è che il cervello continua a funzionare più o meno normalmente… cioè puoi osservarti mentre ti comporti in quel modo tremendo, ma non puoi farci nulla.”

    “La Storia è difficile da conoscere, per via di tutte le stronzate che ci aggiungono, ma anche senza essere sicuri di cosa dice la Storia pare del tutto ragionevole pensare che ogni tanto l’energia di un’intera generazione si concentri in un lungo bellissimo lampo, per ragioni che sul momento nessuno capisce – e che mai spiegheranno, retrospettivamente, ciò che è veramente accaduto.”

    “Non avrebbero avuto nessuna pietà. Infiltrarsi tra gli infiltrati equivaleva ad accettare il destino di tutte le spie: “Come sempre, se voi o altri membri della vostra organizzazione verrete catturati dal nemico, il segretario negherà ogni relazione ecc.”
    No, era troppo. Il confine tra follia e masochismo era già abbastanza confuso; era arrivato il momento di farsi da parte… ritirarsi, sì, inchinarsi, fare marcia indietro e rinnegare se stessi, per così dire. Perché no? In ogni lavoro arriva il momento o di smettere di perdere o di incassare le vincite – a seconda dei casi.”

    “Una generazione di sciancati permanenti, di cercatori falliti, che non è mai riuscita a capire l’originaria menzogna che la cultura lisergica ha ereditato dai vecchi mistici: la disperata supposizione che qualcuno — o perlomeno qualche forza – custodisse la Luce alla fine del tunnel.”

  • L’anello intorno al sole

    L’anello intorno al sole

    L’anello intorno al sole è un romanzo di fantascienza scritto da Clifford Simak nel 1952.

    Informazioni su ‘L’anello intorno al sole’
    Titolo: L’anello intorno al sole
    Autore: Clifford D. Simak
    ISBN: A000107915
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori
    Data di pubblicazione: 2008-06-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 360
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    l'anello intorno al soleUno scrittore di provincia, Jay Vickers, viene incaricato da un’associazione governativa di indagare sulla comparsa sul mercato di numerosi prodotti che stanno mandando in rovina l’economia mondiale, come lamette che non perdono mai il filo, lampadine eterne o accendini senza ricarica. Ma è quando viene messa in vendita l’automobile eterna ad un prezzo ridicolo, che il governo si preoccupa seriamente e non sa più che pesci pigliare…

    Una storia ben scritta e molto originale per il genere di fantascienza; come molti libri di Simak c’è molta poca tecnologia futuristica e molta più analisi sociologica e psicologica nella trama del romanzo. Le atmosfere, soprattutto nella realtà parallela che si troverà ad esplorare il protagonista, sono bucoliche e rilassate come non ci si aspetterebbe di trovare in una storia che parla di androidi e replicanti.

    Citazioni da “L’anello intorno al sole”

    “La gaiezza non bastava più, il cinismo si era esaurito, la disinvoltura non era mai stata altro che una difesa temporanea. Perciò adesso la gente cer-cava la droga della finzione, e ciascuno si identificava con un’altra vita e con un altro tempo e  un altro luogo… al cinema o alla televisione o nel movimento Finzionista. Ed erano quelli che erano più forti, quelli che non cercavano un sollievo nella violenza o nella droga vera. Perché, fino a quando eri qualcun altro, non avevi bisogno di essere te stesso. Ed era spaventosamente difficile, e sconvolgente, essere se stesso.”

    “Il mondo che hanno costruito, […] non è molto bello, sa. È stato costruito con troppo sangue e troppa infelicità, e troppe ossa mescolate nella calce. Nel corso di tutta la sua storia non c’è quasi stato un anno in cui non vi sia stata, in qualche angolo della Terra, la violenza… ma cosa dico, un anno? Un mese, un giorno. E non parlo della violenza del singolo, non parlo della violenza che è propria delle cose di ogni giorno, parlo di quella organizzata, ufficiale.
    Ed era vero, si disse Vickers. E davanti agli occhi della sua mente sfilavano visioni di eserciti in assetto di battaglia, di poliziotti infagottati e armati come misteriosi abitanti di altri mondi, di sangue sparso nelle strade, di scontri e lotte e sangue, sangue senza fine”.

    “La gente finalmente sapeva. Era stato detto a tutti… che esistevano quelli che Crawford aveva chiamati i mutanti.
    E tutti odiavano i mutanti. Evidentemente, coloro che avevano parlato avevano parlato bene. Ma non c’era molto da stupirsi, in fondo. Era logico che la gente odiasse i mutanti. Li odiavano, perché l’esistenza dei mutanti faceva di loro degli umani di seconda classe, perché erano degli uomini di Neanderthal invasi all’improvviso da un popolo strano che andava in giro armato di arco e di frecce.”

