Autore: zorba

  • 28 Maggio 1974

    Alle 10:12, a Brescia, esplode la bomba di Piazza della Loggia.
    Viene individuata la casa di Paolo Maurizio Ferrari (arrestato il giorno prima) a Torino

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  • 27 Maggio 1974

    A Firenze viene arrestato il brigatista Paolo Maurizio Ferrari.

    Nel pomeriggio del 27 Maggio 1974, a Firenze, finisce nelle mani della polizia Paolo Maurizio Ferrari. Da anni conduce vita clandestina, è indiziato per i sequestri di Bruno Labate, sindacalista CISNAL, di Ettore Amerio, dirigente della FIAT e, naturalmente, di Mario Sossi; sulle spalle ha una serie di ordini e mandati di cattura. Un arresto casuale, affermano gli inquirenti. Ma, si dice in questura a Torino, per dare una mano alla fortuna sarebbero occorsi 25 milioni.

    Così il P.M. Caccia ricostruisce l’arresto:

    «Intorno alle 18, personale della questura di Firenze si ricava nella abitazione di tale Resi Rossella, che ospitava Odorizzi Lucia. Nella abitazione si trovava un uomo il quale, constatata la presenza degli agenti, prima di qualunque scambio di parole, si dava alla fuga attraverso alle scale e a un giardino, scavalcava un muretto e tentava di fuggire su una motocicletta; ma veniva arrestato ugualmente dagli agenti. Egli rifiutava di dare le proprie generalità, ma attraverso le impronte digitali veniva identificato in Paolo Maurizio Ferrari».

    Addosso al giovane gli agenti trovano un mazzo di chiavi. Parcheggiata sotto l’appartamento al Campo di Marte c’è una 128, la macchina usata dal Ferrari. Ha la targa falsa, in una tasca della portiera ci sono una patente intestata ad Aldo Vieri, con la foto del giovane, e una fotocopia del «comunicato n. 8» delle bierre sul sequestro Sossi. 

    Viene portato a Torino e interrogato dai magistrati Caccia e Caselli. 

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    27 Maggio 1974
    Paolo Maurizio Ferrari nella foto segnaletica scattata in questura e al momento dell’arresto.
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  • 23 Maggio 1974

    Viene diffuso il Comunicato n°8 sul Sequestro Sossi, dopo la sua liberazione a Milano.
    Il generale Dalla Chiesa comincia a preparare un Nucleo Antiterrorismo dei Carabinieri.

    Invece della solita colazione, caffè e fette biscottate, a Sossi viene dato un sedativo. Poi gli bendano gli occhi con un cerotto, gli infilano grossi occhiali scuri, in capo gli calcano un berretto a visiera; gli restituiscono gli oggetti tolti al momento della cattura, tranne la “ventiquattrore” e le due agende. Prima di spingerlo sul sedile posteriore di un auto gli consegnano un foglio, il comunicato n. 8, intimandogli di farlo giungere al “Corriere della Sera” pena rappresaglie contro il p.g. Coco e il ministro Taviani. Il prigioniero viene avvisato che sarà rilasciato a Milano, ma che la cosa migliore, per lui, è tornare a Genova col primo treno. Ogni sua mossa, lo avvertono, sarà controllata.

    Testo integrale del Comunicato n°8 sul Sequestro Sossi

    “Perché rilasciamo Mario Sossi

    Primo: la Corte d’Assise d’Appello di Genova ha concesso la libertà provvisoria agli 8 compagni comunisti del 22 Ottobre subordinandola a garanzie sulla incolumità e la liberazione del prigioniero; queste garanzie sono state volutamente ignorate da Coco, servo fedele di Taviani e del governo. Coco vorrebbe così costringerci ad un braccio di ferro che si protragga nel tempo, in modo da poter invalidare il preciso significato politico della ordinanza della Corte d’Assise d’Appello. Non intendiamo fornire nessun pretesto a questo gioco. Liberando Sossi mettiamo Coco e chi lo copre di fronte a precise responsabilità: o liberare immediatamente i compagni, o non rispettare le loro stesse leggi.

