Autore: zorba

  • 10 Giugno 1973

    Si chiude a Roma il XII congresso della DC, con l’approvazione di un documento-Fanfani che apre la strada a un ritorno del centro sinistra.

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  • 5 Giugno 1973

    Giacomo Cattaneo viene rilasciato dopo quasi un anno di carcerazione preventiva. (altro…)

  • 17 Maggio 1973

    Strage della Questura di Milano.

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  • 2 Maggio 1973

    Alle 22:30 a Lodi viene distrutta dal fuoco la 128 di Enrico Valenza, dirigente della Gulf. (altro…)

  • Marzo – Aprile 1973

    Prospero Gallinari chiede di entrare nelle Brigate Rosse.

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  • 12 Febbraio 1973

    Un commando delle BR sequestra Bruno Labate.

    A Torino, la mattina, un commando delle BR sequestra il segretario provinciale dei metalmeccanici della CISNAL [il sindacato neofascista, ndr] Bruno Labate, 30 anni.

    Alle 9:30, puntuale, Bruno Labate esce da casa, in Via Biamonti 15, nella zona di Borgo Po. Deve recarsi alla sede del sindacato, sull’altra sponda del Po, in centro. Ha percorso soltanto pochi metri quando, all’incrocio con Via Lanfranchi, di fronte al cinema «Ritz d’essai», è raggiunto da due uomini che lo hanno seguito dal momento in cui ha chiuso il portone.

    Aggredito, percosso, caricato a forza su un furgone, trasportato in un covo e interrogato per quattro ore (registrate dalle BR che ne utilizzeranno alcuni stralci per un volantino “Guerra ai fascisti nelle fabbriche torinesi”), Labate viene poi rapato, fotografato con un cartello appeso al collo, bendato, “imbavagliato” da un nastro adesivo, ritrasportato e abbandonato legato a un palo dell’illuminazione di fronte all’ingresso della Fiat Mirafiori.

    Sul cartello c’è scritto:

    Questo è Bruno Labate segretario provinciale della CISNAL pseudo sindacato fascista che i padroni mantengono nelle fabbriche per dividere la classe operaia, per organizzare il crumiraggio, per mettere a segno aggressioni e provocazioni, per infiltrare ogni genere di spie nei reparti. Lo rimettiamo in libertà e senza braghe per sottolineare ad un tempo il ribrezzo che incutono i fascisti e la necessità di colpirli ovunque, duramente, con ogni mezzo fino alla completa liberazione delle nostre fabbriche e dei nostri quartieri. Guerra al fascismo di Andreotti e di Almirante.

    Un volantino firmato BR lasciato sul posto in molte copie rivendica la paternità dell’accaduto, e insiste sulla necessità di «organizzare la resistenza proletaria sul terreno della lotta armata».

    Stralcio del volantino lasciato ai piedi di Bruno Labate

    Il fronte padronale sta portando a fondo il suo attacco alle lotte operaie e studentesche, all’unità e alle organizzazioni del movimento rivoluzionario.

    […]

    Le forze politiche dell’arco costituzionale «condannano» unite «ogni manifestazione di violenza da qualunque parte essa provenga»; dietro a tutti i padroni manovrano i fili di questa grottesca rappresentazione della «democrazia da salvare». Così, anche se alcuni strillano, come sempre succede nei momenti difficili, che la violenza è «sempre» un male senza voler distinguere la violenza dell’oppressore da quella dello schiavo, sempre più si fa largo, tra le forze che lottano, la convinzione che ormai è urgente organizzare la resistenza proletaria sul terreno della lotta armata. Questa è la parola d’ordine che le Brigate Rosse raccolgono dal movimento di classe e rilanciano al movimento rivoluzionario. I nuclei armati delle Brigate Rosse nelle fabbriche e nei quartieri già combattono insieme alle avanguardie proletarie in questa prospettiva.

    […]

    Lo abbiamo sequestrato alcune ore per fargli domande in merito alle responsabilità sue e di alcuni dirigenti FIAT nella «tratta dei meridionali» assunti tramite la CISNAL; alle responsabilità sue nell’organizzazione di provocazioni attuate dai fascisti in combutta con i carabinieri o con i poliziotti; all’organizzazione del crumiraggio in cui capi e capetti di Agnelli e fascisti di Almirante si dividono i compiti; alle responsabilità sue e della CISNAL nell’organizzazione della rete di spionaggio nei reparti che ha condotto al licenziamento di numerose avanguardie; ai suoi incontri con il ministro del lavoro, visto che la CISNAL, anche se sottobanco, viene fatta partecipare alle trattative.

