Categoria: Socialize&Politicize

  • C’è lavoro e lavoro

    C’è lavoro e lavoro

    C'è lavoro e lavoro

    C’è una frase che gli Italiani, e ancora di più i cittadini di Brescia, dovrebbero imparare. Ripetersela come un mantra.
    C’è lavoro e lavoro”.
    La frase che è nata sull’onda della resistenza alle grandi opere, dalla TAV in Val Susa fino all’Expo di Milano, è una delle forme di resistenza più alte mai partorite.
    Troppe volte ci hanno intrappolato dicendoci che i cittadini dovevano sacrificarsi ai posti di lavoro.
    La salute, sacrificata ai posti di lavoro.
    Il nostro territorio, sacrificato ai posti di lavoro.
    Sembrava che il lavoro ci avrebbe salvato da tutto. Ci avrebbe reso liberi.
    Mai menzogna fu più grande.
    Il boom economico è morto e sepolto, ci sono rimaste soltanto le ceneri sparse sull’arido terreno di questa crisi economica.
    Per troppi anni l’Italia si è svenduta al lavoro come scusa.
    Per troppi anni Brescia si è immolata sull’altare del lavoro.
    Dobbiamo imparare queste cinque parole. Ripetercele fino alla nausea. Troppe volte non sono state pronunciate, in risposta a “Stiamo creando posti di lavoro”.
    La Caffaro ha offerto posti di lavoro ai Bresciani. Gli operai avrebbero dovuto dirlo. “C’è lavoro e lavoro”. Il PCB non appesterebbe buona parte della città.
    L’industria del tondino ha offerto migliaia, milioni, di posti di lavoro. Anche quegli operai avrebbero dovuto rispondere “c’è lavoro e lavoro”. L’acqua e l’aria di Brescia non ci avvelenerebbero.
    Dobbiamo impararlo, prima che sia troppo tardi. “C’è lavoro e lavoro”.
    C’è il lavoro che mantiene le famiglie, che ci nobilita, che ci rende liberi. E c’è il lavoro che devasta i luoghi in cui viviamo, che pregiudica il nostro futuro. Che ci uccide. Che nega la sopravvivenza dei nostri figli.
    C’è lavoro e lavoro
    Oggi, primo maggio, ricordiamo le conquiste dei lavoratori, l’impegno dei sindacati per il raggiungimento di una condizione migliore. Ma sembra che abbiamo dimenticato cosa ci ha portato qui. Perché celebriamo questo primo Maggio. Ci sono ancora forme di lavoro che uccidono la nostra città e la nostra provincia. Le grandi infrastrutture, come la Brebemi e la TAV. Le grandi industrie, che con la complicità delle istituzioni avvelenano la nostra acqua e la nostra aria. E noi siamo ciechi e sordi. Abbiamo smesso di lottare. Abbiamo smesso di celebrare degnamente la nostra Festa del Lavoro.
    A Chicago, i primi giorni di Maggio del 1886, gli operai della McCormick si ritrovarono davanti ai cancelli della fabbrica per dire “C’è lavoro e lavoro”. La polizia sparò sulla folla, uccidendo operai e ferendo i manifestanti. Quattro sindacalisti e quattro anarchici furono arrestati per avere organizzato la manifestazione. Uno fu condannato a quindici anni di carcere. Gli altri sette furono impiccati. Da questo episodio nasce la Festa del Lavoro.
    Da li siamo arrivati a questo primo Maggio. 128 anni dopo, non dobbiamo dimenticare che è la lotta a salvarci. A renderci migliori. “C’è lavoro e lavoro”. Albert Parsons, uno degli impiccati, appena prima di morire, mentre la corda del boia gli toglieva gli ultimi respiri, disse: “Lasciate che si senta la voce del popolo”.
    Prima che la corda fatta di bugie di questa gestione del nostro Stato si attorcigli attorno ai nostri colli e a quelli dei nostri figli… Impariamo queste cinque parole. “C’è lavoro e lavoro”. “C’è lavoro e lavoro”. Diciamolo tutti insieme, da oggi fino a a che non sarà il motto della nostra nuova economia. “C’è lavoro e lavoro”. Lasciate che si senta la voce del popolo.

  • Le case dei poliziotti

    Le case dei poliziotti

    la casa dei poliziotti

    Il vantaggio dei poliziotti è di avere una casa.
    Altrimenti qualche domanda in più se la farebbero. O forse no. Chi può dirlo.
    Quel poliziotto, che schiaccia con il tacco del suo anfibio rinforzato la testa di una manifestante, ce l’ha una casa?
    Io spero di no.
    Dopo essersi tolto il casco che lo nasconde da denunce e da processi per abuso di potere, dopo aver riposto ordinatamete la sua divisa antisommossa sulla gruccia nell’armadietto, dopo aver pulito lo scudo in plexiglass dalla polvere delle bombe carta, dopo aver lavato il manganello dal sangue… Cosa fa quel poliziotto?

