Autore: zorba

  • Alla Venere Volgare

    Alla Venere Volgare

    Mia Venere Volgare,
    fonte di passione,
    fammi bruciare
    come un incendio immenso,
    perchè io sono tuo,
    vengo da te
    e a te vengo
    perchè tu sola sei la via.

    Mia Venere Volgare
    donami i sospiri degli amanti,
    il sudore di due corpi
    che si fondono,
    urla disperate e distorte
    nel momento di un orgasmo
    in sincronia.

    Mia Venere Volgare
    spalanca le mie ali
    di angelo,
    donami il potere
    di dare pace
    con la sola forza
    del mio corpo.

    Mia Venere Volgare,
    lasciati amare
    nei riti che hai creato,
    il sesso perfetto
    in ogni posizione
    del kamasutra,
    il sesso orale
    che disseta quelli
    che hanno sete di te,
    il sesso tantrico
    fatto di sospiri
    e di tempi perfetti
    come un orologio.

    Mia Venere Volgare,
    perdona gli infedeli
    che si vestono di croci,
    spade capovolte,
    e di bombe da
    vento che credono divino,
    ma costringili
    a ritrovare la pace
    del tuo unico simbolo:
    la tua immagine,
    l’immagine di un corpo perfetto.

    Da amare finché non sorge il sole.

     

    Versi di passione
    Dj Gruff

  • Il comunismo è morto

    Il comunismo è morto

     

    A qualcuno forse può venire il dubbio. Giusto per chiarire. Io non sono comunista. Non lo sono più. Il comunismo non esiste più. E’ morto e sepolto. In Italia poi è meglio non parlarne. Bertinotti è il comunismo italiano?!?!… Ma ci rendiamo conto? La Cina, la Russia… Andate. Si, è vero, c’ero in quelle manifestazioni da migliaia di persone con le bandiere rosse con la falce e il martello. C’ero anche al G8 a Genova. Credevo in quella che sarebbe stata una rivoluzione culturale, sociale e politica che avrebbe cambiato veramente le cose. Ero un operaio, credevo nella lotta di classe e nel materialismo dialettico. Adesso sono cresciuto, forse mi sono svegliato da quello che era un sogno, una convinzione di una convinzione. Ero comunista perchè le brave persone erano più vicine al comunismo, e quelle cattive molto vicine al fascismo. Ero comunista perchè mio padre è passato vicino alla colonna in Piazza Loggia a Brescia qualche attimo prima che esplodesse la bomba. Ora non lo sono più. Il comunismo è morto, chi li usa più la falce e il martello?!?!? Ma una sera, in macchina, con un amico… Ascoltare Gaber che diceva le cose che pensavo… In macchina a piangere come due bambini, invece che a riderne da ventenni disillusi…

    Qualcuno era comunista perchè aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perchè era disposto a cambiare ogni giorno, perchè sentiva la necessità di una morale diversa, perchè forse era solo una forza un volo un sogno era solo uno slancio un desiderio di cambiare le cose… Di cambiare la vita…

    Qualcuno era comunista
    Giorgio Gaber

  • Lo strappo

    Lo strappo

    Sono sempre il solito pazzo che si è autoesilato da un mondo che è un insulto per se stesso e per un dio che o si è suicidato oppure non vuole essere coinvolto. In nessun modo. L’ottimismo è il delirio di credere che questo dio sorrida e ami i bambini, che sia una divinità buona e giusta, anzichè un dio con l’hobby dell’omicidio di massa e con il gusto per il sangue sacrificale. Sogno una folla in tumulto, una folla ribelle, in grado di compiere la prima vera rivoluzione della storia: una rivoluzione per disperazione. Cerchiamo la verità, ma non la troveremo mai. Cerchiamo una rivelazione, qualcosa di complesso e articolato in grado di spiegarci tutto. Ma la verità è un’essenza, un’idea, non una campagna pubblicitaria da chiudere in una brochure. Io sono il critico perfetto, un cuore perennemente infranto che cerca la consolazione in un karma perennemente scontento. Combattiamo tutta la vita, moriamo con le armi in pugno, Almeno ci siamo dati la pena di combattere.

    Che senso ha?