    Quando alla fine del turno di mattina, gli operai escono dalla Mirafiori, si trovano davanti un uomo incatenato, muto e immobile. Gli si fanno intorno, leggono sorpresi il cartello che ha appeso al collo. Ma non osano avvicinarsi.

    Due giorni dopo, un altro volantino BR intitolato «Guerra ai fascisti nelle fabbriche torinesi» riproduce l’interrogatorio di Labate sulla consistenza numerica della CISNAL alla Fiat, sulle collusioni tra CISNAL e dirigenza aziendale, su assunzioni preferenziali di segnalati dalla CISNAL e, in generale, sulle violenze fasciste nello stabilimento.

    Stralcio del volantino ‘Guerra ai fascisti nelle fabbriche torinesi’

    Nella sinistra si solleva, anche con prove documentarie, il problema delle assunzioni combinate fra la FIAT e la CISNAL allo scopo di infiltrare nei reparti una massa di manovra docile esecutrice di un vasto disegno antioperaio. Visto che il Labate è uno dei responsabili fascisti di questo sporco «giro», abbiamo chiesto direttamente a lui come si svolgono le cose.

    A domanda, Bruno Labate, risponde: «Gli accordi più importanti passano attraverso il partito (MSI) ed è direttamente l’On. Abelli Tullio che se ne occupa. È attraverso il suo interessamento che le domande passano all’ufficio assunzioni dove c’è il dott. Negri che le promuove. A livello di sezioni sono alcuni capi del personale che si interessano affinché quegli operai che noi raccomandiamo vengano assunti nelle sezioni FIAT da noi indicate. Qualche nome?… Beh, il cav. Amerio… per le carrozzerie prima c’era il dott. Annibaldi e adesso il rag. Cassina; per le meccaniche il dott. Dazzi; per Rivalta il dott. Audino».
    «Chi di voi, in particolare, si interessa di questa faccenda?»
    «È un compito dei capigruppo aziendali.»
    «E cioè?»
    «Angelo Trivisano per Mirafiori; Ritota Piero per le carrozzerie; Benetti Giuliano per le meccaniche; Gabriele Mazza per le ausiliarie; Antonio Barone per la ricambi; Domenico Polito per l’Osa Lingotto».
    «Avete affermato ad un settimanale di destra di essere in molti a Mirafiori o comunque alla FIAT. Siete davvero convinti di queste affermazioni?»
    «Beh… no, non è che uno sia convinto logicamente… ma cercate di capire che è un giornale… un giornale ha sempre delle esigenze propagandistiche… e poi sono loro, quelli del giornale, che hanno scritto quelle cifre…»
    «D’accordo, allora visto che non siete poi così tanti, vogliamo sapere chi sono i vostri attivisti, i vostri responsabili alla FIAT. Cominciamo da Mirafiori».
    «Responsabile per Mirafiori è Angelo Trevisano, che lavora alle carrozzerie. È responsabile da quando è stato eletto membro di CI nel ’68, che allora era per una un’unica sezione: Mirafiori. Poi ci sono Giuliano Benetti per le meccaniche e Ritota Piero per le carrozzerie che sono i responsabili dei rispettivi gruppi di sezione».
    «E chi sono i vostri attivisti alle carrozzerie?»
    «Non me li ricordo… non so se…»
    «Fai uno sforzo che tanto abbiamo tempo! (E lo sforzo lo ha fatto. Anzi, dobbiamo dire che la memoria lo ha sorretto bene se si fa eccezione di alcuni nomi che del resto è stato possibile ricostruire utilizzando l’indirizziario che gli è stato sequestrato insieme a una borsa di documenti. L’indirizziario contiene un centinaio di nominativi coi rispettivi numeri di telefono.) Allora, chi sono i vostri attivisti alle carrozzerie, oltre Trivisano e Ritota?»
    «Beh,… c’è Ciglioni Giuseppe, poi i due fratelli Dademo… uno si chiama Antonio e l’altro Francesco… poi c’è Obino Nicola… Romagnoli Sergio… ah sì, Conteduca, e Migliaccio, che sono stati appena nominati… c’è Giacomini Pasquale… Manganiello… Poi c’è Santangelo Luigi… poi ci sono altri iscritti, ma…»
    «Allora passiamo alle meccaniche. Oltre a Benetti, chi sono i più importanti attivisti fascisti?»
    «Alle meccaniche saremo una ventina. C’è il cav. Ferraris, c’è Cortosi Nunzio… poi Tarullo Rocco, ci sono Scavuzzo Vito e Antonio Caruso… poi c’è Rega, che credo si chiami Antonio… Barillaro non mi ricordo come si chiama… direi una bugia… Del Sarto che era capogruppo prima di Benetti… poi c’è Alderucci… Farruggio Giuseppe».
    «E Masera, quel fascista che fa il saluto romano quando passano i cortei?»
    «Io conosco un Masera che è capo reparto delle pulizie, ma non è nostro. Dev’essere di Iniziativa Sindacale».
    «Ora passiamo alle presse. Qui c’è quel gruppetto di provocatori che si è reso recentemente responsabile di una aggressione di fronte alla porta 17. Cos’hai da dire a questo proposito?»
