Categoria: Socialize&Politicize

  • Come muore un italiano

    Come muore un italiano

    come muore un italiano
    Il caporale Tiziano Chierotti, 24 anni, muore in uno scontro a fuoco in Afghanistan.

    Pianti, messaggi sui social network, condoglianze dal presidente Napolitano.
    Ma non azzardatevi a chiamarlo eroe.

    Perché questo alpino non è vittima della Guerra di Piero. Non è un ragazzo del ’99 in ritirata confusa dalla disfatta di Caporetto.
    E’ un militare di professione. Che l’ha scelto.
    Poteva vendersi come schiavo di un contratto a progetto. Poteva studiare e laurearsi in astrofisica e poi finire a rispondere a telefonate di pazzi in un call center qualsiasi.
    Invece ha scelto di abbracciare un fucile, ad andare a invadere un paese di presunti terroristi in seguito alla Pearl Harbor del 2001.

    Sono passati 11 anni, cosa abbiamo ottenuto in Afghanistan? Cosa abbiamo comprato con i 7 miliardi di euro spesi? Gas e petrolio, non la lotta al terrorismo. Non la “Enduring Freedom”, ma un “Enduring War”.

    Questo ragazzo non è un eroe, è l’ennesima vittima dello Stato. Poi dispiace, nessun ragazzo di 24 anni dovrebbe pagare un qualsiasi errore con la vita. Ma non chiedetemi di esporre il tricolore, quella bandiera che “rimboccate sulle bare per addormentare ogni senso di colpa”, parafrasando Caparezza.

    I veri eroi sono quegli uomini e quelle donne che lottano ogni giorno contro un contratto a progetto, contro la propria condizione di esodati, che si umiliano e si distruggono per mantenere la loro famiglia.

    Il nostro meraviglioso e sempre perdente esercito in Afghanistan? Burattini. Non li vedete i fili, tirati dai Grandi Fratelli internazionali? Guardate meglio. Quei fili fatti di petrolio. E di soldi, ovviamente.

    Come muore un italiano? Male, quasi sempre per nulla.

    “Per me i veri eroi sono quelli come mio padre
    e quelli che ogni giorno son pronti a ricominciare
    quelli che riaffrontano la vita anche se gli ha rubato tutto,
    sogni, futuro, e anche la fede in dubbio
    che alzano saracinesche di un bar o di un officina
    che vanno in fabbrica alle 5 di mattina
    e che non lottano per gloria o per fama
    ma per la sopravvivenza, la famiglia, i figli, una casa
    il vero eroe non sta a cavallo comandante
    un vero eroe non inizia una guerra, ma la combatte
    e si batte fuori da ogni schema e da ogni slogan
    non ci svuota di cultura per riempirci di Mc Donald”

    Corri
    Metrostars

  • La fine del dominio Mediaset (.com)

    La fine del dominio Mediaset (.com)

    La fine del dominio Mediaset.
    Oggi l’hanno ripetuto tutti i giornali italiani. Leggendo il titolo mi ero quasi illuso. Come se la popolazione potesse cominciare a pensare di nuovo con la propria testa. Come se fosse stato tutto un brutto sogno. Come se fosse stata una febbre alta che ci annebbiava la mente e ci faceva delirare.

    Invece la notizia è meno rivoluzionaria ma per lo meno curiosa.
    Ad Agosto del 2011 la società Fenicius Llc, con sede nello stato del Delaware (U.S.A.) registra il dominio www.mediaset.com dopo aver vinto un’asta online.
    Com’è possibile? La Mediaset italiana, quella nata dalla mente del nostro ex presidente del consiglio, aveva dimenticato di rinnovare il dominio.

    Dopo una lunga battaglia legale la WIPO, l’Organizzazzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale, non ha accolto il ricorso della società del Gruppo Fininvest, quindi la società Americana potrà utilizzare il dominio come vorrà. Nello specifico per vendere “Media Sets”, cioè hard disks, servers e sistemi operativi.

