Categoria: Radici

Insieme delle recensioni dei libri che ho letto e che sono tuttora presenti nella mia libreria virtuale. Perch

  • Resistanbul – Recensione

    Resistanbul – Recensione

    Recensione di “Resistanbul”

    Resistanbul – La Turchia al bivio tra Gezi Park e l’Islamizzazione di Erdoğan è un libro di Roberta Zunini, pubblicato da Imprimatur nel 2013.

    Informazioni su ‘Resistabul’
    Titolo: Resistanbul – La Turchia al bivio tra Gezi Park e l’Islamizzazione di Erdoğan
    Autore: Roberta Zunini
    ISBN: 9788897949992
    Genere: Divulgativo
    Casa Editrice: Imprimatur
    Data di pubblicazione: 2013-12-12
    Formato: eBook
    Pagine: 160
    Goodreads
    Anobii

    ResistanbulNel 2013 a Istanbul, in Turchia, il primo ministro Recep Tayyip Erdoğan, al suo secondo mandato, vuole cementificare piazza Taksim e il parco adiacente, Gezi Park.

    Taksim è il centro delle proteste di Istanbul dalla nascita della moderna Turchia, e da quella piazza parte la İstiklal Caddesi, il viale principale del turismo e della vita notturna di una città da 14 milioni di abitanti.

    Forse il ministro turco non se lo aspetta, ma incontra una grossa resistenza. Molti attivisti interrompono il lavoro delle ruspe che vogliono ricostruire una copia della Caserma Taksim, demolita negli anni Quaranta, per adibirla a centro commerciale. Scontri, sgomberi e una polizia incredibilmente repressiva, trasformano una protesta ambientalista in uno degli scontri sociali più aspri e intensi della vita politica Turca.

    Roberta Zunini, giornalista attualmente al Fatto Quotidiano, è a Istanbul in quei giorni di rivolta. Questo è il resoconto di quei giorni e dei suoi viaggi successivi, dove cerca di capire come e se il movimento di Gezi Park può trasformare la Turchia in un paese più democratico in grado di contrastare la spinta dittatoriale del regime islamista di Recep Tayyip Erdoğan.

    Il racconto scorre bene ed è ben scritto, anche se molto veloce e a tratti a mio avviso molto superficiale. Il movimento di Gezi Park non viene spiegato a sufficienza per comprenderlo appieno, e anche l’analisi politica dei mesi successivi alla fine della protesta sembrano solo degli abbozzi che non vengono approfonditi e che ci danno poco sulla situazione politica di una Turchia che nel 2016 è diventata quasi il fulcro delle problematiche legate alla Siria, a daesh (che gli occidentali chiamano ISIS) e al futuro del Medio Oriente.

    La narrazione è comunque molto piacevole e la scrittura corretta e mai noiosa.

    Citazioni da “Resistanbul”

    “E qui Erdoğan, forte dei risultati e ubriaco di potere, alla fine si è mostrato per quel che è, ha tolto la maschera e ha costretto noi a metterla”.

    “[…] anche allora, nel momento di passaggio dallo stato di diritto allo stato di polizia, la maggior parte della gente continua a vivere come se tutto fosse uguale a prima. Come se nulla fosse cambiato. Come se la maschera antigas avesse la stessa valenza di uno spazzolino da viaggio”

    “La reazione violenta delle proteste per Gezi ha messo a nudo la mentalità del nostro Stato, che è questa: se spari a qualcuno in nome dello Stato, sai già che non ci saranno conseguenze”

    “Sono curde, lontane anni luce dai loro villaggi di campagna, dalle tombe dei loro cari. Sradicate come alberi morti ora vivono in questo ghetto di cemento, in case traballanti. Tra prostitute, spacciatori e poliziotti occupati a fare la guerra a chi dissente”

  • Recensione di Rosso nella notte bianca di Stefano Valenti

    Recensione di Rosso nella notte bianca di Stefano Valenti

    Rosso nella notte bianca è un romanzo di Stefano Valenti pubblicato da Feltrinelli nel Marzo 2016.