    «…uno non era dei nostri…»
    «Allora dicci gli altri, i vostri».
    «Erano Greco, Mangiola e Meo, tutti e tre RSA. Greco si chiama Antonio, Mangiola credo si chiami Saverio e Meo si chiama Cosimo».
    «C’è qualcun altro alle presse, no?»
    «Beh, sì, c’è il ragionier Festa… Wilson Festa e anche Filippo Greco…»
    «Parliamo adesso delle ausiliarie. Quanti siete e chi è il vostro capogruppo?»
    «Gabriele Mazza».
    «E quali sono gli altri vostri attivisti?»
    «Pochi veramente: praticamente solo lui.»
    «Sentiamo allora al Lingotto chi sono i vostri rappresentanti.»
    «…ma non mi ricordo tutto. Come faccio… Dunque c’è Polito Domenico e anche suo figlio Filippo, poi ci sono Stefano Oldano… c’è Serchimich Stefano.»
    «E Scattaglia te lo dimentichi?»
    «Parlate di Fabrizio Scattaglia? Adesso non è più al Lingotto, ma lavora a Palazzo Marconi all’ufficio del personale…»
    «E alla Motori-Avio?»
    «Lì c’è Paolo Sissia, di altri non ne conosco.»
    «E alla ricambi come stanno le cose?»
    «Ve l’ho già detto: c’è Barone, mi sembra Antonio Barone. Lui è il capogruppo, ma in pratica fa tutto lui. Sono due o tre in tutto. Ma la situazione, lì, è di smobilitazione.»
    «E alle ferriere?»
    «È Sebastiano Palma che ci rappresenta, ma anche lì…»
    «Adesso parliamo di Rivalta, sentiamo qualcosa di Rivalta.»
    «Lì c’è un gruppo aziendale di una trentina di persone, forse un po’ meno. Devo premettere che questi li conosco meno perché essendo decentrata vedo qualcuno solo alle riunioni che facciamo una volta al mese. Loro si riuniscono alla sezione interna. È Guicciardino Giuseppe principalmente che tiene i contatti con noi… Gli altri hanno meno possibilità di frequentare il nostro sindacato perché abitano distanti. Di nomi non ne ricordo molti… tra gli impiegati c’è Ugo Ugolini… altri nomi che mi ricordo… Michele Tancredi, Enrico Di Loreto, poi Mattana, che si chiama Ugo. »
    «Avete dichiarato ad un giornale fascista che avete rappresentanze in diverse piccole fabbriche. Dicci un po’ chi vi rappresenta in queste fabbriche e in quali. »
    «Beh, sono rappresentanze fittizie… più sulla carta che altro. Alla Viberti, per esempio, c’era uno, Leccese, che da diversi mesi è in malattia e che in questi giorni va in pensione o è già andato… ma data la distanza non è che si svolgesse un’attività particolare… »
    «Allora sono frottole quelle che hai raccontato a quel giornale fascista? »
    «Insomma, volevo dire che sono accreditate le nostre rappresentanze in alcune aziende, nient’altro… »
    «In quali, per esempio?»
    «Alla Westinghouse, dove ci sono i due fratelli Caputi, Gaetano e Vincenzo; alla Pininfarina, lì il capogruppo è Aldo Tropea… c’è anche Trevisan… Bugnone è quasi un anno che non è più rappresentante… Ma anche lì la situazione… »
    «E alla Singer di Leinì?»
    «Per noi la situazione fa capo a Vattimo Lorenzo. Anche suo fratello Francesco è del sindacato. Poi ci sono alcune altre persone, la moglie di Lorenzo, qualche altro, ma è una situazione agli inizi…»
    «E nelle piccole fabbriche, cosa avete?»
    «Niente, niente. Non abbiamo rappresentanze sindacali costituite. Una volta avevamo uno anche all’Abarth, ma ora in pratica non abbiamo più nessuno, è solo sulla carta… lì c’è una situazione un po’ particolare…»
    «Non avete rappresentanze ma avete rapporti con qualcuno, no?»
    «Con l’ing. Bosio della Efel; col dott. Molinari alla Cromodora; col dott. Damato Fulvio alla Elcat; con il ragionier Gallo alla Safe; con Finessi alla Amp Italia; con Adamo alla Sait.»
    «Anche se sottobanco, la CISNAL viene fatta partecipare alle trattative. Devi dirci chi di Torino partecipa e in rappresentanza di chi.»
    «In rappresentanza di chi mi sembra inutile dirlo. Comunque per adesso sono andato solo io a Roma.»
    «Vi incontrate di nascosto, naturalmente!»
    «Con noi tratta anche la CISAL, che è un’altra organizzazione… diciamo un po’… No?… »
    «Un po’ cosa, fascista?»
    «Un po’ di destra, insomma. »
    «Chi alla Federmeccanica pensa sia opportuno discutere con voi?»
    «Le prime volte ci siamo incontrati con Valle che è il direttore, poi è venuto Mortillaro, che credo sia il vicedirettore per gli affari sindacali e qualche altro di cui non so il nome. »
    «Con chi avete avuto incontri a Roma?»
    «In sede ministeriale ci siamo incontrati col prof. Guerrieri, con il dott. Pirri e col sottosegretario De Cocci… Il ministro non lo abbiamo ancora incontrato. »