    Secondo: in ogni battaglia bisogna “combattere fino in fondo.” Combattere fino in fondo in questo momento significa sviluppare al massimo le contraddizioni che in questi 35 giorni si sono manifestate all’interno e fra i vari organi dello stato, e non fornire pretesti per una loro sicura ricomposizione. Questa battaglia ci ha fatto conoscere più a fondo il nostro nemico: la sua forza tattica e la sua debolezza strategica: la sua maschera democratica e il volto sanguinario e fascista. Questa battaglia ha riconfermato che tutte le contraddizioni in questa società si risolvono solo sulla base di precisi rapporti di forza. Mai come ora dunque diventa chiaro il senso strategico della nostra scelta: la classe operaia prenderà il potere solo con la lotta armata. Riconfermiamo che punto irrinunciabile del nostro programma politico è la liberazione di tutti i compagni detenuti politici.”

    Durante il suo ritorno a casa Sossi ha un comportamento assai strano. Durante il viaggio Milano-Genova si nasconde a tutti. Solo poco prima dell’arrivo si rivela a un compagno di viaggio e lo prega di accompagnarlo, avendo paura di rimanere solo. Giunto a Genova, anziché telefonare alla famiglia o alla polizia, telefona a un suo amico medico legale e si fa rilasciare un certificato che attesta la sua sanità mentale. Più tardi dichiarerà: «Non ho telefonato a mia moglie perché il mio telefono è controllato. Non volevo arrivare a casa da solo e per giunta preannunciandomi col risultato di far correre polizia e carabinieri». Per non tornare a casa solo infatti, il giudice si procura la scorta di due amici avvocati, uno dei quali più tardi dirà: «Che forse dovevo servire a parargli una pallottola l’ho pensato più tardi, e mi tremano ancora le gambe». In una conferenza stampa, alla domanda: «Lei ha paura dottor Sossi, lo dice e si vede anche, ma di che ha paura?», così risponde: «Delle BR no». «E allora di chi?» «È una cosa vaga, non posso dire di chi… Forse voi lo capite». Riferisce inoltre «Panorama» che Sossi

    rifiuta la scorta della polizia e esce soltanto se lo accompagnano quattro guardie di finanza che conosce da tempo. Evita di parlare al telefono perché è controllato. Si sposta su un’alfetta blu della Finanza che appena possibile semina le giulie della questura incaricate di pedinarlo.

    Quando dovrà fugare alcuni sospetti sorti sul suo viaggio Milano-Genova e sullo strano comportamento da lui tenuto, fornirà dei testimoni solo in un secondo tempo, chiedendo interrogatori immediati, quasi temesse che chi era in grado di confermare il suo racconto potesse essere fatto sparire. Le sue prime dichiarazioni sono di rispetto per le BR:

    Nessuno mi ha imposto di scrivere messaggi, sono io che ho chiesto di farlo. Non sono mai stato costretto con la violenza a dire cose importanti alle BR. Non ho subito cioè maltrattamenti o torture… Alla fine i rapporti tra me e i due brigatisti erano, se non cordiali, almeno civili.

    Pone anche l’accento sul carattere pedagogico della sua detenzione: per dura che sia stata la drammatica esperienza, è pur sempre un’esperienza, aggiungendo che in una cosa erano assolutamente d’accordo lui e le BR: «Che l’indipendenza della magistratura è un’utopia… questo le BR lo sapevano già. Io l’ho capito in quei trentacinque giorni».

    Sossi arriva in incognito alla stazione di Genova, telefona a un amico, e si fa portare a casa, da dove chiama il collega pretore Gianfranco Amendola. Poi si consegna alla Guardia di finanza, di cui si fida. «Per amore di verità debbo dire che durante la detenzione mi è stato usato un trattamento umano», dichiara. «Non sono mai stato costretto con la violenza a dire alle BR cose importanti, cioè non ho subito maltrattamenti né torture». E dei brigatisti dice: «Li rispetto come nemici di una certa lealtà. Sono però fuori dalla realtà, sono a sinistra di qualunque sinistra. Sostanzialmente sono anticomuniste, nel senso che sono contro il Partito comunista».

