Tag: recensioni libri

  • La vita oscena

    La vita oscena

    La vita oscena è un romanzo di Aldo Nove pubblicato da Einaudi nel 2010.

    Informazioni su ‘La vita oscena’
    Titolo: La vita oscena
    Autore: Aldo Nove
    ISBN: 9788806200015
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Einaudi Stile Libero
    Data di pubblicazione: 2010-11-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 111
    Goodreads
    Anobii

    la vita oscenaE’ la storia di un ragazzo che da adolescente perde entrambi i genitori; il padre muore di ictus, la madre di tumore, poco tempo dopo. Da adolescente resta sdraiato a letto per giorni, fissando il vuoto in balia di alcol e psicofarmaci. Finché la casa non brucia, e il protagonista si ritrova solo e sempre più depresso. L’unica soluzione sembra essere comprare una quantità enorme di cocaina con gli ultimi soldi rimasti e calarsi in una spirale sempre più profonda di sesso fatto di rapporti etero, gay, orge, dominazione, umiliazione…

    Detto così sembra un qualcosa di Chuck Palahniuk. Di Henry Miller. Qualcosa di grottesco e di sensazionalista. Invece La vita oscena è un’analisi lucida della vita depressa e opprimente dei nostri giorni, sostenuta da droghe, alcol e sesso per trovare un modo o una ragione per andare avanti.

    Quando ho scoperto che la trama è una biografia, che tutto quello è veramente successo, un pò sono rabbrividito. Quando ho scoperto che non solo è una biografia, ma un’autobiografia, sono rimasto a bocca aperta. Perché il personaggio è si credibile, ma riesce ad essere spersonalizzato, un personaggio simbolo, un personaggio in cui tutti (speriamo in misura minore) possiamo riconoscerci, almeno in quei cupi e terribili momenti in cui sembra che nulla abbia più senso.
    Ed essere distaccati tanto da rendere un simbolo il protagonista della propria autobiografia, un personaggio che ha davvero vissuto quelle esperienze deve essere una delle imprese più difficili nella carriera di uno scrittore.

    La vita oscena è la descrizione lucida della discesa nell’abisso. Dell’odore putrido del fango. Anche le descrizioni dei rapporti sessuali sono privi di gioia. Privi di godimento. Sono solo uno scivolare sempre più in basso, una ricerca sistematica dell’autodistruzione. Qualcuno ha spesso giudicato quella parte del libro come volgare. Io ho provato solo compassione e una pena infinita per quest’uomo che si incammina con entusiasmo verso la fine. Verso l’annientamento.

    Citazioni da “La vita oscena”

    “Nella vita quotidiana abbiamo tutti bisogno di cose. Ero piccolo ma già sapevo che riempirsi di cose è un modo che usiamo per sentirci il più lontano possibile dal nulla. Per questo le case si riempiono di elettrodomestici e di lampadari dalle forme più strane da cambiare il più possibile insieme ai divani e alle poltrone e a tutto il resto.
    Bisogna smuovere tutto, cambiare tappezzeria.
    Perché la morte è quando tutto resta fermo.”

    “Quello che avevo perso era proprio il senso del ritmo del tempo, il suo silenzio e le sue attese o, meglio, quel tacito consenso a farsi formare come statue d’argilla o frutti, da una mano, una mano di chi, la mano di un artefice, in balia del niente, posto che niente volesse dire qualcosa, con l’acqua alla gola ma sentendone i benefici effetti, nuotando per non annegare anche se è segnato che alla fine anneghi lo stesso, ma lo struggimento è tutto nell’annegare il più tardi possibile, con orologi dappertutto che determinano il tempo della gara a senso unico, attraverso gli anni, con l’approvazione dei semestri, degli anni scolastici, dei nove mesi di gravidanza, degli scatti di carriera, ovunque intorno a me trovavo tempo alla baionetta pronto a scattare in avanti all’arma bianca a ferire anche soltanto il pensiero di una requie, pensavo come tutto allora stesse dilagando nel tempo.”

    “E’ così facile avere un obiettivo nella vita.
    Goderne appieno.
    Basta privarsene.
    Sono pochi, pochissimi i nostri scopi e i nostri desideri.
    Sempre quelli.
    Fino alla nausea.
    La proibizione li santifica.”