    Torna a casa? Ha una famiglia?

    Io spero di no, anche se non ne sono tanto sicuro. Altrimenti avrebbe più rispetto e più vergogna nel colpire quei manifestanti che scendono in piazza per difendere i loro diritti.

    Lo immagino che sale le scale, questo poliziotto. Apre la porta di casa, tutta pulita mentre la moglie lo aspetta con ansia. Come possono quelle labbra baciarla, quando erano distorte in un ghigno di rabbia? Mentre fanno sesso, come possono essere le stesse mani che toccano lei e che allo stesso tempo manganellano il manifestante?

    Io non ci credo, che certi poliziotti abbiano una famiglia. Non possono esistere esseri umani così stupidi da riuscire ad amare tali esseri disumani. Non è semplicemente possibile.

    Anche se…

    Il 16 Aprile 1975 a Milano moriva Claudio Varalli. La pallottola che l’ha ucciso non era una pallottola di Stato, ma quella di un neofascista, Antonio Braggion.
    Claudio stava tornando da una corteo per il diritto alla casa. Per sensibilizzare l’opinione pubblica. Come se adesso ce ne fosse bisogno. In 38 anni lo stiamo ancora chiedendo, il diritto alla casa. Pare che nessuno ascolti. Pare che finisca sempre a manganellate.

    Il vantaggio dei poliziotti è di avere una casa.
    Altrimenti qualche domanda in più se la farebbero. O forse no. Chi può dirlo.

    Diritto al tetto e non avere un tetto. Diritto al tetto e non avere un tetto. Diritto a un tetto e non averlo…

    Diritto al tetto
    Ministri

  • La rabbia della Donna

    La rabbia della Donna

    Io forse parto un po’ prevenuto, lo ammetto. La Festa della Donna mi è sempre stata insopportabile, l’idea della mimosa, degli auguri, dell’essere cavalieri buoni e gentili con il gentil sesso per un solo giorno all’anno mi distrugge. Mi fa ribollire. Da quando ci sono i Social Network la cosa è anche peggiorata. Tendo ad astenermi dalla frequentazione delle piazze virtuali l’8 Marzo 2013. Immagini sdolcinate e senza un minimo di inventiva, frasi trite e ritrite. Tristezza. Scontatezza. Ipocrisia.

    Ci sono leggende sulla festa della donna. Come quella della fabbrica di camice Cotton di New York nel 1908, e della morte delle operaie in un incendio. Da li l’attenzione al problema delle donne e l’istituzione della ricorrenza. Tutto falso.

    La festa della donna come noi la conosciamo viene istituita dall’ONU nel 1977, soprattutto a causa delle proteste del Movimento Femminista. Non nel 1908 e non per una tragedia. Ma per la dedizione delle donne dei paesi membri che volevano riconosciuta dignità e parità sessuale. A Roma nel ’72 (ovviamente l’8 Marzo) ci fu una manifestazione di alcune decine di donne ma intervenne sul palco anche l’attrice Americana Jane Fonda. Portavano cartelli con scritto “Legalizzazione dell’Aborto“, “Liberalizzazione omosessuale” e “Matrimonio=Prostituzione Legalizzata“. La polizia ovviamente, visto il pericolo di rivolta caricò le manifestanti. Altro che incidente alle operaie.

    Le prime feste della donna erano feste internazioni delle operaie Comuniste. Il primo “Woman’s day” si tenne a Chicago il 3 Maggio 1908. Era una conferenza sul diritto al suffragio universale della donna. La relatrice era Corinne Brown, socialista.

    Da li in poi tutte le Giornate internazionali della donna, celebrate in diversi giorni e non tutti gli anni, erano sempre manifestazioni per richiedere il suffragio universale alle lavoratrici femminili. Dico lavoratrici, perchè le borghesi allora non manifestavano con le operaie.

    Chi ha scelto l’8 Marzo (anche se l’ONU non ha stabilito una data, e lascia al singolo paese la scelta del giorno in funzione di particolari ricorrenze nazionali)?

    Il III Congresso dell’Internazionale Comunista, che nel 1921, celebrando l’inizio della cosiddetta Rivoluzione Russa di Febbraio (8 Marzo 1917 – 23 Febbraio secondo il Calendario Giuliano allora in vigore in Russia), dichiarò l’8 Marzo <<Giornata internazionale dell’Operaia>>.