    Il procuratore generale Coco afferma che «l’ordinanza di scarcerazione è ineseguibile perché non sono state rispettate le modalità del lo scambio: Sossi è libero fisicamente ma non spiritualmente… Il trauma psichico perdura per un tempo variabile anche dopo la liberazione». Sossi gli replica: «Il dottor Coco è più stanco di me, è anziano, per lui è stato un brutto periodo». Secondo il “Corriere della Sera”, «questi dubbi sull’equilibrio psico-fisico di Sossi sono soltanto l’inizio di una manovra per dichiararlo folle o non sano di mente, e invalidare tutto ciò che egli può aver detto o fatto durante i giorni della prigionia». Il settimanale “L’Espresso” commenta: «L’ultima mossa dei brigatisti, quella di fare arrivare il giudice Sossi sano e salvo a casa, si sta rivelando la più scaltra del loro lungo duello con lo Stato italiano… Se lo avessero ucciso, si sarebbero isolati totalmente… Essi volevano porre l’opinione pubblica di fronte a una nuova drammatica domanda: è giusto reagire alla illegalità e alla violenza fisica di un sequestro con l’illegalità e la violenza della menzogna di Stato? Ci sono riusciti».

    Prima di liberarlo Alberto Franceschini gli dice:

    “Vai Mario, metti giudizio”.

    In effetti, l’operazione Girasole è un clamoroso successo per le BR. Nella città più operaia e antifascista d’Italia, i brigatisti hanno sequestrato, senza spargimento di sangue, un giudice-simbolo della destra reazionaria come Mario Sossi, e minacciando di ucciderlo hanno chiesto e ottenuto dalla magistratura una sentenza di scarcerazione per 8 “detenuti politici”.

    Durante il lungo sequestro (protrattosi per più di un mese senza che le forze dell’ordine siano riuscite a interromperlo), l’ostaggio ha rivelato torbidi retroscena dei vari apparati dello Stato, e i brigatisti li hanno puntualmente divulgati. Infine, mantenendo gli impegni assunti (disattesi invece dallo Stato), hanno liberato il prigioniero incolume, e il ritorno di Sossi sta provocando altre imbarazzanti situazioni.

    Ciò spiega il favore di cui cominciano a godere le BR presso consistenti settori della sinistra operaia, studentesca e intellettuale. Un risultato sociopolitico che sarebbe stato ben diverso se il magistrato prigioniero fosse stato assassinato come pretendeva Mario Moretti.

    Benché sia stato chiaro nella dinamica dei fatti, limpido nella gestione e conseguente nella conclusione, il sequestro Sossi successivamente farà emergere zone d’ombra e gravi ambiguità. Emergerà per esempio che il capo del Sid generale Vito Miceli, in pieno sequestro, ha organizzato una riunione con alcuni suoi stretti collaboratori illustrando un piano per intervenire, piano che presupponeva la conoscenza del luogo dove Sossi era tenuto prigioniero.

    Secondo la testimonianza di un ufficiale del servizio segreto militare presente a quella riunione, il generale Miceli avrebbe voluto «attivare il Sid non per contrastare l’azione dei sequestratori, ma per affiancarla e portarla a un tragico compimento».

    Il generale Miceli voleva attivare il Sid perché il sequestro Sossi avesse un tragico epilogo così concepito: rapire e uccidere l’avvocato Giovambattista Lazagna (ex partigiano genovese, militante dell’estrema sinistra, già implicato nell’inchiesta sui Gap di Feltrinelli); poi, il luogo dove Sossi era detenuto – «“scoperto” da qualcuno che già lo conosceva», cioè la polizia – sarebbe stato «accerchiato e si sarebbe sparato. E dentro avrebbero trovato i cadaveri dei brigatisti, il cadavere di Sossi, e il cadavere di Lazagna».

    Il piano non era stato attuato per le forti perplessità di alcuni degli ufficiali del servizio segreto militare presenti alla riunione. Ma testimonia di come settori di apparati dello Stato fossero impegnati a alimentare il terrorismo e a “pilotarlo”, anziché combatterlo, così da accrescere l’allarme sociale e i conseguenti riflessi politici; per questo
    erano più opportune BR “sanguinarie”, e non solo “dimostrative” e propagandistiche.