    “Mi interessava la poesia.
    Perché potevo leggerla per una pagina e chiudere il libro senza dovermi chiedere come sarebbe andata a finire. Perché era a frammenti, come la mia vita. Perché sapeva raccontarmela in modo aspro, senza la compassione che si da a chi non sta bene. Aprendone squarci improvvisi.
    Perché cercava la verità e non il successo.
    Perché la vera poesia è crudele… Perché la vera poesia fa male.”

    “L’inferno si conclude in sé, in sé ha le sue risorse inesauribili e continua a discendere verso il suo fondo opposto al cielo.”

  • Senza veli

    Senza veli

    Senza veli (titolo originale: Tell all) è un romanzo di Chuck Palahniuk pubblicato nel 2010 da Mondadori.

    Informazioni su ‘Senza veli’
    Titolo: Senza veli
    Autore: Chuck Palahniuk
    ISBN: 9788804612100
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 2011-10-07
    Formato: Paperback
    Pagine: 186
    Goodreads
    Anobii

    senza veliLa diva di Hollywood Katherine Kenton, ormai sessantenne, è una delle dive più acclamate del cinema statiunitense ai tempi di Bette Davis e Joan Crawford. Il personaggio inventato da Palahniuk è una star sul viale del tramonto che vive una vita da quasi reclusa con la sua “domestica” Hazie Coogan, la voce narrante della trama.
    Le cose cambiano quando nella vita della diva compare l’atletico e giovane Webster Carlton Westward III. Un amore che cambierà per sempre la vita dell’attrice, fino al solito mirabolante finale tipico di Chuck.

     

    Citazioni da “Senza veli”

    “Katherine Kenton appartiene a quella generazione di donne per la quale la più sincera forma di lusinga rimane ancora l’erezione maschile. Oggigiorno, le dico, un’erezione, più che un complimento, è probabile che sia il risultato di una qualche scoperta farmaceutica. Trapianti di ghiandole di scimmia, o una di quelle nuove pillole miracolose. Come se agli esseri umani – e in particolare agli uomini – servisse un ulteriore modo per mentire.”

    “Il mondo intero è popolato esclusivamente da avvoltoi e iene che vogliono un boccone di te. Il tuo cuore, la tua lingua o i tuoi occhi viola. Che vogliono le tue parti migliori da mangiare a colazione.”

    “Stringi stringi siamo tutti sciacalli che si cibano l’uno dell’altro.”

    “Una bugia pruriginosa avrà sempre la meglio su una nobile verità.”

    “Tutti gli esseri umani non fanno che cercare ragioni per comportarsi bene oppure scuse per comportarsi male.”

    “Qualsiasi verità autentica, qualsiasi prezioso dato di fatto finisce sempre per perdersi in un cumulo di frammenti di finzione”

  • Gli indifferenti

    Gli indifferenti

    Gli indifferenti è il primo romanzo di Alberto Moravia, scritto a soli 22 anni e pubblicato nel 1929.

    Informazioni su ‘Gli indifferenti’
    Titolo: Gli indifferenti
    Autore: Alberto Moravia
    ISBN: 9788845246241
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2007-12-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 285
    Goodreads
    Anobii

    gli indifferentiI protagonisti del romanzo, gli indifferenti, sono i due fratelli Carla e Michele Ardengo, ultimi rampolli di una famiglia decaduta, a cui sono rimasti pochi soldi e resta solo la grande villa con parco. Incapaci di provare veri sentimenti, si lasciano andare e affrontano le situazioni o per forzare un cambiamento oppure per aderire ad un modello morale prestabilito, quello della borghesia.

    L’indifferenza e la noia sono il mood del romanzo, che risulta spesso noioso e molto introspettivo. Decantato come uno dei migliori lavori di Moravia (il primo, per giunta), devo dire che non mi ha particolarmente colpito. Sono interessanti alcune descrizioni, alcune immagini, alcune situazioni. Ma gli sviluppi finiscono sempre in vicoli ciechi, e in situazioni banali.

    Un romanzo che poteva essere l’epitaffio della borghesia romana sotto la minaccia del fascismo, che a me è sembrato soltanto un romanzo d’appendice, un Harmony scritto meglio. La prosa è precisa e puntuale, e buona parte del successo del romanzo deriva proprio dall’alone di scandalo che circonda la vicenda. Perché in Italia la borghesia intellettuale che presto avrebbe rinforzato le basi dell’ideologia fascista si bagnava per queste quattro righe di squallido e inespressivo sesso; mentre a Parigi Miller scriveva gli amplessi e la profondità di Tropico del Cancro.

