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  • Misteri d’Italia

    Misteri d’Italia

    Misteri d’Italia è un saggio di Carlo Lucarelli pubblicato da Einaudi nel 2002, che tratta i misteri italiani raccontati dallo stesso Lucarelli nel programma televisivo Blu Notte.

    Informazioni su ‘Misteri d’Italia – I casi di Blu Notte’
    Titolo: Misteri d’Italia – I casi di Blu Notte
    Autore: Carlo Lucarelli
    ISBN:9788806154455
    Genere: Storico
    Casa Editrice: Einaudi
    Data di pubblicazione: 2002-11-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 262
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    Anobii

    Misteri d'ItaliaLucarelli può piacere o non piacere, ma è innegabile che il su programma andato in onda su Rai Tre “Blu Notte” sia ottimamente costruito e frutto di un lavoro importante di ricerca. altro grande pregio, a mio avviso, è quello di portare alla conoscenza del grande pubblico (qualcuno dirà “pubblico di parte”, ma tant’è…) alcune tra le pagine più misteriose e importanti della recente storia d’Italia.

    Questo libro è scritto come un romanzo, tanto che spesso si dimentica che i fatti trattati sono alcuni tra i fatti che hanno sconvolto l’Italia dal dopoguerra ad oggi; e probabilmente questa è la sua forza più grande: la lettura scorre veloce e interessante, emozionante e rabbiosa, mentre si imparano e si conoscono episodi come il rapimento di Michele Sindona e la morte del bancario di Roberto Calvi; l’incidente di Enrico Mattei, il caso Castellari, la strage di Gioia Tauro o i crimini della Banda della Uno Bianca. Episodi che sembrano quasi collegarsi a formare una trama intessuta nel buio, che fa da sfondo inquietante alla storia “ufficiale” italiana.

  • Rave girl

    Rave girl

    Rave girl (titolo originale Morvern Callar) è un romanzo di Alan Warner pubblicato da Guanda nel 1998.

    Informazioni su ‘Rave girl’
    Titolo: Rave girl – Ragazza selvaggia
    Autore: Alan Warner
    ISBN: 9788882460303
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Guanda
    Data di pubblicazione: 1998-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 192
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    Anobii

    Rave girlMorvern Callar è una ragazza scozzese, che la vigilia di Natale scopre il ragazzo con cui convive morto suicida nel soggiorno di casa. Non rivela la morte del ragazzo e dice in giro che l’ha semplicemente lasciata.
    Morvern vive una vita povera e lavora in un supermercato, passa le sue serate tra sesso, alcol e droga nelle discoteche della costa insieme alla sua amica Lanna, almeno finché ruba il romanzo che il suo ragazzo stava scrivendo e lo invia ad una casa editrice che decide di pubblicarlo. All’improvviso arrivano tanti soldi a cui non è abituata e può finalmente lasciare il lavoro che odia per dedicarsi a discoteche e viaggi.

    Il romanzo è narrato in prima persona, con le considerazioni della protagonista al di là di qualsiasi etica o morale; la scrittura è fluida e cruda, molto simile a quella di Irvine Welsh di Trainspotting e The acid house. Forse troppo simile. L’unica differenza è la protagonista, femminile, che risulta credibile e originale.

    Il romanzo scorre piacevole e interessante, ma devo dire che non lascia una grande traccia all’interno del lettore, almeno per quanto mi riguarda. La mancanza di morale passa ben presto in secondo piano, e a parte l’occultamento del cadavere del suo ragazzo non è che compia delle azioni tanto deprecabili da disgustare o da scuotere il nostro senso civico o la nostra etica.

    Citazioni da “Rave girl”

    “Ma niente grandi soddisfazioni per quelli come noi, eh? Noi che mangiamo da un piatto quasi vuoto. Ho risparmiato tanto per conquistarmi questa pensione anticipata e ora che sta per arrivare mi sento svuotato. Gli straordinari si sono mangiati il tempo. E guarda te: hai ventun anni e lavorerai quaranta ore a settimane in cambio di uno stipendio da fame per il resto della vita. Anche con due settimane in un bel posto di villeggiatura, non resta molto spazio per la poesia, eh?”