    Nel 1981 il brigatista pentito Alfredo Bonavita, impegnato a raccontare ai magistrati la dinamica del sequestro Sossi, elencherà i nomi dei 18 brigatisti che avevano attivamente partecipato all’operazione, ma avrà cura di non citare “Rocco”, cioè l’informatore della polizia Francesco Marra.

    Invece di fare il nome di Marra (che insieme a lui aveva materialmente afferrato Sossi al momento del rapimento), Bonavita tirerà in ballo Mario Moretti (che al sequestro non ha affatto partecipato).

    Un espediente per tenere nascosta l’identità dell’informatore, che infatti resterà “coperto” per molti anni.

    Lo stesso giorno in cui le Br rilasciano Sossi, il 23 maggio 1974, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa incomincia a preparare un Nucleo speciale antiterrorismo dei carabinieri.

    Alcuni giuristi, confrontando la parola delle BR e quella dello Stato, giungono ad amare conclusioni. È il caso di Conso e dell’ex presidente della Corte costituzionale Giuseppe Branca; quest’ultimo dichiara che, mancando alla parola data, quello Stato cui si chiede di essere autorevole finisce col perdere ogni credibilità. Lo Stato non deve attaccarsi a cavilli e usare il potere dei propri organi costituzionali per tenere in galera coloro ai quali, attraverso il potere di altri organi altrettanto costituzionali, ha in precedenza garantito la libertà, concludendo con una domanda allarmante: chi ci garantisce che uno Stato incapace di mantenere oggi la parola data ai delinquenti saprà mantenerla domani ai cittadini onesti?

    Con queste ultime lacerazioni all’interno dello Stato e dell’establishment, le BR ottengono il risultato di prolungare l’effetto della loro azione: giornali, periodici, radio e televisioni fanno a gara a commentare l’onestà delle BR e la disonestà dello Stato. La stella a cinque punte brilla più che mai.

  • 21 Maggio 1974

    Viene diffuso il Comunicato n°7 sul Sequestro Sossi.

    Allo scopo di vanificare le difficoltà frapposte dal governo per la concessione del passaporto, viene fissato come luogo di asilo per i detenuti liberati l’ambasciata cubana presso la Santa Sede.

    Insieme al comunicato viene consegnato un messaggio autografo in cui Sossi assicura di stare bene mettendo così fine a certe voci circa il suo stato di salute:

    “Avuta notizia dell’avvenuta concessione della libertà provvisoria agli imputati del gruppo 22 Ottobre ed avuta notizia della condizione consistente nella garanzia della mia incolumità attuale, confermo di essere in buona salute.”

    Mario Sossi

    Ma il procuratore generale Coco rifiuta di dare esecuzione alla sentenza della Corte di assise d’appello («Prima venga restituito Sossi vivo, poi attueremo l’ordinanza di libertà provvisoria degli otto detenuti»), e Cuba non è disponibile ad accogliere nella propria ambasciata in Vaticano i detenuti scarcerati. La situazione è di fatto paralizzata.

    Ricorderà Franceschini:

    «Ci riuniamo io, Curcio e Moretti, per decidere cosa fare. La situazione è complicata dal fatto che sulla villetta dove teniamo Sossi ogni tanto passa a volo radente un elicottero; poi in quel posto isolato di campagna, sempre deserto, da qualche giorno si vedono spesso degli strani ciclisti, oppure ci arrivano delle coppiette… Ho l’impressione che ci abbiano scoperti, e che ci stiano tenendo d’occhio. Se è così, è probabile che stiano preparando un blitz, e in quel caso ci ammazzeranno tutti – compreso Sossi – come è successo nel carcere di Alessandria.

    Io voglio liberare il prigioniero, perché comunque, politicamente, abbiamo già vinto su tutta la linea; oltretutto, Sossi è così incazzato che diventerà una mina vagante per lo Stato… Invece Moretti vuole che ammazziamo l’ostaggio, subito. Non capisco perché, mi sembra un’assurdità, ma lui insiste, non sente ragioni, così ci scontriamo con durezza. Curcio fa da mediatore, e propone di consultare i responsabili delle varie brigate per conoscere il loro parere.