    Citazioni da “Gli indifferenti”

    “Da quell’ombra, laggiù, che riempiva l’altra metà del salotto, l’onda morta del rancore si mosse, scivolò contro il petto di Carla, disparve, nera e senza schiuma; ella restò cogli occhi spalancati, senza respiro, resa muta da questo passaggio di odio”

    “Siamo tutti uguali […] fra le mille maniere di fare un’azione, scegliamo sempre istintivamente la peggiore”

    “Tutta questa gente […] sa dove va e cosa vuole, ha uno scopo, e per questo s’affretta, si tormenta, è triste, allegra, vive, io… Io invece nulla… Nessuno scopo… Se non cammino sto seduto: fa lo stesso.”

    “Non staccava gli occhi da terra: c’era veramente in tutti quei piedi che calpestavano il fango davanti a lui una sicurezza, una fiducia che egli non aveva; guardava, e il disgusto che provava di se stesso aumentava; ecco, egli era dunque così, sfaccendato, indifferente; questa strada piovosa era la sua vita stessa, percorsa senza fede e senza entusiasmo, con gli occhi affascinati dagli splendori fallaci delle pubblicità luminose”

    “Quando non si è sinceri bisogna fingere, a forza di fingere si finisce per credere; questo è il principio di ogni fede”.

  • Niente di nuovo sul fronte occidentale

    Niente di nuovo sul fronte occidentale

    Niente di nuovo sul fronte occidentale è un romanzo autobiografico di Erich Maria Remarque, pseudonimo di Erich Paul Remark, scritto nel 1929.

    Informazioni su ‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’
    Titolo: Niente di nuovo sul fronte occidentale
    Autore: Erich Maria Remarque
    ISBN: 9788804492962
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori
    Data di pubblicazione: 2001-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 226
    Goodreads
    Anobii

    Niente di nuovo sul fronte occidentaleLa trama è decisamente scarna: un ragazzo e alcuni suoi compagni di classe vengono convinti da un loro insegnante ad arruolarsi volontari nell’esercito tedesco per andare a combattere sul fronte francese durante la prima guerra mondiale, facendo leva sui valori di onore, Patria, Nazione, orgoglio tedesco. Le ambientazioni sono pochissime: la trincea, qualche villaggio semi-distrutto, il paese natio del protagonista Paul Bäumer durante la sua unica licenza… Non ci sono grosse azioni. “Niente di nuovo sul fronte occidentale” non è la narrazione di vicende belliche, ma la storia di un ragazzo di diciotto anni che viene ingannato e va volontariamente a combattere una guerra in cui in fondo non crede. E di cui, dopo tre anni di morte, patimenti e sofferenze, se ne chiede le ragioni.

    Mentre leggevo la conclusione del libro pensavo a tutti i proiettili, a tutte le granate, a tutte le malattie che hanno risparmiato Remarque permettendogli di scrivere queste parole e permettendo a noi di leggerlo. Un libro messo al bando dal nazismo (come tutte le sue opere), che ha costretto l’autore all’esilio prima in Svizzera e poi negli Stati Uniti, dopo l’accusa di essere un ebreo francese con il cognome Kramer (il suo vero cognome scritto al contrario!!!). Un libro che fortunatamente possiamo permetterci di leggere.
    Credo che questo romanzo sia un capolavoro assoluto. Uno dei libri migliori sulla guerra e sulle sue motivazioni, sulla sua critica, sulla sua analisi. Una lucidità incredibile per un ragazzo che ha davvero vissuto quelle esperienze, che le ha superate e ha trovato la forza di ricordarle e diffonderle. Perché è importante far conoscere queste sue considerazioni. Perché chiunque legga “Niente di nuovo sul fronte occidentale” non può che essere d’accordo: la guerra è inutile, senza senso. E soprattutto lo è per chi viene mandato a combatterla.

     

    Citazioni da “Niente di nuovo sul fronte occidentale”

    “Questo libro non vuole essere né un atto d’accusa né una confessione. Esso non è che il tentativo di raffigurare una generazione la quale sfuggì alle granate – venne distrutta dalla guerra”

    “Mentre essi continuavano a scrivere e a parlare, noi vedevamo gli ospedali e i moribondi; mentre essi esaltavano la grandezza del servire lo Stato, noi sapevamo già che il terrore della morte è più forte. Non per ciò diventammo ribelli, disertori, vigliacchi – espressioni tutte che essi maneggiavano con tanta facilità; – noi amavamo la patria quanto loro, e ad ogni attacco avanzavamo con coraggio; ma ormai sapevamo distinguere, avevamo ad un tratto imparato a guardare le cose in faccia. E vedevamo che del loro mondo non sopravviveva più nulla.”