    “Vengono a dirti che se lavori sodo puoi guadagnare dei bei soldini, ma la maggior parte delle persone lavora come schiavi e finisce a mani vuote. Non ci sarebbe niente di male se almeno te la presentassero come una lotteria. Ma no, non è così. La legge, come la forza bruta, va adorata come se fosse una virtù. Non esiste libertà, non esiste indipendenza. Esistono solo i soldi. Questo è il mondo che abbiamo creato e che nessuno venga a dirmi che ci sono altre cose nella vita, quando non ho il tempo né il denaro per godermela. Campiamo tutti sulle nostre necessità reciproche e inventiamo nomi nuovi per ladrocini belli e buoni”.

  • Sostiene Pereira

    Sostiene Pereira

    Sostiene Pereira è un romanzo di Antonio Tabucchi pubblicato da Feltrinelli nel 1996.

    Informazioni su ‘Sostiene Pereira’
    Titolo: Sostiene Pereira
    Autore: Antonio Tabucchi
    ISBN: 9788807813818
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 1996-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 216
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    1938, Lisbona, piena dittatura salazarista; Pereira è un giornalista portoghese. E’ sovrappeso, vedovo, abitudinario, cardiopatico, cattolico, ed ha una vita monotona e tranquilla. Dopo decine di anni di esperienza come giornalista di cronaca, gli viene affidata la gestione in autonomia della pagina culturale di un nuovo piccolo giornale della sera, il Lisboa. Mentre è nella redazione distaccata, una stanzetta afosa lontana dal giornale vero e proprio, legge un articolo sulla morte. Gli viene in mente che potrebbe aprire una rubrica di necrologi di grandi scrittori e decide di contattare uno degli autori citati nell’articolo, che si è appena laureato con una tesi proprio sulla morte. Conosce così Francesco Monteiro Rossi, neolaureato e a quanto pare antifascista. Scoprirà ben presto che gli articoli del ragazzo saranno impubblicabili, e anche che la sua indifferenza verso la politica sarà scossa e lo porterà a riconsiderare la sua posizione di neutralità.

    Il romanzo è uno dei capisaldi della nostra letteratura moderna, e devo dire a ragione. L’avevo letto alle superiori e non lo ricordavo molto bene; la ripetizione di “sostiene” o “sostiene Pereira” all’interno del testo ci dice che il punto di vista è quello del protagonista, in una sorta di racconto orale poi scritto dall’autore; questa caratteristica non appesantisce la lettura ma la rende ciclica e piacevole, a tratti divertente.
    I personaggi sono interessanti e credibili, li sentiamo vicini al nostro tempo, soprattutto il protagonista: Pereira è un perfetto essere umano dei nostri tempi indifferenti; una brava persona, senza colpe, ma che non riesce ad interessarsi a nulla se non ad una accademica cultura fine a se stessa; che è abitudinario e spesso triste, che sta sprecando la sua vita, vivendo ogni giorno come se fosse la ripetizione dello stesso infinito giorno.

    Citazioni da “Sostiene Pereira”

    “La filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità”.

    “L’opinione pubblica è un trucco che hanno inventato gli anglosassioni, gli inglesi e gli americani, sono loro che ci stanno smerdando, scusa la parola, con questa idea dell’opinione pubblica, noi non abbiamo mai avuto il loro sistema politico, non abbiamo le loro tradizioni, non sappiamo cosa sono le trade unions, noi siamo gente del sud, Pereira, e ubbidiamo a chi grida di più, a chi comanda”.

  • Il deserto dei Tartari

    Il deserto dei Tartari

    Il deserto dei Tartari è un romanzo di Dino Buzzati pubblicato da Rizzoli nel 1940.

    Informazioni su ‘Il deserto dei Tartari’
    Titolo: Il deserto dei Tartari
    Autore: Dino Buzzati
    ISBN: 9788804327035
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1989-11-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 234
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    Il deserto dei TartariGiovanni Drogo è un giovane tenente di belle speranze. Ha appena finito l’accademia nella grande città e viene assegnato per la prima volta. La sua destinazione è la Fortezza Bastiani, sulle montagne; un luogo inospitale, ultimo baluardo a picco sulle pianure del nord e dei Tartari che potrebbero invadere la nazione, anche se da decenni se ne stanno tranquilli lontani dalla fortezza. Quando però arriva alla fortezza la trova in uno stato di abbandono, insieme a commilitoni che stanno lì da troppo tempo in attesa di una guerra che dia senso alla loro guardia.

