Categoria: Libri

  • Dannazione

    Dannazione

    Dannazione è un romanzo dello scrittore statiunitense Chuck Palahniuk, pubblicato da Mondadori nel 2011.

    Informazioni su ‘Dannazione’
    Titolo: Dannazione
    Autore: Chuck Palahniuk
    ISBN: 9788804612865
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori Strade Blu
    Data di pubblicazione: 2011-10-11
    Formato: Paperback
    Pagine: 252
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    dannazioneMadison Spencer è una ragazzina tredicenne figlia di un’attrice e di un miliardario. E’ una ragazza problematica, vive in un collegio svizzero dove tutte la odiano perché grassottella e un po’ sfigata; la madre la vuole una bambina di 8 anni in eterno perché non vuole far sapere al mondo di essere invecchiata; i suoi genitori adottano continuamente bambini disagiati da ogni parte del mondo che diventano suoi fratellastri per qualche giorno (giusto il tempo per i servizi fotografici dei media) e poi vengono rispediti in qualche altra scuola o collegio.
    Ma poco importano i problemi di Madison: muore (a suo dire per un’overdose di Marijuana) e si ritrova inspiegabilmente all’inferno. Conosce così alcuni personaggi che sembrano essere usciti pari pari da Breakfast Club, film cult di John Huges del 1985, che diventeranno i suoi nuovi amici.

    La trama sembra molto banale, vero? Il problema è che stiamo parlando di Palahniuk. Quell’uomo strano e vagamente inquietante che ha scritto Fight Club, Soffocare, Diary, Gang Bang… Non di uno qualunque. E quando si parla di lui non esiste il banale.

    Citazioni da “Dannazione”

    “Detestiamo i rinnegati. Morire, ancora più dell’alcolismo o della dipendenza da eroina, sembra il peggiore dei vizi, e in un mondo dove ti accusano di essere pigra se non ti depili le gambe essere morta sembra la più grave delle mancanze”

    “La verità è che, quando sarete morti, nemmeno i senzatetto e i ritardati vorranno essere nei vostri panni”

    “Se la Terra ci sembra un inferno è soltanto perché siamo convinti che debba essere un paradiso”

    “Prima che facciate lo sforzo di smettere di fumare, tenete a mente che fumare sigarette e sigari è un ottimo allenamento per l’inferno”

    “Ogni volta che un dio succedeva al precedente quest’ultimo cadeva nell’oblio e nel disprezzo. […] Se la civiltà durerà abbastanza a lungo, in futuro anche Gesù potrebbe ritrovarsi a vagare per l’oltretomba, scartato e messo al bando”

    “Non è giusto, no, ma a quanto pare l’unico essere immortale autorizzato a flirtare con gli esseri umani è Dio stesso”

    “La maggior parte della gente fa figli non appena l’entusiasmo per la vita comincia a scemare. Un figlio ti permette di rispolverare l’eccitazione che un tempo provavi per… be’, per tutto. Una generazione dopo, saranno i tuoi nipoti a restituirti una bottarella di entusiasmo. Riprodursi è una specie di richiamino di amore per la vita.”

    “Per quanto la morte possa sembrare spiacevole, di buono c’è che soffri una volta sola. Dopo, il dolore scompare. Il ricordo può essere enormemente traumatico, ma è appunto solo quello: un ricordo. Nessuno ti chiede di fare il bis. A meno che tu non sia induista, forse.”

    “Non è giusto, no, ma se la vita ci sembra un inferno è soltanto perché siamo convinti che debba durare per sempre. La vita è breve. La morte è per sempre. Ma presto lo scoprirete da voi. E agitarsi non serve a niente”

    “«La morte è un processo lungo» dice Archer. «Il corpo è soltanto la prima delle cose che schiattano.» E il senso è: poi devono morire i sogni. E poi le aspettative. E la rabbia per aver dedicato una vita intera a imparare cose e amare persone e guadagnare soldi, per poi scoprire che di tutte quelle cagate alla fine non ti resta niente. È vero, la morte del corpo è la parte più semplice. Poi devono morire i ricordi. E l’ego. L’orgoglio e la vergogna e l’ambizione e la speranza, tutte quelle stronzate dell’identità possono metterci secoli a scomparire.»”