    “Non avevamo ancora messo radici; la guerra, come un’inondazione ci ha spazzati via. Per gli altri, per gli anziani, essa non è che un’interruzione, al di là della quale possono ancora figurarsi qualche cosa. Invece noi ne siamo stati ghermiti e non abbiamo idea di come possa andare a finire.”

    “La guerra ci ha resi inetti a tutto. Non siamo più giovani, non aspiriamo più a prendere il mondo d’assalto. Siamo dei profughi, fuggiamo noi stessi, la nostra vita. Avevamo diciott’anni, e cominciavamo ad amare il mondo, l’esistenza: ci hanno costretti a spararle contro. La prima granata ci ha colpiti al cuore; esclusi ormai dall’attività, dal lavoro, dal progresso, non crediamo più a nulla. Crediamo alla guerra.”

    “Questo si, lo abbiamo imparato: giocare a carte, bestemmiare e fare la guerra. Non è molto, a vent’anni, o forse è troppo.”

    “Siamo diventati belve pericolose: non combattiamo più, ci difendiamo dall’annientamento. Non scagliamo le bombe contro altri uomini; che cosa ne sappiamo noi in questo momento! Ma di là ci incalza la morte, con quegli elmi e con quelle mani: e dopo tre giorni è la prima volta che la vediamo in viso, che ci possiamo difendere contro di essa; deliriamo di rabbia, non siamo più legati impotenti al patibolo, possiamo distruggere, uccidere a nostra volta, per salvarci, per salvarci e vendicarci.”

    “Oggi nella patria della nostra giovinezza noi si camminerebbe come viaggiatori di passaggio: gli eventi ci hanno consumati; siamo divenuti accorti come mercanti, brutali come macellai. Non siamo più spensierati, ma atrocemente indifferenti. Sapremmo forse vivere, nella dolce terra: ma quale vita? Abbandonati come fanciulli, disillusi come vecchi, siamo rozzi, tristi, superficiali. Io penso che siamo perduti.”

    “Fuoco tambureggiante, fuoco d’interdizione, cortina di fuoco, bombarde, gas, tanks, mitragliatrici, bombe a mano: son parole, parole, ma abbracciano tutto l’orrore del mondo”

    “L’orrore si può sopportarlo finché si cerca semplicemente di scansarlo: ma esso uccide, quando ci si ripensa.”

    “Tutto ciò che si affonda in noi, come un mucchio di pietrame, finché dura la guerra, si ridesterà un giorno a guerra finita, e allora comincerà la resa dei conti, per la vita e per la morte.”

    “Non siamo mai stati molto teneri in famiglia: non usa tra la povera gente, che deve lavorare molto e ha tanti fastidi. La gente semplice non capisce che ci si debba di continuo confermare ciò che già si sa.”

    “Dev’essere tutto menzognero e inconsistente, se migliaia d’anni di civiltà non sono nemmeno riusciti ad impedire che questi fiumi di sangue scorrano, che queste prigioni di tortura esistano a migliaia. Soltanto l’ospedale mostra cos’è la guerra.”

    “Io sono giovane, ho vent’anni: ma della vita non conosco altro che la disperazione, la morte, il terrore, e la insensata superficialità congiunta con un abisso di sofferenze. Io vedo dei popoli spinti l’uno contro l’altro, e che senza una parola, inconsciamente, stupidamente, in una incolpevole obbedienza, si uccidono a vicenda. Io vedo i più acuti intelletti del mondo inventare armi e parole perché tutto questo si perfezioni e duri più a lungo. E con me lo vedono tutti gli altri uomini della mia età, da questa parte e da quell’altra del fronte, in tutto il mondo; lo vede e lo vive la mia generazione. Che faranno i nostri padri, quando un giorno sorgeremo e andremo davanti a loro a chiedere conto? Che aspettano essi da noi, quando verrà il tempo in cui non vi sarà guerra? Per anni e anni la nostra occupazione è stata uccidere, è stata la nostra prima professione nella vita. Il nostro sapere della vita si limita alla morte. Che accadrà, dopo? Che sarà di noi?”