    Non lontano dagli stabilimenti FIAT è rintracciata la 1100 «familiare» di color chiaro usata per il rapimento. Sul vetro di un deflettore viene rilevata un’impronta incompleta ma nitida. Viene inviata al gabinetto scientifico dei Carabinieri a Roma, ma non risulta schedata. Pochi giorni più tardi, invece viene il responso dal gabinetto della scuola superiore di PS: è di Paolo Maurizio Ferrari, 28 anni, nato a Modena, residente a Grosseto ma domiciliato a Torino, è ex operaio della Pirelli Bicocca. Le sue impronte sono state schedate l’anno prima in occasione delle indagini sulla morte di Feltrinelli; prima viene sospettato di far parte del gruppo dell’editore, poi di essere un brigatista, poi viene rimesso in libertà dopo quattro giorni.

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    Da “La notte della Repubblica: la nascita delle Brigate Rosse”

  • 15 Gennaio 1973

    Le Brigate Rosse irrompono in una sede dell’UCID.

    Il 15 gennaio un gruppo di brigatisti armati e mascherati – fra i quali c’è l’informatore della polizia Francesco Marra – fa irruzione nella sede dell’UCID (Unione cristiana imprenditori dirigenti, legata alla destra DC), nel centro di Milano.

    Legano e imbavagliano il segretario dell’associazione, Giulio Barana di 50 anni,  rubano documenti e schedari degli iscritti, dopodiché fuggono lasciando sul posto un volantino di rivendicazione con scritto:

    «In questa situazione vogliamo dimostrare come la DC non sia soltanto lo strumento che per trent’anni ha sorretto fedelmente il potere dei padroni, ma sia essa stessa una mostruosa macchina di oppressione e sfruttamento. Infatti oltre ai fascisti assassini di Almirante operano, ugualmente pericolosi, i fascisti in camicia bianca di Andreotti: coloro che in fabbrica ci controllano, ci schedano, ci licenziano, che fuori parlano di libertà e di democrazia ma che in realtà organizzano la più spietata repressione antioperaia.
    Contro tutti questi nemici i proletari hanno cominciato a organizzarsi per resistere, riaffermando che risponderanno al sopruso con la giustizia proletaria, alla violenza dei padroni con la lotta rivoluzionaria degli sfruttati. Contro i fascisti assassini di Almirante, contro il fascismo in camicia bianca della DC di Andreotti, i proletari costruiranno la resistenza armata!».