    Se scegliete di celebrare la giornata, evitate gli spogliarelli maschili. Volete farlo ad ogni costo? Volete comprare la mimosa che l’UDI (Unione Donne in Italia) distribuiva insieme al loro mensile Noi donne, azione che l’allora Ministro Scelba dichiarava “atta a turbare l’ordine pubblico”? Sappiate almeno perchè lo fate. Non mascheratevi dietro la morte delle operaie della Cotton. Volete dimostrare e celebrare l’ottenimento dei vostri diritti? Scendete in piazza e manifestatelo. La vostra lotta non è finita, va avanti. Avete ancora molto da conquistare. L’impero mediatico del Nano vi ha mangiato decenni di conquiste. Lottate, infuriatevi. Questa è la vera festa della Donna.

    Vi amo, Donne. Quelle che di voi meritano la “D” maiuscola

  • DDL Scalfarotto: il fascismo cattolico

    DDL Scalfarotto: il fascismo cattolico

    Questa cosa delle Sentinelle in piedi mi ha toccato perché una persona a cui voglio bene, cattolica, all’improvviso ha deciso di avvicinarsi a questo (Movimento? Associazione?) gruppo.

    Però c’è qualcosa che non funziona.
    Le sentinelle in piedi si dichiarano aconfessionali e apartitiche, quando in realtà l’ideologia cattolica ne è la parte fondante.
    E poi non capisco. 500 persone in piazza in 4 città ed escono articoli su tutti i principali quotidiani nazionali. Se bastassero questi numeri a fare scalpore i 100.000 del 19 Ottobre a Roma avrebbero conquistato il nostro sistema solare.

    Sarà questa cosa un pò atipica. Lo stare schierati in file ordinate, con gli ombrelli sotto la pioggia, come nelle parate dei piccoli Barilla. O la veglia silenziosa, in netto contrasto con le manifestazioni di piazza dei movimenti che hanno attraversato il nostro paese negli ultimi mesi (il silenzio c’era anche li… Era quello dei media).
    A me sembra senza senso. Questa protesta civile e silenziosa. Come se in Italia ti ascoltassero, se tu non facessi casino. Con dei libri in mano a simboleggiare la conoscenza. Conoscenza di cosa, sentinelle in piedi? L’hanno letto il DDL Scalfarotto?

    (So che la risposta è no, quindi a questo link trovate il testo completo con relazione introduttiva dal sito della Camera)

    A me sembra anche troppo poco. Praticamente dice che tra le discriminazioni punibili per legge per il reato di istigazione c’è anche l’identità sessuale. Tutto qui. Non si parla di pari diritti (come in un qualsiasi paese civile e democratico), non si parla di etica.
    Hanno preso la legge Mancino-Reale, quella che parla dei reati di istigazione alla discriminazione (applicazione della convenzione internazionale nata a New York nel 1966 dopo i movimenti dei neri tipo Martin Luther King e Malcom X, mica sticazzi), e vogliono aggiungere all’elenco delle discriminazioni punite anche la dicitura “motivati dall’identità sessuale”.

    Questo sarebbe il primo articolo, giusto per darvi un’idea:

    1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione dell’articolo 4 della convenzione, è punito:

    a) con la reclusione fino a un anno e sei mesi chiunque, in qualsiasi modo, diffonde idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati  dall’identità sessuale della vittima

    Cambia solo il testo in grassetto. Nient’altro. Significa che sentirsi superiori a un omosessuale, a un bisessuale, a un feticista è un problema vostro signori. Promuovere questa idea tra i vostri simili e discriminare il diverso, per fortuna, è invece ancora un reato. Così come se il Ku Klux Klan nostrano proclamasse di uccidere tutti i negri perché esseri inferiori. Quello sarebbe reato. Se credi di essere superiore a un nero sei un’idiota, non un criminale. Parliamo di reati contro la discriminazione, non di espressione.

    Che fine ha fatto il precetto “Ama il prossimo tuo come te stesso?” Se discriminate siete razzisti. Se vi credete una razza superiore siete nazisti. Anche loro discriminavano gli omosessuali e li gasavano nei campi di concentramento, ricordate?

    Di cosa avete paura? Che vi impediscano di far dire al Papa che la famiglia cattolica è migliore e superiore di quella omosessuale? Non succederà, non in Italia.

    Care sentinelle in piedi, se credete che sia giusto manifestare con queste modalità, avanti. Ma non c’è qualcosa di più sensato per cui scendere in piazza? La crisi economica? Le tasse? Il diritto all’abitare? Le grandi opere? State perdendo tempo. Lo fate perdere anche a noi. Per conto mio ognuno fa quello che vuole, se rispetta gli altri. Anche voi potete farlo, quello che volete.

    Ma puzzate di fascismo, e quando c’è il rischio di questo ritorno la sentinella in piedi e all’erta sono io.

  • Diaz, arrestata la polizia. Val Susa, quando arrestiamo la repressione?

    Diaz, arrestata la polizia. Val Susa, quando arrestiamo la repressione?

    diaz, arrestata la polizia

    Il 31 Dicembre 2013 ci racconta due episodi molto diversi e distanti nel tempo, ma che hanno una psicosi del tutto simile e comune alla gestione del disordine pubblico nel nostro paese.