    Nel mondo il dominio di Mediaset non è mai esistito; anzi, tutti prendevano per il culo il Governo Italiano quando a capo c’era Silvio.
    Noi? Quando rialzeramo la testa? Quando ci ribelleremo a quest’omologazione verso il basso fatta di grandifratelliamicibuonedomenichetgridicolitetteculisoubrettinesoftporno?

    Auspichiamo a gran voce la fine del dominio mediaset.italia.
    Anzi lo gridiamo a gran voce. Come ci ha dimostrato una piccola società del Delaware e come ci ha insegnato John Lennon, “It’s easy, if you try“…

  • Distratto

    Distratto

    Distratto.

    X-Factor si è concluso da poco, ora i finalisti fanno passare i loro pezzi inediti in radio. Grande soddisfazione, hanno realizzato il loro sogno.
    E chi ha vinto? Con che fantastico pezzo inedito ha vinto?

    Scritto da Tiziano Ferro, “Distratto“, si riconduce alle solite canzoni struggenti di questo strano essere che faceva da corista agli A.T.P.C., gruppo Hip Hop torinese. Meritava di vincere?

    Ovviamente no.

    La musica italiana è questa.

    “A volermi male di un male che fa solo male”

    Vi prego, spiegatemi questa frase. E’ imbarazzante.
    Musica Italiana del cazzo: trionfano sempre le voci, le parole servono solo a riempire i vuoti. Gorgheggiate, vocalizzate, non dite nessuna frase intellegibile, per favore. Almeno i vostri gargarismi con la vostra voce da operetta non mi darebbero troppo fastidio.

    I Tiziano Ferro hanno distrutto la musica in Italia.

    Che fine hanno fatto i De Andrè e i Gaber?

    Aveva ragione Bukowski:

    “I miei eroi sono scomparsi da un pezzo e ora mi tocca vivere con gli altri”

  • Il razzismo esiste

    Il razzismo esiste

    Il razzismo esiste, fratelli. Non sono pochi pazzi isolati, non sono gli estremisti di destra, non sono barbari e ignoranti leghisti, non sono focolai isolati. Noi italiani siamo razzisti.
    Com’e’ successo? Duemila anni fa l’impero romano in espansione tanto caro ai nostalgici del saluto a mano tesa integrava perfettamente gli extra-comunitari. Certo, c’erano armi e violenza, ma era una conquista, non flussi migratori. Ma una volta finita la guerra si cercava di inglobarne la cultura e di aiutare la civiltà in uno scambio che faceva crescere entrambe le parti.
    100 anni fa noi emigravamo in Germania e negli Stati Uniti, disperati e affamati alla ricerca di una vita migliore, e venivamo emarginati e derisi esattamente come quegli altri disperati che vengono da noi oggi.

    Cosa è successo per portarci a questi livelli?

    No, non è stata solo la Lega. Anche se avere al governo un partito ignorante e xenofobo aiuta.

    Il problema è che sono decenni che i media ce la pompano in testa, questa cosa del razzismo. A piccole dosi, quasi di sottofondo…
    Ma lo spacciatore è sempre marocchino, lo stupratore è sempre albanese, il furto lo fa sempre il rom, il lavoro ce lo rubano sempre pakistani e indiani. Gli Italiani sono sempre innocenti. Lo straniero è sempre il colpevole.

    Certo non è facile accettare il diverso.

    Tranne quando è schiavo nei cantieri edili del nord, che allora conviene perchè lo paghi una miseria e non devi pagarci le tasse e non devi impiantare sistemi di sicurezza, che tanto anche se cade e si fa male o se muore che ti frega? E’ clandestino, per lo Stato Italiano lui non esiste.
    O tranne quando è una minorenne figa, che allora va bene, anzi meglio, visto che puoi farci tutto quello che con tua moglie o la tua compagna non hai mai nemmeno immaginato.

    Siamo razzisti, gli extracomunitari li integriamo solo quando sono servi. O quando sono Svizzeri.