    Il romanzo di Buzzati è di una bellezza intensa. Giovanni Drogo è un militare che vede scorrere la sua vita in attesa di una guerra chiedendosi se arriverà mai o se la sua sarà solo un’altra vita sprecata. Un ritmo lento e costante, fino al bellissimo finale.

    Incredibilmente l’idea per il romanzo pare essergli venuta al tempo in cui faceva il giornalista e lavorava in una redazione notturna; ha trasportato in ambiente militare le lunghe inutili attese della redazione per la grande notizia che magari, un giorno, arriverà.

    Citazioni da “Il deserto dei Tartari”

    “Forse tutto è così, crediamo che attorno ci siano creature simili a noi e invece non c’è che gelo, pietre che parlano una lingua straniera, stiamo per salutare l’amico ma il braccio ricade inerte, il sorriso si spegne, perché ci accorgiamo di essere completamente soli”.

    “Il tempo intanto correva, il suo battito silenzioso scandisce sempre più precipitoso la vita, non ci si può fermare neanche un attimo, neppure per un’occhiata indietro. “Ferma, ferma!” si vorrebbe gridare, ma si capisce ch’è inutile. Tutto quanto fugge via, gli uomini, le stagioni, le nubi; e non serve aggrapparsi alle pietre, resistere in cima a qualche scoglio, le dita stanche si aprono, le braccia si afflosciano inerti, si è trascinati ancora nel fiume, che pare lento ma non si ferma mai”.

  • Recensione di La peste di Albert Camus

    Recensione di La peste di Albert Camus

    La peste è un romanzo di Albert Camus e pubblicato da Bompiani nella sua trentaduesima edizione nel 2000 (la prima edizione italiana è del 1948).

    Informazioni su ‘La peste’
    Titolo: La peste
    Autore: Albert Camus
    ISBN: 9788845247408
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2000-12-06
    Formato: Paperback
    Pagine: 245
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    La pesteIn un momento imprecisato degli anni Quaranta (“in un giorno d’Aprile del 194…“, come recita l’incipit del romanzo), nella città algerina di Orono (all’epoca dei fatti ancora controllata dai Francesi), cominciano a morire i ratti, che escono all’improvviso dalle fogne e si fanno trovare nelle case e nelle strade a migliaia. Orono è una cittadina come tante, un p0′ noiosa nonostante la bellezza del mare su cui si affaccia; i suoi abitanti sono persone normali, con i loro pregi e i loro difetti. Ma i ratti morti sono solo le prime avvisaglie di quello che si sta abbattendo sulla città. Improvvisamente arriva la peste e la città si trova isolata dal resto del mondo da un cordone sanitario. La peste arriva e cambia tutto. Le vite dei protagonisti, i loro rapporti sociali, la considerazione che hanno di se stessi e del loro rapporto con la morte e la sofferenza; sperando che la peste li risparmi, e in alcuni casi adoperandosi a combatterla.

    Citazioni da “La peste”

    “Questa città senza pittoresco, senza vegetazione e senz’anima finisce col sembrare riposante, e ci si addormenta”.

    “Provavano quindi la profonda sofferenza di tutti i prigionieri e di tutti gli esiliati, che è vivere con una memoria che non serve a nulla”.

    “Al principio dei flagelli e quando sono terminati, si fa sempre un po’ di retorica. Nel primo caso l’abitudine non è ancora perduta, e nel secondo è ormai tornata. Soltanto nel momento della sventura ci si abitua alla verità, ossia al silenzio”.

    “Nessuno ride, all’infuori degli ubriachi, […] e questi ridono troppo”.

    “Se l’ordine del mondo è regolato dalla morte, forse val meglio per Dio che non si creda in lui e che si lotti con tutte le nostre forze contro la morte, senza levare gli occhi verso il cielo dove lui tace”.