    Passato quasi sotto totale silenzio, se non su alcuni giornali di Genova amplificati poi dai media di controinformazione come infoaut.org, è dell’ultimo giorno dell’anno la decisione di arrestare Spartaco Mortola, ex capo della digos di Genova, e Giovanni Luperi, ex capo analista dei Servizi Segreti ora in pensione, con l’accusa di massacro e per l’introduzione di prove false volte a giustificare l’irruzione delle forze dell’ordine durante l’assalto alla Scuola Diaz. I giudici non hanno accettato la richiesta degli imputati di affidamento ai servizi sociali, condannandoli a ben 8 mesi (Mortola) e un anno (Luperi) da scontare agli arresti domiciliari, con la possibilità di comunicare e di avere anche qualche ora di libertà durante il giorno. Si chiude così la vicenda processuale durata 13 anni, che vede la maggior parte delle bestie manganellanti in divisa antisommossa, anonime dietro le visiere dei loro caschi, perfettamente impunite.
    Non che questi tre condannati abbiano subito gravi conseguenze da questa condanna. Per dirne una Spartaco Mortola dopo il Luglio 2001 è stato trasferito a gestire la situazione in Val Susa, e successivamente, con già una condanna in secondo grado con l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, alla direzione della Polfer di Torino.
    Invece i manifestanti arrestati durante gli scontri degli stessi giorni sono in carcere praticamente da allora con l’accusa di devastazione e saccheggio. Come se aggredire la vetrina di un bancomat o di un supermercato (a cui per altro molti condannati hanno solo assistito) fosse un delitto molto più grave di fabbricare false prove per giustificare un attacco vendicativo con sapore di squadrismo contro manifestanti semiaddormentati.

    Seguiamo Spartaco Mortola in Val Susa, anche se ormai lui se n’è allontanato. Il 31 Dicembre, mentre la giustizia ancora una volta cercava di dare il contentino alla rabbia folle dei movimenti, un gruppo di persone di mezza età si trovava al presidio della Clarea in Val Susa per brindare al nuovo anno, il 22esimo di resistenza NoTav. Bevono spumante, fanno scoppiare qualche fuoco d’artificio. Mentre stanno per scendere, la carica della polizia sulla “retroguardia”, giusto per ricordare che il 22esimo anno non sarà migliore dei precedenti, anzi.
    Con la Val Susa completamente militarizzata, con le accuse di terrorismo da parte della stampa e gli arresti degli attivisti che si susseguono ad ogni occasione, non sarà un anno facile.

    Perché la giustizia italiana è strana. Mi fa venire in mente Benigni in Johnny Stecchino quando dice di “non toccare le banane”, pensando che siano quelle la causa del tentato omicidio ai suoi danni. Qui è lo stesso. Se vuoi manifestare non toccare le reti. Certi simboli. Certi argomenti. Sono quelli che fanno paura ai sistemi di potere. Se tagli le reti di un cantiere vai in carcere. Se picchi un manifestante che sta facendo resistenza passiva invece no. Se ordini l’assalto ad una scuola piena di persone che si stanno preparando a dormire per far sfogare gli uomini a cui hai affidato l’ordine pubblico, per farli vendicare della tensione a cui sono stati sottoposti, 8 mesi di carcere. Se devasti la vetrina di un bancomat 10 anni.

    Questa strana Italia. Mi immagino un turista inglese, di ritorno da una vacanza tra le montagne della Val Susa prima che le stuprino con l’ennesima devastazione ambientale che, quando un’amico gli chiede com’è andata, risponde:

    “Se vai in Italia, non toccare le reti!”

    Potrebbe essere pericoloso. Che cazzo, sono reti, mica altri esseri umani, no?

  • Democrazia l’è morta

    Democrazia l’è morta

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    Cerco di capacitarmi di quello che è successo ieri sera. Speravo che dormendoci sopra questa rabbia sarebbe passata. E’ stata colpa mia, come sempre. Avrei dovuto fumarmi la sigaretta della buonanotte, e poi andare a letto. In fondo la sveglia suona presto. Invece no. Guardo i social network, i quotidiani, le agenzie di stampa. Per vedere quello che era passato del nostro presidio. Di quello che era successo. (altro…)

  • #19O: considerazioni di un pazzo

    #19O: considerazioni di un pazzo

    #19O

    A Piazza San Giovanni il sole scalda, quasi come la gente che sta convergendo qui da tutta Italia. Sono tantissimi, e come me hanno affrontato ore di pullman o di treno, partenze a ore impossibili e controlli della polizia per essere pronti a partire da qui alle 14:30.

    Qualcuno non ce l’ha ancora fatta, sono ancora per strada, o alle porte di Roma a farsi identificare dagli agenti di pubblica insicurezza. Ma li aspetteremo, abbiamo bisogno di tutti.