    E questa continua grancassa dei media è difficile da ignorare.
    Ma glissando per una volta sulla grande operazione di polizia (come può un uomo girare armato di 357 magnum credendosi l’ispettore Callaghan e uccidere 3 persone senza venire fermato?!?!) spaventa quest’odio represso pronto ad esplodere. Spaventano vite umane spente inutilmente, che non disturbavano, che non chiedevano nulla se non di poter fare qualche euro ai bordi del mercato italiano, per poter mangiare, per poter sopravvivere. Per andare avanti. Per essere meno disperati.

    Fratelli, smettetela di scaldarvi. Il lavoro questi non ve lo rubano. Voi i lavori che fanno loro li rifiutate.
    Mi fate ridere, imprenditori bastardi che sfruttate la mancanza di alternative di questa gente per pagarli poco e nulla, per lucrare, per il profitto. E poi li additate, li odiate, spargete la voce che rubano il lavoro agli italiani. Artigiano edile qualificato: € 20,00 all’ora, più tasse, INPS, INAIL, tredicesima, quattordicesima, ferie, malattia. Disperato rumeno con rudimenti di edilizia: € 20,00 al giorno. Il resto a carico suo. Siete voi a distruggere il mercato del lavoro, non loro.

    Siamo razzisti, come Monty Brogan nella 25a ora. Ne abbiamo un po’ per tutti. Ricettacolo di luoghi comuni, i pakistani e gli indiani puzzano di curry, gli albanesi sono violentatori, i Maghrebini sono spacciatori, i Senegalesi poco di buono che vendono imitazioni di Gucci e Fendi.

    Vi siete mai fermati a conoscerli? A parlarci? Molti sono laureati. Ok, non alla Bocconi, magari a Dakar, ma è gente che ha studiato, non sono mica il Trota.

    Perchè li odiamo? Perchè?

    Cerchiamo di capirlo in fretta, fratelli, l’odio ha portato all’olocausto, allo sterminio, alla guerra. La 357 Magnum non è la soluzione.

    Non siete morti al freddo di questa nostra città, ma su una grande pila d’ebano. E la vostra gente ballerà e canterà per quaranta notti.

  • Volando sopra la crisi

    Volando sopra la crisi

    gli f35 dell'aeroporto di cameri

    Questa crisi e’ strana. Questo nuovo governo e’ strano. Questa crisi mondiale totale, quest’orlo del baratro del crollo del Capitalismo. Questi dirigenti di banca, questi economisti, questi professori. Tutto è strano. La crisi ci opprime, i nostri governanti, da sempre, hanno deciso di sorvolarla. Come? (altro…)

  • Titanic

    Titanic

    TitanicL’Italia affonda, e questo non è una novità. Nemmeno paragonarla al Titanic lo è, per la verità. Non mi illudo di essere originale, ma il paragone (con il film di James Cameron, più che con la storia vera) calza davvero a pennello. Perché quest’Italia, che dal dopoguerra doveva essere questa enorme economia inaffondabile, basata sulla cultura, il turismo e la grande inventiva e imprenditoria dei nostri progenitori, ha qualche falla di cui nessuno sembrava essersi accorto. Finché l’iceberg di questa crisi finanziaria (sono l’unico che vede in questa crisi la Crisi con la “C” maiuscola? Quella che definisce che il Capitalismo e il Neoliberismo hanno davvero i giorni contati?) non è entrata in collisione con il transatlantico Italia. E l’Italia ha scoperto che le camere stagne che avrebbero dovuto salvarla (leggi Imprese, Stato, Politica, Servizi Sociali, Economia) non hanno tenuto e continuano ad imbarcare acqua. Inesorabilmente, fino alla rottura finale.

    (altro…)

  • Ecoparade: arrivano i barbari!