    “Questa vita ci ha ridotti ad animali appena pensanti, per darci l’arma dell’istinto; ci ha impastati di insensibilità, per farci resistere all’orrore che ci schiaccerebbe se avessimo ancora una ragione limpida e ragionante; ha svegliato in noi il senso del cameratismo, per strapparci all’abisso del disperato abbandono; ci ha dato l’indifferenza dei selvaggi per farci sentire, ad onta di tutto, ogni momento della realtà, e per farcene come una riserva contro gli assalti del nulla. Così meniamo un’esistenza chiusa e dura, tutta in superficie, e soltanto di rado un avvenimento accende qualche scintilla. Ma allora divampa in modo inatteso una fiammata di passione aspra e terribile. Sono questi i momenti pericolosi, che ci rivelano come il nostro adattamento sia tutto artificiale; come esso non sia affatto la calma, ma uno sforzo terribile per mantenere la calma.”

    “Davanti a noi infatti sta una generazione che ha, sì, passato con noi questi anni, ma che aveva già prima un focolare ed una professione, ed ora ritorna ai suoi posti di un tempo, e vi dimenticherà la guerra; dietro a noi sale un’altra generazione, simile a ciò che fummo noi un tempo; la quale ci sarà estranea e ci spingerà da parte. Noi siamo inutili a noi stessi.”

    “Non può essere del tutto scomparsa, quella tenerezza che ci turbava il sangue, quell’incertezza, quell’inquietudine di ciò che doveva giungere, i mille volti dell’avvenire, la melodia dei sogni e dei libri, il fruscio lontano, il presentimento della donna: non può essere scomparso tutto questo sotto il fuoco tambureggiante, nella disperazione, nei bordelli di truppa.”

  • Acciaio

    Acciaio

    Acciaio è il primo romanzo di Silvia Avallone, pubblicato nel 2010 da Rizzoli, da cui è stato tratto un adattamento cinematografico nel 2012 per la regia di Stefano Mordini.

    Informazioni su ‘Acciaio’
    Titolo: Acciaio
    Autore: Silvia Avallone
    ISBN: 9788817037631
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Rizzoli
    Data di pubblicazione: 2010-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 297
    Goodreads
    Anobii

    Acquista Acciaio su GoodBook.it

    AcciaioCon questo romanzo l’autrice sbanca quasi ogni premio letterario italiano: vince il Premio Campiello, il Premio Flaiano e il Premio Fregene e si classifica al secondo posto al Premio Edoardo Kihlgren e al Premio Strega, a soli 4 voti dal vincitore Antonio Pennacchi.

    Francesca Morganti ed Anna Sorrentino sono due adolescenti che vivono la realtà di emarginate dei palazzoni popolari di Piombino, paese in cui ogni momento della vita (e della morte) sembrano essere legati all’acciaieria Lucchini, potente industria italiana su cui ruota l’economia del paese.
    Entrambe molto belle, sono figlie di due uomini che ruotano intorno all’acciaieria, ed entrambe cercano un modo per sfuggire al grigiume della vita che le circonda. Entrambe sono invidiate dalle coetanee (soprattutto da Lisa, ragazza intelligente ma bruttina) e desiderate dai ragazzi più grandi, ma sembra non esserci nulla in grado di turbare o diminuire la loro amicizia e la loro complicità. Tranne un bellissimo ragazzo molto più grande di cui si innamora Anna, venendo ricambiata. Tranne l’amicizia di Francesca per Anna che si trasforma in amore. Tranne l’acciaio, e il grigiume dell’inquinamento e dei palazzoni di cemento, che sembrano soffocare la vita della persone di Via Stalingrado…

    Molte le critiche dei cittadini di Piombino e degli operai, che ritengono che il tema degli incidenti sul lavoro sia trattato troppo superficialmente e in maniera banale.

    Finalmente qualcosa di italiano ben scritto e abbastanza originale da non essere una copia di qualcosa.

    Citazioni da “Acciaio”

    “Non è una cosa possibile. Non sono due mondi comunicanti. Non basta fare un buco in una rete e infilarci dentro la testa per avere una vita diversa”

    “Cercava le parole senza cercarle. E il tempo non passava mai. Non si amano le parole, non ti cambiano. Le parole non aggiustano le cose”

    “Tu sei convinto che devi avere di più, di più, ogni giorno che passa. Che questa è la logica delle cose. Invece capita che di meno, di meno, ogni giorno che passa”

    “Non è qualcosa che perdi. E’ qualcosa che perde te”.