    Torno alla villetta, e senza perdere un minuto, insieme a Mara e Bertolazzi che la pensano come me, prepariamo il rilascio di Sossi. Lui ci chiede di “truccarlo” perché nessuno lo riconosca, di dargli un documento falso, e di rilasciarlo lontano da Genova: ha il terrore di finire in mano alla polizia o ai carabinieri e di fare una brutta fine… Così lo “trucchiamo”, gli diamo documenti falsi, lo portiamo in macchina a Milano; là gli diamo un biglietto del treno per Genova, una copia del comunicato numero 8, e lo liberiamo. È il 23 maggio»

    Testo integrale del Comunicato n°7 sul Sequestro Sossi

    Comunicato n°7

    Ci vengono chieste garanzie sulla incolumità e sulla liberazione del prigioniero MARIO SOSSI. Rispondiamo che la sua incolumità e la sua liberazione sono garantite innanzitutto dall’esecuzione dell’ordinanza di libertà provvisoria, nonché dal fatto che gli 8 compagni del 22 Ottobre trovino asilo nell’ambasciata cubana presso lo stato della città del Vaticano. Questo affinché sia garantita la loro incolumità, data la posizione assunta dal governo italiano. Riconfermiamo che nelle 24 ore successive alla liberazione dei compagni secondo le modalità indicate, il prigioniero Mario Sossi verrà senz’altro posto in libertà. Questa è la nostra parola.

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  • 20 Maggio 1974

    La Corte d’Assise d’Appello di Genova concede d’ufficio la libertà provvisoria agli otto della 22 Ottobre.

    La corte è composta da due giudici togati e sei popolari, il presidente è Beniamino De Vita.

    Alle 14 arriva la notizia che la decisione è presa. Il sostituto procuratore generale Camillo Moccia, letto il testo, sottoscrive per la presa di conoscenza.

    Testo dell’ordinanza della Procura di Genova per la liberazione dei compagni della XXII Ottobre

    «Premesso che il dott. Mario Sossi, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Genova, rapito con la forza ad opera di ignoti in data 18 Aprile, è tutt’ora in sequestro in luogo sconosciuto; che, attraverso comunicati intestati ad anonime e non meglio precisate Brigate Rosse, fatti pervenire alla stampa e dalla stessa resi pubblici, i responsabili del sequestro hanno fatto conoscere il loro intendimento di non restituire alla libertà il dott. Sossi se non previa liberazione in determinati paesi stranieri dei detenuti Rossi Mario, Battaglia Giuseppe, Viel Augusto, Fiorani Rinaldo, Malagoli Silvio, Maino Cesare, Piccardo Giudeppe e De Scisciolo Aldo, ricorrenti per cassazione avverso le sentenze di condanna pronunciata da questa corte in data 18 e 28 Marzo 1974; che nell’ultimo dei detti comunicati (numero sei), diffusa la sera del 18 Maggio 1974, si afferma che “se entro 48 ore – a partire dalle ore 24 di Sabato 18 Maggio – non saranno liberati gli otto compagni del XXII Ottobre secondo le modalità del nostro comunicato numero 4, Mario Sossi verrà giustiziato”; che la famiglia del dott. Sossi a mezzo del proprio legale avv. Francesco Marcellini, aveva presentato a questa corte, in data 16 Maggio 1974, un esposto nel quale si sollecitava un provvedimento di libertà provvisoria nei confronti dei detenuti più sopra nominati, quale mezzo per ottenere la libertà del proprio congiunto; che, a seguito di tale esposto, nonché del successivo citato comunicato numero 6 delle Brigate Rosse, il presidente di questa corte, con nota 19 Maggio 1974, fatto presente al Procuratore Generale il proprio intendimento di sottoporre d’ufficio all’esame della corte stessa la questione relativa all’applicabilità dell’art. 277 cod. proc. pen., sollecitava il medesimo ad esprimere il parere in merito alla concessione del beneficio. Tutto ciò premesso, e valutata la eccezionale gravità della situazione; considerato il grave e imminente pericolo che incombe sulla vita del dott. Mario Sossi, il cui sequestro perdura ormai da oltre un mese, senza che le indagini per il suo ritrovamento, pur condotte con impegno e dovizia di uomini e mezzi, constino essere ancora approdate a risultati concreti; avvertita l’inderogabile e indilazionabile necessità di impedire l’omicidio del dott. Sossi, omicidio minacciato per le prossime ore, quale ulteriore e più grave conseguenza del sequestro in atto; e più ancora la responsabilità morale di facilitare, se non addirittura incoraggiarne l’esecuzione, attraverso il mancato uso dei poteri attribuiti dalla legge a questa corte; ritenuto che fra tali poteri rientra quello di concedere – anche d’ufficio – la libertà provvisoria ai detenuti suddetti, conformemente a quanto chiesto dai responsabili del sequestro del dott. Sossi, quale condizione per non procedere alla sua uccisione; nonché di concedere il nulla osta per il rilascio agli stessi del passaporto, o documento equipollente, ai fini del loro espatrio, se del caso; P.Q.M. sentito il parere del p.m.; visti gli artt. 277 cod. proc. pen. nel testo modificato dall’art. 2 Legge 15 Dicembre 1972 n. 773; 279 ult. comma cod. proc. pen.; 3 lett. c) L. 21 Novembre 1967 n. 1185; ritenuta la competenza territoriale di questa Corte; concede a Rossi Mario, Battaglia Giuseppe, Viel Augusto, Fiorani Rinaldo, Malagoli Silvio, Maino Cesare, Piccardo Giudeppe e De Scisciolo Aldo, il beneficio della libertà provvisoria, e ordina la scarcerazione degli stessi, se non detenuti per altra causa, subordinatamente alla condizione che sia assicurata la incolumità personale e la liberazione del dott. Mario Sossi. Concede il nulla osta per il rilascio del passaporto, o documento equipollente, ai fini dell’espatrio dei nominati suddetti, se del caso. Manda al cancelliere per la immediata trasmissione della presente ordinanza alla procura generale per quanto in competenza».