    Ecoparade: La folla
    Ecoparade: prime conquiste
    Ecoparade: Il terrore dei barbari
    Ecoparade: Il disgusto

    E’ passata più di una settimana da quando abbiamo camminato a ritmo di musica per le strade di Brescia. Siamo partiti dall’Alfa Acciai, miniera inesauribile di Diossina, per dire no alla merda nell’aria che respiriamo, per cercare di affermare con forza che i vostri soldi non valgono i nostri tumori. Che i vostri guadagni sono sulla nostra pelle, che quegli euro andrebbero divisi tra tutti, che voi non potete arricchirvi sul nostro futuro e sul futuro dei nostri figli. C’era tanta gente, all’Ecoparade.

    Perlopiù giovani, che hanno deciso di non farsi i cazzi loro camminando per il centro o andando a fare shopping nei vostri centri commerciali; ma c’erano anche famiglie: madri, padri che portavano i figli a spalle, preoccupati per il loro domani; c’erano anziani, che hanno vissuto e combattuto tante guerre e tante battaglie, e ora si sentono derubati di tutto quello che hanno fatto per lasciare un segno.

    Abbiamo ballato per chilometri, abbiamo dimostrato che c’è una parte di Brescia che non è indifferente, che è interessata, che non si sente rappresentata e che non vuole assistere senza fare nulla alla distruzione dell’ambiente in cui vive,sacrificato ad un inutile e sterile dio denaro.

    E’ stato fantastico vedere i manifestanti prendere possesso dell’aiuola sparti-traffico di piazzale Arnaldo, scacciando per una volta quegli idioti che ostentano (o vogliono ostentare, che è ancora peggio) la loro ricchezza, il loro status sociale.

    E’ stato fantastico procedere per Corso Magenta (non mi era mai successo durante tutti i miei anni di manifestazioni) mentre un ritmo reggaeton scandiva i miei passi. Perchè siamo barbari, ma per una volta non ci sono stati scontri, non ci sono stati problemi.

    E’ stato fantastico vedere così tante persone, capire che non sono solo, capire che, seppure con prudenza, in fondo c’è ancora qualche speranza.

    E’ stato invece tragico vedere i vostri volti divertiti, come se fossimo un circo, invece che persone che stanno urlando la loro disperazione anche per voi.

    E’ stato tragico assistere alla vostra preoccupazione, voi cittadini e voi “forze dell’ordine”, che potessimo rovinarvi la vostra triste notte bianca.

    E’ stato tragico vedere i vostri volti alla finestra, terrorizzati come se davvero fossimo un’orda barbarica di invasione, oppure schifati come se fossimo un branco di insetti che hanno avuto il coraggio di uscire alla luce del sole.

    Ma non ci fermerete, bastardi.

    I barbari stanno arrivando, la marea sale, e non siamo più piccole tribù disorganizzate che potete schiacciare a vostro piacimento. Siamo l’orda barbarica che metterà a ferro e fuoco le vostre convinzioni più radicate che distruggeranno il vostro Impero di menzogne e falsità, il vostro sistema di potere, cemento e amianto. E se pensate che possano fermarci ricordate la storia: anche Attila ha saccheggiato Roma, una Roma ben più forte dei vostri politici da giornaletto sporco e le vostre forze armate sadiche e impaurite.

    Arrivano i barbari!!!

     

  • La mia generazione non gioca

    La mia generazione non gioca

    La mia generazione non ha perso, non vuole nemmeno partecipare.
    Forse e’ vero, la mia generazione e’ molle, vigliacca, annoiata, egoista, triste.
    Spesso do colpa ai nostri padri, quelli che hanno vissuto quello strano e splendido periodo che viene spesso chiamato “Sessantotto”; ma non possiamo dire che la loro sconfitta, la sconfitta della generazione che ha perso, e’ determinante per la nostra mancanza di futuro.

    Perché quelli non hanno perso, si sono venduti, hanno venduto la partita, hanno venduto l’anima al diavolo che veste prada.

    Quelli che predicavano la lotta armata per costruire un mondo migliore adesso conducono i telegiornali di regime, nei loro approfondimenti approfondiscono il nulla, ci deridono, chiamando Radio Londra il sostegno al nuovo piccolo duce.

