Categoria: Radici

Insieme delle recensioni dei libri che ho letto e che sono tuttora presenti nella mia libreria virtuale. Perch

  • Una spia nella casa dell’amore

    Una spia nella casa dell’amore

    Una spia nella casa dell’amore è un romanzo di Anaïs Nin scritto nel 1954 e tradotto da Delfina Vezzoli nell’edizione di Bompiani nel 1979.

    Informazioni su ‘Una spia nella casa dell’amore’
    Titolo: Una spia nella casa dell’amore
    Autore: Anaïs Nin
    ISBN: 9788845240478
    Genere: Erotico
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 1999-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 252
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    Una spia nella casa dell'amoreCome molti altri scritti di quella che è considerata una tra le maggiori autrici della letteratura erotica del Novecento, in questo romanzo la protagonista è una donna molto sfaccettata, complessa, al di fuori del suo tempo e del suo spazio, che soffre la ristrettezza del matrimonio e della vita borghese in generale del secondo dopoguerra.

    Sabina è una donna sposata che si descrive quasi come schizofrenica; innamorata del marito, non riesce però a restargli fedele e crea nella sua mente altre identità che le permettono di avere molti altri uomini.

    In fondo la trama è tutta qui, anche se non è sicuramente la trama ad essere il centro della narrazione.

    Un romanzo molto introspettivo e descrittivo, che ho trovato molto difficile da leggere non tanto per lo stile ma per quanto è complesso il vero argomento trattato: l’animo femminile nelle sfaccettature ribelli di una donna che anticipa i tempi.

    Citazioni da “Una spia nella casa dell’amore”

    “Quando i loro corpi ancora frementi giacevano fianco a fianco, c’era sempre silenzio, e in questo silenzio ciascuno incominciava  a tessere trame di separazione, a dividere ciò che era stato  unito, a restituire all’altro quello che per un attimo era stato egualmente condiviso.”

    “Fu proprio vedendo la vita delle spie che si rese conto  pienamente che la tensione in cui viveva ogni momento era uguale alla loro, la stessa paura di compromettersi, di dormire troppo profondamente, di parlare nel sonno, di essere trascurati nell’accento e nel comportamento, lo stesso bisogno di pretesti  continui, di scuse inventate sui due piedi, di giustificazioni della propria presenza in un posto o in un altro.
    Era sicura che avrebbe potuto offrire i suoi servigi ed essere di grande valore in quella professione.
    Io sono una spia internazionale nella casa dell’amore.”

    “Ho dormito con la guerra, una volta ho dormito tutta notte con la guerra. Ho riportato profonde ferite di guerra sul mio corpo, come a voi non è mai successo, un fatto d’arme per cui non sarò mai decorata!”

    “In tempo di guerra l’odio confondeva tutti i valori, l’odio cadeva sulle cattedrali, sui quadri, sulla musica, sui libri rari, sui bambini, sui passanti innocenti.”

    “Tutto poteva essere riutilizzato salvo gli artisti. Come si fa a riconvertire gli sconvolgitori dell’ordine passato e presente, i  dissenzienti cronici, gli spodestati del presente, i lanciatori di bombe atomiche della mente, delle emozioni, che cercano di  generare con sconvolgimenti continui nuove forze e un nuovo ordine mentale?”

    “Nella vita della città non c’è momento più squallido di quello in cui si sovrappongono le frontiere tra chi non ha dormito tutta  notte e chi sta andando al lavoro.”

  • Paura e disgusto a Las Vegas

    Paura e disgusto a Las Vegas

    Paura e disgusto a Las Vegas è un libro auto-biografico (o quasi) di un viaggio ai confini della realtà fatto dall’autore, il giornalista sportivo Hunter S. Thompson alla volta della città omonima, pubblicato nel 1996 da Bompiani (negli Stati Uniti nel 1971) insieme alla divertentissima Piccola enciclopedia psichedelica.

    Informazioni su ‘Paura e disgusto a Las Vegas’
    Titolo: Paura e disgusto a Las Vegas
    Autore: Hunter S. Thompson
    ISBN: 9788845243486
    Genere: Autobiografico
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2000-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 269
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    paura e delirio a las vegasL’autore, insieme al suo avvocato Oscar Zeta Acosta, viene incaricato dal suo giornale di scrivere una recensione di una famosissima corsa automobilistica che si svolge a Las Vegas, il luogo cult del sogno americano a basso costo. Sarebbe un viaggio fantastico per chiunque, almeno se non si avesse intenzione di affrontarlo con una Chevrolet decappotabile rossa il cui bagagliaio è pieno di ogni droga possibile e sperimentata dalla cultura psichedelica degli anni Settanta.
    In questo caso il viaggio potrebbe essere un delirio allucinatorio dal quale è praticamente impossibile uscire sani di mente.
    E, una volta superata la recensione della corsa… Un bell’articolo sulla riunione annuale dei pubblici ministeri contro la droga?

    Un libro divertente e sboccato, reso celebre dal film cult del 1998 di Terry Gilliam “Paura e delirio a Las Vegas” con Benicio Del Toro, Johnny Depp e un’allucinata Christina Ricci.

    In effetti l’unico problema (e l’unico grande merito della pellicola) è che le due produzioni sono molto molto simili; la sceneggiatura è perfettamente ricalcata dalla trama del romanzo.

    Citazioni da “Paura e disgusto a Las Vegas”

    “Questo è il maggior vantaggio dell’etere: ti fa comportare come lo sbronzo del villaggio di qualche antico romanzo irlandese… Perdita totale di ogni più elementare abilità motoria: vista offuscata, niente equilibrio, lingua insensibile – interruzione di ogni rapporto tra il corpo e il cervello. Quel che è interessante è che il cervello continua a funzionare più o meno normalmente… cioè puoi osservarti mentre ti comporti in quel modo tremendo, ma non puoi farci nulla.”

    “La Storia è difficile da conoscere, per via di tutte le stronzate che ci aggiungono, ma anche senza essere sicuri di cosa dice la Storia pare del tutto ragionevole pensare che ogni tanto l’energia di un’intera generazione si concentri in un lungo bellissimo lampo, per ragioni che sul momento nessuno capisce – e che mai spiegheranno, retrospettivamente, ciò che è veramente accaduto.”