    Il nulla osta sul passaporto viene concesso «subordinatamente alla condizione che sia assicurata la incolumità personale e la liberazione del dottor Mario Sossi».

    La decisione dei giudici genovesi scatena furiose polemiche. Il procuratore generale Coco presenta un immediato ricorso in Cassazione contro la sentenza di scarcerazione (ma il ricorso non ne interrompe l’efficacia).

    Il ministro dell’Interno Taviani minaccia le dimissioni, e il presidente del Consiglio Rumor afferma:

    “Lo Stato non abdica e pertanto non verranno compiuti atti che possano significare inammissibili patteggiamenti con un gruppo di criminali che ha lanciato una sfida diretta all’autorità dello Stato”

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  • 18 Maggio 1974

    Viene diffuso il Comunicato n°6 sul Sequestro Sossi.

    Il comunicato viene diffuso alle 20:30, a un mese esatto dal sequestro.

    Per la prima volta si parla di condanna a morte per Mario Sossi, che si rende perfettamente conto che a condannarlo a morte non sono le BR, ma lo Stato.

    In un diario tenuto in carcere e corredato di vignette chiarisce molto bene questa convinzione, chiedendo a Coco e Taviani perché non prendano il suo posto o, in subordine, perché non vadano a fargli compagnia nella “prigione del popolo”.

    Nel frattempo ci sono posizioni divergenti anche tra i detenuti della 22 Ottobre in merito alla loro eventuale liberazione. Alcuni degli avvocati nemmeno presentano l’istanza di libertà provvisoria.

    A porre fine ai dubbi è l’avvocato Marcellini, legale di Grazia Sossi, che presenta in prima persona l’istanza di scarcerazione per i detenuti della 22 Ottobre.

    A questo punto in caso di ordinanza favorevole, soltanto il governo potrebbe impedire il trasferimento all’estero, negando agli otto detenuti il nulla osta per il passaporto.