    “La peste aveva tolto a tutti la facoltà dell’amore e anche dell’amicizia; l’amore infatti, richiede un po’ di futuro, e per noi non c’erano più che attimi”.

    “Ci sono ore, in questa città, che non sento se non la mia rivolta”.

    “Un Purgatorio, c’era; ma di certo vi erano epoche in cui questo Purgatorio non doveva essere troppo sperato, c’erano epoche in cui non si poteva parlare di peccato veniale. Ogni peccato era mortale e ogni indifferenza delittuosa. Era tutto o non era nulla”.

    “Io so di scienza certa (tutto so della vita, lei lo vede bene) che ciascuno la porta in sé, la peste, e che nessuno, no, nessuno al mondo ne è immune”.

    “La liberazione, avvicinandosi, aveva un volto in cui si mescolavano lacrime e risa”.

    “Forse […] non si può giungere che ad approssimazioni della santità; in tal caso, bisognerebbe accontentarsi di un satanismo modesto e caritatevole”.

    “Stavolta era la definitiva sconfitta, quella che termina le guerre e della stessa pace fa una pena senza guarigione”.

    “Come doveva essere duro vivere soltanto con quello che si sa e si ricorda, e privi di quello che si spera”.

    “Per il momento egli voleva fare come tutti coloro che avevano l’aria di credere, intorno a lui, che la peste può venire e andarsene senza che il cuore dell’uomo ne sia modificato”.

    “Negavano tranquillamente, contro ogni evidenza, che noi avessimo mai conosciuto un mondo insensato, in cui l’uccisione d’un uomo era quotidiana al pari di quella delle mosche, negavano quella barbarie ben definita, quel calcolato delirio, quell’imprigionamento che portava con sé una terribile libertà nei riguardi di tutto quanto non fosse il presente, quell’odore di morte che instupidiva tutti quelli che non uccideva, negavano insomma che noi eravamo stati un popolo stordito, di cui tutti i giorni una parte, stipata nella bocca d’un forno, evaporava in fumi grassi, mentre l’altra, carica delle catene dell’impotenza e della paura, aspettava il suo turno”.

    “Forse era più crudele pensare a un uomo colpevole che a un uomo morto”.

    “Il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti e nelle cartacce che forse verrebbe giorno in cui, per sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice”.

  • Il sogno di volare

    Il sogno di volare

    Il sogno di volare è un romanzo di Carlo Lucarelli pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2013, quinto romanzo (considerando anche “Acqua in bocca”, il piccolo libro scritto a quattro mani con Andrea Camilleri) della serie dell’ispettrice Grazia Negro.

    Informazioni su ‘Il sogno di volare’
    Titolo: Il sogno di volare
    Autore: Carlo Lucarelli
    ISBN: 9788806205546
    Genere: Giallo
    Casa Editrice: Einaudi
    Data di pubblicazione: 2013-06-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 265
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    Il sogno di volareL’ispettrice di polizia Grazia Negro è stanca di serial killer. Della loro violenza, del loro egocentrismo, del sangue. Non che cambi molto, adesso lavora all’antmafia, ma almeno il sangue è un po’ meno, soprattutto in Emilia Romagna, dove la mafia si è già spartita il mercato del cemento e quello dei supermercati. Anche perché sta cercando di restare incinta, e braccare un serial killer potrebbe non essere l’attività giusta per avere un bambino. Poi, il figlio di un noto mafioso latitante viene ucciso. Con violenza, una violenza oltre ogni limite. Grazia comincia ad indagare, mentre Bologna viene scossa da altri efferati omicidi, riconducibili al primo. Un altro serial killer.

  • Estensione del dominio della lotta

    Estensione del dominio della lotta

    Estensione del dominio della lotta è un romanzo di Michel Houellebecq pubblicato da Bompiani nel 2001.

    Informazioni su ‘Estensione del dominio della lotta’
    Titolo: Estensione del dominio della lotta
    Autore: Michel Houellebecq
    ISBN: 9788845247705
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2001-03-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 152
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    Estensione del dominio della lottaIl protagonista di questa storia è un trentenne realizzato. E’ un quadro di un’azienda informatica che collabora con il Ministero dell’Agricoltura francese. Nonostante questo è indifferente ad ogni cosa che lo circonda, non ha passione per nulla, non ha amici e la sua unica storia d’amore è finita male anni prima.