    “Non avrebbero avuto nessuna pietà. Infiltrarsi tra gli infiltrati equivaleva ad accettare il destino di tutte le spie: “Come sempre, se voi o altri membri della vostra organizzazione verrete catturati dal nemico, il segretario negherà ogni relazione ecc.”
    No, era troppo. Il confine tra follia e masochismo era già abbastanza confuso; era arrivato il momento di farsi da parte… ritirarsi, sì, inchinarsi, fare marcia indietro e rinnegare se stessi, per così dire. Perché no? In ogni lavoro arriva il momento o di smettere di perdere o di incassare le vincite – a seconda dei casi.”

    “Una generazione di sciancati permanenti, di cercatori falliti, che non è mai riuscita a capire l’originaria menzogna che la cultura lisergica ha ereditato dai vecchi mistici: la disperata supposizione che qualcuno — o perlomeno qualche forza – custodisse la Luce alla fine del tunnel.”

  • L’anello intorno al sole

    L’anello intorno al sole

    L’anello intorno al sole è un romanzo di fantascienza scritto da Clifford Simak nel 1952.

    Informazioni su ‘L’anello intorno al sole’
    Titolo: L’anello intorno al sole
    Autore: Clifford D. Simak
    ISBN: A000107915
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori
    Data di pubblicazione: 2008-06-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 360
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    l'anello intorno al soleUno scrittore di provincia, Jay Vickers, viene incaricato da un’associazione governativa di indagare sulla comparsa sul mercato di numerosi prodotti che stanno mandando in rovina l’economia mondiale, come lamette che non perdono mai il filo, lampadine eterne o accendini senza ricarica. Ma è quando viene messa in vendita l’automobile eterna ad un prezzo ridicolo, che il governo si preoccupa seriamente e non sa più che pesci pigliare…

    Una storia ben scritta e molto originale per il genere di fantascienza; come molti libri di Simak c’è molta poca tecnologia futuristica e molta più analisi sociologica e psicologica nella trama del romanzo. Le atmosfere, soprattutto nella realtà parallela che si troverà ad esplorare il protagonista, sono bucoliche e rilassate come non ci si aspetterebbe di trovare in una storia che parla di androidi e replicanti.

    Citazioni da “L’anello intorno al sole”

    “La gaiezza non bastava più, il cinismo si era esaurito, la disinvoltura non era mai stata altro che una difesa temporanea. Perciò adesso la gente cer-cava la droga della finzione, e ciascuno si identificava con un’altra vita e con un altro tempo e  un altro luogo… al cinema o alla televisione o nel movimento Finzionista. Ed erano quelli che erano più forti, quelli che non cercavano un sollievo nella violenza o nella droga vera. Perché, fino a quando eri qualcun altro, non avevi bisogno di essere te stesso. Ed era spaventosamente difficile, e sconvolgente, essere se stesso.”

    “Il mondo che hanno costruito, […] non è molto bello, sa. È stato costruito con troppo sangue e troppa infelicità, e troppe ossa mescolate nella calce. Nel corso di tutta la sua storia non c’è quasi stato un anno in cui non vi sia stata, in qualche angolo della Terra, la violenza… ma cosa dico, un anno? Un mese, un giorno. E non parlo della violenza del singolo, non parlo della violenza che è propria delle cose di ogni giorno, parlo di quella organizzata, ufficiale.
    Ed era vero, si disse Vickers. E davanti agli occhi della sua mente sfilavano visioni di eserciti in assetto di battaglia, di poliziotti infagottati e armati come misteriosi abitanti di altri mondi, di sangue sparso nelle strade, di scontri e lotte e sangue, sangue senza fine”.

    “La gente finalmente sapeva. Era stato detto a tutti… che esistevano quelli che Crawford aveva chiamati i mutanti.
    E tutti odiavano i mutanti. Evidentemente, coloro che avevano parlato avevano parlato bene. Ma non c’era molto da stupirsi, in fondo. Era logico che la gente odiasse i mutanti. Li odiavano, perché l’esistenza dei mutanti faceva di loro degli umani di seconda classe, perché erano degli uomini di Neanderthal invasi all’improvviso da un popolo strano che andava in giro armato di arco e di frecce.”

    “Dietro a tutto, dietro la facciata della civiltà, il presente stava in agguato nella caverna, per impedire l’avvento del futuro”.

    “Una catena interminabile di mondi, uno dietro l’altro. Un anello intorno al sole”

    “Persino lì, nel cuore della nazione, tra le fattorie e i piccoli villaggi e nei ristoranti sui bordi della strada, ribolliva l’odio. E questo, si disse, dava la misura della cultura edificata sulla Terra… Una cultura fondata sull’odio e su un orgoglio terribile e sul sospetto verso tutti coloro che non parlavano la stessa lingua, non mangiavano lo stesso cibo o non si vestivano allo stesso modo. Era una cultura meccanica e sghemba di macchine sferraglianti, un mondo tecnologico che poteva fornire comodità animalesche, ma non la giustizia umana e neppure la sicurezza. Era una cultura che aveva lavorato i metalli, manipolato l’atomo, domato le sostanze chimiche, e aveva costruito utensili e strumenti complicati e pericolosi. Aveva concentrato la propria attenzione sugli aspetti tecnologici, ignorando quelli sociologici, e così un uomo poteva premere un bottone e distruggere una città lontana senza neppure conoscere la vita e le abitudini e i pensieri e le speranze e le convinzioni delle persone che aveva ucciso.
    Sotto la superficie lucida si poteva udire il rombo minaccioso delle macchine, e gli ingranaggi e i pignoni, la cinghia di trasmissione, il generatore, senza il lievito della comprensione umana, erano le avanguardie del disastro.”

    “Ma anche se alcuni si aggrappavano ancora al sogno profumato, ve n’erano altri, quelli come George, gli «attivisti», disposti a battersi per la promessa che intuivano nella seconda terra, e ogni giorno sarebbero stati più numerosi quelli disposti a riconoscere la promessa e a lavorare per realizzarla.
    Avrebbero diffuso la buona novella e sarebbero fuggiti davanti alla polizia al suono delle sirene, e si sarebbero nascosti nelle cantine buie, per uscirne di nuovo quando la polizia se ne fosse andata.”