    Questo non è il corteo NoTAV. Anche se ci sono le bandiere NoTAV. Non è il corteo NoMUOS. Anche se ci sono le bandiere NoMUOS. Non è un corteo che ha intenzione di mettere a ferro e fuoco la città, anche se la rabbia contro le istitituzioni (destituzioni) è tanta.
    E’ il corteo della gente che ha deciso che la politica dei partiti non basta a far sopravvivere la gente. Che ha capito, ed è ancora più triste, che lo Stato non basta a far sopravvivere i suoi cittadini. Lo striscione che domina il corteo dice:

    “Una sola grande opera: casa e reddito per tutti”

    Con sotto gli hashtag di Twitter per seguire il corteo: #sollevazione e #assedio.

    #19O

    Sono quasi le 16:00 quando ci muoviamo, ma è stata bella anche l’attesa. Ci si conosce, si discute, si parla. Si ride. Perché è bello essere qui. Fa bene. Fa bene sentirsi cittadini veri, coscienti. Interessati. Magari con idee diverse. Ma partecipanti della vita politica del nostro paese.

    Da Piazza San Giovanni si sale per Via Merulana. Mentre la percorro mi canticchio in testa Daniele Silvestri in “A bocca chiusa“:

    “Fatece largo che passa il corteo e si riempiono le strade. Via Merulana, così pare un presepe… E semo tanti che quasi fa paura, o solo 3 sfigati come dice la Questura…”

    E cammino e sorrido, siamo decine di migliaia. E siamo una massa di geni, di artisti, di persone, di anime, di combattenti, di resistenti, di partigiani, di rivoluzionari. Geniali scritte sui muri. “Dai da bere alla tua sete di Rivolta“. Un finto Berlusconi che dichiara: “Ma quale sentenza ma quale cassazione, io non mi fermo se non c’è una Rivoluzione“.

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    Fotografo con il cellulare, leggo la diretta su twitter seguendo #19O.

    Mentre cammino alzo lo sguardo e alla mia destra scopro Erri DeLuca. Anziano, cammina piano. Cammina piano e sorride. Gli sorrido, vorrei dire qualcosa di bello, a quanto mi fa bene sapere di vederlo qui con me. Con noi. Lui mi sorride di rimando. E forse non c’è bisogno di dire altro.

    #19O

    Mentre arriviamo in Piazza Santa Maria Maggiore sentiamo rumore di scontri. Ma non con la polizia, sono i fascisti di CasaPound che lanciano sassi contro la testa del corteo. Mentre la polizia, girata verso il corteo, si prepara a proteggerli.
    Giusto per dare un’idea di dove siamo quando parliamo di Stato. Da che parte sta lo Stato Italiano, sempre.

    Il percorso continua: via Liberiana, via Cavour, via Giovanni Amendola, viale delle Terme di Diocleziano, piazza della Repubblica, via Cernaia, via XX Settembre, via Goito, piazza dell’Indipendenza, via San Martino della Battaglia, viale Castro Pretorio, piazza della Croce Rossa, viale del Policlinico, sino a Porta Pia.

    Siamo tanti, siamo consapevoli. Qualcuno dice 70.000. Qualcuno 100.000. In Via Goito sentiamo le esplosioni degli scontri, più indietro, davanti al Ministero dell’Economia e delle Finanze.

    Mi fanno ridere gli Italiani. Quelli che si credono democratici e che sono schiavi. Quelli che ti dicono che “bisognerebbe prendere d’assalto il parlamento e ucciderli tutti quei politici ladri”, e poi si indignano e chiamano questi incappucciati di nero “violenti”. Che tristi gli italiani.

    Si possono non condividere le azioni, ma forse bisognerebbe cominciare a riconsiderare sia cosa si intende per “violenza” sia cosa significhi “essere violenti“.

    Chi è violento? I manifestanti? Lo Stato? Chi occupa le case per il diritto ad abitare? Le banche che ti portano via la casa perché sei disoccupato? I NoTav? Chi realizza un’opera inutile distruggendo territorio e indebitandoci per le prossime 4 generazioni? Dov’è la violenza? Lo scontro non era contro la polizia. Ma contro il Ministero delle Finanze e dell’Economia. Non c’è differenza? Allora non avete ancora capito nulla.

    #19OAlla fine di Via Goito c’è un palazzo occupato. Da gente che non aveva più una casa, e ha ritrovato non solo un posto dove stare, ma anche una nuova idea di comunità. Passiamo sotto il palazzo, gli occupanti sono schierati e applaudono. Loro applaudono noi, che andiamo a manifestare anche per loro. Noi da sotto applaudiamo loro, che continuano a resistere. E’ il momento più bello della manifestazione. Questo è il senso. Il senso di fratellanza. Di poter costruire qualcosa di grande, in qualche modo, da tutte le macerie che ci hanno lasciato.