    Informazioni su ‘Rosso nella notte bianca’
    Titolo: Rosso nella notte bianca
    Autore: Stefano Valenti
    ISBN: 9788807031793
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2016-03-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 160
    Goodreads
    Anobii

    Acquista Rosso nella notte bianca su GoodBook.it

    Rosso nella notte biancaNel 1994 Ulisse, che manca dalla Valtellina da quarantotto anni, aspetta Mario Ferrari fuori da un osteria, per poi ucciderlo a picconate. Sembra il gesto di un pazzo, anche perché è Ulisse a parlarci in prima persona, dicendoci che sente delle voci nella testa, che a volte sono Dio e a volte donne e bambine che gli dicono di fare delle cose. Il gesto sembra inspiegabile, ma Ulisse prova lo stesso a raccontarcelo: l’omicidio affonda le radici cinquant’anni in profondità, durante la guerra, quando il nostro protagonista viveva in quella zona insieme alla madre e alle sorelle.

    Il punto di vista del romanzo è quello di Ulisse, narrato in terza persona; il testo è pieno di “Ulisse dice”, “dice Ulisse”, come se l’autore volesse prendere le distanze dal protagonista, come se volesse presentarcelo come un matto, una persona fuori da ogni logica su cui non si possa fare davvero affidamento.

    Ma mentre la narrazione procede capiamo che Ulisse ha qualche problema di depressione e a volte sente le voci (dovute anche ad una fervente educazione cattolica), ma i suoi gesti sono tutt’altro che sconsiderati.

    Un romanzo che appartiene al filone di cui fanno parte anche “La luna e i falò” e “Il sentieri dei nidi di ragno“, in cui ci viene presentata la resistenza italiana contro il nazifascismo, i sentimenti e l’attivismo che scorrevano nel dopoguerra per le lotte in fabbrica e la speranza dei lavoratori, dei contadini e di tutti gli emarginati, di rivoluzionare il mondo borghese per cambiare veramente le cose.

    Rosso nella notte bianca è un romanzo di rabbia e di vendetta. Di rabbia per il fallimento di una lotta che dopo cinquant’anni non ha ancora portato a nulla, e la vendetta per un mondo fascista che ha cambiato bandiera all’ultimo secondo per rimanere al potere e continuare a soggiogare il popolo degli emarginati.

    Citazioni da “Rosso nella notte bianca”

    “La miseria nostra, di altri come noi, è procurata dalla ricchezza di altri, diversi da noi. La miseria è procurata dal desiderio di ricchezza di altri, e così dobbiamo cambiarla questa cosa di classe, dei poveri e dei ricchi, dei proletari e dei borghesi. La mia vita è cominciata qui, nei monti, dice Ulisse, che prima non era vivere”

    “E in radura dai rami di querce disadorne pendono uomini come addobbi natalizi”

    “E di me, di quelli come me, di contadini, di operai, dei miserabili, dice Ulisse, nessuno ha memoria; di me, di quelli come me, l’Italia intera non ha memoria, ha abbandonato tutti noi l’Italia, come dimentichi di un parente morto che ha trasmesso un’eredità e continui a divertirti, l’Italia ha detto grazie a arrivederci; di me, di noi, non ha memoria nessuno, che era meglio dimenticarci, ricostruire l’Italia tale e quale a prima, proprio identica a prima, coi medesimi al comando e i medesimi comandati, come niente fosse, i medesimi senza eccezione, come tutte le volte nel tempo andato”

     

  • Odio

    Odio

    Odio è un romanzo di Andrea Ferrari pubblicato da 96 rue de la fontaine nel 2016.

    Informazioni su ‘Odio’
    Titolo: Odio
    Autore: Andrea Ferrari
    ISBN: 9788899783075
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: 96, rue de-La-Fontaine
    Data di pubblicazione: 2016-06-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 90
    Goodreads
    Anobii

    Il romanzo scorre bene perché bene è scritto: sono evidenti le contaminazioni di Bukowski e di Welsh, sia nelle descrizioni crude e secche che nella trama a metà tra l’autobiografico e la parodia. Anche la trama è interessante, una vita qualunque di un qualunque ragazzo di provincia sconvolto dall’odio e da problemi psichici che cerca la sua strada tra Reggio Emilia, Tolosa e Barcellona.

    A differenza di Bukowski, però, manca l’arte di inserire considerazioni geniali tra una scopata e l’altra (come il suo maestro Henry Miller, del resto); sono rimasto stupito dalle molteplici masturbazioni giornaliere del protagonista, ma alla lunga non ho capito cosa l’autore volesse raccontarmi. O cosa volesse farmi provare.