  • Christine la macchina infernale

    Christine la macchina infernale

    Christine la macchina infernale è un romanzo di Stephen King pubblicato nel 1983. Nello stesso anno è uscito il film omonimo diretto da John Carpenter, un film che fareste meglio a perdervi.

    Informazioni su ‘Christine la macchina infernale’
    Titolo: Christine la macchina infernale
    Autore: Stephen King
    ISBN: 9788878244733
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Sperling & Kupfer
    Data di pubblicazione: 2008-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 634
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    christine la macchina infernaleArnie Cunningham è uno sfigato senza nessun amico; gracile, bravo a scuola e brufoloso è destinato ad essere preso in giro per tutti gli anni del college e del liceo. L’unico suo amico è l’atletico Dennis Guilder, un ragazzo normale e piuttosto celebre, che per qualche incomprensibile motivo è anche una brava persona.

    Un giorno tornando dal loro lavoro estivo Arnie e Dennis trovano una Plymouth Fury del 1958 che è praticamente un rottame nel giardino di un vecchio con il cartello vendesi. Arnie sembra impazzito per quell’auto e l’acquista nonostante tutti i dubbi dell’amico… Poi per mesi si rinchiude in un’officina malfamata per rimetterla a posto… Quando ricompare a scuola Arnie è cambiato: aggressivo, sicuro di se. Riesce persino a portare fuori bella nuova ragazza della scuola… Merito di Christine? La strana macchina che sembra essere diventata nuova, come se Arnie fosse un mago dei motori… Del tutto perfetta se non per qualche piccolo dettaglio: la radio è sintonizzata solo sui vecchi classici e il contachilometri va solo al contrario…

    Citazioni da “Christine la macchina infernale”

    “Se fare il ragazzo significa imparare a vivere, allora fare l’adulto significa imparare a morire”

    “Motori. Ecco un altro aspetto fondamentale dell’adolescenza. Ci sono tutti questi motori e capita a volte che uno si ritrovi a infilare la chiave d’accensione in uno di quei motori e li faccia partire, ma non sa che cavolo sono o che cosa cavolo dovrebbero fare. Si ha qualche notizia, ma non di più. E’ lo stesso con la droga, con l’alcool, con il sesso e spesso con altre cose, tipo un lavoro estivo che da origine a un nuovo interesse, un viaggio, un corso a scuola. I motori. Ti danno le chiavi e qualche istruzione e ti dicono: metti in moto, vedi un po’ che cosa fa. A volte quello che fa è portarti a zonzo per una vita allegra e gratificante, mentre altre volte ti lancia giù per l’autostrada verso l’inferno e ti lascia tutto maciullato ai bordi della carreggiata”

    “Il nemico è l’amore. […] Si. I poeti fraintendono l’amore continuamente e qualche volta in buona fede. L’amore è il più antico degli assassini. L’amore non è cieco. L’amore è un cannibale con una vista estremamente acuta. L’amore è un insetto che ha sempre fame.”

    “Quando si passa attraverso l’inferno si viene fuori con la pelle indurita dalle fiamme”

  • Quello che non si doveva dire

    Quello che non si doveva dire

    Quello che non si doveva dire è l’ultimo saggio scritto dal giornalista Enzo Biagi e pubblicato da Rizzoli nel 2006, meno di un anno prima della sua morte.

    Informazioni su ‘Quello che non si doveva dire’
    Titolo: Quello che non si doveva dire
    Autore: Enzo Biagi
    ISBN: 9788817013109
    Genere: Saggistica
    Casa Editrice: Rizzoli
    Data di pubblicazione: 2006-10-01
    Formato: Copertina rigida
    Pagine: 317
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    quello che non si doveva direNon lascia nessun dubbio già dal titolo e dalla copertina: il titolo del libro infatti attraversa come un cerotto bianco la bocca del giornalista. Quello che non si doveva dire è il motivo per cui il giornalista Biagi è stato allontanato dalla RAI nel 2002 con l’Editto di Sofia del dittatore morbido (parole di Montanelli) Silvio Berlusconi. Un giornalista, che oltre ad aver raccontato 50 anni di storia d’Italia dalla RAI e da numerosi giornali nazionali (Resto del Carlino, Corriere della Sera, Il Giornale…) aveva dato il 25 Aprile 1945 l’annuncio via radio della liberazione dal nazifascismo. Un personaggio così.

