Categoria: Radici

Insieme delle recensioni dei libri che ho letto e che sono tuttora presenti nella mia libreria virtuale. Perch

  • Recensione di Chi non muore di Vincenzo Galati

    Recensione di Chi non muore di Vincenzo Galati

    Chi non muore è un romanzo di Vincenzo Galati pubblicato da Eclissi Edizioni del 2016.

    Informazioni su ‘Chi non muore’
    Titolo: Chi non muore
    Autore: Vincenzo Galati
    ISBN: 9788899505066
    Genere: Giallo
    Casa Editrice: Eclissi Edizioni
    Data di pubblicazione: 2016-09-20
    Formato: Paperback
    Pagine: 220
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    Anobii
    Questo romanzo mi è stato inviato dall’autore in cambio di una recensione onesta

    Chi non muoreUno speculatore edile genovese senza scrupoli sta cercando di sfrattare venti famiglie da uno stabile per demolirlo e costruirci un centro commerciale; rimangono soltanto due vecchietti tra l’impresario e il suo sogno di speculazione. Wanda e Angelo vengono aiutati da Olga, una vecchietta con il debole delle indagini, e da una banda di nonnetti per cercare di fare luce sulla vicenda: una banda di scalcinati ubriaconi, scommettitori, gattare riuscirà ad impedire l’ennesima ingiustizia sociale?

    Ora, questo romanzo si apre con la mia citazione preferita di De André, da “Smisurata Preghiera”:

    Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio speciale di speciale disperazione, e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità.

    e forse questo mi ha un po’ fatto avvicinare subito al romanzo, come se fosse sulla mia stessa lunghezza d’onda, ma la storia di Vincenzo Galati è molto ben scritta. Il genere è un giallo spesso tinto da pennellate di ironia e di divertimento, ma sotto questa patina di scherzosità si nascondono tematiche su cui è bene riflettere, specie in questi tempi bui che stiamo attraversando.

    Il tema è centrale è la speculazione edilizia: quanto oltre è lecito che un uomo si spinga per fare affari e guadagnare alle spalle di cittadini che hanno sempre meno da perdere? Quanti speculatori camminano in bilico sulla sottile linea che separa il mondo degli affari dall’illegalità vera e propria?

    Sullo sfondo della Genova dei carrugi, diventata qualcosa di diverso dalle canzoni di Fabrizio De André mantenendo però la sua aura di esclusione e di “smisurate preghiere”, Vincenzo Galati ci racconta anche come gli esclusi siano sempre i primi a combattere: gli anziani, gli ubriaconi, gli emarginati, spesso senza l’aiuto della polizia, sono quelli che si ribellano alle ingiustizie cercando di raddrizzarle. Qualche volta riuscendoci e qualche altra fallendo.

    Acquistare

    Ho avuto il privilegio di leggere questo romanzo in anteprima, il romanzo esce il 20 Settembre 2016 e potete acquistarlo sul sito della casa editrice “Eclissi Edizioni – Collana I dingo“, ovviamente dal 20 Settembre.

    Vincenzo Galati, l’autore

    Vincenzo Galati quarantacinque anni, genovese.
    Autore di racconti, testi teatrali e cene con delitto, ha esordito nel romanzo con Lo strano mistero di Torre Mozza (Onirica Edizioni, 2011) con cui ha vinto il Premio Nanà, nuovi scrittori per l’Europa e Casa Sanremo Writers.

  • Recensione di Zombie Mutation di Giorgio Borroni

    Recensione di Zombie Mutation di Giorgio Borroni

    Zombie Mutation è un romanzo autopubblicato in epub e audiolibro formato mp3 da Giorgio Borroni e distribuito da “ilnarratore.com” nel 2016.

    Informazioni su ‘Zombie Mutation’
    Titolo: Zombie Mutation
    Autore: Giorgio Borroni
    ISBN: 9788894175820
    Genere: Horror / Distopico
    Casa Editrice: Self Publishing
    Data di pubblicazione: 2016-05-01
    Formato: epub / mp3
    Pagine: 100
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    Questo romanzo mi è stato inviato dall’autore in cambio di una recensione onesta

    zombie mutationSolitamente non recensisco autori che si auto-pubblicano, quasi per lo stesso motivo per cui non lo faccio con i romanzi delle case editrici a pagamento: non c’è un filtro. Può capitare di leggere delle cose orribili e ci sono molti più libri che tempo.

    Sarà stata l’estate, ma avevo pochi romanzi arretrati da leggere e ho accettato, anche perché la sinossi del romanzo mi aveva parecchio incuriosito. Nonostante fosse una storia di zombie. Tra cinema e letteratura le storie di zombie ormai si vendono a un tanto al chilo. Ma Giorgio Borroni in questo breve romanzo ci racconta la giornata tipo di un veterano della caccia allo zombie, Brian Crane, che si trova una nuova recluta da addestrare (Jedediah Braddock) in un mondo dominato da una setta cattolica ultra-conservatrice, gli Opliti di Cristo, tra inseguimenti, ricordi e scontri con i colleghi troppo “ferventi” e bigotti.