    È forse quello il grande peccato del romanzo: ci scorta con un’ottima scrittura, cruda e secca, lungo le strade e le case in cui il protagonista vive e odia, noi lo seguiamo con curiosità, sperando che ci stia portando da qualche parte. Una rivelazione, una degenerazione, la disperazione, la felicità, la morte… Qualsiasi cosa. Invece più lo seguiamo e più ci lascia indietro, perché il nostro interesse e la nostra curiosità scemano.

    Lo potete trovare e acquistare sul sito di Edizioni 96 Rue de la Fontaine.

  • Il cavaliere inesistente

    Il cavaliere inesistente

    Il cavaliere inesistente è un romanzo di Italo Calvino del 1959, pubblicato in questa edizione da Mondadori nel 2000. É il terzo romanzo della cosiddetta serie “I nostri antenati”, che comprende “Il visconte dimezzato” e “Il barone rampante”.

    Informazioni su ‘Il cavaliere inesistente’
    Titolo: Il cavaliere inesistente
    Autore: Italo Calvino
    ISBN: 9788804370864
    Genere: Fantastico
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori
    Data di pubblicazione: 2000-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 126
    Goodreads
    Anobii

    Acquista Il cavaliere inesistente su GoodBook.it

    Il cavaliere inesistenteSiamo nel periodo di Carlomagno, e i Paladini Francesi stanno facendo la guerra ai Saraceni infedeli. Tra le fila dell’esercito c’è un cavaliere particolare: si chiama Agilulfo, e non esiste. Quando Carlomagno passa in rassegna le truppe, infatti, Agilulfo non è altro che un’armatura bianca e splendente ma vuota. Sembra muoversi e combattere solo per forza di volontà. A questo cavaliere sembra ispirarsi Rambaldo, appena giunto nell’esercito con gli ideali cavallereschi pesantemente ridimensionati da una guerra che è più burocratica che fatta di passione, onore e slanci coraggiosi. Rambaldo che si innamora di Bradamante, donna cavaliere dell’esercito franco che dopo aver amato ogni cavaliere dell’esercito cerca l’amore impossibile proprio del cavaliere che non esiste, Agilulfo.

    Perché il cavaliere inesistente è l’emblema della perfezione: mai nulla fuori posto, mai un graffio nell’armatura, sempre perfetto nell’esecuzione dei compiti quotidiani di un paladino, compresi quelli più noiosi come seguire la distribuzione del cibo. D’altra parte manca di tutto ciò che rende la vita vivibile: amore, passione, riposo, cibo… Agilulfo è l’uomo robot, perfettamente burocrate, ligio al dovere ma privo di passione e di slancio.

    Calvino, nella sua genialità gli affianca uno scudiero che gli fa da contrappasso: Gurdulù è un ragazzo che segue l’istinto in tutto senza avere intelletto: è capace di identificarsi con una rana, con un albero, fa confusione mentre mangia la zuppa (credendo che sia la zuppa a doversi mangiare lui), ma gode di tutte le passioni che il suo padrone non può godere, come il cibo o il sesso delle cortigiane.

  • L’arcobaleno della gravità

    L’arcobaleno della gravità

    Recensione de “L’arcobaleno della gravità”

    L’arcobaleno della gravità è un romanzo di Thomas Pynchon pubblicato nel 1973 e da Rizzoli in questa edizione nel 2001.

    Informazioni su ‘L’arcobaleno della gravità’
    Titolo: L’arcobaleno della gravità
    Autore: Thomas Pynchon
    ISBN: 9788817866903
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Rizzoli
    Data di pubblicazione: 2001-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 1039
    Goodreads
    Anobii

    L'arcobaleno della gravitàL’arcobaleno della gravità non ha mezze misure: o piace da impazzire o è illeggibile. E pur riconoscendone la forza e la bellezza io propendo di più per la seconda. Questo romanzo è pieno di personaggi, a volta anche solo citati, a volte compaiono all’inizio del libro e poi ricompaiono dopo 600 pagine senza una riga per spiegare chi sono, come se il lettore riuscisse perfettamente a ricordarli e a reinserirli all’interno della trama.