    “-Fanno sul serio, Ann-
    -Ma sono umani, Jay. Come noi-
    -Non come noi- disse Vickers.-Sono soltanto umani. Questo è il loro guaio. Essere umani, oggi, non è sufficiente-“

  • Il cannocchiale d’ambra

    Il cannocchiale d’ambra

    Il cannocchiale d’ambra è il terzo ed ultimo volume della saga “Queste oscure materie” scritta da Philip Pullman e pubblicato da Salani nel 2000.

    Informazioni su ‘Il cannocchiale d’ambra’
    Titolo: Il cannocchiale d’ambra
    Autore: Philip Pullman
    ISBN: 9788884513298
    Genere: Fantasy
    Casa Editrice: Salani
    Data di pubblicazione: 2003-11-01
    Formato: Copertina Rigida
    Pagine: 458
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    Il cannocchiale d'ambraIn questo libro la vicenda volge alla conclusione: la ribellione di Lord Asriel contro il cielo e l’angelo Metatron, che governa in nome di dio, è aperta.
    Ci si prepara alla battaglia finale, in cui si scoprirà se gli esseri umani riusciranno a liberarsi del giogo della divinità e dei suoi ministeri in terra.

    Ritroviamo tutti personaggi dei libri precedenti, con qualche significativa aggiunta, come i Gallivespiani, piccoli esseri che fungono da spie di Lord Asriel presso il Magisterium e soprattutto i Mulefa, strani esseri animali dotati di ruote vegetali che vivono in perfetta simbiosi con il loro ecosistema e in grado di vedere la polvere. Con loro vivrà per un periodo Mary Malone, la scienziata del mondo di Will, che costruirà uno strumento in grado di vedere la polvere, il cannocchiale d’ambra.

    Giunge così a conclusione una delle prime saghe fantasy che solo gli atei e gli agnostici riescono a godere appieno. Se Marx, Freud e Nietzsche fossero vivi sarebbero fieri di Philip Pullman.

    Citazioni da “Il cannocchiale d’ambra”

    “Nessuno ci guadagnerà. Non c’è nessuno che si crucci, che mi condanni, che mi benedica se sarò una brava ragazza, nessuno che mi punisca se sarò viziosa. Il paradiso era deserto. Non sapevo se Dio era morto, o se non c’era proprio mai stato”.

    “Bene e Male sono nomi per ciò che fanno le persone, non per quello che sono”.

  • La lama sottile

    La lama sottile

    La lama sottile è il secondo romanzo della saga di Philip Pullman “Queste oscure materie”, pubblicate da Salani nel 1997.

    Informazioni su ‘La lama sottile’
    Titolo: La lama sottile
    Autore: Philip Pullman
    ISBN: 9788877825285
    Genere: Fantasy
    Casa Editrice: Salani
    Data di pubblicazione: 1997-08-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 292
    Goodreads
    Anobii

    la lama sottileUn nuovo protagonista si affianca a Lyra; è Will Parry, un ragazzo che vive nel nostro mondo che è rimasto senza padre e ha una madre con problemi mentali.
    Un giorno scopre due intrusi in casa e accidentalmente ne uccide uno. Durante la fuga scopre una sorta di finestra nella realtà che si apre su un altro mondo. Lo attraversa e si trova così nella città di Cittagazze, dove incontra Lyra e i suo daimon Pantalaimon, anch’essi precipitati in questo mondo terzo dopo la conclusione del primo volume.
    Proprio a Cittagazze Will troverà la lama sottile, un coltello speciale in grado di aprire finestre sulla realtà…

    Citazioni da “La lama sottile”

    “Questo è ciò che fa la Chiesa, e ogni Chiesa è la stessa: controllo, distruzione, cancellazione di ogni senso e ogni sentimento positivo”

    “Vi sono due grandi poteri che lottano fra loro fin dall’inizio del tempo. Ogni progresso della vita dell’uomo, ogni briciola di sapere e di saggezza e di onestà che abbiamo è stata strappata da una delle due parti ai denti dell’altra. Per ogni piccolo passo in avanti della libertà umana c’è stata una lotta feroce tra coloro che ci vogliono più sapienti, più saggi e più forti e coloro che vogliono che obbediamo, con umiltà e sottomissione”.

  • La bussola d’oro

    La bussola d’oro

    La bussola d’oro è il primo libro della triologia “Queste oscure materie” di Philip Pullman, pubblicato nel 1996 in Italia da Salani.

    Informazioni su ‘La bussola d’oro’
    Titolo: La bussola d’oro
    Autore: Philip Pullman
    ISBN: 9788884511829
    Genere: Fantasy
    Casa Editrice: Salani
    Data di pubblicazione: 1996-10-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 352
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    Anobii

    la bussola d'oroNe è stato tratto anche un film nel 2007 prodotto dalla New Line Cinema (la stessa de “Il signore degli Anelli”) con Dakota Blue Richards, Daniel Craig e Nicole Kidman, che sebbene sia abbastanza piacevole non è minimamente all’altezza del romanzo.

    Il libro è ambientato in un mondo parallelo al nostro che, nonostante abbia più o meno la stessa geografia sembra più simile all’Europa nei primi anni del Novecento: ci sono zeppelin, carrozze a corrente elettrica… E un dominio incontrastato mondiale basato sulla religione che si chiama Magisterium, con sede in Svizzera.

    La principale differenza tra i due mondi è che nel mondo di Pullman tutti gli esseri umani hanno un daimon, una sorta di animale-guida che cambia continuamente forma durante l’infanzia per poi stabilizzarsi nel passaggio all’età adulta.

    Lyra è una ragazzina che vive nel college di Oxford, e a 12 anni non ha particolari interessi se non quelli di scorrazzare per gli edifici della scuola e nelle vie della cittadina in compagnia di Roger, suo amico, e di altri bambini gyziani (l’equivalente dei nostri gitani).

    All’improvviso la sua vita viene sconvolta dal passaggio degli Ingoiatori, che rubano i bambini insieme ai loro daimon per portarli nell’estremo nord; è il caso del suo amico Roger, che lei giura di salvare, grazie all’aiuto di un manufatto incredibile chiamato alietometro (la bussola d’oro), in grado di svelare la verità e quindi la strada da percorrere.

  • Pigmeo

    Pigmeo

    Pigmeo è un romanzo dello scrittore statunitense Chuck Palahniuk pubblicato da Mondadori nel 2009.