    La narrazione, molto veloce e ben descritta, si svolge su due diversi piani temporali: quello principale, con la giornata in cui Brian Crane riceve la sua nuova recluta e inizia l’inseguimento di Hellstorm, uno zombie particolarmente grosso e pericoloso; e quello secondario, nient’altro che le registrazioni del dottor Joseph Karp, antecedenti alla vicenda principale, che descrivono il virus che ha dato origine agli zombie.

    Non c’è grande originalità nella visione degli zombie: sono nati da un virus creato in qualche modo da laboratori umani e diffuso tramite le api e ha cambiato il modo di vivere dell’umanità. I punti di originalità sono altri: la scelta dell’ambientazione, rurale e contadina al contrario di quella delle grandi metropoli a cui siamo abituati, e il contesto socio-culturale che la circonda, quello fatto di religione, bigottismo e cristianesimo portato all’estremo. Il tutto magistralmente condito da scene ottimamente descritte che ricordano i film western di Sergio Leone (la faccia di Brian Crane nella mia mente è diventata quasi subito molto simile a quella di un Clint Eastwood invecchiato, come in “Gran Torino”), splatter ma non troppo, avvincenti e mai fastidiose.

    E se le descrizioni sono ottime, le caratterizzazioni dei personaggi sono ancora meglio. In pochissime pagine i due protagonisti sono ben distinti, ben delineati e cominciamo da subito a essere immersi nella storia e a essere empatici. Come dice molto bene nella prefazione Pietro Gandolfi:

    Perché a nessuno interessa una storia se non si è interessati al destino dei suoi protagonisti. Qui si evita la perfezione di certi eroi impavidi e infallibili, ma è proprio attraverso l’umanità dei personaggi se il gioco riesce.

    Download

    Il romanzo è acquistabile all’indirizzo http://www.ilnarratore.com/product.php~idx~~~2779~~Giorgio+Borroni+_+Zombie+Mutation+_download~.html, scaricando il file che contiene l’audiobook in formato mp3 e il romanzo in formato epub.

    Giorgio Borroni, l’autore

    Giorgio Borroni (1977), dopo la laurea in Lettere presso l’Università di Pisa e il diploma in Fumetto conseguito presso la Scuola Internazionale di Comics di Firenze, ha curato e tradotto le edizioni di ‘Frankenstein’ di Mary Shelley per Feltrinelli e di ‘Dracula’ di Bram Stoker per Barbera. Ha tradotto ‘Io morirò domani’, un thriller di Dawood Ali McCallum edito da Giunti ed è autore di un manuale di Letteratura Italiana per Liberamente. Da sempre appassionato di fumetti, ha collaborato con BD e J-pop per la traduzione di graphic novel come ‘Parker’ di Darvyn Cooke, ‘Body Bags’ di Jason Pearson, ‘Battlechasers’ di Joe Madureira e della serie manga ‘The legend of Zelda’, ‘Warcraft’, ‘Starcraf’t. Un suo breve racconto, ‘L’America che non conosci’, è stato pubblicato da Dunwich sull’antologia horror ‘La serra trema’. Come illustratore ha lavorato su numerose copertine di Anonima GDR webzine e le sue opere compaiono sul numero 7 della rivista digitale Altrisogni, edita da Dbooks.

  • Sull’orlo del precipizio

    Sull’orlo del precipizio

    Sull’orlo del precipizio è un romanzo di Antonio Manzini che non parla delle avventure di Rocco Schiavone pubblicato da Sellerio nel 2015.

    Informazioni su ‘Sull’orlo del precipizio’
    Titolo: Sull’orlo del precipizio
    Autore: Antonio Manzini
    ISBN: 9788838934827
    Genere: Distopico
    Casa Editrice: Sellerio
    Data di pubblicazione: 2015-11-30
    Formato: Paperback
    Pagine: 128
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    sull'orlo del precipizioA differenza delle avventure del vicequestore Rocco Schiavone, in questo romanzo Manzini costruisce un mondo distopico parlando dell’editoria italiana.

    Giorgio Volpe è uno dei più grandi scrittori italiani viventi. I suoi libri sono tradotti in quasi tutte le lingue e ha un contratto con una delle tre più grandi case editrici italiane. Ha appena terminato il suo ultimo romanzo, “Sull’orlo del precipizio“, sicuramente il suo miglior lavoro. Solo che le tre principali case editrici italiane si riuniscono sotto un’unica sigla, e la proprietà diventa quella di manager senza scrupoli a cui la letteratura e la cultura interessano poco o nulla. Stretti da rigide regole di mercato in cui sono gli scrittori a piegarsi al volere del pubblico, Giorgio Volpe si trova in situazioni sempre più grottesche e assurde, dove deve stravolgere il suo romanzo di formazione che parla di un suo nonno partigiano che combatte il nazifascismo sulle montagne durante la resistenza in una sorta di action movie di serie b hollywoodiano con un eroe senza macchia e senza paura che assomiglia incredibilmente ad un vuoto Rambo italiano.

    Non aspettatevi distopie ben disegnate alla “1984” o alle ultime saghe come “Hunger Games” o “Divergent“, ma questo romanzo di Manzini è molto interessante. Come recita la quarta di copertina:

    “Una distopia alla Fahrenheit 451, dove è il mondo dei libri a bruciare se stesso e non un potere esterno.”

    Una descrizione che mi trova quasi d’accordo. Il mondo in cui si muove Giorgio Volpe  è esattemente come il nostro: è solo l’editoria ad essere diventata nient’altro che il ricettacolo di biografie di calciatori e libri di cucina.

    Una distopia così vicina al nostro mondo da essere quasi credibile. Da essere quasi realtà. Un momento… É quasi realtà! Nel nostro mondo dove gli italiani leggono meno di un libro all’anno e dove nella top ten delle vendite ci sono le ricette di Cristina Parodi o la biografia di Totti, che spazio abbiamo lasciato alla cultura e alla letteratura che ti fa crescere (anche solo stimolando domande e fantasia)? Nessuna. La distopia che si trasforma in realtà dopodomani, a quanto pare.

    Io ho avuto la fortuna di trovare per il mio primo romanzo una casa editrice come Edizioni AlterNative, che è l’esatto opposto della casa editrice del romanzo; una casa editrice che se ne infischia del mercato e delle sue regole ma che vuole solo regalare storie che valgano la pena di essere lette.

  • I labirinti della memoria

    I labirinti della memoria

    I labirinti della memoria è una raccolta di racconti di Philip K. Dick pubblicata da Fanucci nel 2004.

    Informazioni su ‘I labirinti della memoria’
    Titolo: I labirinti della memoria
    Autore: Philip K. Dick
    ISBN: 9788834709900
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Fanucci
    Data di pubblicazione: 2004-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 242
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    I labirinti della memoriaQuesta raccolta riporta otto racconti del famoso scrittore statunitense (a cui dobbiamo buona parte dell’immaginario fantascientifico che ha poi arricchito il cinema hollywoodiano) ha come filo conduttore la memoria e la difficoltà di raccontare il passato. Scritti perlopiù negli anni Cinquanta (tranne “Sindrome regressiva” e “Se non ci fosse Benny Cemoli“, che sono più recenti di un decennio) presentano, anche se in maniera un po’ acerba, temi centrali della produzione dickiana che maturerà appieno nei suoi romanzi successivi.

    I labirinti della memoria

    Anche noto come “Paycheck”, è il racconto dal quale è stato tratto il bel film di John Woo omonimo con Ben Affleck e Uma Thurman. Un tecnico lavora per una grande azienda con un contratto particolare: vista la segretezza del progetto, dovrà cancellare la memoria dei due anni trascorsi a lavorarci. Il racconto comincia al momento della fine del periodo dei due anni, e il protagonista Jennings scopre di avere rinunciato ai 50.000 crediti del suo compenso in cambio di 6 oggetti comuni e di poco valore. In una corsa contro il tempo andrà a ritroso nei suoi ricordi scoprendo che quegli oggetti valgono ben più del compenso che aveva pattuito.
    In un mondo strettamente diviso tra un regime dittatoriale della polizia e il potere economico delle multinazionali Dick ci descrive un uomo che sprofonda nella sua memoria per riuscire a sfuggire alla cattura della polizia e allo stesso tempo sfidare il potere economico della grande corporazione per cui ha lavorato e che gli ha rimosso i ricordi.

    Il pendolare

    Un uomo va alla stazione e cerca di acquistare un biglietto per una località che a ragion di logica non esiste, e poi misteriosamente scompare. Il direttore della stazione indaga per cercare di capire cosa può essere successo: comprende che invece di essere quello strano uomo ad avere ricordi sbagliati, è lui stesso a dover ricordare il futuro…
    Un racconto che ci fa riflettere su quanto siano fallaci i nostri ricordi, e di quanto spesso la ricostruzione della nostra memoria porti ad eventi assolutamente imprevedibili.

    Souvenir

    Il Mondo di Williamson è un pianeta leggendario, fondato dal primo esploratore spaziale del quale si è persa ogni traccia. Questo pianeta viene finalmente localizzato dopo trecento anni dal Centro di Collegamento Galattico. Invece di un mondo al passo con il progresso trovano un mondo tribale e contadino che non ha la minima intenzione di annettersi al resto della galassia.
    Qui Philip K. Dick ci presenta uno dei suoi temi cardine: lo scontro tra le civiltà diverse, l’omologazione che porta ad una finta pace (in diretto riferimento agli Stati Uniti del Piano Marshall), la critica del progresso e l’eroismo degli sconfitti.

    Progenie

    Ed Doyle corre all’ospedale per la nascita del suo primo figlio. Scopriamo un mondo dove i figli non vengono affidati ai genitori se non al compimento del diciottesimo anno di età, e vengono cresciuti da robot senza emozioni che stimolano le capacità migliori dei soggetti per realizzarli appieno secondo le loro capacità.
    Un racconto figlio delle prime cinquanta pagine di “Brave new world” di Aldous Huxley, dove le macchine (o la scienza) si occupano dell’educazione, privando la progenie delle emozioni che li caratterizzano come esseri umani.

    Diffidate dalle imitazioni

    In una terra sconvolta dalla guerra nucleare gli uomini hanno dimenticato come costruire le cose. A farlo per loro è una razza aliena chiamata Biltong, che riproduce originali prebellici per diffondere beni di prima necessità e di lusso. Ma quando la razza aliena comincia a consumarsi e a pensare di lasciare presto la Terra per non estinguersi, gli uomini saranno costretti a ricominciare a imparare a costruire tutti gli utensili di cui hanno bisogno per sopravvivere…
    Una riflessione sull’era industriale e sulle macchine, che riproducono invece di creare.

    Se non ci fosse Benny Cemoli

    La Terra è stata devastata da un conflitto nucleare, e l’URUC, l’Ufficio Rinnovamento Urbano del Centauro, atterra sul pianeta per cercare di ridare il via ad una civiltà che cerca di sopravvivere. Attiva il cervello centrale del New York Times, in grado di trovare e pubblicare da solo le notizie, e scopre che Benny Cemoli, famoso politico prebellico (e in parte responsabile della guerra nucleare che ha messo in ginocchio il pianeta) è ancora vivo e cerca di riprendere il potere.
    Ancora uno scontro tra civiltà, con particolare attenzione al potere dei mass media nella creazione del controllo delle masse e su un eventuale rivolta.

    Meccanismo di ricordo

    Uno psicanalista, Humphrys, riceve un paziente che ha paura delle altezze. Con un meccanismo di specchi che ha la funzione di far entrare il paziente in contatto con il subconscio e gli eventi che gli hanno causato paure e psicosi, lo psicanalista scopre che il suo paziente è stato picchiato e lanciato in un pozzo. Un ricordo che al suo paziente non risulta. E se non fosse propriamente un ricordo? O un ricordo del passato?
    Lo psicanalista, uno dei personaggi cardine della produzione dickiana, anche qui è visto come un pasticcione impotente, assolutamente non in grado di risolvere alcunché. Compaiono anche i precog, i precognitivi di Minority Report, altro famosissimo racconto di Dick (ricordate l’omonimo film con Tom Cruise o la serie televisiva trasmessa negli ultimi anni?).

    Sindrome regressiva

    John Cupertino è convinto di avere ucciso la moglie su Ganimede, ma il suo psichiatra lo invita ad andare a visitarla a Los Angeles dove sua moglie vive attualmente dopo il divorzio. La psicosi di John Cupertino diventa un racconto schizofrenico e paranoico in cui anche noi precipitiamo, sullo sfondo del pianeta Ganimede in rivolta contro l’esercito terrestre.

  • Recensione di Etrom di Salvatore Romano

    Recensione di Etrom di Salvatore Romano

    Etrom è un romanzo di Salvatore Romano pubblicato da 96, Rue de la Fontaine il 26 Marzo 2016

    Informazioni su ‘Etrom’
    Titolo: Etrom
    Autore: Salvatore Romano
    ISBN: 9788894131772
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: 96, Rue de la Fontaine
    Data di pubblicazione: 2016-03-25
    Formato: Paperback
    Pagine: 208
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    Questo romanzo mi è stato inviato dall’autore in cambio di una recensione onesta

    EtromEtrom è un romanzo particolare, molto particolare. In fondo lo prometteva anche il sottotitolo: “Città, vista e raccontata attraverso gioie e dolori dei suoi cittadini in generale, e di alcuni in particolare. Città atipica, molto atipica“.

    Appena mi è arrivata la richiesta di recensione da parte dell’autore, ho capito che il titolo era “Morte” scritto al contrario. Mi ha un po’ deluso, mi ha dato subito l’impressione di un qualcosa di scontato e banale. Perché è scontato e banale girare una parola per dare i nomi alle cose. Poi ho cominciato a leggere e ho scoperto che anche l’autore lo sapeva e conveniva con me della banalità della cosa. E allora sono rimasto un po’ perplesso, ma anche incuriosito.

    Perché Etrom ha una trama banalissima: una storia d’amore, poi più storie d’amore, drammi, ricongiungimenti, scomparse. Ma non è il punto di forza del romanzo, decisamente. L’autore comincia a narrare le vicende di Etrom (questa città atipica, molto atipica) e poi ci scivola dentro e si ritrova ad esserne un personaggio. I personaggi, all’improvviso, diventano i narratori della storia passando bigliettini all’autore per lo sviluppo della trama. Il correttore di bozze, assunto con il job acts, è il mediatore di questa situazione grottesca e divertente che fa passare in secondo piano la vicenda e il suo sviluppo.

    La scrittura è fluida e curata, aiuta una lettura che altrimenti correrebbe il rischio di arenarsi e convincerci a interrompere il romanzo.
    Qua è là interessanti frecciatine alla Lega Nord e alla politica sull’immigrazione, che forse andrebbero indirizzate un po’ meglio e fatte colpire con più forza.

    Citazioni da “Etrom”

    “Gli innamorati, a essere obiettivi, sono degli aspiranti fessi senz’altro promossi”

    “Il tempo qui ha l’elasticità della fantasia”

  • La costola di Adamo

    La costola di Adamo

    La costola di Adamo è un romanzo di Antonio Manzini pubblicato da Sellerio Editore nel 2014, secondo episodio con protagonista Rocco Schiavone.

    Informazioni su ‘La costola di Adamo’
    Titolo: La costola di Adamo
    Autore: Antonio Manzini
    ISBN: 9788838931383
    Genere: Poliziesco
    Casa Editrice: Sellerio Editore
    Data di pubblicazione: 2014-01-09
    Formato: Paperback
    Pagine: 296
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    La costola di AdamoRocco Schiavone, vicequestore romano di stanza ad Aosta dopo essere stato trasferito, si ritrova tra le mani una donna che si è impiccata. Ma scoprirà ben presto che si tratta di omicidio e che dovrà indagare…

    Non ho ancora capito se i romanzi della serie di Rocco Schiavone mi piacciono o no. La scrittura di Manzini è molto piacevole e i libri si leggono davvero in fretta, ma il personaggio mi risulta davvero antipatico. L’unica cosa che mi piace è che Manzini descrive il vicequestore come un mezzo delinquente, che fuma spinelli e spesso è intrallazzato in traffici poco leciti, cosa che almeno non compone un’ode alla polizia di Stato come in tante altre serie televisive a cui presto apparterrà anche questa storia, vista l’intenzione di Rai Fiction di cominciare quest’autunno a mandare in onda le avventure del vicequestore Rocco Schiavone.

    A differenza però di altri romanzi legati al poliziotto romano, devo dire che per la prima volta si crea un po’ un contradditorio rispetto al maschilismo che di solito permea le storie: gli uomini guardano ancora tutte le donne che appaiono nella narrazione come oggetti sessuali da scopare e basta, ma almeno qualche accenno di femminismo compare qua e là, come nella citazione riportata alla fine della recensione. E questo almeno è un passo avanti. Non che cambi le cose: trovo questi libri di un sessismo infinito, la RAI ci andrà a nozze.

    La storia però mi è piaciuta meno rispetto a Pista Nera. Forse un po’ più forzata.

    Citazioni da “La costola di Adamo”

    “A sentire la storiella la donna nasce dall’uomo, anzi ne è proprio un pezzo. E l’uomo impazzisce per la donna, la ama. In realtà ama se stesso. Ama un pezzo di sé, non un altro da sé. Vive e fa i figli e fa l’amore con se stesso. Un amore concentrato sulla propria persona che niente ha a che fare con l’amore”

  • Pista nera

    Pista nera

    Pista nera è un romanzo di Antonio Manzini pubblicato da Sellerio Editore nel 2013, primo libro con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone.

    Informazioni su ‘Pista nera’
    Titolo: Pista nera
    Autore: Antonio Manzini
    ISBN:9788838930287
    Genere: Poliziesco
    Casa Editrice: Sellerio Editore
    Data di pubblicazione: 2013-01-31
    Formato: Paperback
    Pagine: 275
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    Pista NeraRocco Schiavone è un vicequestore romano della polizia che si trova spedito ad Aosta dopo qualche vicenda che ha indispettito i piani alti della politica romana. Il poliziotto non è minimamente abituato al clima Valdostano: gira con le Clark ai piedi anche quando si trova a dover indagare su un cadavere ritrovato maciullato sotto le frese di un gatto delle nevi su una pista da sci.

    Il romanzo è molto piacevole e scorrevole, l’attore Antonio Manzini scrive bene e si vede, ho letto il libro in meno di un giorno. Il personaggio di Rocco Schiavone in questo primo episodio è molto misterioso, ma piano piano si scopre qualcosa sul suo passato e sulle vicende che l’hanno condotto ad Aosta. Di positivo c’è che in questa serie non si fanno elegie alla polizia: il vicequestore è un personaggio ambiguo con un’idea della giustizia tutta sua, che spesso sfocia in loschi traffici; di negativo c’è un maschilismo mostruoso: scanner delle donne che entrano nella narrazione come se fossero oggetti sessuali a disposizione dei protagonisti maschi, e una moglie morta che diventa la donna angelo del dolce stil novo.

  • Il bazar dei brutti sogni

    Il bazar dei brutti sogni

    Il bazar dei brutti sogni è una raccolta di racconti di Stephen King pubblicata da Sperling & Kupfer nel 2016.

    Informazioni su ‘Il bazar dei brutti sogni’
    Titolo: Il bazar dei brutti sogni
    Autore: Stephen King
    ISBN: 9788820060084
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Sperling & Kupfer
    Data di pubblicazione: 2016-03-22
    Formato: Copertina Rigida
    Pagine: 504
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    il bazar dei brutti sogniMiglio 81

    Già rilasciato in ebook, questo racconto si collega al filone di king delle “macchine infernali” come Christine o Buick 8. In un’area di servizio abbandonata una macchina, anch’essa abbandonata, diventa l’incubo per chi si ferma ad osservarla. L’ho già recensito qui, e devo dire che non sono più molto d’accordo con quello che ne ho pensato. Forse l’inserimento in un contesto di racconti me ne ha fatto apprezzare di più il contenuto.

    Premium Harmony

    Pubblicato per la prima volta sul New Yorker, il racconto parla di una coppia spiantata che litiga mentre va al supermercato per comprare un regalo al di lei nipote. Nulla di eccezionale: breve, conciso e scritto bene. Sicuramente non il più interessante della raccolta.

    Una rissa per Batman e Robin

    Il figlio è in macchina con il padre, dopo averlo portato a pranzo. Lo sta riportando alla casa di riposo dove ormai risiede, preda dell’Alzheimer, quando un incidente rischia di trasformarsi in tragedia: il colpevole dell’incidente scende dall’auto e minaccia il ragazzo alla guida. Un racconto breve, ma interessante. Pubblicato in precedenza su Harper’s Magazine.

    La duna

    Un vecchio giudice ha una duna di sabbia nel suo appezzamento di terreno molto particolare. Un giorno, ormai molto vecchio, convoca il suo avvocato d’urgenza per redigere il suo testamento definitivo, come se sapesse che stesse per morire. All’avvocato racconta la strana storia della duna, dove ormai il giudice va quotidianamente. Un racconto molto bello, dai toni nostalgici e seppia, con un maestoso colpo di scena finale. Pubblicato in precedenza con Granta, solo nel Regno Unito.

    Il bambino cattivo

    Pubblicato in precedenza solo in Francia e in Germania, il bambino cattivo è la confessione di un condannato a morte al suo avvocato. Il bambino cattivo del titolo però non è il condannato, ma un ragazzino che periodicamente compare nella biografia del narratore a provocare sciagure su sciagure… Un bellissimo racconto, ambientato nelle carceri dove King sembra sempre a suo agio nel tratteggiare i protagonisti (basti pensare a “Il miglio verde” o a “Eterna primavera della speranza” di “Stagioni diverse“).

    Una morte

    Pubblicato dal New Yorker, è la storia di un indiano Dakota, Jim Trusdale, non molto a posto con la testa, che viene arrestato dallo sceriffo e dai suoi uomini per l’omicidio di una bambina. Un racconto molto atipico per King, sia per il contenuto che per lo stile, ma è molto breve ed è comunque molto ben scritto.

    La chiesa d’ossa

    La chiesa d’ossa è una poesia lunga già pubblicata in precedenza su Playboy. Forse molta della forza dei versi viene persa nella traduzione, o forse, come sostiene King stesso, la poesia non fa per lui. Una delle cose meno interessanti della raccolta, anche se la storia che viene narrata è comunque molto bella.

    La morale

    La morale è la storia di una coppia che riceve una proposta indecente. Non quella dell’omonimo film, King non è così banale. Ma comunque una cosa da fare, che pregiudicherà la morale della protagonista. Fino agli sviluppi successivi. Un racconto con una trama non interessantissima (o forse non così veloce e ben sviluppata come in altri racconti della raccolta) ma con un retrogusto interessante per le domande che suscita e gli spazi che lascia aperti in merito al bene e al male e a cosa succede quando si cede la propria morale per soldi. Pubblicato in precedenza su Esquire.

    Aldilà

    Aldilà è un racconto sulla reincarnazione. Solo che non è esattamente un’ambiente buddista quello in cui si ritrova il protagonista, William Andrews, dopo la morte: assomiglia molto di più all’ufficio di un qualche burocrate di provincia. Perché tutti devono reincarnarsi, e per ognuno c’è una sorta di purgatorio tra una reincarnazione e l’altra… Un bel racconto, quasi divertente; sicuramente molto originale. Già pubblicato su Tin House.

    Ur

    Ur è un racconto su commissione. Amazon, quando ha lanciato i Kindle, ha chiesto a diversi autori famosi di scrivere qualcosa inserendo all’interno il famoso lettore di libri digitali che stavano lanciando. Stephen King in un primo momento dice di no, non tanto per l’idea di svendersi quanto per la difficoltà che solitamente ha a scrivere su commissione. Poi ha un’idea, e allora accetta: quello che ne esce è uno dei racconti più interessanti di tutta la raccolta, qualcosa che non si può perdere. Tanto più che alla fine compaiono alcuni personaggi secondari dall’universo della Torre Nera… Come non leggerlo subito?

    Herman Wouk è ancora vivo

    Pubblicato per la prima volta su “The Atlantic” il racconto prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto: una donna che si schianta insieme ai figli un una stazione di servizio. Da un episodio del genere viene tratta la vicenda narrata da King. Un po’ moscio e vuoto, soprattutto dopo il racconto “Ur”. Ma è breve e si legge velocemente. Ed è scritto da King.

    Giù di corda

    Questo racconto, pubblicato nell’edizione paperback di “Notte buia, niente stelle” negli USA, è un bellissimo racconto a metà tra Psycho e Rosemary’s baby. Non dico nulla sulla trama, è da gustare dalla prima all’ultima parola.

    Blocco Billy

    Blocco Billy è un racconto che parla di baseball, uno sport che non riesco bene a capire e soprattutto non riesco a capire come una persona sana di mente potrebbe appassionarcisi. Forse per quello mi risulta un po’ lento, ma stiamo comunque parlando di King, quindi ci si può aspettare un po’ di tutto… Compreso un racconto di baseball con un finale da lasciare a bocca aperta.

    Mister Yummy

    Questo racconto è inedito. Ambientato in una casa di riposo i protagonisti sono due vecchietti alla fine dei loro giorni. Dai toni morbidi e malinconici che ben riescono a Stephen King, un racconto ambientato nei ricordi dei club per gay newyorkesi e sulla paura dell’AIDS. Nulla di che, ma ben scritto e piacevole.

    Tommy

    Tommy, già pubblicato su playboy, è uno dei più brutti racconti della raccolta, a mio avviso. Abbastanza inutile, troppo corto, sembra quasi inserito solo per riempire le pagine. Non che serva, intendiamoci.

    Il piccolo dio verde del dolore

    Il piccolo dio verde del dolore è un racconto anch’esso molto breve, ma decisamente migliore rispetto al precedente. Un ricco uomo d’affari è costretto a letto da dolori fortissimi dopo un incidente aereo. Una sorta di guaritore viene incaricato di estirpare il dolore dal corpo dell’uomo. Ci riuscirà… Ma a che prezzo? Pubblicato per la prima volta su “A book of horrors”.

    Quell’autobus è un altro mondo

    Anche questo racconto è molto breve, forse anche per questo motivo non l’ho apprezzato moltissimo. Però è interessante il tratteggio dell’ambientazione e la situazione talmente assurda da essere capitata almeno una volta a tutti nella vita. Pubblicato precedentemente su Esquire.

    Io seppelisco i vivi

    Insieme a “Ur” il più bel racconto della raccolta. Un giornalista di una rivista web scopre di avere un potere incredibile. Non sarà facile capirlo, utilizzarlo o rinunciarci. Uno dei pochi racconti inediti della raccolta.

    Fuochi d’artificio ubriachi

    Madre e figlio sono spesso ubriachi nella loro sperduta casa in riva al lago. Ogni anno, al 4 Luglio, improvvisano una gara di fuochi d’artificio con i loro vicini, che odiano. Fino alle conseguenze più scontate quando si tratta di botti. Un bel racconto, anche se molto lontano dalle tematiche kinghiane.

    Tuono estivo

    Il racconto che chiude la raccolta. Figlio delle atmosfere di Cell e dell’Ombra dello Scorpione, tuono estivo è però un racconto che assomiglia più a Io sono leggenda. Pochissimi sopravvissuti, destinati a morire presto o a impazzire. Pubblicato su “Turn down the lights”.

    Citazioni da “Il bazar dei brutti sogni”

    “La vita è un coprimozzo che si arrugginisce in un fosso al lato della strada”

  • Harry Potter and the cursed child

    Harry Potter and the cursed child

    “Harry Potter and the cursed child” è la sceneggiatura di uno spettacolo teatrale di Jack Thorn and John Tiffany basato su una nuova storia di J.K. Rowling e pubblicato in Inghilterra da Little Brown il 31 Luglio 2016.

    Informazioni su ‘Harry Potter and the cursed child’
    Titolo: Harry Potter and the cursed child
    Autore: Jack Thorn, John Tiffany, J.K. Rowling
    ISBN: 9780751565355
    Genere: Fantasy
    Casa Editrice: Little Brown
    Data di pubblicazione: 2016-07-31
    Formato: Copertina rigida
    Pagine: 343
    Goodreads
    Anobii

    Harry Potter and the cursed childOk. Esce Harry Potter 8. O così almeno ci raccontano. Certo, parte tutto dalla sceneggiatura per una rappresentazione teatrale, ma J.K. Rowling ci mette le mani e lo rende più leggibile e coerente. Questo è sempre quello che ci dicono.

    Comincio a leggere questo romanzo con ansia. Credevo che Harry Potter fosse finito, che la saga fosse completa, ma poi esce il seguito! Ho provato più o meno le stesse sensazioni con “La leggenda del vento” di Stephen King, spin-off della Torre Nera.

    Direi che in entrambi i casi ho provato delusione. Ma con Harry Potter è quasi tristezza. Già da quando apro il libro. Non è altro che un copione teatrale, con pochissimi intermezzi che descrivono le scene; soltanto il nome del personaggio con la sua battuta. E la trama è incredibilmente banale e poco costruita. Non voglio spoilerare niente a nessuno (anche se visto quanto questo libro ha fatto parlare di sé ormai le persone interessate si sono già fatte un’idea), ma quando si comincia una storia con i viaggi nel tempo bisogna progettarla bene, prestare molta attenzione ai dettagli e al fatto che alla fine debbano chiudersi tutti in un cerchio perfetto. E la Rowling l’aveva già fatto in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, restringendo il viaggio nel tempo a qualche ora e riuscendo a chiuderlo in modo elegante e completo, quindi sapeva delle difficoltà a cui stava andando incontro. L’unico esempio che mi viene in mente di viaggio nel tempo completo e in cui tutto torna è la trilogia di Ritorno al Futuro. Con queste premesse, la trama poteva essere completa e chiara? No. Decisamente no. I viaggi nel tempo in questa storia sono banali come i personaggi.

    I personaggi sono malamente costruiti e sono solo un’ombra di quelli a cui siamo abituati: Albus Severus Potter è la nemesi di Harry Potter, ma in realtà finisce esattamente come il padre che tanto non riesce a capire; Harry Potter è l’ombra di sé stesso, il ragazzo che ha sconfitto Voldemort con l’amore non è capace di accettare un figlio leggermente diverso? Ron è diventato una macchietta che compare soltanto per fare battute ridicole e inutili, e Hermione Granger, che a 16 anni è una strega incredibile e impareggiabile, diventa un Ministro della Magia all’altezza di Caramell?

    “Harry Potter and the cursed child” è niente più che un’operazione di marketing: agli sceneggiatori dell’opera teatrale conviene portare uno spettacolo del genere a teatro perché avranno sempre il tutto esaurito con la popolarità del mago con la saetta in fronte; alla Rowling conviene perché firmandolo guadagna i diritti d’autore su altre milioni di copie. Nessuna critica per questo, i soldi sono soldi, ma non si può chiedere ad un lettore di accettare una cosa come questa. Di apprezzarla. Hanno riscaldato la saga di Harry Potter in un minestrone scialbo e senza sapore. Che ha il sapore della birra calda.

  • Fuga di mezzanotte – Recensione

    Fuga di mezzanotte – Recensione

    Fuga di mezzanotte è un’autobiografia di Billy Hayes scritta con l’aiuto di William Hoffer e pubblicata in Italia da Newton & Compton nel 2007.

    Informazioni su ‘Fuga di mezzanotte’
    Titolo: Fuga di mezzanotte
    Autore: William Hoffer, Billy Heyes
    ISBN: 9788854108066
    Genere: Autobiografico
    Casa Editrice: Newton & Compton
    Data di pubblicazione: 2007-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 315
    Goodreads
    Anobii

    Fuga di mezzanotteBilly Hayes è uno studente universitario che sta pensando di mollare il college. Al momento è a Istanbul, e sta pensando che portare qualche chilo di hashish negli Stati Uniti sia un buon modo per cominciare un nuovo capitolo della sua vita. Viene però fermato all’aeroporto e incarcerato. Dopo una prima condanna a quattro anni, l’appello del processo (in seguito alle leggi sullo spaccio diventate più severe) lo condanna all’ergastolo.

    Un resoconto delle carceri turche, forse un po’ esagerato e romanzato anche a detta dello stesso autore (soprattutto per quanto riguarda la realizzazione cinematografica), interessante e in prima persona; anche perché non è un romanzo, ma un’autobiografia di uno studente che per il tentativo di contrabbandare due chili di hashish riesce a scappare dopo 5 anni di carcere.

    L’autobiografia è scritta in modo molto scarno e diretto, una buona scelta visti i frequenti pestaggi e le violenze della polizia turca, che però pare una scelta meno azzeccata quando si parla dei sentimenti del protagonista. Billy Hayes dice di essere terrorizzato ma non lo sembra affatto, e questa è secondo me una pecca importante.

    Fuga di mezzanotte – Valutazione
    • 7/10
      Trama – 7/10
    • 5.5/10
      Scrittura – 5.5/10
    • 6/10
      Contenuto – 6/10
    6.2/10

    Riassunto

    Un libro interessante, perché ci permette di mettere piede all’interno delle carceri turche, che saranno pure diverse dagli anni Settanta ma che con il regime camuffato di Erdoğan non saranno poi molto diverse. Forse andava scritto meglio, o forse no: in fondo qui non parliamo di un romanzo, ma dei fatti successi ad una persona qualunque.

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