    Non si capisce nemmeno il genere di un romanzo così complesso e ricco di sottotrame, di canzoni/poesie, di racconti che non c’entrano nulla, di approfondimenti psicologici di personaggi inutili, di descrizioni infinite ininfluenti per quanto riguarda la trama; può sembrare quasi ucronico, all’inizio, o un romanzo di fantascienza con una squadra di supereroi dell’esercito alleato con poteri paranormali… Poi tutto diventa confuso e si sovrappone in un universo di delirio nella Germania post-sconfitta.

    Citazioni da “L’arcobaleno della gravità”

    “Basta guardare le forme espressive del capitalismo. I vari tipi di pornografia: la pornografia dell’amore, dell’amore erotico, dell’amore cristiano, del bambino con il suo cane, la pornografia dei tramonti, degli omicidi, della deduzione – ahh, il sospiro di piacere quando scopriamo chi è l’assassino – tutti questi romanzi, questi film, queste canzoni con cui loro ci cullano, sono un modo di guidarci, più o meno piacevole, al Benessere Assoluto.”

    “Ciò che viene detto è una verità talmente terribile che la storia – la quale nel migliore dei casi è un’associazione a scopo fraudolento, e non sempre composta da gentiluomini – non ammetterà mai. La verità sarà soppressa, e in epoche particolarmente raffinate, mascherata come qualcos’altro.”

    “Sei passata di sogno in sogno dentro di me. Hai avuto libero accesso ai miei angoli più spregevoli, e là, tra le macerie, hai trovato la vita.”

    “L’innocenza delle creature è inversamente proporzionale all’immoralità del loro signore.”

    “Non c’era alcuna differenza fra il comportamento di un dio e l’opera del caso.”

    “Il messaggio del Serpente, che annuncia: «Il mondo è un’entità chiusa, ciclica, risonante, che ritorna eternamente su se stessa», sarà consegnato a un sistema il cui solo scopo è quello di violare il Ciclo. Prendendo solo e non restituendo niente, esigendo un aumento della «produttività» e dei «guadagni» continuo nel tempo, il Sistema rimuove dal resto del  Mondo enormi quantità d’energia affinché la sua minuscola frazione disperata riveli un profitto – e nel corso di tutto questo, non solo la maggior parte dell’umanità, ma anche nel Mondo animale, vegetale, minerale, viene devastata, consumata. Il Sistema forse capisce, o forse no, che la sua attività serve solo a guadagnare tempo. E che il tempo, per di più, è una risorsa artificiale senza valore, per niente e per nessuno, tranne che per il Sistema, il quale prima o poi è destinato a crollare, quando il suo bisogno insaziabile d’energia sarà diventato più grande di quanto il resto del Mondo possa offrire, trascinando nel suo crollo un numero imprecisato di anime innocenti lungo tutta la catena dell’essere. Vivere dentro il Sistema è come attraversare la campagna su un autobus guidato da un maniaco con tendenze suicide… Anche se è cordiale quanto basta e racconta una battuta dopo l’altra all’altoparlante.”

    “L’amore nasce malgrado le macchinazioni causate dall’avidità, dalla meschinità, malgrado gli abusi di potere.”

    “Resa o non resa, il culto della morte perdura ancora: quello che le nonne definivano «delitto passionale» oggigiorno è diventato, vista la generale mancanza di passione, il sistema preferito per risolvere i conflitti interpersonali.”

    “Nel Creato, tutto ha il suo uguale e il suo contrario. Perché Gesù avrebbe dovuto essere un’eccezione? Se la sua venuta non rientra nella natura, nella creazione, possiamo provare qualcosa per lui, se non orrore? Oppure, se Gesù è davvero il figlio dell’uomo, e se quello che proviamo per lui non è orrore ma amore, allora dobbiamo amare anche Giuda.”

    “Lo sfollagente già sguainato, un cazzo artificiale nero ondeggiante nelle loro mani nervose, pronto a entrare in azione.”

    “La Guerra vera esiste sempre. Il numero delle morti diminuisce di tanto in tanto, ma la Guerra continua a uccidere un sacco di persone. Solo che adesso le uccide in modo più sottile, spesso troppo complicato, perfino per noi, a questo livello, per poterne rintracciare le cause. Però a morire sono sempre quelli giusti, proprio come quando gli eserciti si combattono. Quelli che si alzano in piedi durante il corso di addestramento reclute e si ritrovano nella rosa di tiro della mitragliatrice. Quelli che hanno fiducia nei loro Sergenti. Quelli che fanno un scivolone e per un attimo si rivelano deboli davanti al Nemico. Sono quelli che la Guerra non può usare, e perciò muoiono. Quelli giusti sopravvivono. Gli altri, come si suol dire, addirittura sanno che la loro vita probabile non è molto lunga. Però persistono nel loro comportamento. Nessuno sa perché.”