    “Dietro a tutto, dietro la facciata della civiltà, il presente stava in agguato nella caverna, per impedire l’avvento del futuro”.

    “Una catena interminabile di mondi, uno dietro l’altro. Un anello intorno al sole”

    “Persino lì, nel cuore della nazione, tra le fattorie e i piccoli villaggi e nei ristoranti sui bordi della strada, ribolliva l’odio. E questo, si disse, dava la misura della cultura edificata sulla Terra… Una cultura fondata sull’odio e su un orgoglio terribile e sul sospetto verso tutti coloro che non parlavano la stessa lingua, non mangiavano lo stesso cibo o non si vestivano allo stesso modo. Era una cultura meccanica e sghemba di macchine sferraglianti, un mondo tecnologico che poteva fornire comodità animalesche, ma non la giustizia umana e neppure la sicurezza. Era una cultura che aveva lavorato i metalli, manipolato l’atomo, domato le sostanze chimiche, e aveva costruito utensili e strumenti complicati e pericolosi. Aveva concentrato la propria attenzione sugli aspetti tecnologici, ignorando quelli sociologici, e così un uomo poteva premere un bottone e distruggere una città lontana senza neppure conoscere la vita e le abitudini e i pensieri e le speranze e le convinzioni delle persone che aveva ucciso.
    Sotto la superficie lucida si poteva udire il rombo minaccioso delle macchine, e gli ingranaggi e i pignoni, la cinghia di trasmissione, il generatore, senza il lievito della comprensione umana, erano le avanguardie del disastro.”

    “Ma anche se alcuni si aggrappavano ancora al sogno profumato, ve n’erano altri, quelli come George, gli «attivisti», disposti a battersi per la promessa che intuivano nella seconda terra, e ogni giorno sarebbero stati più numerosi quelli disposti a riconoscere la promessa e a lavorare per realizzarla.
    Avrebbero diffuso la buona novella e sarebbero fuggiti davanti alla polizia al suono delle sirene, e si sarebbero nascosti nelle cantine buie, per uscirne di nuovo quando la polizia se ne fosse andata.”

    “-Fanno sul serio, Ann-
    -Ma sono umani, Jay. Come noi-
    -Non come noi- disse Vickers.-Sono soltanto umani. Questo è il loro guaio. Essere umani, oggi, non è sufficiente-“

  • Il cannocchiale d’ambra

    Il cannocchiale d’ambra

    Il cannocchiale d’ambra è il terzo ed ultimo volume della saga “Queste oscure materie” scritta da Philip Pullman e pubblicato da Salani nel 2000.

    Informazioni su ‘Il cannocchiale d’ambra’
    Titolo: Il cannocchiale d’ambra
    Autore: Philip Pullman
    ISBN: 9788884513298
    Genere: Fantasy
    Casa Editrice: Salani
    Data di pubblicazione: 2003-11-01
    Formato: Copertina Rigida
    Pagine: 458
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    Anobii

    Il cannocchiale d'ambraIn questo libro la vicenda volge alla conclusione: la ribellione di Lord Asriel contro il cielo e l’angelo Metatron, che governa in nome di dio, è aperta.
    Ci si prepara alla battaglia finale, in cui si scoprirà se gli esseri umani riusciranno a liberarsi del giogo della divinità e dei suoi ministeri in terra.

    Ritroviamo tutti personaggi dei libri precedenti, con qualche significativa aggiunta, come i Gallivespiani, piccoli esseri che fungono da spie di Lord Asriel presso il Magisterium e soprattutto i Mulefa, strani esseri animali dotati di ruote vegetali che vivono in perfetta simbiosi con il loro ecosistema e in grado di vedere la polvere. Con loro vivrà per un periodo Mary Malone, la scienziata del mondo di Will, che costruirà uno strumento in grado di vedere la polvere, il cannocchiale d’ambra.

    Giunge così a conclusione una delle prime saghe fantasy che solo gli atei e gli agnostici riescono a godere appieno. Se Marx, Freud e Nietzsche fossero vivi sarebbero fieri di Philip Pullman.

    Citazioni da “Il cannocchiale d’ambra”

    “Nessuno ci guadagnerà. Non c’è nessuno che si crucci, che mi condanni, che mi benedica se sarò una brava ragazza, nessuno che mi punisca se sarò viziosa. Il paradiso era deserto. Non sapevo se Dio era morto, o se non c’era proprio mai stato”.

    “Bene e Male sono nomi per ciò che fanno le persone, non per quello che sono”.