    Il romanzo è narrato in prima persona, intervallato da alcuni racconti o intermezzi scritti dal protagonista i cui protagonisti sono animali parlanti.
    La narrazione procede attraverso due viaggi di lavoro insieme al suo collega Tisserand, brutto e vergine a venticinque anni; il primo a Rouen, dove la psicologia del protagonista viene tratteggiata e chiarito il suo punto di vista cinico e rassegnato sul mondo; il secondo in Vandea, dove le cose peggiorano rapidamente, non risolvendosi nemmeno al ritorno a Parigi.

    Lo stile è piacevole e e gli obiettivi della storia sono interessanti, ma il personaggio è troppo arrogante per essere depresso e troppo depresso per essere Dr House.

    Il tema del fallimento e della mancanza di obiettivi è ben trattato, ma quello dell’”estensione del dominio della lotta” mi sembrava un bellissimo ragionamento da portare avanti, mentre di fatto era solo un’illusione del protagonista, una convinzione indotta dalla sua depressione.

    Citazioni da “Estensione del dominio della lotta”

    “La scrittura è tutt’altro che un sollievo. La scrittura rievoca, precisa. Introduce un sospetto di coerenza, l’idea di un realismo. Si sguazza sempre in una caligine sanguinolenta, ma un po’ si riesce a raccapezzarsi. Il caos è rinviato di qualche metro. Misero successo, in verità”.

    “Sotto i nostri occhi, il mondo si uniforma; i sistemi di telecomunicazione progrediscono; l’interno dei nostri appartamenti si arricchisce di nuovi congegni. Le relazioni umane divegono progressivamente impossibili, fatto che in proporzione riduce la quantità di aneddoti di cui si compone una vita. E a poco a poco appare il volto della morte, in tutto il suo splendore”.

    “Ho vissuto talmente poco che ho la tendenza ad immaginare che non morirò; si direbbe inverosimile che una vita umana si riduca a così poca cosa; si immagina, magari controvoglia, che prima o poi qualcosa dovrà pur succedere. Grosso errore. Una vita può essere al contempo vacua e breve. I giorni scorrono miseramente, senza lasciare traccia né ricordo; e poi, di colpo, si arrestano”.

    “Questo posto non mi piace. Decisamente non lo amo. La società in cui vivo mi disgusta; la pubblicità mi nausea; l’informazione mi fa vomitare”.

    “Tutto il mio lavoro di informatico consiste nel moltiplicare i riferimenti, le verifiche, i criteri di decisione razionale. Il che non ha alcun senso. A dirla tutta, è anche alquanto negativo: un inutile ingorgo per i neuroni. […] Questo mondo ha bisogno di tutto, tranne che di informazioni supplementari”.

    “Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. […] Taluni vincono su entrambi i fronti; altri perdono su entrambi i fronti”.

    “Ufficialmente, dunque, sono in depressione. La formula mi sembra carina. Non che mi senta in basso; piuttosto è il mondo intorno a me che sembra alto”.

  • Kobane dentro

    Kobane dentro

    Kobane dentro – Diario di guerra sulla difesa del Rojava, è un resoconto del viaggio dell’autore Ivan Grozny Compasso a Kobane nel Dicembre 2014, pubblicato da Agenzia X nel 2015.

    Informazioni su ‘Kobane dentro’
    Titolo: Kobane dentro
    Autore: Ivan Grozny Compasso
    ISBN: 9788898922086
    Genere: Divulgativo
    Casa Editrice: Agenzia X
    Data di pubblicazione: 2015-06-24
    Formato: Paperback
    Pagine: 200
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    Kobane dentroIl Kurdistan, per chi non lo sapesse, è una regione a cavallo di Turchia, Iran e Siria, non riconosciuto come nazione, nonostante l’etnia che lo abita, i Curdi, vanti una tradizione millenaria.
    Con la guerra civile in Siria e l’avanzata dell’ISIS, nell’ambito dei disordini in medio oriente, la regione di Kobane, in Siria al confine con la Turchia, si è trovata isolata a difendersi dall’assedio dell’ISIS. Nonostante la mancanza di aiuti (gli Stati Uniti bombardano un po’ a casaccio ma senza impegno, e l’esercito turco blocca qualsiasi aiuto umanitario per Kobane) i Curdi hanno resistito e sono riusciti anche a liberare la città, auto-organizzandosi in eserciti per la difesa del popolo: YPJ (composto da sole donne) e YPG (misto uomini e donne).