    “Il Sistema ha una succursale nel cervello di ognuno, il suo simbolo corporativo è un albatro bianco, tutti i suoi rappresentanti locali operano dietro una copertura nota come Io, la loro missione nel mondo è Spargere Merda.”

    “Perché instillano in noi un riflesso automatico, facendoci provare un senso di vergogna non appena si tocca l’argomento? Perché la Struttura consente tutti gli altri comportamenti sessuali tranne questo? Perché la Sottomissione e il Dominio sono le risorse di cui la Struttura ha bisogno per la propria sopravvivenza. Non si possono sprecare in un atto sessuale privato. Anzi, in un atto sessuale qualsiasi. La Struttura ha bisogno della nostra sottomissione per poter restare al potere. Ha bisogno delle nostra brame di dominio per cooptarci nel suo gioco di potere. In essa non vi è nessuna gioia, soltanto il potere puro e semplice. Te lo dico io, se il sadomasochismo potesse essere universalmente accettato, a livello di famiglia, lo Stato si indebolirebbe, fino a sparire.”

  • La spada di Falkerith

    La spada di Falkerith

    La spada di Falkerith è un romanzo fantasy di Giancarlo Villa pubblicato da Silele Edizioni nel 2016

    Informazioni su ‘La spada di Falkerith’
    Titolo: La spada di Falkerith
    Autore: Giancarlo Villa
    ISBN: 9788899220358
    Genere: Fantasy
    Casa Editrice: Silele Edizioni
    Data di pubblicazione: 2016-02-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 274
    Goodreads
    Anobii

    La spada di FalkerithIl romanzo è scritto bene e scorre fluido, anche se forse per essere un romanzo fantasy è troppo breve. Mancano descrizioni degli equipaggiamenti e delle ambientazioni, dei pasti, dei castelli, della geografia e della politica. Ci si ritrova in un mondo prettamente medioevale, dove non c’è traccia di magia ma solo di spade, di frecce e di cavalieri.
    Il personaggio intorno a cui ruota la vicenda, Kandan, è ben descritto e ben approfondito, ma il mondo in cui si muove è un po’ nebbioso e poco definito, diventa compito del lettore dargli forma e colore e, anche se a qualcuno può piacere, io l’ho trovata una pecca.

    Il romanzo si legge in qualche ora, è piacevole e scorrevole,nonostante la trama non sia proprio originale; molti elementi, come la divisione tra Nord e Sud (e i tratti caratteristici delle popolazioni che lo abitano), le guardie del re con il Mantello Arcobaleno, la ribellione, il Regno diviso e altri dettagli mi hanno ricordato troppo le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin per apprezzare davvero i diversi colpi di scena che comunque sono presenti all’interno della narrazione e che contribuiscono a renderlo molto leggibile.

  • Mr. Lars, sognatore d’armi – Recensione

    Mr. Lars, sognatore d’armi – Recensione

    Mr. Lars, sognatore d’armi è un romanzo di Philip K. Dick del 1967, pubblicato da La Tribuna (Bigalassia) nel 1970.

    Informazioni su ‘Mr. Lars sognatore d’armi’
    Titolo: Mr. Lars sognatore d’armi
    Autore: Philip K. Dick
    ISBN: 9788834715703
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Fanucci
    Data di pubblicazione: 2010-05-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 264
    Goodreads
    Anobii

    mr. lars, sognatore d'armiIl signor Lars Powerdry è il più grande progettista di armi alla moda del Blocco Ovest. Così viene descritto dallo stesso Dick in apertura del romanzo. Solo che è un’affermazione che andrebbe spiegata. Il Blocco Ovest è il nostro blocco NATO, più o meno, quello occidentale durante la Guerra Fredda e in contrasto con il Blocco Est, quello Sovietico. Essere un progettista di armi alla moda invece è molto più complesso; il signor Lars sogna degli armamenti in uno stato di trance e poi disegna i progetti che l’industria bellica poi realizzerà. Anche il Blocco Est ne ha uno: è una ragazza che si chiama Lilo Topchev e anche lei sogna armi per i Sovietici. In questa situazione di stallo, di minacce, di amicizie che si compromettono sull’orlo di guerre che potrebbero sterminare la razza umana, un’invasione di esseri alieni spaventa entrambi i blocchi come una minaccia a cui sono impreparati e a cui pare non siano in grado di porre rimedio.