     

    Alla fine, a Porta Pia, l’assedio. Trovo simbolico farlo qui. Ha un che di storico. Di continuità. Quasi di una cittadinanza che torni alle sue origini storiche per ritrovare se stessa. E tende, tende che vengono montate, per circondare lo Stato. Per fare in modo che venga a trattare la resa.

    Cosa rimane a chi non c’era? Gli scontri. L’indignazione per la violenza di pietre contro tenute antisommossa. E tutto il resto? Quello i giornali e le televisioni non ve lo faranno mai vedere. Perché ne hanno paura. Tutto il resto è nelle emozioni e nei ricordi di chi c’era. Potete credere ciò che volete, ormai che importa? Ma voi non c’eravate in quei colori. Su quelle strade. E non potete parlarne.

    Quell’applauso mi scroscia ancora dentro, ed è molto più forte di qualsiasi bomba carta, di qualsiasi carica di polizia, di qualsiasi menzogna della questura o della disinformazione giornalistica.

    Quell’applauso è l’eco dei passi di una popolazione intera con la maschera di Guy Fawkes.

    A bocca chiusa
    Daniele Silvestri

  • Ipocrisia razzista e antirazzista

    Ipocrisia razzista e antirazzista

    I morti di Lampedusa, certo. Il lutto nazionale. Assolutamente. A chi non fa incazzare. A chi non riempie di rabbia tutto questo?

    In realtà ad un sacco di gente, ho scoperto. Dai razzisti (si riconoscono subito: sono quelli che cominciano una frase sull’argomento con: “Io non sono razzista, però…”), ai beceri idioti senz’anima che dicono “Gli sta bene, stavano a casa loro”, ma soprattutto gli antirazzisti dell’ultima ora. Quelli che non hanno mai preso la minima posizione sull’argomento, che adesso parlano di lutto nazionale, di minuti di silenzio; si riempiono la bocca con una parola come antirazzismo, che c’è gente che a questo ideale dedica ogni istante della sua vita, mica dieci minuti su facebook o su twitter, per poi dimenticarsi di tutto la mattina dopo. Fino alla prossima strage di anime.

    Sicuramente anche i figli di puttana che organizzano i barconi con cui rubano anche le ultime gocce di sangue alla gente disperata del Mediterraneo stanno pubblicando qualcosa di strappalacrime su questa gente che hanno condannato a morte.

    Anche le due teste di cazzo che hanno dato forma a questa legge sull’immigrazione (si, Bossi e Fini) parteciperanno al lutto nazionale, magari per trarne il loro bel vantaggio politico.

    Che fine hanno fatto gli Italiani? Henry Miller scriveva che in tutta Italia aveva trovato povertà e poche opportunità (tra la prima e la seconda guerra mondiale) ma anche gente disponibile, solidale e ospitale. Felice. Che cazzo ci è successo?

    Siamo chiusi, idioti, ignoranti, ipocriti.

    Ma, peggio di tutto, siamo superficiali e indifferenti a qualsiasi cosa.

    “Andate tutti a fanculo: razzisti inutili, antirazzisti senza motivazioni, demagogisti e retorici coglioni, gucciniani ignoranti che si danno un tono riempiendosi la bocca di schiuma bavosa, freakettoni pacifisti e duri e puri con il cane borchiato, donne con il cervello grosso come una noce che imparano a fare le intelligenti nel limite in cui va di moda esserlo. Andate tutti a fanculo.”

    Stefania DePoulardis tramite Facebook

  • Terrorista

    terrorista

    Mi sconvolge il fatto che i media e questo cosiddetto Stato chiamino terrorista il movimento NoTav, ma non posso dire che non me lo aspettassi. In fondo era solo il punto più basso della parabola che questo cosiddetto Stato e i suddetti media hanno costruito tanto tempo fa, quando i progetti del treno ad alta velocità (poi diventato treno ad alta capacità) hanno cominciato a farsi più solidi.

    Ma chiediamoci veramente che cosa significa essere terrorista. Cos’è il terrorismo?

    Il terrorismo è una forma di lotta politica che consiste in una successione di azioni criminali violente, premeditate ed atte a suscitare clamore come attentati, omicidi, stragi, sequestri, sabotaggi, ai danni di enti quali istituzioni statali e/o pubbliche, governi, esponenti politici o pubblici, gruppi politici, etnici o religiosi.
    L’individuo che si dedica a tale pratica viene definito come terrorista.

    da Wikipedia.it

    Ora continuiamo a farci delle domande: che cos’è lo Stato? Perchè se lo Stato sono le banche e i soliti furbetti del quartierino insieme a esponenti di partiti politici che ci stanno mangiando sopra, allora sì: il movimento NoTav sto cercando di sovvertire l’ordine dello Stato.