    Quando stanno per andarsene entra Claudio Massazza di 20 anni. È il commesso di una salumeria che doveva consegnare un pacco in un’abitazione vicina ma, distratto, ha infilato il portone sbagliato. Prima di rendersi conto di quel che accade è afferrato e immobilizzato.

    Il gruppo quindi si allontana indisturbato.

    Benché incruenta, l’irruzione brigatista all’Ucid suscita scalpore. Il “Corriere della Sera” gli dedica un’intera pagina di cronaca. Ne scrive anche il quotidiano comunista “Il manifesto” (che fino a quel momento ha censurato col silenzio le azioni brigatiste): ma per mettere in dubbio «che il commando appartenga alle BR», e per esprimere i «dubbi che già da tempo esistono sulla stessa esistenza delle BR».

    Questa attenzione verso l’azione delle Brigate Rosse è dovuta alla giornata di tensione vissuta dai cittadini di Milano: una bomba era scoppiata davanti alla sede del gruppo neofascista di Avanguardia Nazionale in Via Adige, 4; un altro ordigno sventra alle 3:15 la serranda a maglie della sede del MSI in Viale dei Mille a Lambrate; una bomba a miccia lenta devasta il Caffè Motta in Piazza San Babila, cuore nero di Milano.

    Il sostituto procuratore Guido Viola esprime perplessità su questa azione, considerando che in quel momento le BR hanno trenta militanti in libertà provvisoria, dieci latitanti e due capi in attesa di scarcerazione che «debbono rispondere di reati ben precisi». Possibile che non si rendano conto di peggiorare la loro situazione? Intanto i sindacati, unitariamente, emettono un duro comunicato in cui l’impresa è definita criminale e inquadrata nella strategia della tensione. «L’Unità» è sulla stessa lunghezza d’onda, parlando di «gravi provocazioni a Milano per ricreare un clima di tensione». Dopo aver ricordato che il Barana è padre di sei figli, conclude ammonendo che «in vista del congresso fascista di Roma maggiore deve essere l’unità antifascista per combattere e vincere le forze eversive».

    E le varie forze politiche? Mentre il Partito Liberale chiede a gran voce maggiori mezzi per polizia e carabinieri, i socialisti non fanno uscire neanche un rigo su l’«Avanti!», imitati da Avanguardia Operaia, nel cui «Quotidiano dei lavoratori» non si trova traccia dell’episodio. Da parte sua, «il Manifesto» per la prima volta dà un qualche rilievo alle BR, per metterne però in dubbio la stessa esistenza, mentre «Lotta continua», dopo aver colto l’occasione per polemizzare con «il Manifesto» sul tema della violenza, critica le «velleità delle BR», anche se un mese dopo ritornerà sull’azione contro l’UCID rivedendo la propria posizione rispetto a quella presa in occasione del sequestro Macchiarini. Ma per le BR, che valore aveva questa azione? La “perquisizione” all’UCID è un segnale preciso nella fase della propaganda armata, perché rappresenta il primo atto diretto contro il vero nemico: la Democrazia Cristiana, di cui bisogna smascherare la vera natura reazionaria. In questa ottica vanno lette altre azioni immediatamente successive, quali quelle a Torino contro il Centro Sturzo, e l’altra a Milano contro il democristiano di destra Massimo De Carolis.

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  • 17 Dicembre 1972

    Vengono distrutte sei auto a Torino dalle Brigate Rosse. (altro…)

  • 26 Novembre 1972

    A Torino vengono distrutte o danneggiate nove auto dei sindacalisti della CISNAL. (altro…)

  • 29 Settembre 1972

    Marco Pisetta scrive il memoriale sulle Brigate Rosse.

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