    Informazioni su ‘Pigmeo’
    Titolo: Pigmeo
    Autore: Chuck Palahniuk
    ISBN: 9788804593843
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori Strade Blu
    Data di pubblicazione: 2010-09-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 238
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    Anobii

    pigmeoCome ogni romanzo di questo folle totale rompe qualsiasi schema e qualsiasi tecnica narrativa. Talmente scarno e freddo da sembrare un medico patologo, lo stile di Palahniuk (e della magistrale traduzione di Matteo Colombo) è sgrammaticato, visto che il protagonista è un tredicenne straniero proveniente da un paese a cui non si fa mai riferimento (un pò Cina Maoista, un pò Unione Sovietica Stalinista, un pò Germania Nazista), chiamato semplicemente Agente 67.

    Agente 67 viene mandato negli Stati Uniti insieme ad altri coetanei, tutti agenti terroristi infiltrati, in varie famiglie ospiti, che sognano di rendere questi poveri bambini nati e cresciuti sotto regimi totalitari, dei perfetti, liberi, cittadini americani.
    Non importa che questi bambini siano esperti di qualsiasi arte marziale, di pratiche sessuali, di letteratura e cultura americana; i genitori ospiti si ostinano a cercare di renderli migliori.

    Così si crea un contrasto perfetto tra l’assurdità della cultura americana e l’assurdità dei regimi totalitari, in un contrasto lungo tutte le pagine da cui nessuna delle due esce vincitrice.

    Pigmeo (o Agente 67) a differenza dei suoi “colleghi” ha una grossa differenza: è in grado ancora di farsi domande, di dubitare, di provare sentimenti. E sarà proprio questo a salvarlo. O a condannarlo.

    Citazioni da “Pigmeo”

    “Labirinto di centro di distribuzione a dettaglio è caos di oggetti in guerra competitiva, tutti migliorati, tutti dentro confezione di colori che brilla uguale di come fuoco. Spazio diviso con muri edificati con oggetti, tutti oggetti con colore a scopo cattura occhio. Tutti oggetti stampato con: AMA ME. GUARDA ME. Milioni di oggetti parla, implora. Incorona, consumatore americano con potere di re, cos^ che lui sceglie e dà casa, o abbandona qui finché scadenza”

    “Quel che mi rode è che la generazione di mia madre ha cominciato una rivoluzione per la parità dei diritti per poi finire a masturbarsi in cantina. Ma mi sa che lo stesso vale per la generazione di mio padre e Internet.”

    “Costretto risolve disputa utilizzando tradizionale rituale con lancio di unità monetaria verso il soffitto, permette a moneta di decide: testa o croce. In nazione capitalista, tutto deciso attraverso denaro”.

  • Nexus

    Nexus

    Nexus di Henry Miller è la conclusione perfetta della Crocifissione in Rosa. Pubblicato da Mondadori nel 1979 il libro è stato però pubblicato in lingua originale nel 1960.

    Informazioni su ‘Nexus’
    Titolo: Nexus
    Autore: Henry Miller
    ISBN: 9780802151780
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 1994-01-13
    Formato: Paperback
    Pagine: 316
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    nexusFortemente autobiografico, è il racconto degli ultimi mesi di Henry Miller a New York prima di partire per Parigi insieme a June (Mona nel testo).

    Si avverte nell’autore la necessità di un mondo diverso, che sia altro dalla meccanica e capitalistica New York nel periodo della Grande Depressione; un mondo fatto di arte, di crescita, di felicità. Di vita. Una vita a cui non si sente destinato, dubitando sempre più delle sue capacità di scrittore, sempre più ossessionato e spaventato dalle difficoltà economiche in cui versa e dei più variegati modi in cui la moglie riesce a farli tirare avanti.

    Meno meccanico e cupo di Plexus, è la teorizzazione filosofica dell’arte di Miller. Poco sesso, poche divagazioni. Tanta vita, tanto da imparare.

    E se siete aspiranti scrittori, le quasi 2000 pagine della Crocifissione in Rosa, vi faranno prudere le punte delle dita. Come se non poteste fare altro che scrivere.

    Miller può piacere o non piacere, ma io ascolterei quello che dice di lui uno dei più grandi scrittori del Novecento:

    “La mia opinione è che sia il solo scrittore in prosa che abbia immaginazione e valore, apparso negli ultimi anni tra i popoli di lingua inglese. Anche se si potrebbe obiettare che la mia sia una valutazione eccessiva, bisognerebbe ammettere che Miller è uno scrittore fuori dell’ordinario, a cui val la pena di rivolgersi più a lungo che con un semplice sguardo; dopotutto essendo come scrittore completamente negativo, non costruttivo e amorale, una specie di semplice Jonah, uno che accetta passivamente il male, una sorta di Walt Whitman tra i cadaveri.”

    Chi potrebbe mai essere a dire una cosa del genere? George Orwell. Che di immaginazione e valore, direi che se ne intendeva.

    Citazioni da Nexus

    “Non è poi così terribile passare tutta la vita in prigione… Quando si ha una mente attiva. Quel che è terribile, è fare di se stesso un prigioniero”

    “Essere liberi dai legami dell’amore, bruciare come una candela, sciogliersi nell’amore, sciogliersi per amore… Che beatitudine! E’ possibile a creature come noi, che siamo deboli, orgogliosi, vanitosi, invadenti, invidiosi, gelosi, testardi, permalosi? Evidentemente, no. Per noi la corsa affannosa… Nel vuoto della mente. Per noi, la condanna, un’interminabile condanna. Credendo di avere bisogno di amore, smettiamo di dare amore, cessiamo di essere amore”

    “Se c’è una suprema differenza tra i vivi e i morti, è che i morti hanno smesso di stupirsi”

    “La giustizia sarà servita. Per un milione di uomini scannati come cani, un solo mostro desolato viene messo a morte umanamente”

    “Forse bisogna passare a guado fiumi di merda per trovare un seme di realtà”

    “Nel mondo dell’uomo, la bellezza è legata alla sofferenza e la sofferenza alla salvezza. In natura ciò non accade”

    “Il modo in cui un libro comincia è il modo in cui l’autore cammina o parla, il modo in cui guarda alla vita, il modo in cui prende coraggio o nasconde le sue paure. Alcuni incominciano vedendo ben chiara la fine, altri incominciano alla cieca, ogni riga una silenziosa speranza di arrivare alla riga seguente”

    “Rividi in ogni fase e momento della sua penosa debolezza il povero disgraziato ch’ero stato, il mascalzone, addirittura, che aveva tentato così vanamente e ignominiosamente di proteggere il suo miserabile piccolo cuore. Vidi che il cuore non era mai stato spezzato, come immaginavo, ma che, paralizzato dalla paura, si era ristretto fino quasi a scomparire. Vidi che le dolorose ferite che mi avevano stremato, erano state provocate dallo sforzo insensato di impedire che quel cuore rattrappito si spezzasse. Il cuore in se stesso non era mai stato toccato; si era atrofizzato per il disuso”

    “Le idee si sbriciolano, come vecchie mura. Il mondo si raggrinzisce, come la pelle di una noce, e gli uomini sono premuti uno contro l’altro, come sacchi bagnati, rugiadosi di paura. Quando i profeti si estinguono, le pietre devono parlare.”