  • Il risveglio di Endymion

    Il risveglio di Endymion

    Il risveglio di Endymion è il quarto ed ultimo romanzo della saga di fantascienza di Dan Simmons “I canti di Hyperion”, scritto nel 1997 ed edito in Italia da Mondadori nel 2000 nella traduzione di G.L. Staffilano.

    Informazioni su ‘Il risveglio di Endymion’
    Titolo: Il risveglio di Endymion
    Autore: Dan Simmons
    ISBN: 9788834718186
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Fanucci
    Data di pubblicazione: 2011-11-03
    Formato: Paperback
    Pagine: 736
    Goodreads
    Anobii

    il risveglio di endymionAenea e Raul Endymion sono riusciti a sfuggire alla Pax teletrasportandosi sulla Vecchia Terra. Ma Aenea deve tornare nell’universo conosciuto per adempiere alla profezia di diventare “Colei che insegna”. Così i due fuggiaschi, insieme all’androide A.Bettik, ripartono per tornare nella zona della Pax, ma questa volta separati. Quando si reincontreranno Raul avrà accumulato cinque anni di debito temporale, e ritroverà Aenea la splendida donna e messia della profezia.
    La Pax intanto, in combutta con le IA del Tecnonucleo, prepara l’ultima e definitiva battaglia contro i ribelli Ouster.

    Un libro da leggere tutto in un fiato, i cui temi non sono quelli tipici della fantascienza, come del resto tutti quelli dei “Canti di Hyperion”. Una profonda riflessione sulla religione, innanzitutto: da una parte una religione di convenienza, che dona l’immortalità, figlia del tema della scomessa di Blaise Pascal; dall’altra la spiritualità, la ricerca di un’essenza superiore e della comunione con l’universo e la natura.

    Ma “Il risveglio di Endymion” non è soltanto questo: anche il tema dell’evoluzione è centrale, soprattutto dell’evoluzione umana. Da una parte gli esseri umani discendenti dell’Egemonia dei Mondi, che colonizzavano i pianeti “terraformandoli” e rendendoli i più simili alla Vecchia Terra, dall’altro gli Ouster, esseri umani che hanno imparato a vivere nello spazio e ad adattarsi perfettamente agli ambienti in cui si trovavano, fino a diventare completamente diversi dagli esseri umani emigrati dalla Vecchia Terra durante l’Egira.

    Citazioni da “Il risveglio di Endymion”

    “Il coinvolgimento con la vita è come la comunione dei cattolici, solo che il mondo è l’ostia e deve essere mangiato”

    “Vedere e toccare per la prima volta la propria amata nuda è una delle pure, irriducibili epifanie della vita. Se nell’universo c’è una vera religione, deve comprendere questa verità di contatto o essere per sempre vuota. Fare l’amore con la sola e vera persona che merita quell’amore è una delle poche assolute ricompense dell’appartenenza alla specie umana, l’equilibrio di tutto ciò – sofferenza, perdita, impaccio, solitudine, idiozia, compromesso, goffaggine – che va a braccetto con l’umana condizione. Fare l’amore con la persona giusta rimedia un mucchio di errori.”

    “L’intimità assoluta è una dispensa di esigenze spaziotemporali dell’universo”

  • Endymion

    Endymion

    Endymion è il terzo romanzo della saga dei Canti di Hyperion, pubblicato da Dan Simmons nel 1995 e distribuito in Italia da Mondadori nel 2000 nella traduzione di G.L. Staffilano.

    Informazioni su ‘Endymion’
    Titolo: Endymion
    Autore: Dan Simmons
    ISBN: 9788834718186
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Fanucci
    Data di pubblicazione: 2011-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 727
    Goodreads
    Anobii

    EndymionAmbientato 300 anni dopo la Caduta dell’Egemonia e della Rete dei Teleporter, la narrazione introduce nuovi personaggi senza distaccarsi dalla narrazione dei primi due capitoli.
    Il sistema che governa la ex rete dei mondi è cambiato. Distrutta la rete dei Teleporter non è più possibile spostarsi istantaneamente da un luogo ad un altro dell’universo. Ma una nuova forma di governo è nata: la teocrazia della Pax, la nuova chiesa cattolica, rinvogorita dalla scoperta e la gestione di una creatura incredibile, il Crucimorfo, il parassita già presente nel primo capitolo che concede la ressurrezione del corpo dopo tre giorni. Il Tecnonucleo sembra scomparso dalle vicende umane, e la Pax cerca di eliminare ogni forma di cambiamento.
    Su questo sfondo Aenea, una bambina di 12 anni figlia di Brawne Lamia, esce dalle Tombe del Tempo adempiendo ad una antica profezia che potrebbe minare per la seconda volta l’universo umano.