    Sono un’estremista sempre e comunque perchè ho letto Gibran e so che chi non è estremista nei confronti della verità vede solo mezza verità. Mentre la mia folla che doveva essere rivoluzionaria vive la vita come se fosse un turista sfaccendato che deve occupare il tempo. Io sono il cronista di un mondo in rovina e prossimo all’autodistruzione, in equilibrio sulla fune della mia sanità mentale. Prima o poi si spezzerà, io cadrò pesantemente al suolo. E io sono un comico satirico che ride della mia e della nostra disfatta. Poi sarei pessimista? Si, forse bevo più del necessario. Forse ho iniziato a fumare ganja perchè volevo provare e continuo perchè non ho ancora capito se mi piace o no. Sono un fatalista masochista che si crede di poter essere libero di dire qualsiasi cosa, con l’arroganza tipica di chi crede di avere tutte le risposte e invece non ha ancora capito un cazzo. Ma la giusta via è quella della speranza, dell’ottimismo, perchè, io ne sono convinto, prima o poi Berlusconi sfilerà accanto a me in una manifestazione cantando “Contessa”. Speranza… L’unica speranza è l’amore. Sono un sofista, è chiaro. Sophia è l’unica risposta possibile. Sophia e l’amore oppure una Beretta PX4 Storm. Tanto sappiamo come andrà finire, sono un regista da oscar quando si tratta di girare la scena che odio di più: quella in cui il protagonista si fuma la sua ultima sigaretta disperata ad un’ora imprecisata della notte.

    Che senso ha?

    La libertà non è fatta per noi, diceva Marat. Aveva tutte le ragioni del mondo, non siamo assolutamente capaci di gestirla. Di caprila. Di mantenerla. Lo diceva uno che era uno dei fautori della rivoluzione più liberale della storia: quella francese. Non cambia il senso. Scriviamo bibbie, eleggiamo profeti. Ma abbandoniamo testi sacri in mezzo alla nebbia, e crocifiggiamo i nostri profeti perchè non li capiamo e ne abbiamo paura. Non è catechismo, cazzo, è una metafisica selvatica. Qualche frase di un pazzo… Un quasi uomo perso, depresso… Lacerato indelebilmente da uno strappo

    Che senso ha?

    Lo strappo
    Zorba + Miriam

  • Cani randagi

    Aforismi di un pazzo | Cani randagi

    La nostra vita è la vita di cani randagi, pronti ad uccidersi per un tozzo di pane. Siamo sporchi e puzziamo, sporchi in un animo che è sceso troppe volte a compromessi con se stesso e con il mondo, puzziamo di sconfitta e disonestà da ogni poro di pelle. Siamo cani randagi che pensano solo a se stessi, che pensano soltanto a sopravvivere, a tirare avanti, a non mollare, anche solo per un altro giorno. A vivere ancora, sempre e comunque.

    Siamo i cani randagi che sono capaci delle cose più assurde, anche di sacrificare la nostra vita per un gesto altruista in una vita intera di puro egoismo. Possiamo far finta di non essere dei randagi, ma il resto del mondo se ne accorge: Lo siamo tutti… Cani che non fanno mostre canine, che non sono belli da vedere, che portano cicatrici che forse non guariranno mai… Che passano la vita in attesa di una carezza dolce, una carezza in grado di farli sorridere… Di riempirli d’amore

    Plug in baby
    Muse

  • L’eautontimorumenos

    Aforismi di un pazzo | L'uccisore di se stesso

    Sono come un macellaio, uccido e taglio a pezzi non per cattiveria o follia ma per vocazione, perchè è quello che so fare meglio… Solo il dolore mi disseta, io ci annego dentro, sembra che solo all’interno di questo lago di dolore io sia a mio agio, come se ci fossi abituato; i miei desideri, la mia pace, la mia speranza galleggiano sulle lacrime che piangerei se ne fossi capace.
    Sono io, l’uccisore di me stesso, il carceriere della mia stessa cella, oltre che boia e giudice figlio di puttana; sono io, sono l’accordo stonato nella fottuta Divina Sinfonia

    “Sono il vampiro del mio cuore/ uno di quei grandi derelitti/ condannati al riso eterno/ e incapaci di sorridere”