    “Ci siamo arresi alla disperazione. L’estasi ha lasciato il posto all’ubriachezza. Un uomo inebriato dalla vita ha visioni, non vede serpenti”

    “Per noi dell’Occidente, la parola Genio ha in sé qualcosa di mostruoso. Genio, o colui che non si adatta; genio, colui che viene schiaffeggiato; genio, colui che è perseguitato o tormentato; genio, colui che muore per la strada, in esilio o sul patibolo”

    “L’inverno della vita, come qualcuno avrebbe dovuto dire, incomincia con la nascita. Gli anni più duri sono dall’uno al novanta. Poi, va tutto liscio”

  • Plexus

    Plexus

    Plexus è un romanzo di Henry Miller, pubblicato da Longanesi nel 1956 e secondo volume di The Rosy Crucifixion.

    Informazioni su ‘Plexus’
    Titolo: Plexus
    Autore: Henry Miller
    ISBN:9788807881732
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2013-05-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 608
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    Anobii

    plexusMentre è appena uscito Sexus, Lawrence Durell, critico e amico da sempre di Miller, gli scrive una lunga lettera in cui esprime il suo orrrore nel leggere quello che, a mio avviso, è il capolavoro dello scrittore Statiunitense. Sexus, appunto.

    Devo confessarti d’esserne rimasto amaramente deluso, nonostante il fatto che esso contenga alcune delle pagine più belle che tu abbia scritto fino ad adesso.

    Forse questa dura critica al primo volume della Crocifissione Rosea (che Miller avrebbe voluto raccolti in un unico volume da quasi 2000 pagine), altera la scrittura e lo stile di questo secondo “Plexus”.

    Manca quella passione, quella voglia di vivere, quell’allegria disinteressata grati solo di essere vivi che si trova in Sexus. La narrazione zoppica, le situazioni sono banali e ripetitive, sono solo delle scuse per intermezzare le grandi pagine di analisi che Miller scrive sulla vita e sull’umanità.

    Manca equilibrio, tra la filosofia appassionata di un uomo ai margini per scelta e una vita piatta e monotona, dentro gli schemi, grigia come il calcestruzzo di Brooklyn che fa da sfondo alla storia.

    Manca quella vita straordinaria che giustifica la sua straordinaria visione della vita. Mancano gli amplessi e le situazioni incredibili di Sexus.

    Ma forse non è solo per seguire i consigli di Durell che lo accusava di volgarità morale; forse è solo che la sua vita si era incastrata, fermata, sospesa. Forse non è una revisione della sua forza, ma una descrizione di un periodo nero, che lo porterà ad attraversare l’oceano e a stabilirsi a Parigi, dove finalmente si consacrerà uno dei più grandi e innovativi scrittori del Novecento.

    Non storcete il naso. Senza Miller non ci sarebbe stata la Beat Generation. O Bukowski. E tante vite, senza leggerlo, si sarebbero spente in penombra invece di accendersi ed illuminare a loro volta il loro mondo intorno.

    Citazioni da “Plexus”

    “E’ facile andare a lavorare tutti i giorni. Il difficile è restare liberi”

    “Strano, non c’è oscurità e paralisi se non nello spirito dell’uomo. Un po’ troppa luce, un po’ troppa energia (quaggiù) e non si è più adatti a vivere nella società umana. Compenso del visionario è il manicomio o la croce.”

    “Sapeva che il male era più profondo. Nel suo giudizio semplice e ingenuo, concluse che l’unico modo per cambiare i fatti stava nel cambiare scena.”

    “Per lui, il sole è spento da molto tempo. Lui è il desperado della sua razza, maledetto da se stesso e assolto da se stesso. Rifare il mondo? Piuttosto lo trascinerebbe in fondo all’abisso.”

    “Siamo noi che manteniamo in vita questi libri che minacciano continuamente di ricadere nell’oblio. Come bestie da preda, stiamo all’agguato degli istanti di realtà che non soltanto eguaglieranno quelle stravaganze letterarie, ma le confermeranno e corroboreranno. Diveniamo simili a cavatappi, storpi, guerci, balbettanti nel vano sforzo di adattare il nostro mondo al mondo esistente. In noi l’angelo dorme d’un sonno leggero, pronto, al più lieve fremito, ad assumere il comando. Soltanto le veglie solitarie ci ridanno le forze. Soltanto quando siamo crudelmente separati comunichiamo veramente gli uni con gli altri.”

    “Mangiare è delizioso, ma essere mangiato è una festa che supera ogni descrizione. Forse è un’altra, più stravagante forma di unione col mondo esteriore. Una specie di comunione a rovescio.”

    “Una cosa mi sembra sommamente palese, ed è che la condanna e la distruzione, che figurano tanto spiccatamente in tutte le profezie, vengono dalla conoscenza certa che l’elemento storico o cosmico nella vita dell’uomo è soltanto transitorio. Il veggente sa come, perché e dove abbiamo smarrito la strada. Sa pure che non c’è molto da fare per quanto riguarda la grande massa dell’umanità. La storia deve seguire il suo corso, diciamo. E’ vero, ma perché? Perché la storia è il mito, il vero mito, della caduta dell’uomo reso manifesto nel tempo. La discesa dell’uomo nel dominio illusorio della materia deve continuare finché non rimanga più altro da fare se non risalire alla superficie della realtà”

    “L’evoluzione non spiega nulla. Eravamo tutti insieme, sin dall’inizio del tempo, e resteremo insieme sino all’eternità. Le stelle e le costellazioni vanno alla deriva, i continenti vanno alla deriva, l’uomo va alla deriva coi suoi compagni dei tempi di prima del diluvio: l’armadillo, l’uccello dodo, il dinosauro, la machairodus, il cavallo nano della Mongolia superiore. Tutto, nel cosmo, va alla deriva verso un punto che va alla deriva nello spazio. E Dio onnipotente va probabilmente alla deriva anche Lui, insieme con la sua creazione.”