    Il poeta Martin Sileno, vecchio di più mille anni incarica Raul Endymion, avventuriero ed ex militare della Pax, di salvare la bambina dalle grinfie della Chiesa e di proteggerla affinché possa realizzarsi il suo destino di messia.

    Citazioni da “Endymion”

    “Se leggi questo scritto, quasi certamente lo leggi per la ragione sbagliata”

  • La caduta di Hyperion

    La caduta di Hyperion

    La caduta di Hyperion è il secondo capitolo dei Canti di Hyperion, saga di fantascienza dello scrittore statiunitense Dan Simmons.
    Scritto nel 1990, viene pubblicato da Mondadori nel 1998 nella traduzione di G.L. Staffilano.

    Informazioni su ‘La caduta di Hyperion’
    Titolo: La caduta di Hyperion
    Autore: Dan Simmons
    ISBN: 9788804394242
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Fanucci
    Data di pubblicazione: 1998-03-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 516
    Goodreads
    Anobii
    La caduta di HyperionI pellegrini, giunti alle Tombe del Tempo sul pianeta Hyperion, si accingono ad incontrare e a combattere lo Shrike, mentre nei cieli sopra il pianeta si sta apprestando la battaglia finale tra i rinnegati Ouster e le forze dell’Egemonia.
    Sullo sfondo una nuova battaglia si profila all’orizzonte. Quella dell’Egemonia con i componenti del TecnoNucleo che vogliono la fine della razza umana e la Caduta di Hyperion…

    Una conclusione perfetta per la prima parte della saga. Forse sembrerà un pò complessa ai più, soprattutto quando il cibrido di John Keats entra nel TecnoNucleo a parlare con la IA Ummon. Forse non è così immediato capire le ragioni, la sottigliezza logica dell’universo che ha creato Dan Simmons in questo probabile futuro; ma se ci si sta attenti ogni cosa va al suo posto, a comporre un’affresco della razza umana, tra i suoi pregi e le sue debolezze.

    Resta inoltre il tema centrale del rapporto tra uomo e tecnologia, e della dipendenza che abbiamo sviluppato con le macchine (e che continueremo a sviluppare anche nel futuro di Hyperion).
    Si vedono anche i rinnegati Ouster per la prima volta, solo nominati nel primo volume: invece che ribelli che vogliono distruggere l’ordine dell’egemonia, cominciano ad essere dipinti per quello che sono. Esseri umani che si evolvono secondo il loro habitat e non viceversa, come fa l’Egemonia con la terraformazione dei pianeti ad immagine e somiglianza della vera Terra.

    Citazioni da “La caduta di Hyperion”

    “Il dolore è l’increspatura e la spuma di un’onda che non si frange”

    “La folla ha passioni, non cervello”

    “Non sottovalutate mai, dice Ummon, il potere di qualche perlina e cianfrusaglia e pezzetto di vetro colorato nei confronti di avidi indigeni”

  • Hyperion

    Hyperion

    Hyperion è un romanzo di fantascienza di Dan Simmons pubblicato da Mondadori nel 1993 nella traduzione di G.L. Staffilano, primo dei due romanzi che fanno parte del Ciclo di Hyperion.

    Informazioni su ‘Hyperion’
    Titolo: Hyperion
    Autore: Dan Simmons
    ISBN: 9788834718872
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Fanucci
    Data di pubblicazione: 2011-11-03
    Formato: Paperback
    Pagine: 464
    Goodreads
    Anobii

    hyperion700 anni dopo il XXI secolo l’umanità si è sparsa nella galassia dopo la distruzione della Terra avvenuta a causa di un errore nella sperimentazione di piccoli buchi neri per viaggiare nello spazio in maniera simultanea. 250 miliardi di esseri umani sono sparsi su vari pianeti collegati nella Rete e sotto il governo dell’Egemonia.

    Fuori dalla Rete, ma prossimo ad entrarci, c’è il pianeta Hyperion (così chiamato da un poema incompiuto del poeta inglese John Keats), uno pianeta ricco di anomalie fisiche, magnetiche e temporali, sul quale un demone/mostro, lo Shrike, sembra uscire dalle Tombe del Tempo per uccidere i viandanti che vi si dirigono.