    Io adoro Philip K. Dick e anche questa storia non delude le aspettative. Romanzo distopico di fantascienza in cui l’autore estremizza le conseguenze del mondo che vive, quello della Guerra Fredda contro l’URSS e del mondo sull’orlo della guerra atomica, condendolo con alieni, poteri paranormali e umorismo. Quello che ne esce è un mondo grottesco ma credibile, fatto di trame sotterranee, di burocrati, di eterni nemici che collaborano nella situazione di crisi, di uomini mediocri che vorrebbero governare il mondo…

     

    Citazioni da “Mr. Lars, sognatore d’armi”

    “Non c’è mai stato un momento in cui io sia riuscito veramente a servirgli, fuorché naturalmente nella vecchia situazione, il gioco benevolo che l’Est Spione e il Blocco Ovest hanno continuato per tutti questi anni, l’Era della Ripartizione, quando abbiamo ingannato le moltitudini, i cittadini comuni di entrambe le parti, per il loro bene.”

     

  • Il mondo nuovo – Recensione

    Il mondo nuovo – Recensione

    Il mondo nuovo è un romanzo distopico di Aldous Huxley del 1932 edito da Arnoldo Mondadori Editore. L’edizione letta è del 1991.

    Informazioni su ‘Il mondo nuovo’
    Titolo: Il mondo nuovo
    Autore: Aldous Huxley
    ISBN: 9788804487807
    Genere: Distopico
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori
    Data di pubblicazione: 2000-09-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 340
    Goodreads
    Anobii

    Il mondo nuovoSiamo nell’Anno Ford 632 (che corrisponde al nostro 2540). La società è organizzata sui principi della produzione e del capitalismo, compresa la riproduzione, dove i neonati vengono fatti nascere in laboratorio in gravidanze extra-uterine e selezionati in base a rigide regole che permettono di avere le varie classi sociali, in funzione di un ritardo controllato dello sviluppo. Non esiste sovrappopolamento, non esiste disordine, non esiste infelicità. Le varie caste vengono educate con una sorta di ipnosi durante il sonno e l’infelicità viene curata con una droga sintetica simile all’MDMA chiamata Soma. Il Mondo Nuovo sembra essere perfetto, almeno fino a quando John, un errore di contraccezione cresciuto nella Riserva, un territorio recintato e controllato dove sopravvive la societa pre-moderna a scopi di turismo e ricerca), e figlio di due individui del Mondo Nuovo, non ritorna alla civiltà.

    Il romanzo è molto interessante e crea numerosi spunti di riflessione sulla società e sul capitalismo. Huxley però è molto lontano dalla costruzione di un mondo come quello di 1984 di Orwell: il suo manca di credibilità, di costruzione, di progettazione. Anche la sua prosa è poco avvincente. Il romanzo, diviso in due parti, comincia con una lunga descrizione dei luoghi dove i nuovi abitanti del mondo nuovo vengono “coltivati”, questi laboratori in cui sembra essere racchiusa l’essenza stessa del governo, per poi spostarsi troppo lentamente in una Londra che è solo abbozzata e a cui manca una vera e propria struttura.

    Citazioni da “Il mondo nuovo”

    “Questo è segreto della felicità e della virtù: amare ciò che si deve amare”

    “Ogni condizionamento mira a ciò: fare in modo che la gente ami la sua inevitabile destinazione sociale”

    “La felicità effettiva sembra sempre molto squallida in confronto ai grandi compensi che la miseria trova. E si capisce anche che la stabilità non è neppure emozionante come l’instabilità. E l’essere contenti non ha nulla d’affascinante al paragone di una buona lotta contro la sfortuna, nulla del pittoresco d’una lotta contro la tentazione, o di una fatale sconfitta a causa della passione o del dubbio. La felicità non è mai grandiosa.”

    “Dio non è compatibile con le macchine, con la medicina scientifica e con la felicità universale.”