    Al di là dell’organizzazione militare, il Rojava è interessante anche per l’esperimento di autogoverno che si sono dati, il confederalismo democratico, basato sulle teorie del leader del PKK Abdullah Öcalan, in carcere in Turchia.

    L’autore passa una settimana all’interno della città assediata, uno dei primi in grado di diffondere notizie e fotografie dall’interno di Kobane.

    Quello che ne esce è un racconto appassionato di una delle espressioni di resistenza più genuine e innovative della storia, perlopiù nascosta stravolta dall’informazione mondiale.

    Forse mi aspettavo qualcosa di più, soprattutto dopo aver letto i reportage a fumetti di Zerocalcare (pubblicati su Internazionale); il libro scorre veloce, ma non da molto di più delle informazioni che si possono trovare in rete.

  • Mi innamoravo di tutto – Storia di un dissidente

    Mi innamoravo di tutto – Storia di un dissidente

    Mi innamoravo di tutto – Storia di un dissidente è un romanzo di Stefano Zorba pubblicato da Edizioni AlterNative il 17 Febbraio 2016.

    Informazioni su ‘Mi innamoravo di tutto – Storia di un dissidente’
    Titolo: Mi innamoravo di tutto – Storia di un dissidente
    Autore: Stefano Zorba
    ISBN: 9791220007603
    Genere: Noir
    Casa Editrice: Edizioni AlterNative
    Data di pubblicazione: 2016-02-17
    Formato: eBook
    Pagine: 72
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    Mi innamoravo di tutto CopertinaCoda di Lupo è un’attivista, quello che l’informazione di regime chiama anarco-insurrezionalista. O almeno lo era, perché adesso è stato arrestato, è rinchiuso e pestato in un sotterraneo da quelli che sembrano essere i servizio segreti italiani. Comincia a raccontarsi, dagli anni della prima adolescenza alla resistenza dei suoi ultimi giorni, mentre viene torturato, picchiato e interrogato.

    Ovviamente non darò un opinione sul un romanzo che ho scritto io.
    Ho scritto questo romanzo a partire da una delle mie canzoni preferite: “Coda di Lupo” di Fabrizio De André. Le sue strofe scandiscono i capitoli e i tempi della storia. Le sue atmosfere spero siano le atmosfere dei vari momenti della vita di questo attivista, che non ha un nome vero e proprio proprio perché dietro il suo nome da battaglia potrebbe esserci chiunque; o almeno chiunque abbia il coraggio e la volontà di dissentire.

    Pubblico qualche estratto della scheda di lettura di 42 Linee, società romana di service editoriali:

    L’impianto narrativo è costruito a partire dalle sette strofe della canzone Coda di Lupo di Fabrizio De André, che accompagnano il racconto delle vicende del protagonista, il quale viene presentato al lettore proprio con il nome di battaglia di Coda di Lupo.

    L’intreccio è costituito principalmente da due piani temporali: un primo, in cui il protagonista e unico io narrante della quasi totalità del romanzo, racconta ciò che gli accade nel presente. Un secondo piano narrativo è rappresentato dai numerosi episodi del passato dello stesso personaggio ed è il mezzo attraverso cui l’autore svela le ragioni e le vicissitudini dei fatti che si stanno svolgendo nel presente. […]