    Autodafè vs Profondo Rosso
    Frankie HI-Nrg Mc

  • Black Hole

    Black Hole

    Fermo su un foglio per prendermi un attimo e guardarmi dentro, come se ne fossi realmente capace. Scoprire il vuoto più nero. Scoprire che tutto ciò che mi circonda, a partire da una Quotidianità che mi annega, dolce e lenta, mi ha prosciugato. Una cosa che sapevo da tempo, ma che si è materializzata dopo che l’ultima speranza a cui mi ero aggrappato con forza, l’ultimo brandello di quello che ci ostiniamo a chiamare sogno, si è rotto con un rumore smorzato. Vuoto. Depressione? Tristezza? Rabbia? No. Peggio. Il nulla. Come una notte senza luna. Anche il nulla è un’emozione. E, proprio come il nero, assorbe tutte le emozioni. Dalla depressione, alla tristezza… Anche alla Gioia, in un certo senso. La mancanza di un vero e proprio male di essere porta alla Gioia, è uno dei teoremi della filosofia ellenica. Mi fa paura questo nulla che mi consuma dentro… Se non fosse per questi fiochi barlumi di speranza…

    Canzone quasi d’amore
    Francesco Guccini

  • Vanilla Sky

    Aforismi di un pazzo | Vanilla Sky

    In piedi su questo cazzo di grattacielo, in bilico sul suo cornicione, davanti un salto di quasi mille metri (come non accorgersi che questo palazzo non è altro che il frutto della mia mente?!?!), dietro il tuo sguardo che mi sorride. Anche questo dev’essere per forza un parto della mia mente, non ti ricordavo così bella, non così perfetta, non così sensuale. Ti sorrido, tu mi rispondi. Niente di tutto questo è reale. Soltanto un sogno lucido, organizzato da una multinazionale che vende allucinazioni autogestite, come se dopo un trip tu scegliessi il tuo viaggio in ogni minimo dettaglio. L’ultima cosa reale della mia vita è stata quell’incontro con te, la prima volta, quel primo bacio, quel bacio che sembrava un ancora di salvezza e che invece non lo è stato (me l’ha detto la mia guida, l’ennesimo neurone psicotico della mia mente persa). Da lì tutto è precipitato, io sono precipitato in un baratro senza fine dentro me stesso, fino alla follia più totale, quella di addormentarmi per sempre sognando una vita che non avrò mai, perchè al momento del mio risveglio saranno passati decenni. E tu non ci sarai più, in nessun luogo, ancora più lontana di quanto tu sia stata fino ad ora. Ti guardo per l’ultima volta, mi avvicino, ti bacio. Vorrei tutto, lo vorrei ora. E potrei. Che cazzo, siamo nella mia mente, qui il padrone sono io. Ma ora capisco che i nostri incontri successivi, quei momenti in cui io trovavo la pace dentro di te, non erano reali, erano solo fantasie. Nessuna soluzione. Non voglio stringere per l’ennesima volta la sostanza fantasma di cui sono fatti i sogni.

    “Ci rivedremo nella prossima vita, quando saremo entrambi gatti”…

    Poi salto nel vuoto, con quella canzone che mi fa vibrare l’anima, esattamente come una chitarra elettrica suonata con l’archetto di un violino.
    Parole senza senso, come i ricordi che mi passano davanti agli occhi, ricordi reali, stavolta, non prodotti dal mio cervello. Il suolo è lì a un passo. Mi schianto con forza.

    Apri gli occhi…

    The nothing song (Untitled 4)
    Sigur Ros

  • Il musico

    Il musico

    Guardo la polvere che si alza in un vortice come se fosse una piccola tromba d’aria. La gente la chiama siccità, per me la polvere è la cosa che dà la forma al vento. E’ la mia idea di libertà. Mi ricordano le gonne di donne bellissime che volteggiavano e mi eccitavano, quando ancora ero giovane. Mi ricordano vestiti che cadono a terra, e notti passate a fare l’amore su spiaggie lontane e che non ricordo quasi più.