    “Dietro al nostro desiderio profondamente radicato di sfuggire al peso della fatica, c’è la nostalgia del Paradiso. Per l’uomo di oggi, il paradiso significa non soltanto liberazione dal peccato ma anche liberazione dal lavoro, infatti il lavoro è diventato odioso e degradante. Quando l’uomo mangiò il frutto della conoscenza voleva trovare una scorciatoia per arrivare alla Divinità. Tentò di derubare il Creatore del divino segreto, che per lui significava il potere. Quale ne fu il risultato? Il peccato, la malattia, la morte. Guerra eterna, eterna inquietudine. Del poco che sappiamo, ce ne serviamo per la nostra propria distruzione. Non sappiamo sfuggire alla tirannia dei comodi mostri creati da noi. Ci illudiamo di credere che, per mezzo loro, un giorno godremo ozio e beatitudine, ma a dir la verità, non facciamo altro che cercare maggior lavoro per noi, maggiore angoscia, più inimicizie, più malattia, più morte. Con le nostre ingegnose invenzioni e scoperte, trasformiamo progressivamente la faccia della terra: fino al momento in cui l’avremo ridotta irriconoscibile nella sua laidezza.”

    “Parlate dell’ingiustizia e ne restate freddi, solo un saggio ne è capace”

    “L’uomo giusto è duro, spietato, disumano. L’uomo giusto metterà fuoco al mondo, lo distruggerà con le proprie mani, se può, piuttosto che di veder perpetuare l’ingiustizia. John Brown era di quella specie di uomini. La storia lo ha dimenticato. Uomini meno grandi sono venuti alla ribalta, hanno sommerso il mondo, l’hanno gettato nel terrore e per cose che non si avvicinano sia pur vagamente a quella che noi chiamiamo giustizia. Gli si dia ancora un po’ di tempo, e l’uomo bianco distruggerà se stesso distruggendo il pernicioso mondo da lui creato. Non possiede rimedi ai mali che ha imposto al mondo. Nulla. E’ vuoto, disilluso, senza un filo di speranza. Sospira la propria miseranda fine.”

    “Non è l’età che ci da saggezza. E nemmeno l’esperienza, come la gente finge di credere. E’ la prontezza spirituale”

    “Noi dobbiamo essere santi senza santità. Dobbiamo essere interi: completi. Essere santo significa questo. Qualunque altra forma di santità è falsa, è una trappola e un’illusione…”

    “Mi sento come disceso dal monte Sinai col paracadute. Tutto intorno a me stanno i miei fratelli, l’umanità, come dicono, che cammina ancora a quattro gambe.”

    “Avere il proprio mondo e vivere in esso, non significa necessariamente essere ciechi per ciò che si chiama il mondo reale. Se uno scrittore non conoscesse il mondo di tutti i giorni, se non ci fosse immerso tanto da ribellarcisi, non avrebbe ciò che tu chiami il suo mondo. Un artista porta tutti i mondi in sé.”

    “Io sono di quelli il cui scopo non è di insegnare una lezione al mondo ma di spiegare che la scuola è finita.”

    “La sofferenza è inutile. Però bisogna soffrire prima di rendersene conto”

  • Sexus

    Sexus

    Se è vero che Henry Miller o lo ami o lo odi, questo è ancora più vero per Sexus, l’estremizzazione della sua scrittura.

    Informazioni su ‘Sexus’
    Titolo: Sexus
    Autore: Henry Miller
    ISBN: 9788807880049
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2013-02-20
    Formato: Paperback
    Pagine: 544
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    sexusPubblicato nel 1949 da Longanesi, è il racconto autobiografico della sua vita a New York prima di trasferirsi a Parigi. Primo dei tre libri che andranno a comporre la triologia della Crocifissione in Rosa, che Miller avrebbe voluto raccolti in un solo romanzo (gli altri due sono Plexus, del 1952 e Nexus del 1960), questo racconto autobiografico è la perfetta rappresentazione della poetica dello scrittore statiunitense: racconti banali di vita quotidiana, descrizioni dettagliate di rapporti sessuali e… Illuminazioni di vita.

    Henry è sposato con Maude, una donna tranquilla e noiosa, dalla quale ha una bambina. Si innamora però di Mara (che poi verso la fine del libro cambierà nome in Mona), una taxi girl (una compagna di ballo nelle sale da ballo newyorkesi) passionale e misteriosa. Intorno a loro ruotano i personaggi più disparati, amici di Henry e icone di una New York che cerca di riprendersi dalla Grande Guerra.

    Tutto qui, la trama non si sviluppa in nessun altro modo. Quello che è incredibile di questo libro non è quello che succede, ma Henry stesso. La sua visione del mondo, i suoi pensieri, le sue considerazioni… Su tutto: amore, amicizia, sesso, arte…

    Citazioni da “Sexus”

    “Arrendersi nel modo più assoluto e incondizionato alla donna che si ama significa spezzare ogni legame tranne il desiderio di non perderla, ed è quello il legame più terribile di ogni altro.”

    “Per trent’anni, ormai, ho portato la croce di ferro di una schiavitù ignominiosa, servendo ma non credendo, lavorando ma non ritirando la paga, riposando ma non conoscendo pace. Perché dovrei credere che tutto cambierà a un tratto, soltanto perché avrò lei, soltanto amando ed essendo amato?”

    “Scrivere, meditai, deve essere un atto privo di volontà. La parola, come una corrente profonda dell’oceano, deve emergere alla superficie per un proprio impulso. Un bambino non ha alcuna necessità di scrivere, è innocente. L’uomo scrive per liberarsi del veleno che ha accumulato con il suo modo falso di vivere. Cerca di riconquistare la propria innocenza, eppure (scrivendo) riesce soltanto a inoculare nel mondo il virus della sua delusione. Nessuno metterebbe una sola parola sulla carta se avesse il coraggio di vivere ciò in cui crede.”

    “Volevo liberare l’immaginazione di tutti gli uomini contemporaneamente perché, senza l’appoggio del mondo intero, senza un mondo immaginosamente unificato, la libertà dell’immaginazione diviene un vizio.”