    Biagi non fa altro che raccontarci le trasmissioni de Il Fatto che avrebbe ancora voluto fare se non fosse stato allontanato: ci parla di RAI, dei ragazzi di Locri che in Calabra combattono l’ ‘ndrangheta, di Auditel, dell’informazione nei nuovi teatri di guerra, di fascismo… Sempre con il suo stile sobrio ma tagliente, condito da un’amarezza lasciatagli dall’essere licenziato da un’azienda a cui aveva dato quasi tutta la sua vita (e con raccomandata con ricevuta di ritorno) e dal fatto che ad essergli costato il posto fosse il desiderio dittatoriale di Silvio Berlusconi.

    Giusto per rinfrescarvi la memoria, che non fa mai male, il retrocopertina del libro recita questa scritta:

    Costituzione della Repubblica Italiana
    ART.3

    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche, di condizioni personali e sociali.

    E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

    Ridateci Biagi. Al suo posto ci hanno messo Giuliano Ferrara. Per dire quanto abbiamo perso.

  • Il peso della farfalla

    Il peso della farfalla

    Il peso della farfalla è un racconto di Erri De Luca, pubblicato nel 2007 da Feltrinelli.

    Informazioni su ‘Il peso della farfalla’
    Titolo: Il peso della farfalla
    Autore: Erri De Luca
    ISBN: 9788807017933
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2009-11-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 70
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    il peso della farfallaE’ un racconto breve di 70 pagine, che si legge in non più di un paio d’ore, e tutto sommato piacevole, anche se non mi sembra quel capolavoro per cui viene spacciato.

    Ambientato in montagna (uno dei posti che lo scrittore predilige), è la storia del Re dei Camosci, ormai vecchio, che deve affrontare per un altro anno la lotta dei giovani. “Forse è tempo che le sue corna si arrendano a un figlio più deciso”. Dall’altra parte c’è un cacciatore di frodo, schivo e senza particolari talenti se non quello di avere ucciso più camosci di qualsiasi altro, tanto da essere definito anche lui il “Re dei Camosci”. La storia si basa su questo incontro / scontro che vede di fronte due esseri completamente diversi eppure così simili nella loro reciproca devastante solitudine.

  • Il signore degli anelli

    Il signore degli anelli

    Credo che recensire in qualunque modo un libro come Il signore degli Anelli di Tolkien sia impossibile. Anche farne un riassunto è perfettamente impossibile. Mi limiterò ai fatti.

    Informazioni su ‘Il signore degli anelli’
    Titolo: Il signore degli anelli
    Autore: John R.R. Tolkien
    ISBN: 9788845290053
    Genere: Fantasy
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2000-11-11
    Formato: Paperback
    Pagine: 1366
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    il signore degli anelliJohn R.R. Tolkien scrive i tre volumi che compongono Il signore degli Anelli (La compagnia dell’Anello, Le due torri e Il ritorno del Re) tra il 1939 e il 1949, e riesce a pubblicarli tutti tra il 1954 e il 1955.

    Questi volumi sono il seguito cronologico de Lo Hobbit, ma hanno poco a vedere con il primo lavoro del padre del fantasy: attingono a piene mani dal corpus mitologico, geografico e storico che Tolkien ha elaborato per tutta la vita (corpus raccolto ne Il Silmarillion), e ne sono la rappresentazione perfetta. Protagonista dei tre libri è Frodo Baggins, nipote di Bilbo che aveva viaggiato con i nani ne Lo Hobbit. No, scusate, non è vero. Il protagonista della storia è Aragorn, prima vagabondo evitato da tutti e poi Re di tutti gli uomin. O Gandalf, lo stregone grigio che aumenta la sua forza fino a diventare lo stregone bianco. O l’amicizia tra il nano Gimli e l’elfo Legolas. Oppure Smeagol/Gollum, che attraversa tutta la terra di mezzo per recuperare l’Unico Anello, fonte di potere immenso e unico manufatto in grado di controllare tutti gli altri anelli del potere. Il protagonista è Sam Gamgee. Dannazione.