    Non ho mai avuto una casa, soltanto la mia chitarra e un’armonica. Soltanto quella. Non sono un nomade, soltanto uno spirito irrequieto e in disequilibrio. Forse uno spirito libero. Giravo le osterie chiedendo agli osti cosa bevevano di buono, loro che lo vendevano. Il più delle volte non mi rispondevano. Il più delle volte mi versavano da bere, ma solo se avevo i soldi per pagarli. Gli osti non vendono vino in cambio di canzoni. Ma la gente le compra le canzoni. C’è sempre gente che vuole che tu suoni. C’è sempre gente che sa che sai suonare. E se la gente lo sa, ti tocca suonare per tutta la vita. Il lato positivo di tutto questo è che ti piace lasciarti ascoltare. Almeno quello. Toglievo la chitarra dalle spalle, la impugnavo e cominciavo a suonare. Se mi andava bene prendevo qualche moneta e andavo a bere. Se mi andava male dormivo sotto i ponti, in profumati campi di grano, in pensioni decrepite. Se mi andava molto bene facevo l’amore con donne bellissime.
    Non credevo sarebbe finita così…
    Finisce in un campo di ortiche, sdraiato e con un infarto devastante; finisce con la mia chitarra che si spezza nella caduta, con un unico accordo stonato; finisce con questo suono che mi esce dalla gola, un ridere rauco che ha dell’incredibile. Essere liberi significa forse avere anche la libertà di ridere in faccia alla morte. E io rido, perché ho la certezza di avere tanti troppi ricordi, che mi scorrono davanti come in un film…
    Ma nemmeno un rimpianto…

    Il suonatore Jones
    Fabrizio De Andrè

  • L’eterna primavera della speranza

    L’eterna primavera della speranza

    Sono perso in un mondo che è peggio del labirinto di Cnosso; ci sono migliaia di minotauri in attesa di fottermi, e non c’è nessun costruttore come Dedalo che mi aiuti ad uscirne. Lacrime che bruciano spingono agli angoli degli occhi, ma farle uscire non avrebbe alcun senso, sono quello che ha toccato il fondo e non contento ha continuato a scavare. E quindi uscimmo a riveder le stelle. Si, in un’altra vita, forse. Filtro aria da una canna di ganja, e io sarei il drogato? Molto meglio che ammazzarsi di cocaina, come fanno un sacco di italiani ma sono troppo bigotti per ammetterlo. La vita è sadica: gode nel vederci in bilico su queste funi tese, dobbiamo essere veramente ridicoli. Gode nel vederci sdraiati in lussuose bare, pagando migliaia di euro ai becchini che ingrassano sulle nostre morti e sul dolore dei nostri cari: gode perchè significa che ha vinto lei ancora una volta. Scrivo fogli e fogli di frasi, di rime, di bites virtuali su una tastiera indifferente alla mio dolore, alle mie malinconiche paranoie. Mi ritrovo sempre in crisi nei momenti importanti, nonostante sia così bravo ad autoanalizzarmi: ai bivi importanti scegliere sempre la svolta sbagliata. Troppo masochistico per essere vero. In alto i cuori: O fai di tutto per vivere o fai di tutto per morire diceva King con la voce di Andy Dufresne. Nemmeno lui sapeva quanto aveva ragione. Cerchiamo continuamente di evadere, per ritrovarci liberi, senza accorgerci di esserci rinchiusi nell’ennesima prigione. Il suicidio è una risposta? No, che cazzo. Abbiamo solo questa vita, nient’altro. Dobbiamo tirare fuori le palle per vivere al meglio di quello che abbiamo. Ci vuol talento a stare al mondo… E noi siamo talentuosi figli di puttana che hanno imparato la sopravvivenza prima di imparare a camminare…
    Eviterò un disco dei Pooh, ora

    Aerials
    System of a down

  • Disperanza

    Aforismi di un pazzo | Disperanza
    Appartengo a una razza inferiore, quella di chi sogna da sempre la rivolta in grado di destabilizzare questo sistema che barcolla, ma che non riuscirebbe mai nè a capirla nè a conviverci. La mia razza, la nostra razza, è quella dei lupi: l’unica cosa che sappiamo fare bene è sbranarci l’uno con l’altro, inventandoci banali motivi per farlo. Su, non facciamo i moralisti… I moralisti sono soltanto quelli che chiudono gli occhi davanti alle miserie che si sono costruiti… Tanto prima di arrivare in cielo o all’inferno piangeremo tutti almeno una volta… Baudelaire diceva: Avviso ai non comunisti: tutto è comune, persino Dio… Forse è un’analisi superficiale del Manifesto di Marx, ma non è del tutto sbagliata… Siamo tutti sulla stessa barca che naufraga, siamo tutti angeli decaduti con l’aureola sporca di merda, siamo tutti gabbiani con ali spezzate che si ostinano a cercare di spiccare il volo… Questa è la mia razza. Una razza bastarda, mezzosangue, in bilico eterno tra barbarie e santità. Siamo tutti come Maqroll il Gabbiere… Maestri di Disperanza… Avere un animo speranzoso nascosto sotto mille strati di cinismo e pessimismo…