    Mentre l’Egemonia è sull’orlo di una guerra con gli Ouster, esseri umani evolutisi a gravità zero e fuori dalla rete, sette pellegrini vagano verso Hyperion alla ricerca dello Shrike, per motivi personali ma anche per scongiurare la guerra.

    Il romanzo è strutturato come i Racconti di Canterbury, con un racconto per ogni pellegrino che cerca di fare chiarezza su una trama misteriosa e appassionante.

    Hyperion si divide in:

    1. Prologo
    2. Il racconto del prete: l’uomo che si lamentò di Dio
    3. Il racconto del soldato: gli amanti di guerra
    4. Il racconto del poeta: canti di Hyperion
    5. Il racconto dello studioso: il fiume Lete sa di amaro
    6. Il racconto dell’investigatrice: il lungo addio
    7. Il racconto del console: ricordando Siri
    8. Epilogo

    Citazioni da “Hyperion”

    “L’onda d’urto degli eventi si muove nel tempo come un’increspatura in uno stagno”

  • Opus Pistorum

    Opus Pistorum

    Opus Pistorum è un romanzo di Henry Miller pubblicato nel 1983 in Italia da Feltrinelli.

    Informazioni su ‘Opus pistorum’
    Titolo: Opus pistorum
    Autore: Henry Miller
    ISBN: 9788807814730
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2002-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 222
    Goodreads
    Anobii

    opuspistorumIl titolo dell’opera è ambivalente: tradotto dal latino significherebbe “Opera di Miller” (Pistus è il mugnaio, esattamente come Miller in inglese), ma la traduzione migliore sarebbe “opera di chi pesta come in un mortaio”, con evidente allusione al rapporto sessuale.

    Commissionate dal libraio Milton Luboviski di Los Angeles (che poi diventerà grande amico di Miller) che aveva bisogno di materiale da girare ai registi pornografici di Hollywood negli anni ’40, vennero pagate 1 dollaro a pagina visto il grande bisogno di denaro dell’autore, e dovevano essere un suseguirsi di rapporti sessuali sempre più strani e imprevedibili.

    E non sono nient’altro che questo, in effetti: incesti, orge, voyeur, in un susseguirsi sempre più strano e delirante fino ad arrivare alla fine, dove un marito offre al protagonista Alf di fare sesso con la moglie e la figlia di fronte a lui.

    Scritto nel 1941 e battuto a macchina dal libraio in 4 copie, vedrà la pubblicazione solo postuma nel 1983.

    Citazioni da “Opus Pistorum”

    “Chi t’ha scopato fino a poco fa? Importa forse, e te ne ricordi ancora? Son passati sul tuo corpo e sono andati a congiungersi con altri battaglioni e reggimenti che già avevano marciato su di te. Ma io resterò, non mi dileguerò tanto facilmente”.

    “Gran bella cosa, una troia che ride mentre la fotti”

    “In certi momenti non riesco a pensare a nulla di meglio; avere un culo grasso per le mani, una fica in cui ficcare il naso, e una troia arrapata che cerca di sradicarti il cazzo con la lingua. E’ quanto di meglio può chiedere un uomo a questo mondo o in qualsiasi altro”

    “Viviamo in una terra di fantasmi. Il mondo è mezzo morto prima di nascere. La gente sta a cavalcioni della sua vita con un piede nella fossa e l’altro ancora infilato nell’utero… Gli esseri umani non crescono mai e sono vecchi fin dal primo secondo in cui emettono il primo vagito di protesta allorché si trovano allo scoperto e da soli”

    “Io non cerco più di capirle, le donne. Le chiavo e basta. Si risparmia un bel pò di fatica, così. Una donna a scoparla ci impieghi una ventina di minuti. Ma non ti basterebbe una vita per rispondere a tutte le domande che ti poni in quei venti minuti”

    “Io mi guardo allo specchio. Resto la ad ammirarmi il cazzo rizzo per un paio di minuti. Un uomo dovrebbe farsi fotografare quand’è in erezione così, col batacchio da battaglia. E mostrare la foto al principale, quando va a chiedere un aumento di stipendio. E poi, anche, per farla vedere ai nipotini, da vecchio”

    “Perdio, chi manca ad un appuntamento dovrebbe essere messo in prigione. E’ come rubarti dei soldi. E’ peggio che rubarti dei soldi. Ti fan perdere tempo, sciupare la vita. Un’ora qua… Quindici minuti la… Dopo un pò, se fai la somma, sono anni…”