    Un libro incredibile, che ha donato alla Gran Bretagna un mondo di storie che non aveva mai posseduto; al di là del ciclo bretone (di origine comunque francese) la tradizione inglese non era in forma scritta e si è per la maggior parte persa; al di la della bellezza o meno della storia (incredibilmente fantastica, fidatevi), Tolkien ha l’indiscusso merito di avere inventato un mondo dal quale ancora oggi sceneggiatori, scrittori e fumettisti attingono a piene mani. Elfi ed Orchi, Nani e stregoni, un mondo magico che assomiglia incredibilmente al nostro, come se fosse il mondo della porta accanto, oppure il nostro mondo dell’altro ieri.

    Anche i temi affrontati da questo migliaio di pagine sono innumerevoli: la speranza, l’umilità, l’arroganza, il viaggio, il dolore della perdita, la natura contro la tecnologia…

    Come fare una recensione? Impossibile. Se siete interessati leggetevi la pagina di Wikipedia. O forse è meglio leggere direttamente il libro. Ci sono talmente tante cose che circondano Il signore degli Anelli che prima dovete leggervi il libro, e poi, se avete scoperto un mondo di cui vi siete innamorati  e che volete a tutti i costi conoscere, leggere tutte le migliaia di pagine scritte da appassionati sulla sua interpretazione e comprensione.

    Citazioni da “Il signore degli Anelli”

    “Non vi è infatti segno più evidente della potenza dell’Oscuro Signore: l’inimicizia che separa coloro che ancora lo combattono”

    “Il bene e il male sono rimasti immutati da sempre, e il loro significato è il medesimo per i Cavalieri di Rohan, gli Elfi, per i Nani e per gli Uomini. Tocca ad ognuno di noi discernerli, tanto nel Bosco d’Oro quanto nella propria dimora”

    “Si giunge al mattino soltanto attraverso le ombre”

    “Egli sapeva in fin dei conti di non essere abbastanza grande per portare un simile fardello, anche se le visioni non fossero state esclusivamente ingannevoli illusioni. Il piccolo giardino di un libero giardiniere era tutto ciò di cui aveva bisogno, e non un giardino ingigantito alle dimensioni di un reame; aveva bisogno di adoperare le proprie mani, e non di comandare le mani altrui”

    “Mai è una parola lunga persino per me, disse Barbalbero”

  • Nostri amici da Frolix 8

    Nostri amici da Frolix 8

    Nostri amici da Frolix 8 è un romanzo distopico di Philip K. Dick pubblicato nel 1970, e uno dei lavori meno famosi di uno dei più grandi scrittori di fantascienza mai esistiti.

    Informazioni su ‘Nostri amici da Frolix 8 ‘
    Titolo: Nostri amici da Frolix 8
    Autore: Philip K. Dick
    ISBN: 9788834711835
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Fanucci Editore
    Data di pubblicazione: 2006-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 294
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    nostri amici da frolix 8Il mondo è governato da due mutazioni, gli Uomini Nuovi con un cervello modificato e super-intelligenti e gli Insoliti con capacità paranormali come telepatia, telecinesi e preveggenza. Per gli Uomini Nuovi, gli uomini come noi, non c’è possibilità di scalata sociale né benessere. Lo Stato è poliziesco e repressivo, i concorsi per l’assegnazione dei posti pubblici sono pilotati e truccati. Gli unici che cercano di ribellarsi sono gli Uomini Nascosti, che stampano volantini in attesa del ritorno del loro leader, Thors Provoni, fuggito anni prima su un astronave per cercare nello spazio degli esseri in grado di liberarli.

    Un libro che come il più famoso 1984 di George Orwell è ancora attualissimo e interessante; che descrive un mondo che è si di fantascienza, ma non così lontano dal nostro, dove la classe politica rimane pressoché identica  a se stessa e dove la polizia è schierata violenta alla difesa del sistema.

    Un libro da non perdere, se vi piace la fantascienza, ben più piacevole del più famoso Ubik. Con un finale da brivido, anche quello spaventosamente illuminante. Sembra quasi di sentire Fabrizio De Andrè in “Nella mia ora di libertà”:

    Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d’obbedienza
    Fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza
    Però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni
    Da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni

    Citazioni da “Nostri amici da Frolix 8”

    “Prima il governo degli Insoliti, poi quello degli Uomini Nuovi… Se veramente si sono accordati fra di loro per mettere in piedi questo sistema, pensò, in modo da poter controllare il funzionamento degli esami per il personale, allora costituirebbero sul serio, come ha detto il barista, una struttura di potere capace di perpetuarsi da sola; ma il nostro intero sistema politico si basa sull’ostilità reciproca dei due gruppi… E’ una verità basilare della nostra esistenza… Insieme all’altra verità indiscussa che grazie alla loro superiorità quelli meritano di governare e sanno farlo con saggezza”