    “Non ci indurre in tentazione, dice la nostra preghiera, e a buon motivo, perché quando ala tentazione stuzzica troppo e troppo a lungo, le creature umane in genere cedono.”

    “La libertà, come tutti sappiamo, non fiorisce in un paese che sta sempre sul piede di guerra, o che si prepara a combattere. Una crisi permanente giustifica il controllo su tutto e su tutti, da parte del governo centrale.”

    “Sotto la dittatura la Grande Impresa, resa possibile dal progresso tecnologico e dalla conseguente rovina della Piccola Impresa, cade sotto il controllo dello Stato; cioè di un piccolo gruppo di dirigenti politici e militari, di poliziotti, di funzionari che eseguono certi ordini.”

     

  • La luna e i falò – Recensione

    La luna e i falò – Recensione

    La luna e i falò è un romanzo di Cesare Pavese pubblicato da Einaudi nel 1950; questa edizione è del 2003.

    Informazioni su ‘La luna e i falò’
    Titolo: La luna e i falò
    Autore: Cesare Pavese
    ISBN: 9788806155469
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Einaudi
    Data di pubblicazione: 2003-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 208
    Goodreads
    Anobii

    LaLunaEIFalòAnguilla, un ex orfano che ha fatto fortuna in America, ritorna al suo paese d’origine nella provincia di Cuneo (mai citato direttamente, è Santo Stefano Belbo) dopo la liberazione dal nazifascismo.
    Si trova nello stesso paese, con più o meno le stesse facce, ma lo trova profondamente mutato nell’essenza. Lo trova nella fame, le persone che hanno combattuto con i partigiani (tra cui il suo amico di infanzia Nuto) cambiate e quelle che invece passavano informazioni ai fascisti e ai tedeschi scomparse. Anche lui è cambiato, ma per tutt’altre cause: dopo aver lavorato tanto ed essere emigrato in America ha trovato la fortuna ed ora torna al suo paese da ricco, come vincitore.

    Il romanzo non segue una trama vera e propria, si perde spesso tra i ricordi non in ordine cronologico del protagonista, di cui conosciamo soltanto il soprannome, Anguilla. In questo disordine ci sembra di partecipare alla confusione del protagonista, che da piccolo credeva che il piccolo paese al di là dei campi dove lavorava fosse il mondo e che, dopo aver visitato davvero il resto del globo, trova invece una piccola realtà di gente scossa che ancora non si è ripresa dalla guerra e che si affanna per superare un conflitto che li ha visti forse vincitori, ma che ancora non se ne sono resi conto.

    Citazioni da “La luna e i falò”

    “Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione”.

    “Da ragazzo, quando la Virgilia ci portava a messa, credevo che la voce del prete fosse qualcosa come il tuono, come il cielo, come le stagioni – che servisse alle campagne, ai raccolti, alla salute dei vivi e dei morti. Adesso mi accorsi che i morti servivano a lui. Non bisogna invecchiare né conoscere il mondo. Trattandosi di morti, sia pure neri, sia pur ben morti, non poteva fare altro. Coi morti i preti hanno sempre ragione. Io lo sapevo, e lo sapeva anche lui”.

    “Il brutto – disse Nuto – è che siamo degli ignoranti. Il paese è tutto in mano a quel prete. Dal giorno della Liberazione – quel sospirato 25 Aprile – tutto era andato sempre peggio. In quei giorni sì che s’era fatto qualcosa. Se anche i mezzadri e i miserabili del paese non andavano loro per il mondo, nell’anno della guerra era venuto il mondo a svegliarli. C’era stata gente di tutte le parti, meridionali, toscani, cittadini, studenti, sfollati, operai – perfino i tedeschi, perfino i fascisti eran serviti a qualcosa, avevano aperto gli occhi ai più tonti, costretto tutti a mostrarsi per quello che erano, io di qua tu di là, tu per sfruttare il contadino, io perché abbiate un avvenire anche voi. E i renitenti, gli sbandati, avevano fatto vedere al governo dei signori che non basta la voglia per mettersi in guerra. Si capisce, in tutto quel quarantotto s’era fatto anche del male, s’era rubato e ammazzato senza motivo, ma mica tanti: sempre meno – disse Nuto – della gente che i prepotenti di prima hanno messo loro su una strada o fatto crepare. E poi? Com’era andata? Si era smesso di stare all’erta, si era creduto agli alleati, si era creduto ai prepotenti di prima che adesso – passata la grandine – sbucavano fuori dalle cantine, dalle ville dalle parrocchie, dai conventi.”