    Ci chiamano mammoni, trentenni ancora coi genitori, loro che dirigono le banche che ci impiccano con mutui impossibili da onorare per la nostra generazione di lavoro precario e a progetto.

    Dicono che mettiamo in crisi la famiglia, sposandoci e divorziando, convivendo, come se fosse facile credere nell’amore quando ci pompano gli ormoni con soft porno filo diffuso alle 4 del pomeriggio, come se fosse un vanto il loro background, loro che non si spostavano, non comunicavano, che avevano poche possibilità di scelta. Loro che sposavano la ragazza conosciuta alle medie, che era l’unica alternativa. Loro che adesso che hanno la minima possibilità di scelta la sfruttano e fottono ragazze che potrebbero essere le loro nipoti solo perchè hanno il potere di farlo.
    Noi siamo il villaggio globale, noi possiamo conoscerci tutti, noi non possiamo scegliere perché abbiamo troppa scelta e nessuna possibilità di sbagliare. Perché un divorzio economicamente ti mangia la vita, e la nostra economia domestica e’ già un passeggiare sospesi sulla fune del crack finanziario.

    Loro ci accusano di essere senza ideali, loro che fanno a gara per sputtanarci, loro che ne hanno solo uno: il denaro corrisposto per essere servi del potere. Per loro non abbiamo impegno politico, non facciamo volontariato, non abbiamo interessi.

    Quanto vi sbagliate, fratelli.

    Non abbiamo sbocchi perchè Voi avete perso il grande cambiamento, ve lo siete giocato puntando tutto quello che avevate. Les jeux sont faits, rien ne va plus.
    Siete rimasti con un pugno di mosche, avete venduto anche il culo pur di non passare il resto della vita a rimpiangere la caduta di Atlantide.
    E a noi cos’è rimasto?
    Gli aperitivi, le discoteche, le droghe, il sesso libero. Ecco cos’è rimasto della Rivolta. Solo i contorni.
    Sono questi i nostri ideali.
    Bere 10 aperitivi a stomaco vuoto e schiantarci in auto tornando un sabato sera.
    Drogarci fino allo sfinimento, scoparsi la prima che ci capita credendola la donna della nostra vita solo perchè i nostri occhi indossano gli occhiali di sostanze psicotrope. Mettere al mondo un figlio, odiarlo perchè ci ha rovinato la vita.

    Si, Giorgio. La tua generazione ha perso. La mia non vuole nemmeno cominciare a giocare. Preferisce stare sugli spalti a guardare, oppure andare all’estero, in campionati in cui li pagano di più, li apprezzano di più.
    La mia generazione se ne andrà, resterete voi vecchietti con le vostre puttane e i migranti dei barconi, che tratterete come schiavi finchè non si rivolteranno e conquisteranno il potere. Ecco la vostra italia di Domani.

    Forse siamo una razza estinta, non in estinzione. E’ che ancora non ce ne rendiamo conto…

  • Marty, scappa! I Libici!

    Marty, scappa! I Libici!

    Siamo un paese dalla memoria corta, e dalla fedeltà discutibile.

    La memoria è labile, non ci ricordiamo nemmeno quello che è successo l’altro ieri: ci indigniamo cinque minuti, poi si passa a vergognarsi di qualcos’altro. Non più di un anno fa abbiamo accolto il generale Gheddafi come un grande amico (o come un imperatore in visita alla colonia, forse) con il suo harem e il suo circo. Gli abbiamo offerto 100 vergini con il sorriso sulle labbra, le 100 escort di Arcore, forse, di cui ancora non si sapeva molto.

    Ci siamo abbassati nella tipica posizione di sottomissione, quella in cui si offre l’ano al dominatore, come un cagnolino si sdraia con le zampe all’insù a offrire la carotide e il ventre al padrone o al capo-branco.
    Aveva mani in pasta dappertutto (Unicredit, Juventus e Fiat solo per citarne alcuni), ci faceva sconti su gas e petrolio, avevamo accordi per fare l’ennesimo gasdotto attraverso mediterraneo e limitrofi. Dipendevamo da lui insomma. Gli vendevamo le armi.