    Se invece lo Stato sono i cittadini che pagano le tasse, i lavoratori i disoccupati, se sono quelli che si battono per la difesa del proprio territorio, quelli che lottano per arrivare a fine mese e per mantenere la loro famiglia alla faccia di tutte le difficoltà di ogni giorno allora il movimento NoTav non sta cercando di sovvertire un bel nulla.  Sta difendendo lo Stato.

    Lo Stato è un ordinamento giuridico politico che a fini generali esercita il potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti a esso appartenenti. Esso comanda anche mediante l’uso della forza armata, della quale detiene il monopolio legale.

    da Wikipedia.it

    “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

    Articolo 1 della Costituzione

    Il problema è sempre quello: l’uso la parola per sopprimere la dissidenza, per trasformare fratelli in terroristi assetati di sangue.

    A San Marino per un aumento delle tasse del 6% (sono 3 volte inferiori alla media europea, in Italia una volta e mezza) scendono in 5000 (un sesto della popolazione totale, da noi sarebbe una manifestazione con 10 milioni di persone).

    Da noi il Movimento NoTav ha provato tutto. La strada politica. La strada della scienza. La strada della contestazione pacifica. La strada del buonsenso. Eppure il cantiere è li. Un’opera che ci costa quasi come una finanziaria senza darci nulla in cambio.

    Quello del Movimento NoTav non è terrorismo, cazzo. Il NoTav assalta i cantieri per legittima difesa. Checcazzo, l’avete riconosciuta pure a quel burattino di Placanica. Invece gli attivisti vengono processaticondannatiperquisiti dalle forze armate di questa repubblica delle banane e sputtanati ogni giorno sulle pagine dei giornali e sull’etere delle televisioni.

    “They’re calling me a terrorist
    Like they don’t know who the terror is
    When they put it on me, I tell them this
    I’m all about peace and love
    They calling me a terrorist
    Like they don’t know who the terror is
    Insulting my intelligence
    Oh how these people judge..”

    Lo sanno, quei figli di puttana. Ci chiamano terroristi come se non sapessimo cos’è il Terrore. Noi Italiani, poi, che il terrore ce lo siamo presi insieme al latte materno. Quando ci manganellano glielo diciamo che vogliamo solo pace e amore. E loro continuano a chiamarci Terroristi. Come se non lo sapessero, cos’è il terrore. Questo Stato che ha organizzato o chiuso un occhio su Piazza Fontana, su Brescia, sull’Italicus, su Moro… Eccetera, eccetera, eccetera… per dirla con Gaber.

    Insultano le nostre intelligenze. Questo è il punto da dove partire. Incazzatevi, fratelli. Vi stanno prendendo per il culo.

    You think that we don’t know, but I know, I know, I know…

    It’s like the definition didn’t ever exist
    I guess it’s all just depending who your nemesis is
    Irrelevant how eloquent the rhetoric peddler is
    They’re telling fibs, now tell us who the terrorist is

    Aprite gli occhi fratelli. Sarà sempre più forte l’ideale della nostra speranza, che l’ideale dei loro segreti di merda.

    Terrorist?
    Lowkey

  • Italia d’oro

    Italia d’oro

    italia d'oro

    Vedo Pierangelo Bertoli a quel Sanremo del 1992. Solo in mezzo al palco, seduto sulla sua sedia a rotelle su cui è confinato fin dall’età di tre anni dalla polio mentre guarda il pubblico, curioso di sapere cosa avrebbero pensato di quella esibizione. Il direttore alla sua destra fa partire l’orchestra RAI, composta per lo più da violini, alla sua sinistra il fisarmonicista. Lui impugna il ferro della sua sedia, lo stringe e chiude gli occhi.

    Racconteranno che adesso è più facile, che la giustizia si rafforzerà. Che la ragione “Servire il più forte” è un calcio in culo all’umanità

    Inspira forte, le spalle si scuotono all’indietro. Ogni presa di fiato è un passo coraggioso verso la denuncia della morte della Prima Repubblica. Il direttore artistico Adriano Aragozzini non sa come inquadrarlo, così in basso rispetto a tutto quello che lo circonda. E allora sono primi piani a non finire, a immortalare la faccia sofferente della verità.

    Mani Pulite era scattata 9 giorni prima, il 17 Febbraio, anche se ancora non si chiamava così. Antonio Di Pietro aveva chiesto ed ottenuto il mandato di cattura per Mario Chiesa, colto in flagrante mentre intascava una tangente dall’imprenditore Luca Magni.

    E’ sbalorditivo che Pierangelo Bertoli già descrivesse la situazione politica con quella chiarezza visionaria, con quella forza profetica. Mi viene in mente Pasolini, quando nell’articolo di Scritti Corsari afferma che

    Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.

    Sicuramente quest’uomo di Sassuolo, cantautore, dal corpo modellato dalla malattia, è un intellettuale. Uno scrittore. Un artista.