    “Mai guardare negli occhi un falco o un’aquila. Perché non potrai mai dimenticare l’odio che ti trasmettono… E il bisogno insaziabile, appassionato, di essere liberi, e il bisogno di volare”

  • Il talismano

    Il talismano

    Il talismano è un romanzo fantasy scritto a quattro mani da Stephen King e Peter Straub e pubblicato nel 1983, di cui è stato scritto anche un seguito nel 2001, “La casa del buio“.

    Informazioni su ‘Il talismano’
    Titolo: Il talismano
    Autore: Stephen King & Peter Straub
    ISBN: 9788878240087
    Genere: Fantasy
    Casa Editrice: Sperling & Kupfer
    Data di pubblicazione: 1988-04-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 655
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    il talismanoJack Sawyer è un ragazzo di 12 anni orfano di padre e figlio di una ex diva del cinema di serie B che si trasferisce sulla costa est in seguito all’aver scoperto di essere malata di cancro. Il ragazzo passeggia sulla spiaggia di questa località nel New Hampshire al finire dell’estate, sempre più triste e sconsolato per la sua sorte e quella della madre, quando un giostraio nero di nome Svelto Parker gli rivela che esiste un mondo parallelo chiamato “I Territori” strettamente legato agli Stati Uniti, dove praticamente ogni americano ha una sorta di doppio, un “gemellante”. Gli rivela inoltre che sulla costa Ovest, in California, esiste un oggetto magico, “Il talismano” in grado di guarire sua madre dal cancro. Jack allora parte per un lungo viaggio on the road verso la California e attraverso i Territori.

    Un libro sorprendente, sia per le tematiche che per la trama. La presenza di Straub dona una tinta gotica ad un romanzo che sarebbe un perfetto fantasy in stile King (i Territori sembrano una sorta di prova generale per le ambientazioni de La Torre Nera), arricchendolo di suspence e di tinte cupe.

    Citazioni da “Il talismano”

    “Le stanze d’albergo accettano le partenze senza emozioni”

  • Alcatraz

    Alcatraz

    Alcatraz – Un dj nel braccio della morte è un libro che raccoglie le trascrizioni della prima stagione della trasmissione radiofonica andata in onda dall’Ottobre 1999 al Maggio del 2000 su Radio Rai 2, poi trasposta nel programma televisivo omonimo andato in onda su Rai Due con la partecipazione di Francesca Neri e la voce di Roberto Pedicini.

    Informazioni su ‘Alcatraz – Un dj set nel braccio della morte’
    Titolo: Alcatraz – Un dj set nel braccio della morte
    Autore: Diego Cugia
    ISBN: 9788804506089
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 2002-04-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 260
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    Acquista Alcatraz su GoodBook.it

    AlcatrazOltre alle trascrizioni, in calce ad ogni puntata ci sono i giorni che mancano all’esecuzione del protagonista.

    Jack Folla è un italiano nato da padre romano e madre statiunitense, che negli Stati Uniti è stato rinchiuso in una cella 3×2 di una prigione che viene chiamata Alcatraz  come topos della prigione, in attesa dell’esecuzione sulla sedia elettrica. Non ci è dato di sapere quale fosse il reato che ha meritato la condanna a morte.

    Jack Folla trasmette direttamente dal braccio della morte e oltre a promuovere la musica della sua vita ci regala aforismi che fanno riflettere sulla vita di tutti i giorni, sulla realtà sociale e sugli avvenimenti di cronaca che accadono in Italia in quel periodo.

    Sono molto affezionato a questo libro, forse perché una delle cose che mi ha aperto gli occhi sulla vita e mi ha dato l’impulso a scrivere è stato proprio il programma televisivo di Rai Due quando avevo quattordici anni.

    Citazioni da “Alcatraz – Un dj nel braccio della morte”

    “La carezza è un ponte tra due abissi di solitudine. Perché il cielo e la terra passeranno, ma certe carezze non passeranno mai”

    “Vi vogliono spenti perché non gli conviene che illuminiate questa interminabile notte del mondo. Siete scomodi con i vostri perché del cazzo. Vi tengono buoni facendovi consumare di tutto, così il faro diventa sempre più fioco finché la luce si spegne.”