    “Per strada gli chiesi se era proprio convinto che fosse la miseria a imbestialire la gente.
    – Non hai mai letto sul giornale di quei milionari che si drogano e si sparano? Ci sono dei vizi che costano soldi…
    Lui mi rispose che ecco, sono i soldi, sempre i soldi: averli o non averli, fin che esistono loro non si salva nessuno”.

    “Cominciai a capire che non si parla solamente per parlare, per dire “ho fatto questo” “ho fatto quello” ho mangiato e bevuto”, ma si parla per farsi un’idea, per capire come va questo mondo”.

    “Sono soltanto i cani che abbaiano e saltano addosso ai cani forestieri e che il padrone aizza un cane per interesse, per restare padrone, me se i cani non fossero bestie si metterebbero d’accordo e abbaierebbero addosso al padrone”.

  • Recensione di Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino

    Recensione di Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino

    Il sentiero dei nidi di ragno è un romanzo di Italo Calvino pubblicato nel 1947 da Einaudi. In questa edizione da Mondadori nel 1993.

    Informazioni su ‘Il sentiero dei nidi di ragno’
    Titolo: Il sentiero dei nidi di ragno
    Autore: Italo Calvino
    ISBN: 9788804375913
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1993-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 159
    Goodreads
    Anobii

    Acquista Il sentiero dei nidi di ragno su GoodBook.it

    Il sentiero dei nidi di ragnoPin è un bambino cresciuto troppo in fretta nei carrugi di Sanremo dopo l’8 Settembre 1943: orfano di madre, cerca di procurare i clienti alla sorella prostituta. E’ troppo grande per essere un bambino ed è troppo bambino per essere grande, degli adulti non riesce a capire i continui voltafaccia e la voglia delle donne. Gira le osterie per prendere in giro i clienti e per cantare le canzoni che gli chiedono di cantare, quando si trova all’improvviso coinvolto con il GAP che si sta formando nel quartiere. Gli chiedono di rubare una pistola al marinaio tedesco cliente della sorella. Pin riesce nell’impresa, e dopo aver nascosto la pistola sul sentiero dei nidi di ragno, un luogo che solo lui conosce, si ritrova sui monti in una brigata partigiana fatti di scarti, emarginati e uomini improbabili.

    Non è sicuramente il miglior romanzo sulla resistenza, ma Calvino ci mostra i partigiani (di cui ha tra l’altro fatto parte) dal punto di vista di una creatura troppo giovane per capirne la politica e troppo semplice per riuscire ad andare oltre le ideologie. E’ la poetica della Resistenza del Fanciullino, che forse bisognerebbe riuscire a spolverare in un’epoca che ha fatto di un cambiamento epocale un ricordo torbido, nebbioso e istituzionalizzato.

    Citazioni da “Il sentiero dei nidi di ragno”

    “I grandi sono una razza ambigua e traditrice, non hanno quella serietà terribile nei giochi propria dei ragazzi, pure hanno anch’essi i loro giochi, sempre più seri, un gioco dentro l’altro che non si riesce mai a capire qual’è il gioco vero”.

    “A fare i reati politici si va in galera come a fare i reati comuni, chiunque fa qualcosa va in galera, ma se altro c’è la speranza che un giorno ci sia un mondo migliore, senza più prigioni”.

    “Il codice penale è sbagliato. C’è scritto tutto quello che uno non può fare nella vita: furto, omicidio, ricettazione, appropriazione indebita, ma non c’è scritto cosa uno può fare, invece di fare tutte quelle cose, quando si trova in certe condizioni”.

    “C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m’intendi? Uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi”.

    “Ci sarà invece chi continuerà col suo furore anonimo, ritornato individualista, e perciò sterile: cadrà nella delinquenza, la grande macchina dei furori perduti, dimenticherà che la storia gli ha camminato al fianco, un giorno, ha respirato attraverso i suoi denti serrati. Gli ex fascisti diranno: i partigiani! Ve lo dicevo, io! Io l’ho capito subito! e non avranno capito niente, né prima né dopo”.