    Testo integrale del Comunicato n°6 sul Sequestro Sossi

    1. E un mese che Mario Sossi è nostro prigioniero. È un mese che vi guardiamo in faccia. Nessuna maschera può più nascondere il vostro volto disumano e fascista. Abbiamo preso uno di voi e voi lo avete abbandonato. Egli ha ammesso macchinazioni e intrighi a danno dei compagni comunisti del 22 Ottobre e voi avete risposto che è un soggetto psicoflebile. Egli ha denunciato personaggi e responsabilità e voi avete chiesto la censura della stampa e della Rai TV come i peggiori regimi fascisti. È una ributtante ottusità la vostra, e tanta, tanta viltà che non ci consente di rispettarvi neanche come nemici. Ma avete dimostrato soprattutto un’altra cosa: che siete sensibili ad una sola legge, quella della forza. Ed è con quella moneta che intendiamo pagarvi.
    2. Abbiamo prove puntuali e fotocopie di atti istruttori che riguardano il già citato traffico di armi. Mario Sossi ha reso ampia testimonianza su tutto ciò- Inoltre egli ha scritto e sottoscritto un atto di accusa preciso e circostanziato contro chi, oggi, lo ha abbandonato al suo destino. Noi non crediamo alle vostre leggi e lasciamo ai “democratici” le illusioni sulla vostra giustizia. Ma per noi, ciò che egli ha detto e scritto è come un grande specchio in cui compaiono facce note e meno note che non intendiamo dimenticare. Questa battaglia sta ormai per concludersi, ma non la guerra. Presto verrà anche il loro turno.
    3. Alcuni tra gli avvocati dei compagni del 22 Ottobre stanno frapponendo ogni genere di ostacoli alla loro liberazione. È un comportamento che non tollereremo oltre perché questa gente ha venduto i compagni alle varie polizie. Un invito ad essere più precisi ed espliciti verrà accolto!
    4. Alla legge della forza rispondiamo con la ragione e con la forza. Ha sbagliato i suoi calcoli chi ha ritenuto che non avremmo combattuto fino in fondo. Ci assumiamo tutte le responsabilità di fronte al movimento rivoluzionario affermando che, se entro 48 ore – a partire dalle ore 24 di sabato 18 maggio – non saranno liberati gli 8 compagni del 22 Ottobre secondo le modalità del nostro comunicato n. 4,. Mario Sossi verrà giustiziato. Verrà giustiziato per i reati di cui si è reso personalmente responsabile.
    5. Riaffermiamo che, comunque si concluda questa battaglia, punto irrinunciabile del programma politico della nostra organizzazione è la liberazione di tutti i compagni detenuti politici.

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  • 17 Maggio 1974

    Mario Rossi, della XXII Ottobre, fa sapere che accetterebbe con i compagni la libertà e il trasferimento a Cuba.

    Dal penitenziario di Porto Azzurro arriva la notizia che Mario Rossi, leader indiscusso della XXII Ottobre, accetterebbe con i compagni la libertà e il trasferimento a Cuba.

    Nel viaggio dovrebbe accompagnarli un avvocato torinese, Bianca Guidetti Serra. Poi la notizia si precisa: Rossi non pretende niente, ma si rimette alla volontà degli avvocati difensori. 

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  • 16 Maggio 1974

    Il papa Paolo VI invia un telegramma a Grazia Sossi.
    L’Espresso pubblica un’intervista alle Brigate Rosse.

    Assistiamo suo dolore e sue speranze con nostre particolari preghiere, inviando anche per le sue figliole confortatrice benedizione”

    Mentre la presidenza della Repubblica e il Governo sembrano aver condannato a morte Mario Sossi, gli stessi avvocati difensori degli otto della 22 Ottobre appaiono divisi ed indecisi a presentare l’istanza di scarcerazione. Il difensore di Viel per esempio si fa promotore di una singolare iniziativa: gli imputati della 22 Ottobre, in assemblea plenaria alla presenza degli avvocati, dovrebbero rinunciare alla liberazione e nello stesso tempo raccomandare la vita di Sossi alle BR, in cambio della promessa di una revisione del processo.

    Intanto L’Espresso pubblica un’intervista alle Brigate Rosse fatta da Mario Scialoja, che verrà arrestato e interrogato dalle forze dell’ordine sulle modalità dell’incontro con i brigatisti.

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    Testi

  • 14 Maggio 1974

    Mario Sossi manda un messaggio al Presidente Leone (altro…)

  • 12 Maggio 1974

    Si comincia a votare per il referendum sul Divorzio

    (altro…)