    “Diffido di tutte le scorciatoie, di tutte le soluzioni facili, mi puzzano come il vostro consenso che è stato troppo precipitoso e troppo immediato. C’è qualcosa che non va. Qualcosa che non è andato per il verso giusto, perché io mi sento più solo di quando ho cominciato e tutti voi siete meno liberi di prima.”

    “Ad Alcatraz non c’è niente di carino. Noi non siamo carini, siamo incazzati perché stiamo morendo senza aver vissuto quasi nulla”

    “La ragione della tristezza e della rabbia della gente è che da voi non esiste il rispetto per la persona umana. La stampa, la pubblicità, la televisione, la politica, la magistratura, sono tutti poteri che dialogano tra di loro, sulle vostre teste. Poteri che si strusciano, si sgomitano e si fanno l’occhietto. E` questo che vi fa incazzare. Voi siete lo Stato. Invece lo subite. Giorni fa, via satellite, ho dato un’occhiata a uno dei vostri varietà. Neanche in Nicaragua, fratelli, o a Telemozambico. Quiz immondi, trucchi, tette siliconate, battute di quarta, stronzate immani, e sempre le stesse facce che ci tormentano e ci addormentano dall’infanzia. Facce che saltano da un canale all’altro, da un anno all’altro, rifilandovi cartigieniche e madonnine che piangono, romanzi e colla per dentiere, che v’impongono i loro figli i quali s’affacciano da monitor più piccoli, e noi paghiamo famiglie intere di facce di gomma, di pupazzi convinti di rappresentarci, di lavorare per noi, di farci “di-ver-ti-re”. Ah. Ah. Ah. Questi non hanno ancora capito che è finito il dopoguerra, la cioccolata e le amlire. Che sono zombie. Che voi li tollerate perché siete dei grandi democratici abituati ad essere invasi e occupati da secoli. Dagli austriaci, dai tedeschi, dagli angloamericani, perfino dagli svizzeri in Vaticano. E ora siete occupati da questi centurioni del video. Li guardate, vi fanno quasi pena, così li applaudite un po’, un po’ di meno ogni anno.”

    “Ogni secondo di vita in più è un secondo di morte in meno”

    “Nessun bambino ha mai sognato di diventare un assicuratore da grande”

    “Io sono incazzato, io sono molto incazzato.
    Io sono così incazzato che mi sta per schiattare il cuore.
    Ma non per la mia situazione o per la vita
    che mi ha portato dall’Italia in America e dall’America
    ad Alcatraz. Perché sono un italiano di quarant’anni.
    E da quando ho l’età della ragione il mio destino è stato
    [deviato.
    Per esempio dai servizi segreti deviati. O dalla P2.
    C’era un mio compagno di scuola nella P2. E un altro
    stava nelle Brigate Rosse. E tutti e due
    cercavano di deviarmi il destino.
    Ma chi c’è riuscito davvero è stato un terzo. Il segreto.
    Io la odio questa parola: segreto. Va bene?
    Perché io e la mia generazione
    abbiamo visto la gente morire per nulla, cazzo.
    “Segreto.”Sull’Italicus, a Ustica,
    alla stazione di Bologna. “Segreto. ”
    Io voglio la verità, quale segreto?
    La verità su tutte le stragi di Stato,
    sui rapporti mafia-politica e anche su Mani Pulite
    perché siete riusciti a sporcarmi anche quelle,
    e allora esigo la verità: una.
    Perché l’ho pagata vent’anni,
    vent’anni di vita deviati da voi, vent’anni
    che potevano essere diversi per tutti noi, per tutti.
    Vent’anni, Cristo, che fate come vi pare. Segreto!
    Politici, giornalisti, imprenditori. Segreti!
    Con tutti gli errori della mia generazione,
    con tutti i buchi delle nostre braccia,
    con tutti gli errori di tutte le dittature,
    (e in mancanza di un’idea migliore)
    sappiate che è ancora e sempre più forte
    l’ideale della speranza
    che l’ideale dei vostri segreti di merda.”