    “Parole, frasi, idee, non importa quanto sottili o ingegnose, i voli più folli della poesia, i sogni più profondi, le visioni più allucinanti, non sono altro che rozzi geroglifici cesellati nella sofferenza e nel dolore per commemorare un evento non comunicabile.”

    “Ogni giorno massacriamo i nostri impulsi più belli”

    “Le lacrime sono più facili a sopportarsi della gioia. La gioia è distruttiva: fa sentire gli altri a disagio.”

    “Essere felice significa impazzire in un mondo di malinconici spettri.”

    “La gente ne ha avuto abbastanza di intrecci e di personaggi. Gli intrecci e i personaggi non fanno la vita.”

    “Avere una donna, avere qualsiasi cosa, in effetti, non significa nulla; conta soltanto vivere con una persona, o vivere con quanto si possiede.”

    “Amare o essere amati non è un reato. È davvero criminoso, invece, far credere a una persona, si tratti di un lui o di una lei, che è la sola di cui ci si possa mai innamorare.”

    “Sagome andavano e venivano davanti alle finestre, vestite in tutti i modi. Si stavano accingendo a rientrare in casa per prepararsi all’insignificante monotonia del domani. Uno su centomila avrebbe potuto sottrarsi alla condanna generale; in quanto agli altri, sarebbe stato un atto di misericordia se qualcuno fosse venuto nella notte a tagliar loro la gola mentre dormivano. Credere che quelle misere vittime avessero in sé la capacità di creare un mondo nuovo era pura follia.”

    “Nonostante tutte le prove esteriori che dimostrano come siamo strettamente uniti, interdipendenti, socievoli, di buon umore, disposti ad aiutarci a vicenda, comprensivi, quasi fraterni, siamo un popolo solitario, un gregge morboso e impazzito che si precipita qua e là con fanatica frenesia, cercando di dimenticare che non siamo come crediamo di essere, e cioè non realmente uniti, non realmente devoti gli uni agli altri, non realmente capaci di ascoltare, non un bel niente, in realtà, ma soltanto numeri spostati qua e là da una mano invisibile per un calcolo che non ci riguarda.”

    “Nessuno può sentirsi meglio dell’uomo che si lascia ingannare completamente. Essere intelligenti può costituire un vantaggio; ma essere completamente fiduciosi, creduloni fino all’idiozia, arrendersi senza riserve, è una delle gioie supreme della vita.”

    “Si basava sull’ipotesi che ognuno fosse in cuor suo un bastardo figlio di puttana, perfido, insensibile, egoista, una realtà dimostrata dal numero miracolosamente limitato di delitti che venivano a conoscenza del pubblico nei tribunali. Se tutti fossero stati spiati, pedinati, seguiti, sorvegliati, controinterrogati, inchiodati alla verità, costretti a confessare, be’ allora, secondo il suo sincero parere, ci saremmo trovati tutti in carcere.”

    “A me sembra che, il più delle volte, chi si trova ai posti d’onore risulti essere tra i meno meritevoli. I meritevoli, spesso, occupano i posti in ultima fila, o per modestia, o per rispetto di se stessi.”

    “Tutto, ormai, è organizzato in modo che le cose ti vengano offerte su un vassoio; devi sapere soltanto come fare le piccole fesserie passabilmente bene; ti iscrivi a un sindacato, lavori il meno possibile, e vai in pensione una volta arrivato al limite d’eta. Possedendo tendenze estetiche, non riusciresti a sobbarcarti alla stupida routine, un anno dopo l’altro; l’arte ti rende irrequieto, insoddisfatto. Il nostro sistema industriale non può consentire che questo accada… e pertanto ti offrono piccoli surrogati tranquillanti, per farti dimenticare che sei un essere umano. Ben presto l’arte non esisterà più affatto, ve lo dico io; bisognerà pagare la gente perché entri in un museo o ascolti un concerto. Non dico che le cose continueranno in questo modo in eterno; no, proprio quando saranno riusciti appieno nel loro scopo, quando tutto scorrerà liscio come un fischio, nessuno protesterà più, e nessuno sarà irrequieto o insoddisfatto, l’intera struttura si sfascerà. L’uomo non è stato creato per essere una macchina. Il lato buffo di tutti questi sistemi di governo utopistici è che continuano a promettere di liberare l’uomo… ma anzitutto cercano di farlo funzionare come un orologio caricato per otto giorni. Chiedono all’individuo di diventare schiavo per rendere possibile la libertà del genere umano.”

    ” Non credo che ci occorrano altri diritti… credo che ci occorrano idee più vaste.”

    “Bisogna fingere che tutto abbia un senso; bisogna lasciar credere alla gente che si sa quel che si fa. Ma nessuno sa quello che fa! Non è che ogni mattina ci alziamo e pensiamo a quanto stiamo facendo. Nossignore! Ci alziamo nella nebbia e trasciniamo i passi in una buia galleria con l’emicrania da sbornia.”

    “Ovunque si levavano le tetre, monotone mura; dietro ad esse abitavano famiglie la cui intera esistenza era imperniata intorno a un impiego. Schiavi industriosi, pazienti, ambiziosi, il cui unico scopo era l’emancipazione. E nel frattempo sopportavano tutto; ignari dei disagi, immuni alle brutture. Piccole anime eroiche la cui stessa ossessione di liberarsi dalla schiavitù del lavoro serviva soltanto a ingrandire lo squallore e l’infelicità della loro vita.”

    “È completamente mia, quasi come una schiava, ma io non la possiedo. Sono io ad essere posseduto.”

    “Adolescente, diciamo. Storie! Questo è il germe della futura vita, il seme che nascondiamo, che seppelliamo profondamente in noi, che reprimiamo e soffochiamo e facciamo tutto il possibile per distruggere mentre passiamo da un’esperienza all’altra e palpitiamo e ci dibattiamo, smarrendo in ultimo la strada.”

    “L’uomo eternamente turbato dai problemi dell’umanità, o non ha problemi suoi o si è rifiutato di affrontarli.”

    ” Lo Stato, la nazione, le nazioni unite del mondo, altro non erano che un grande aggregato di individui i quali ripetevano gli errori dei loro padri. Venivano afferrati dalla ruota sin dalla nascita e continuavano a girare con essa fino alla morte… e questa macina tentavano di nobilitarla chiamandola «vita».”