    Era la morte della prima repubblica, il requiem, il canto del cigno. E c’era tutto, la corruzione, la crisi economica, la povertà, le bombe della mafia che avrebbero stroncato Falcone e Borsellino restando impuniti.

    Sono contento che Pierangelo Bertoli sia morto, oggi. Che sia stato deluso solo per i primi due governi di Berlusconi. Perché la sua speranza era di “stare ancora tra gli uomini”, che “l’ignoranza non la spuntasse”. Che “avremmo smesso di essere complici”. E invece la soluzione che il popolo italiano, democraticamente, ha opposto a Mani Pulite, è stata di eleggere Silvio Berlusconi praticamente per vent’anni. Quanta delusione. L’Italia d’oro frutto del lavoro e cinta dall’alloro è stata stuprata più volte da questa vecchia vivandiera, come in uno strapon suicida, con il tricolore infilato in gola per non farla urlare. In modo che nessuno sentisse, che nessuno intervenisse. Che nemmeno se ne accorgesse.

    Siamo rimasti noi, a dimenticarci la profezia di Bertoli. Che parlava di bombe, di omicidi. Di stragi di Stato. E non è cambiato un cazzo, le cose sono pure peggiorate. Qui il potere detta le regole, la voce della libertà è talmente sepolta che chi alza la voce ed esprime un’opinione è un violento, come chi scende in piazza, come chi manifesta pacificamente.
    Qui continuano a parlarci di lacrime, dei risultati di una povertà che hanno causato loro e che noi dobbiamo continuare a pagare in eterno, finché abbiamo vita, per permettere loro di abbuffarsi alla tavola che poggia sulle nostre schiene, a sporcarsi di sugo impeccabili doppipetto, a rigurgitare bava come su un triclinio romano.

    Vedo Pierangelo continuare a cantare, sempre più sudato, sempre più convinto, fino alla speranza finale. Lo vedo dirci

    Sopra le strade viaggiate dai deboli la nostra guerra non si spegnerà

    Hai ragione, fratello. Qualunque cosa accada la nostra guerra continua. Che sia quella ideale di creare un mondo migliore oppure quella più immediata di continuare a sopravvivere. Non molleremo, nonostante tutto, nonostante questa Italia Nera, nonostante l’ennesima stagione di tangenti, dei boss tutti liberi, di una bomba o un proiettile di Stato scoppiato in una qualsiasi città, come 12 anni fa a Genova.

    Anche io spero di stare fra gli uomini, quando smetteremo di essere complici. Quando sconfiggeremo l’ignoranza. Quando mi sveglierò e dalla finestra vedrò le fiamme di una rivolta. Quando cambieremo davvero chi deciderà, quando saremo noi, senza più ignoranza, a decidere.

    E cammineremo per le strade come dipinti da Giuseppe Pellizza da Volpedo, e forse saremo la Quarta Repubblica e non il Quarto Stato, a cantare

    Fratelli d’Italia l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa… Fratelli d’Italia l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa…

    Fratello, quando hai smesso di cantare sul palco dell’Ariston, il pubblico sarebbe dovuto rimanere 1 secondo e mezzo in silenzio e poi esplodere in una standing ovation da 10 minuti. Ma si sa. Gli italiani non amano i grandi Italiani.

    Italia d’oro
    Pierangelo Bertoli

    Testo de “L’Italia d’oro”

    Racconteranno che adesso è più facile
    che la giustizia si rafforzerà
    che la ragione “servire il più forte”
    è un calcio in culo all’umanità
    Ditemi ora se tutto è mutevole
    se il criminale fu chi assassinò
    poi l’interesse così prepotente che conta solo chi più sterminò
    Romba il potere che detta le regole
    cade la voce della libertà
    mentre sui conti dei lupi economici
    non resta il sangue di chi pagherà
    Italia d’oro frutto del lavoro cinta dall’alloro
    trovati una scusa tu se lo puoi
    Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi
    mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai
    tanto non paghi mai
    Tutto si perde in un suono di missili
    mentre altri spari risuonano già
    sopra alle strade viaggiate dai deboli
    la nostra guerra non si spegnerà
    E torneranno a parlarci di lacrime dei risultati della povertà
    delle tangenti e dei boss tutti liberi
    di un’altra bomba scoppiata in città
    Spero soltanto di stare tra gli uomini
    che l’ignoranza non la spunterà
    che smetteremo di essere complici
    che cambieremo chi deciderà
    Italia d’oro frutto del lavoro cinta dall’alloro
    trovati una scusa tu se lo puoi
    Italia nera sotto la bandiera vecchia vivandiera te ne sbatti di noi
    mangiati quel che vuoi fin quando lo potrai
    tanto non paghi mai
    Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta
    dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa
    Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta
    dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa