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  • Recensione di Fango di Niccolò Ammaniti

    Recensione di Fango di Niccolò Ammaniti

    Recensione di Fango di Niccolò Ammaniti, pubblicato da Oscar Mondadori nel 1999.

    Informazioni su ‘Fango’
    Titolo: Fango
    Autore: Niccolò Ammaniti
    ISBN: 9788804468646
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1999-06-29
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 322
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    fangoHo conosciuto Niccolò Ammaniti con Io non ho paura, un romanzo secondo me molto sopravvalutato che non mi era per nulla piaciuto. Ho provato a dare una seconda possibilità a questo autore. Fango è andato meglio, ma non di molto.

    Fango è una raccolta di racconti che compone un romanzo (o un romanzo composto da racconti) che si intrecciano a formare un affresco della gioventù romana, descrivendo le vite che si intrecciano a Capodanno in un quartiere borghese nella periferia romana.

    I racconti attraversano molti generi che vanno dall’horror alla commedia all’italiana, tutti mescolati l’uno con l’altro e non sempre  incastrati alla perfezione.

    Anche il livello della narrazione è molto altalenante; alcuni racconti sembrano dei riempitivi più utili a completare la narrazione che delle storie che valeva la pena raccontare.

    Devo dire che la scrittura di Ammaniti qui è molto più efficace che in Io non ho paura, probabilmente qui molto più a suo agio soprattutto in quei racconti che sfiorano il grottesco e il surreale. A volte splatter, a volte grottesco, quasi sempre sanguinario e violento, Ammaniti viene spesso definito geniale in questa raccolta di racconti. Io questa genialità non riesco a coglierla, forse perché se lo paragono a Chuck Palahniuk (uno dei miei scrittori preferiti) il confronto non regge e lo scrittore italiano se ne esce con la coda tra le gambe.

    Forse dovrei dargli un’altra possibilità. Trovare un romanzo dove si esprima al meglio. O forse no. Vedremo. Quello che è certo è che Fango sembra un’opera che abbia più l’intento di spaventare e disgustare che di narrare effettivamente una storia.

  • Recensione di Uomini e no di Elio Vittorini

    Recensione di Uomini e no di Elio Vittorini

    Uomini e no di Elio Vittorini è un romanzo pubblicato nel 1945, in questa edizione pubblicato da Mondadori nel 2001.

    Informazioni su ‘Uomini e no’
    Titolo: Uomini e no
    Autore: Elio Vittorini
    ISBN: 9788804495864
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 2001-01-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 238
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    Uomini e noUomini e no è il primo romanzo italiano a trattare un argomento fondamentale del Novecento: la Resistenza Italiana. Pubblicato nel 1945, subito dopo la liberazione, è ambientato nella Milano occupata dai tedeschi, la Milano del coprifuoco nazista e delle azioni di sabotaggio nella nebbia durante l’inverno del 1944.

    Protagonista della narrazione è Enne 2, un giovane partigiano capitano dei GAP milanesi che vive una burrascosa storia d’amore impossibile con Berta, una donna sposata che lo ricambia ma che non riesce a decidersi ad abbandonare il marito.

    Durante la narrazione il protagonista si interroga sul senso della vita, sulla Resistenza e sull’Umanità intesa come valore.

    Nonostante sia stato scritto nel bel mezzo della lotta partigiana non ne è per nulla una celebrazione: il significato del titolo è proprio questo: non si parla di chi è un essere umano e chi no (partigiani e fascisti, come molti hanno cercato di intendere), ma di chi compie azioni umane e chi no, sia da una parte che dall’altra.

    La narrazione viene intervallata da 23 capitoli scritti in corsivo che ne rallentano la trama, e che permettono all’autore di fare considerazioni personali sulla vicenda e sul periodo storico che sta vivendo.

    Uno stile scorrevole che cerca di rifarsi molto all’ermetismo attraverso l’uso ricorrente di metafore e simboli che però non appesantiscono la lettura ma la esaltano. Forse le cose più difficili da leggere sono proprio i capitoli in corsivo, ma vale la pena fare un po’ di fatica in più, quello che ci raccontano è spesso illuminante e rivelatorio.

    Citazioni da Uomini e no

    “Un vecchio bianco dorme da secoli nell’uomo. Noi ce ne ricordiamo; è il padre nostro che ha edificato l’arca, il padre lavoratore; egli ha lavorato, si è ubriacato, e dorme ridendo ignudo attraverso i secoli.”

    “Non ti ricordi [..] quando non avevamo niente per colpire? Ognuno di noi avrebbe dato la propria vita per poter distruggere la millesima parte di un fascista. Pensavamo che valesse la pena versare il sangue di mille di noi perché un cane fascista vi affogasse dentro. Volevamo la lotta. Ora è la lotta che abbiamo.”

    “Questi uomini non avevano dietro niente che li costringesse, niente che prendesse su di sé quello che loro facevano. Restava dentro a loro quello che loro facevano. Come accadeva che fossero semplici e pacifici anche loro? Che non fossero terribili? Il Gracco era curioso, e se lo domandava. Perché, se non erano terribili, uccidevano? Perché, se erano semplici, se erano pacifici, lottavano? Perché, senza avere niente che li costringesse, erano entrati in quel duello a morte e lo sostenevano?”

    “«Tu sei nato perché io l’ho voluto,» disse lei.
    «Io sono nata,» disse, «e subito ho voluto che anche tu ci fossi. Non volevo essere al mondo senza che tu ci fossi».”

    “Anche un figlio di puttana può dire mamma.”

    “Questo forse era il punto. Che si potesse resistere come se si dovesse resistere sempre, e non dovesse esservi mai altro che resistere. Sempre che uomini potessero perdersi, e sempre vederne perdersi, sempre non poter salvare, non potere aiutare, non potere che lottare o volersi perdere. E perché lottare? Per resistere. Come se mai la perdizione ch’era sugli uomini potesse finire, e mai potesse venire una liberazione. Allora resistere poteva essere semplice. Resistere? Era per resistere. Era molto semplice”.

    “Bisogna che gli uomini possano esser felici. Ogni cosa ha un senso solo perché gli uomini siano felici. Non è solo per questo che le cose hanno un senso?”

    “Presuntuosi siete voi. Volete lavorare per la felicità della gente, e non sapete che cosa occorre alla gente per essere felici”.

    “Perché si chiamava civile una guerra in cui due fratelli potevano trovarsi l’uno contro l’altro? Non si sarebbe dovuto chiamarla, anzi, incivile?”

    “Gli uomini potevano perdersi dappertutto, e dappertutto resistere.”

    “Essi avevano la voce tranquilla e buona, e questi erano i discorsi loro, come i bravi soldati fanno prima della battaglia.
    «Non volete bere?» Enne 2 chiese loro.
    «Bevete! Bevete!» disse loro la grassona.
    Ma i bravi soldati vanno a una battaglia dove la morte è a somiglianza di loro, brava come loro, ed essi invece andavano a una battaglia dove la morte non era affatto brava.”

    “I bravi soldati hanno davanti altri bravi soldati. Combattono contro uomini che sono anch’essi uomini, anch’essi pacifici e semplici. Possono darsi prigionieri. Possono sorridere se sono catturati. E poi, i bravi soldati hanno dietro tutto il loro paese, con tutta le gente e tutte le cose, le città, le ferrovie, i fiumi, le montagne, il foraggio tagliato e il foraggio da tagliare; e se essi non tornano indietro, se vanno avanti, se uccidono, se si lasciano uccidere, è il loro paese che li costringe a farlo, non sono proprio essi a farlo, lo fa il loro paese, e a loro è possibile, molto naturalmente, senza sforzo, restare semplici e pacifici anche durante una battaglia, e prima della battaglia parlare di bachi da seta e cinematografo.”

    “Io so cosa vuol dire un uomo senza una donna, credere in una, essere di una, eppure non averla, passare anche anni senza che tu sia uomo con una donna, e allora prenderne una che non è la tua ed ecco avere, in una camera d’albergo avere, invece dell’amore, il suo deserto.”

  • Recensione di Codice A Zero di Ken Follett

    Recensione di Codice A Zero di Ken Follett

    Recensione di Codice A Zero di Ken Follett, pubblicato da Mondadori nel 2002.

    Informazioni su ‘Codice A Zero’
    Titolo: Codice A Zero
    Autore: Ken Follett
    ISBN: 9788804501299
    Genere: Thriller
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 2002-01-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 345
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    Codice A ZeroKen Follett non è un autore che mi appassiona particolarmente. Dopo aver letto I pilastri della terra non ho più avuto la spinta a leggere altro.

    Un amico però mi ha consigliato questo romanzo, mi ha detto che era molto diverso dallo standard dell’autore e devo dire che aveva perfettamente ragione.

    Nel Gennaio del 1958 gli Stati Uniti d’America stanno per lanciare il satellite Explorer, nell’abito della corsa allo spazio della Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica. Nello stesso istante un uomo si sveglia nei bagni della Union Station di Washington: è lacero, sporco, puzza di alcol e non si ricorda nulla.

    Codice A Zero è la ricostruzione della memoria di questo ubriacone senzatetto che non è un ubriacone senzatetto, una storia che si intreccia con scienziati, agenti segreti, spie e corsa agli armamenti; ovvero tutti gli elementi della Guerra Fredda.

    Un romanzo scritto in maniera pressoché perfetta, con molti flashback man mano che il protagonista Luke ricostruisce pezzi di vita e uno stile avvincente e senza respiro che ci porterà a Cape Canaveral a pochi istanti dal lancio dell’Explorer.

    Una ricostruzione storica precisa e convincente completano un romanzo davvero bello, che ci permette anche di conoscere qualcosa in più riguardo ad uno dei periodi storici più nebbiosi della storia degli Stati Uniti d’America, e di riflesso dei nostri tempi.

  • Recensione di Tredici di Jay Asher

    Recensione di Tredici di Jay Asher

    Tredici è un romanzo di Jay Asher pubblicato da Mondadori nel 2013, dal quale è stata estratta la serie televisiva di Netflix “13 reasons why”.

    Informazioni su ‘Tredici’
    Titolo: Tredici
    Autore: Jay Asher
    ISBN: 9788804626114
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 29 Gennaio 2013
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 247
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    trediciHo cominciato a leggere questo romanzo per la serie televisiva di Netflix “13 reasons why”, che era veramente ben costruita e dai contenuti decisamente interessati, che ha suscitato polemiche a non finire in questi ultimi giorni.

    Hannah Baker è una ragazza come tante in un liceo statunitense; decide di suicidarsi dopo anni di slut shaming, molestie e bullismo e lascia 13 lati registrati su audiocassette (7 audiocassette, con l’ultima registrata solo su un lato) che elencano le ragioni del suo suicidio.

    Devo dire che l’idea di Jay Asher è interessante: il libro è ben costruito, si alterna la voce di Hannah con quella di Clay, il protagonista innamorato della ragazza suicida, è arricchito da flashbacks che spiegano questa storia che via via rende la narrazione sempre più torbida e ci risulta sempre più chiaro e condivisibile il motivo per cui la ragazza ha deciso di togliersi la vita.

    Jay Asher scrive bene, anche se dal mio punto di vista la sua pecca è che è scritto per rivolgersi ad un pubblico adolescente… Pecca soltanto per me e per i lettori della mia età, probabilmente, visto che il genere di questo romanzo è un teen drama e quindi il suo target sono proprio gli adolescenti.

    Nel complesso una lettura piacevole, con un’unico limite: la serie televisiva di Netflix è una spanna sopra, forse proprio perché rivolta ad un pubblico a cui sono più affine. La serie è più approfondita, meglio costruita, varia anche leggermente la narrazione in modo da rendere più credibile la vicenda e i motivi del suicidio di Hannah.

    Nonostante tutte le polemiche (istigazione al suicidio, irrealtà di alcuni personaggi) trovo che la serie tv e questo romanzo abbiano avuto il grande pregio di portare all’attenzione del grande pubblico temi come il bullismo, le molestie e lo slut-shaming, temi che troppo spesso ci appaiono lontani e che non ci riguardano: nella vicenda di Hannah e Clay invece impariamo che tutti questi comportamenti sono o sono stati molto vicini alla nostra realtà; e che spesso ne siamo stati noi gli autori.

  • Romance di Chuck Palahniuk – Recensione

    Romance di Chuck Palahniuk – Recensione

    Romance è una raccolta di racconti di Chuck Palahniuk pubblicata da Mondadori nel 2016, tradotto da Gianni Pannofino.

    Informazioni su ‘Romance’
    Titolo: Romance
    Autore: Chuck Palahniuk
    ISBN: 9788804665137
    Genere: Racconti
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 2016-10-18
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 336
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    romanceNon apprezzo le raccolte di racconti. Non riesco mai ad affrontarle con il giusto entusiasmo e spesso mi dimentico delle storie che invece potrebbero essere interessanti. Le uniche eccezioni sono quelle di Stephen King: mi piace troppo come scrive e molto spesso i suoi racconti sono quasi dei romanzi brevi (o romanzi veri e propri, come “La nebbia” contenuta della raccolta Scheletri).

    Anche per Chuck Palahniuk, uno dei miei scrittori preferiti, ho fatto un’eccezione. Ho cominciato Romance con entusiasmo, forse anche troppo.

    Driiin! Driiin!

    Un racconto surreale in cui un figlio cerca di far ridere il padre, malato  terminale di cancro. Veramente discutibile, sia nella scrittura che nel contenuto.

    Eleanor

    Un racconto pesante e senza molto senso, il cui unico obiettivo sembra di essere quello di implementare parole senza senso o fuori contesto all’interno della narrazione in prima persona del protagonista. Esperimento riuscito (e complimenti al traduttore!) ma anche qui non un racconto che vale il tempo speso per leggerlo.

    Di come Scimmia si sposò, comprò casa e trovò la felicità a Orlando

    Stavo quasi cominciando a pensare di mollare la lettura (e in realtà per un paio di giorni l’ho fatto) quando ho cominciato questo racconto. I personaggi di questo racconto sono animali, e finalmente ritrovo la scrittura asciutta e i dialoghi che mi hanno fatto adorare Palahniuk, insieme ad una storia assurda con protagonisti animali antropomorfi. Se “Dannazione” era la rivisitazione dell’inferno dantesco, questo racconto (e poi molti altri all’interno del romanzo) sono le Fiabe di Esopo in versione Palahniuk. Deliranti e divertenti.

    Zombi

    Un altro racconto buono: Griffin Wilson inventa la teoria della De-Evoluzione, che consiste nell’applicarsi il defribillatore alle tempie e farsi un elettroshock definitivo per essere felici. E se la teoria si diffondesse a tutti gli studenti di un liceo? A tutti i giovani del mondo? Una buona storia, molto Palahniuk.

    Perdente

    Un altro buon racconto, in cui il protagonista, sotto LSD, partecipa ad un particola quiz televisivo. Divertente e assurdo.

    Red Sultan’s Big Boy

    L’ennesimo buon racconto, sempre molto Palahniuk come trama e contenuti: un cavallo viene acquistato da un padre per la sua ragazzina per una miseria perché protagonista di un video virale a sfondo sessuale, di cui ovviamente il padre non sa nulla. Riflessioni e considerazioni interessanti al mergine di una storia ai limiti dello splatter.

    Romance

    Il racconto che dà il titolo alla raccolta (almeno in italiano, il titolo originale come al solito non c’entra nulla: Make Something Up: Stories You Can’t Unread). Probabilmente uno dei peggiori.

    Cannibale

    Cannibale non parla di un cannibalismo, almeno non direttamente. Ma è un racconto divertente e sboccato a sfondo sessuale, assurdo al punto che ti chiedi quanto sia delirio e quanto sia metafora di una vita folle.

    Perché Coyote non aveva mai le monete per il parchimetro

    Un’altra moderna favola di Esopo: spero davvero che raccolga e ampli questa idea, perché le favole di Chuck Palahniuk sarebbero qualcosa da non perdere.

    Fenice

    Un racconto così così: buona la scrittura, tipicamente Palahniuk, ma quello che ne esce è un racconto lento e difficile, soprattutto se paragonato a molti altri della raccolta.

    I fatti della vita

    Un padre spiega al figlio il sesso. Ovviamente il padre è un pazzo furioso, il figlio anche. Quello che ne esce è un altro buon racconto.

    Pubblicità telefonica

    Un racconto lento e non scritto benissimo, ma che sullo sfondo esprime in modo abbastanza netto una critica al buonismo che non è supportato da effettive riflessioni di carattere etico.

    Il principe Rospo

    Questa non è molto favola di Esopo, ma è una rivisitazione di un’altra fiaba: quella del rospo che viene baciato e si trasforma in principe. Ovviamente qui è tutto ribaltato, come è solito fare lo scrittore: il rospo non è un rospo ma un’insieme di escrescenze da malattie sessualmente trasmissibili coltivate su un pene umano, talmente modificato da essere ormai un essere autonomo. Riuscirà la ragazza a baciare questo rospo?

    Fumo

    Una lunga dissertazione sul linguaggio. Interessante e scritta bene, ma starebbe meglio in un saggio che in un racconto in cui le parole vengono messe in bocca a protagonisti a caso giusto per giustificarne la classificazione.

    Fuochista

    Forse uno dei migliori racconti della raccolta. Un festival hippy nel deserto, un omicidio e un colpevole improbabile. Il tutto scritto da Palahniuk come solo Chuck sa fare. Sarebbe stato fantastico come romanzo a sé, davvero un peccato non aver sviluppato questo contesto e questo ambiente. Palahniuk avrebbe davvero scritto un’altra bellissima storia. Quello che resta è un ottimo racconto.

    Liturgia

    Un racconto che ha l’obiettivo di stupire e schifare. Non un granché, soprattutto leggendolo dopo il precedente.

    Perché formichiere non è mai arrivato sulla Luna

    Un’altra favola di Esopo. Sul bullismo. Forse gli manca un po’ di forza nella scrittura, ma è una bella storia con una sua morale.

    Riporto

    Un racconto paranormale, seguendo i deliri dell’autore. Sufficiente, ma non spettacolare.

    Spedizione

    Un uomo abbandonato dal padre, vorrebbe scrivere un libro sugli abitanti di quelle zone emarginate di ogni città fatte di deformità, dissoluzione, prostituzione e alcolici a basso prezzo. Per questo fa come Darwin e cerca di sperimentare i personaggi di cui vuole scrivere. Una trama interessante anche se un po’ scontata. Ma la scrittura è piacevole e si legge in fretta.

    Mister Elegant

    Un bel racconto, con i personaggi emarginati e dissociati di Fight Club ma con una narrazione completamente diversa, in cui il protagonista si descrive e si reinventa in poche pagine. Ovviamente in modo delirante e senza senso.

    Il tunnel dell’Amore

    Un racconto sull’eutanasia. Scritto da Palahniuk, quindi oltre il limite dell’assurdo.

    Inclinazioni

    Il racconto più lungo della raccolta, che parla di sessualità, di omosessualità, di discriminazione e di rabbia. Lo fa spingendo il problema all’eccesso, relegando i protagonisti nella Fattoria dei Froci, una struttura rieducativa dove gli omosessuali vengono riportati “sulla retta via” analizzando cadaveri imbalsamati di donne. Un bellissimo racconto, dove l’assurdo diventa realtà per dipingere una realtà assurda. Se approfondito questo avrebbe potuto benissimo essere un romanzo breve a sé stante.

    Di come un’ebrea salvò il Natale

    Un racconto un po’ inutile, un esercizio di scrittura fine a sé stesso che dipinge la realtà lavorativa di un grande magazzino in un centro commerciale, con i suoi odi e le sue invidie tramite la scusa del “Natale a sorpresa”.

    Citazioni da “Romance”

    “Senza offesa per Gesù, i miti non erediteranno la Terra. A giudicare dai reality show, saranno gli sbruffoni a impadronirsi di tutto. I Kardashian e i Baldwin sono specie infestanti. Come il kudzu o le cozze zebra. Che combattano quanto vogliono per il controllo del merdosissimo mondo reale.”

    “Essere o non essere. Il dono più grande che Dio ha fatto agli animali sta nel non aver offerto loro scelta.”

    “È tutto gratis, purché uno paghi abbastanza.”

    “Sapeva che il matrimonio era come quei film le cui poche scene emozionanti sono tutte compresse nei tre minuti di trailer.”

    “Era preoccupato perché, ormai, l’unica reazione che aveva di fronte alla bellezza e alla vulnerabilità, era un’erezione.”

    “Da giovane, era stato anche lui un’idealista in un mondo corrotto. Non c’era da stupirsi se aveva finito per diventare anche lui non meno corrotto, nonostante la sua corruzione fosse di un tipo nuovo e diverso. Probabilmente questo è il massimo traguardo concesso a ogni nuova generazione: inventare un nuovo tipo di corruzione.”

    “Quando si arriva a trent’anni, la vita sta tutta nel fuggire dalla persona che si è diventati per sfuggire alla persona che si è diventati per sfuggire a quel che si era all’inizio.”

    “Non si riesce mai a dimenticare quel che si vorrebbe dimenticare né i momenti a cui si vorrebbe sfuggire.”

    “Tentare una follia era meglio che non fare nulla. Predicò sussurrando che intraprendere un’iniziativa apparentemente inutile era meglio che arrendersi all’impotenza.”

  • Il mondo nuovo – Recensione

    Il mondo nuovo – Recensione

    Il mondo nuovo è un romanzo distopico di Aldous Huxley del 1932 edito da Arnoldo Mondadori Editore. L’edizione letta è del 1991.

    Informazioni su ‘Il mondo nuovo’
    Titolo: Il mondo nuovo
    Autore: Aldous Huxley
    ISBN: 9788804487807
    Genere: Distopico
    Casa Editrice: Arnoldo Mondadori
    Data di pubblicazione: 2000-09-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 340
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    Il mondo nuovoSiamo nell’Anno Ford 632 (che corrisponde al nostro 2540). La società è organizzata sui principi della produzione e del capitalismo, compresa la riproduzione, dove i neonati vengono fatti nascere in laboratorio in gravidanze extra-uterine e selezionati in base a rigide regole che permettono di avere le varie classi sociali, in funzione di un ritardo controllato dello sviluppo. Non esiste sovrappopolamento, non esiste disordine, non esiste infelicità. Le varie caste vengono educate con una sorta di ipnosi durante il sonno e l’infelicità viene curata con una droga sintetica simile all’MDMA chiamata Soma. Il Mondo Nuovo sembra essere perfetto, almeno fino a quando John, un errore di contraccezione cresciuto nella Riserva, un territorio recintato e controllato dove sopravvive la societa pre-moderna a scopi di turismo e ricerca), e figlio di due individui del Mondo Nuovo, non ritorna alla civiltà.

    Il romanzo è molto interessante e crea numerosi spunti di riflessione sulla società e sul capitalismo. Huxley però è molto lontano dalla costruzione di un mondo come quello di 1984 di Orwell: il suo manca di credibilità, di costruzione, di progettazione. Anche la sua prosa è poco avvincente. Il romanzo, diviso in due parti, comincia con una lunga descrizione dei luoghi dove i nuovi abitanti del mondo nuovo vengono “coltivati”, questi laboratori in cui sembra essere racchiusa l’essenza stessa del governo, per poi spostarsi troppo lentamente in una Londra che è solo abbozzata e a cui manca una vera e propria struttura.

    Citazioni da “Il mondo nuovo”

    “Questo è segreto della felicità e della virtù: amare ciò che si deve amare”

    “Ogni condizionamento mira a ciò: fare in modo che la gente ami la sua inevitabile destinazione sociale”

    “La felicità effettiva sembra sempre molto squallida in confronto ai grandi compensi che la miseria trova. E si capisce anche che la stabilità non è neppure emozionante come l’instabilità. E l’essere contenti non ha nulla d’affascinante al paragone di una buona lotta contro la sfortuna, nulla del pittoresco d’una lotta contro la tentazione, o di una fatale sconfitta a causa della passione o del dubbio. La felicità non è mai grandiosa.”

    “Dio non è compatibile con le macchine, con la medicina scientifica e con la felicità universale.”

    “Non ci indurre in tentazione, dice la nostra preghiera, e a buon motivo, perché quando ala tentazione stuzzica troppo e troppo a lungo, le creature umane in genere cedono.”

    “La libertà, come tutti sappiamo, non fiorisce in un paese che sta sempre sul piede di guerra, o che si prepara a combattere. Una crisi permanente giustifica il controllo su tutto e su tutti, da parte del governo centrale.”

    “Sotto la dittatura la Grande Impresa, resa possibile dal progresso tecnologico e dalla conseguente rovina della Piccola Impresa, cade sotto il controllo dello Stato; cioè di un piccolo gruppo di dirigenti politici e militari, di poliziotti, di funzionari che eseguono certi ordini.”

     

  • Recensione di Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino

    Recensione di Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino

    Il sentiero dei nidi di ragno è un romanzo di Italo Calvino pubblicato nel 1947 da Einaudi. In questa edizione da Mondadori nel 1993.

    Informazioni su ‘Il sentiero dei nidi di ragno’
    Titolo: Il sentiero dei nidi di ragno
    Autore: Italo Calvino
    ISBN: 9788804375913
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1993-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 159
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    Anobii

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    Il sentiero dei nidi di ragnoPin è un bambino cresciuto troppo in fretta nei carrugi di Sanremo dopo l’8 Settembre 1943: orfano di madre, cerca di procurare i clienti alla sorella prostituta. E’ troppo grande per essere un bambino ed è troppo bambino per essere grande, degli adulti non riesce a capire i continui voltafaccia e la voglia delle donne. Gira le osterie per prendere in giro i clienti e per cantare le canzoni che gli chiedono di cantare, quando si trova all’improvviso coinvolto con il GAP che si sta formando nel quartiere. Gli chiedono di rubare una pistola al marinaio tedesco cliente della sorella. Pin riesce nell’impresa, e dopo aver nascosto la pistola sul sentiero dei nidi di ragno, un luogo che solo lui conosce, si ritrova sui monti in una brigata partigiana fatti di scarti, emarginati e uomini improbabili.

    Non è sicuramente il miglior romanzo sulla resistenza, ma Calvino ci mostra i partigiani (di cui ha tra l’altro fatto parte) dal punto di vista di una creatura troppo giovane per capirne la politica e troppo semplice per riuscire ad andare oltre le ideologie. E’ la poetica della Resistenza del Fanciullino, che forse bisognerebbe riuscire a spolverare in un’epoca che ha fatto di un cambiamento epocale un ricordo torbido, nebbioso e istituzionalizzato.

    Citazioni da “Il sentiero dei nidi di ragno”

    “I grandi sono una razza ambigua e traditrice, non hanno quella serietà terribile nei giochi propria dei ragazzi, pure hanno anch’essi i loro giochi, sempre più seri, un gioco dentro l’altro che non si riesce mai a capire qual’è il gioco vero”.

    “A fare i reati politici si va in galera come a fare i reati comuni, chiunque fa qualcosa va in galera, ma se altro c’è la speranza che un giorno ci sia un mondo migliore, senza più prigioni”.

    “Il codice penale è sbagliato. C’è scritto tutto quello che uno non può fare nella vita: furto, omicidio, ricettazione, appropriazione indebita, ma non c’è scritto cosa uno può fare, invece di fare tutte quelle cose, quando si trova in certe condizioni”.

    “C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m’intendi? Uguale al loro, va perduto, tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio, finché dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi”.

    “Ci sarà invece chi continuerà col suo furore anonimo, ritornato individualista, e perciò sterile: cadrà nella delinquenza, la grande macchina dei furori perduti, dimenticherà che la storia gli ha camminato al fianco, un giorno, ha respirato attraverso i suoi denti serrati. Gli ex fascisti diranno: i partigiani! Ve lo dicevo, io! Io l’ho capito subito! e non avranno capito niente, né prima né dopo”.

  • A viso aperto – Recensione

    A viso aperto – Recensione

    A viso aperto è un libro che raccoglie le interviste del giornalista Mario Scialoja a uno dei fondatori delle Brigate Rosse, Renato Curcio, tutte realizzate in carcere e pubblicato da Mondadori nel 1993.

    Informazioni su ‘A viso aperto’
    Titolo: A viso aperto
    Autore: Renato Curcio e Mario Scialoja
    ISBN: 9788804367031
    Genere: Intervista, Biografia
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1993-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 228
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    a viso apertoRenato Curcio è un sociologo italiano, famoso non per i suoi studi (che pure ha fatto e pubblicato, soprattutto negli ultimi anni) ma per essere stato negli anni ’70 uno dei fondatori, ideatori e capi delle Brigate Rosse, una delle organizzazioni armate di estrema sinistra nate dopo la Strage di Piazza Fontana nel 1977. Qualcuno potrebbe chiamarla organizzazione terroristica. Io personalmente no.

    Le interviste, che si sono svolte tutte in carcere, ripercorrono i punti salienti della vita di Renato Curcio fin dalla sua infanzia, per concentrarsi in particolar modo sul periodo di Trento, dove frequenta la neonata Università di Sociologia insieme a molti ideologi di svariate organizzazioni extraparlamentari di sinistra e poi sulla nascita e lo sviluppo delle Brigate Rosse lungo gli anni di Piombo, una delle epoche storiche che hanno più segnato la storia recente italiana.

     

    Citazioni da “A viso aperto”

    “Che la nostra generazione sia stata sconfitta è ormai un luogo comune. Quel che non mi è chiaro è chi, in realtà, abbia poi vinto la partita”.

    “Non ci si batte, come noi abbiamo fatto, pensando di essere per forza sconfitti. Oggi direi che esisteva per me una via di mezzo. Sintetizzando le cose con una formula elementare, posso dire che quella società in cui vivevamo non mi andava assolutamente bene, non volevo a nessun costo accettarla, lottavo per cambiarla. E la parola “vittoria” significava la speranza di riuscire a modificare, almeno in parte, lo stato delle cose”

  • Il mistero dell’inquisitore Eymerich

    Il mistero dell’inquisitore Eymerich

    Il mistero dell’inquisitore Eymerich è un romanzo di Valerio Evangelisti pubblicato nel 1996 da Arnoldo Mondadori Editore, che fa parte della serie dell’inquisitore Eymerich.

    Informazioni su ‘Il mistero dell’inquisitore Eymerich’
    Titolo: Il mistero dell’inquisitore Eymerich
    Autore: Valerio Evangelista
    ISBN: 9788804525080
    Genere: Fantasy Giallo
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 1998-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 308
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    il mistero dell'inquisitore eymerichCome in tutti i romanzi di questa serie la narrazione si svolge su piani temporali diversi: il primo è quello dell’inquisitore Nicholas Eymerich, protagonista dei romanzi, che nel 1354 segue il re d’Aragona Pietro IV in Sardegna per sedare la rivolta di Mariano, giudice d’Arborea; la seconda è ambientata nel XX secolo, dove lo psicologo Wilhelm Reich sfugge dal nazismo prima in Norvegia e poi in America, dove scopre una nuova forma di energia insita nelle persone, l’orgone; la terza è ambientata in un futuro distopico, dove gli Stati Uniti sono divisi in tre confederazioni: Nuova confederazione Americana (basata sull’industria), Confederazione della Libera America (basata sull’agricoltura) e Unione degli Stati Americani (fondata sul capitale finanziario e sulle speculazioni di borsa). In tutti e tre questi stati, con leggi proprie ma con lo stesso esercito, serpeggia il terrore di essere deportati al Lazzaretto, punizione per l’essere malati o per avere infranto la legge.
    Come sempre la narrazione parte separata dai tre diversi piani temporali, avvicinandosi man mano che procede la lettura fino ad arrivare alla fusione finale.

    Valerio Evangelisti ha inventato questa geniale forma di scrittura, in cui piani temporali apparentemente distaccati piano piano si fondono per sviscerare gli elementi della narrazione; il personaggio di Nicholas Eymerich è un anti-eroe che spesso (quasi sempre) sta antipatico e si spera nella sua sconfitta.

  • Senza veli

    Senza veli

    Senza veli (titolo originale: Tell all) è un romanzo di Chuck Palahniuk pubblicato nel 2010 da Mondadori.

    Informazioni su ‘Senza veli’
    Titolo: Senza veli
    Autore: Chuck Palahniuk
    ISBN: 9788804612100
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 2011-10-07
    Formato: Paperback
    Pagine: 186
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    senza veliLa diva di Hollywood Katherine Kenton, ormai sessantenne, è una delle dive più acclamate del cinema statiunitense ai tempi di Bette Davis e Joan Crawford. Il personaggio inventato da Palahniuk è una star sul viale del tramonto che vive una vita da quasi reclusa con la sua “domestica” Hazie Coogan, la voce narrante della trama.
    Le cose cambiano quando nella vita della diva compare l’atletico e giovane Webster Carlton Westward III. Un amore che cambierà per sempre la vita dell’attrice, fino al solito mirabolante finale tipico di Chuck.

     

    Citazioni da “Senza veli”

    “Katherine Kenton appartiene a quella generazione di donne per la quale la più sincera forma di lusinga rimane ancora l’erezione maschile. Oggigiorno, le dico, un’erezione, più che un complimento, è probabile che sia il risultato di una qualche scoperta farmaceutica. Trapianti di ghiandole di scimmia, o una di quelle nuove pillole miracolose. Come se agli esseri umani – e in particolare agli uomini – servisse un ulteriore modo per mentire.”

    “Il mondo intero è popolato esclusivamente da avvoltoi e iene che vogliono un boccone di te. Il tuo cuore, la tua lingua o i tuoi occhi viola. Che vogliono le tue parti migliori da mangiare a colazione.”

    “Stringi stringi siamo tutti sciacalli che si cibano l’uno dell’altro.”

    “Una bugia pruriginosa avrà sempre la meglio su una nobile verità.”

    “Tutti gli esseri umani non fanno che cercare ragioni per comportarsi bene oppure scuse per comportarsi male.”

    “Qualsiasi verità autentica, qualsiasi prezioso dato di fatto finisce sempre per perdersi in un cumulo di frammenti di finzione”