    “Se voi giovani non foste inimmaginabili non sareste giovani”

    “Dell’America di Frank Sinatra sapevo tutto, c’ero cresciuto tra uno spinello e un pop corn. Ma a Blade Runner non ero preparato. Non puoi fare a botte con i replicanti. Ce le prendi”

    “Se vivi sempre con i neon sparati vedi solo quello che vogliono loro”

    “E’ che a un certo punto la mia generazione ha smarrito la bussola e tutte le altre sono cadute come tessere del domino”

    “Innocenti si diventa”

    “Vedi, ragazza, questi uomini li chiamano disturbati. Se non possono avere tutto vogliono il nulla. Se non sono amati si fanno odiare. Sono gli uomini che conoscono, come i bambini e i poeti, l’arte di essere infelici. Non hanno invidie, tranne una, per i belli e mediocri, quelli alti con gli occhi azzurri che ti fanno ridere, ti divertono e che, per una sera, non ti fanno pensare.”

    “Non sono all’altezza delle vostre speranze, io sono solo al livello delle vostre delusioni”

    “Due sono i modi che hanno i mediocri per eliminarci. Uno, il più gettonato: tagliarci le gambe. Due: farci diventare famosi per rincoglionirci con la vanità. Il secondo non ha funzionato, ora aspettati il primo. I mediocri hanno scarsa fantasia.”

    “Credevamo a tutto “fino in fondo”. Alla prima ragazza, all’amico inseparabile, a un’ideologia, a un gruppo, allo scrittore preferito, a un film, o a una dichiarazione del telegiornale. Poi fioccano le prime smentite. Il tuo primo amore non era esattamente quello che pensavi, quell’ideologia non ti basta più, e la dichiarazione del telegiornale è stata smentita da un’altra e poi smentita un’altra volta. E tu hai cominciato a perdere colpi, vero fratello? A diffidare di tutto e di tutti. A farti una corazza che ormai pesa come una portaerei. Hai mascherato le reazioni alle tue prime sconfitte – il dolore, il pianto, la rabbia – con finte reazioni, per non farti più ferire. Mai più. Invece di piangere hai menato. Invece di soffrire, hai fatto soffrire. Invece di ammettere “ho paura” hai detto “affanculo”. Bene. Bravo. Bis. Ma allora, che cos’è che non va? E a me lo chiedi? A un condannato a morte? A un mostro, all’assassino, alla testa da tagliare per eccellenza?”

  • Cuori in Atlantide

    Cuori in Atlantide

    Pubblicato nel 2000, Cuori in Atlantide è una raccolta di racconti che messi insieme formano una sorta di romanzo lungo 40 anni.

    Informazioni su ‘Cuori in Atlantide’
    Titolo: Cuori in Atlantide
    Autore: Stephen King
    ISBN: 9788820029494
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Sperling & Kupfer
    Data di pubblicazione: 1999-09-14
    Formato: Copertina Rigida
    Pagine: 602
    Goodreads
    Anobii

    cuori in atlantideInfatti i cinque racconti sono slegati l’uno dall’altro, hanno protagonisti differenti, ma alla fine, sullo sfondo c’è sempre uno dei personaggi (principali o meno) del primo, “Uomini bassi in soprabito giallo“.

    Per chi ha letto la saga della torre nera, leggere “uomo basso” dovrebbe fare strabuzzare gli occhi. Il primo racconto parla dell’infanzia di tre bambini di undici anni: Bobby Garfield, Carol Gerber e John Sullivan, e della loro amicizia. Parla anche del complesso rapporto tra Bobby Garfield con un anziano signore che si trasferisce sopra l’appartamento dove vive con la madre. Ted Brautigan. Quel Ted Brautigan? Proprio lui. Questo racconto e l’”avventura nel Connecticut” di cui parlano i Taheen ad Algul Siento (e se non capite di cosa sto parlando… Beh, leggetevi “La Torre Nera”, no?).

    Il secondo racconto, che da il titolo alla raccolta, “Cuori in Atlantide“, parla del primo semestre di università di alcuni ragazzi, che invece di studiare intavolano interminate partite a Cuori. Sullo sfondo comincia ad intravedersi la Guerra in Vietnam e le contestazioni dei pacifisti e dei figli dei fiori.

    Il terzo, “Willie il Cieco“, salta già temporalmente a dopo la fine del conflitto, dove un reduce si finge cieco chiedendo l’elemosina ai bordi delle strade di Manhattan. Anche se la storia non è nemmeno lontanamente così semplice.