    A livello contenutistico l’opera si concentra sulle vicende personali che hanno condotto il protagonista ad abbracciare lentamente la causa della propria dissidenza. Quello che l’autore di Mi innamoravo di tutto costruisce per Coda di Lupo è un vissuto possibile, o meglio, una delle tante scelte che potrebbero essere fatte da chi dispone di una certa sensibilità, da chi «odia gli indifferenti», da chi si innamorava di tutto. Così, l’autore riesce abilmente a costruire un personaggio reale e stratificato, con un vissuto parzialmente dichiarato da cui è comunque possibile desumere tratti generici e condivisi, dunque corali. […]

    Mi innamoravo di tutto chiede al lettore di prestare attenzione a una storia che si propone già come “alter” rispetto alle versioni ufficiali. Chi legge tuttavia non fatica a credere a Coda di Lupo: l’autore è abile nelle descrizioni, d’impatto nelle sue osservazioni politiche, schietto e verosimile nel ripercorrere attraverso il vissuto del protagonista fatti di cronaca noti a tutti. […]

    Potete acquistare il romanzo sul sito di Edizioni AlterNative o su Amazon.com.

    A ‘sto giro evito di fare la valutazione. Non sono mai stato bravo con le auto-valutazioni, ma magari fedele lettore, potresti comprare il libro e commentare tu…

  • I terribili segreti di Maxwell Sim

    I terribili segreti di Maxwell Sim

    I terribili segreti di Maxwell Sim è un romanzo di Jonathan Coe pubblicato da Feltrinelli nel 2010.

    Informazioni su ‘I terribili segreti di Maxwell Sim’
    Titolo: I terribili segreti di Maxwell Sim
    Autore: Jonathan Coe
    ISBN: 9788807018107
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2010-06-22
    Formato: Paperback
    Pagine: 304
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    I terribili segreti di Maxwell SimMaxwell Sim si sente un fallito ed è depresso. Ha un lavoro che non lo soddisfa e che odia, ma dovrà preoccuparsene ancora per poco; sono mesi che non ci va per la diagnosi di depressione e a breve lo convocheranno per licenziarlo. In più ha divorziato dalla moglie, ha un pessimo rapporto con il padre che si è trasferito in Australia e praticamente non ha amici. Cerca di riprendersi, ma ogni tentativo che fa per superare il periodo nero fallisce miseramente. Finché un suo vecchio collega lo convince ad imbarcarsi come rappresentante in un’avventura legata alla promozione di spazzolini da denti bioecologici. La soluzione? O il tracollo definitivo?

    Citazioni da “I terribili segreti di Maxwell Sim”

    “Mi piombò addosso la depressione. La sentivo chiaramente. Ormai ci ero abituato e avevo imparato a riconoscerla. Mi ricordava un film dell’orrore che avevo visto alla tv da bambino. C’era quest’uomo intrappolato in una camera segreta in un grande castello antico, e il cattivo della storia tirava una leva che faceva abbassare il soffitto della camera facendolo calare lentamente su di lui. Sempre più vicino, finché minacciava di schiacciarlo”.

    “Se c’è una cosa che la gente della mia età non sopporta di sentire, è gente della tua età che ci fa la predica sulla morale? Guarda il mondo intorno a te, il mondo che ci avete lasciato in eredità. Credi che ci conceda qualche possibilità di fare le cose per principio? Sono stufa di sentir dire che la mia generazione non ha valori. Che siamo materialisti. Che ci manca ogni senso della politica. Lo sai perché succede? Prova un po’ a indovinare. Si, risposta esatta: perché è così che ci avete educati! Saremo anche i figli della Signora Thatcher, per quel che vi riguarda, ma siete voi quelli che hanno votato per lei, e più di una volta, e poi avete continuato a votare per tutti quelli che sono venuti dopo di lei, e ne hanno seguito pedissequamente le orme. Siete voi che ci avete educati ad essere gli zombie consumisti che siamo. Avete gettato tutti gli altri valori della finestra, o no? Il cristianesimo? Non c’è n’è bisogno. La responsabilità collettiva? A cosa mai è servita? Produrre merci? Fabbricare delle cose? Roba da sfigati. Sì, lasciamo che siano gli sfigati dell’Estremo Oriente a fare tutto per noi, così possiamo star seduti sulle nostre chiappe davanti alla TV, a guardare il mondo che va in pezzi – su uno schermo gigante ad alta definizione, naturalmente”.