    Gli abbiamo preso il figlio a giocare nel Perugia di Gaucci. Abbiamo sempre ignorato che era un cazzo di dittatore e che in Libia la democrazia non esisteva.

    Poi all’improvviso ci siamo accorti che il generale è una persona cattiva. Che va combattuto, che è pericoloso (e armato dalle nostre armi, non dimentichiamolo!), che va destituito. Che dobbiamo fare la parte degli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale ed aiutare i “partigiani” Libici.

    Come mai adesso? Sarà che c’è l’occasione per cancellare un qualche “debito” occulto? Per smettere di farci ricattare da un pericolo per l’umanità?

    Come al solito il Governo Italiano si allea con le persone sbagliate, salvo poi cambiar bandiera e aggregarsi al più forte (vedi prima e seconda guerra mondiale). Forse si allea per paura o convenienza o mancanza di alternative, ma questo non cambia la sostanza delle cose: ci aggreghiamo sempre alle più merde. E poi per cambiare le cose serve un’infinità di sudore, di sangue. Ovviamente innocente.

    Abbiamo basi NATO e Americane sul suolo italiano. Quella di Vicenza è quella più grande in Europa. Gheddafi non ha speranza di vincere contro USA, Gran Bretagna, Francia, Italia, Canada (Canada?), ecc.

    Ma magari qualche soddisfazione prima della sua morte se la vuole togliere… Se c’è un’opportunità, secondo voi, da quale nazione comincierà a colpire? Se avete risposto:”Da quella che prima gli era amica e che adesso è la più ostile di tutte!” avete risposto giusto.

    Ascoltiamo Doc Brown: “MARTY, SCAPPA! I LIBICI!

    ps “Ritorno al futuro” è un film profetico. Sulla tuta di Doc Brown il simbolo delle radiazioni, perchè per far andare la macchina del tempo serviva una reazione nucleare. Bisognerebbe chiedere a Zemeckis se già allora ne sapesse qualcosa…

  • La festa della donna: The Day After

    Buongiorno, donne.
    Ripigliate dalla nottata di bagordi ad alcool e spogliarelli maschili?
    Quanto è stato difficile andare a lavoro, stamattina?

    Proprio a voi, vorrei parlare. Non a tutte le donne, ma a voi, che in questa giornata vi scatenate, vi inalberate con chi non vi fa gli auguri, chi non vi regala la mimosa e passate la serata a cena con le amiche e poi ad uno strip-tease maschile, come una festa di addio al nubilato annuale.
    A voi vorrei parlare.

    Che diventate “femministe” per una sera, vi inebriate di vapori di vino e di birra e di sesso, rivendicate una strage in una fabbrica di 103 anni fa di cui non sapete nulla e bruciate i reggiseni della vostra quotidianità…

    Io sono contrario a questa festa. Per me non ha senso che una mimosa il 7 Marzo costi tot, l’8 costi quattro volte tanto e il 9 torni al prezzo originario.
    Non mi va nemmeno la giustificazione: se al posto delle 129 donne ci fossero stati 129 operai maschi ci sarebbe stato meno da indignarsi? Doveva essere la festa degli operai, non la festa delle donne.

    Festeggiate, mentre il resto del tempo qualche donna si vende per migliaia di euro al Re d’Italia, mentre qualche marito vi picchia senza alcun motivo, mentre qualche allupato vi violenta per strada alla prima occasione propizia. Non c’è proprio nulla da festeggiare.
    Gli operai muoiono ancora sul lavoro, sia maschi che femmine. Alcune donne sono ancora sottomesse ad alcuni uomini, ed è questo che mi rende più triste, a me che considero le donne un tempio, dee da adorare, perchè come Fedor sarà la vostra bellezza a salvare il mondo.

    Correte, andate anche l’anno prossimo a vedere gli omini spogliarsi. Così per gli altri 364 giorni dell’anno sarà questo sistema del cazzo a spogliare voi.