    “Gli uomini i quali erano più nella vita, i quali stavano modellando la vita, ed erano la vita stessa, mangiassero poco, dormissero poco, possedessero poco o niente. Non si facevano illusioni sul dovere, o sulla perpetuazione della specie, o sulla conservazione dello Stato. Si interessavano alla verità, e soltanto alla verità.”

    “Lo scopo della disciplina è quello di promuovere la libertà. Ma la libertà conduce all’infinità, e l’infinità è terrificante.”

    “Gli uomini convinti che il lavoro e l’intelligenza riusciranno a compiere ogni cosa, saranno sempre delusi dalla piega degli eventi stravagante e imprevista.”

    “È curioso che un corpo, per quanto familiare possa essere alla vista e al tatto, diventa eloquentemente misterioso non appena sentiamo che chi ne è il proprietario è divenuto elusivo o evasivo.”

    “Nessuna donna sa fottere selvaggiamente quanto l’isterica che ha reso frigida la propria mente.”

    “L’uomo che riconosce con se stesso di essere un vile, ha fatto un passo avanti nel dominare la propria paura; ma l’uomo che lo riconosce francamente con tutti, che chiede di riconoscere in lui la viltà e di tenerne conto quando si ha a che fare con lui, è sulla strada per divenire un eroe.”

    “Il possesso non significa niente se non ci si sa concedere”

    “Anche la voce, quella voce così potente, così annientatrice, così completamente personale… Anche quella ha un suo modo di svanire, di perdersi tra tutte le altre voci. Ma il corpo continua a vivere, e gli occhi, e le dita degli occhi, ricordano.”

    “Per alcuni momenti senza tempo ci eravamo trovati sulla porta del Paradiso; poi venimmo trascinati avanti e lo stellato fulgore andò in pezzi. Come lingue di lampi svanì in mille direzioni diverse.”

    “Proprio quando i tuoi impulsi sono stati lucidati, sono passati alla manicure e hanno avuto un vestito su misura, ti mettono in mano un fucile e con sei lezioni tu dovresti imparare l’arte di conficcare la baionetta in un sacco di grano. È sconcertante, a dir poco. E in mancanza di panico, di guerra, di rivoluzione, continui a salire da una posizione vantaggiosa di pompinaro all’altra, finché non diventi la Gran Minchia in persona e non ti fai saltare le cervella.”

    “Sono prigioniero nella casa dell’amore mal posto. Sono August Angst che si fa crescere una malinconica barba. Sono un fuco la cui sola funzione è quella di iniettare spermatozoi nella sputacchiera dell’angoscia. Sparo orgasmi con zigomatica furia. Mordo la barba che copre la bocca di lei come muschio. Mastico grossi pezzi della mia malinconia e li sputo come lische.”

    “La conoscenza dissociata dall’azione conduce alla sterilità”

    “Sull’ultima trincea, incomincia a penetrare nei nostri spessi crani l’idea che facciamo tutti parte della stessa carne.”

    “Ad ogni cima conquistata, nuovi e più sconcertanti pericoli ci minacciano. Il vigliacco rimane spesso sepolto sotto quello stesso muro contro il quale si è rannicchiato in preda alla paura e all’angoscia. La più bella cotta di maglia può essere penetrata da un’abile stoccata. Le più grandi flotte finiscono con l’affondare; le linee Maginot vengono sempre aggirate. Il cavallo di Troia aspetta sempre di essere trascinato fuori. Dove si trova la sicurezza? Quale protezione si può inventare che non sia già stata escogitata? È un’impresa disperata pensare alla sicurezza; non ne esiste alcuna.”

    “Siamo tutti colpevoli di un grande delitto, il delitto di non vivere appieno la vita; ma siamo anche, tutti, potenzialmente liberi. Possiamo smettere di pensare a ciò che non siamo riusciti a compiere e fare tutto ciò che è in nostro potere. Che cosa possano essere i poteri esistenti in noi, nessuno ha realmente osato immaginarlo. Che siano infiniti ce ne renderemo conto il giorno in cui ammetteremo con noi stessi che l’immaginazione è tutto. L’immaginazione è la voce dell’audacia. Se esiste qualcosa di divino in Dio, si tratta di questo. Egli ha osato immaginare ogni cosa.”

    “Se potessimo ancora credere in Dio, faremmo di lui un Dio della vendetta; affideremmo a lui, con tutto il cuore, il compito di fare piazza pulita. È troppo tardi perché possiamo pretendere di rimediare al disastro; ci siamo dentro fino al collo. Non vogliamo un nuovo mondo… vogliamo la fine del disastro che abbiamo combinato. A sedici anni si può credere in un mondo nuovo… si può credere a tutto, in effetti… ma a venti si è condannati, e lo si sa. A vent’anni si è bene imbrigliati, e il massimo in cui si possa sperare è di cavarsela con le gambe e le braccia intatte. Non è una questione di speranza che si dilegua… la speranza è un indizio pernicioso: significa impotenza. Anche il coraggio non serve: tutti possono trovare il coraggio… di fare la cosa sbagliata.”

    “A me sembra che gli artisti, gli scienziati, i filosofi, siano come lenti da molare; è tutto un gran prepararsi per qualcosa che non accade mai. Un giorno le lenti saranno perfette, e allora vedremo tutti con chiarezza, vedremo che mondo sbalorditivo, meraviglioso, bellissimo è il nostro. Ma nel frattempo siamo senza occhiali, per così dire; annaspiamo qua e là come idioti miopi e ammiccanti. Non vediamo quel che abbiamo sotto il naso perché siamo così intenti a vedere le stelle, o quel che si trova al di là delle stelle. Stiamo cercando di vedere con la mente, ma la mente vede soltanto ciò che le si dice di vedere. La mente non può spalancare gli occhi e guardare soltanto per il piacere di guardare.”

    “Il sesso è una delle nove ragioni della reincarnazione. Le altre otto sono prive di importanza”

    “Fuori, nel mondo, la gente non se la passava affatto meglio. La sola differenza tra loro e me stava nel fatto che essi andavano a procurarsi ciò di cui avevano bisogno; per ottenerlo sudavano, si ingannavano a vicenda, si battevano con le unghie e con i denti. Io non avevo problemi di questo genere. Il mio unico problema era come vivere con me stesso un giorno dopo l’altro.”