    Il quarto, intitolato “Perchè siamo finiti in Vietnam” parla dell’incontro tra due reduci in occasione del funerale di un loro ex-commilitone. L’incontro è l’occasione per muovere una dura critica al conflitto, ma più che sulle motivazioni ideologiche (la lotta al comunismo, la guerra come business, ecc.) King si concentra su quello che ha lasciato a questi ragazzi ventenni deportati nella giungla a combattere una guerra assurda. A quello che ha lasciato quasi trent’anni dopo, alle soglie della vecchiaia.

    Il quinto, “Scendono le lunghe ombre della notte“, è un brevissimo epilogo, dove ritroviamo un Bobby Garfield cinquantenne al funerale del vecchio amico John Sullivan.

    Sarà la nostalgia e la malinconia che pervadono le pagine di questa raccolta, praticamente dall’inizio alla fine (per l’infanzia perduta, per l’amore perduto, per le occasioni di riscatto perdute, per l’innocenza perduta…), ma a mio avviso questo resta uno dei migliori lavori di questo autore.

    Cuori in Atlantide (nel titolo della raccolta i “Cuori” sono da intendere come anime, persone, esseri, mentre nell’omonimo racconto ci riferisce al celebre gioco di carte “Hearts”) e molto più di un’analisi della società ai tempi della guerra in Vietnam. Atlantide è il continente dell’utopia, del sogno, della perfezione; quel continente dove la vita scorre piena e felice, in pace. Questa raccolta è la storia della sua caduta. Del suo inabissarsi nell’oceano, che lascia dietro di se, in superficie, soltanto gli echi della sua leggenda.

    Citazioni da “Cuori in Atlantide”

    “Era il bacio con il quale sarebbero stati confrontati tutti gli altri della sua vita, per risultare puntalmente inferiore”

    “Nessuno sa fare una sega come una ragazza cattolica”

    “Scommetto che ai tempi dell’altro ieri, quando erano intrepidi i cavalieri, più un giullare di corte fosse finito appeso per le palle”

    “I cuori sono duri, Pete. Il più delle volte non si spezzano. Il più delle volte si piegano soltanto”

    “Così io accesi la radio e la baciai, e c’era un punto, un certo punto, le sue dita mi guidarono lì e ci fu un momento in cui fui lo stesso vecchio posto di prima e poi ci fu un posto nuovo dove essere. Lei era calda li dentro. Molto calda e molto stretta. Mi sussurrò all’orecchio, facendomi il solletico con le labbra.
    -Piano. Finisci bene bene gli spinaci e forse avrai il dolce-.
    Jackie Wilson cantò Lonely Teardrops e io andai piano. Roy Orbison cantò Only the lonely e io andai piano. Wanda Jackson cantò Let’s have a Party e io andai piano. Mighty John fece pubblicità al Brannigan’s, l’abbeveratoio più alla modadi Derry, e io andai piano. Poi lei cominciò a mugolare e non furono le sue dita sul mio collo ma le sue unghie che vi scavavano dentro e quando cominciò a muovere i fianchi contro di me in piccoli colpi bruschi non potei andare piano e allora alla radio cantarono i Platters. Twilight Time cantarono, e lei cominciò a mugolare che non sapeva, non aveva mai immaginato, oh Dio, oh Pete, oh mamma mia, oh Gesù, Gesù Cristo, Pete, e avevo le sue labbra dappertutto, sulla bocca e sul mento e sulle guance, una frenesia di baci. Sentivo cigolare il sedile, sentivo l’odore di fumo di sigaretta e l’aroma del pino del deodorante appeso allo specchietto retrovisore e ormai mugolavo anch’io, non so che cosa, i Platters cantavano: ogni giorno prego di essere con te la sera, e poi cominciò ad accadere. L’andirivieni si trasformò in estasi. Chiusi gli occhi, la tenni fra le braccia con gli occhi chiusi e mi sciolsi dentro di lei in quel modo, come sempre succede, tremando dalla testa ai piedi, sentendo la suola della mia scarpa martellare contro lo sportello in uno spasmodico tam-tam, pensando di poterlo fare anche se stavo morendo, anche se stavo morendo, anche se stavo morendo”.

    “L’incidenza dei suicidi tra i sopravvissuti dell’Atlantide è stata piuttosto alta. E non fa meraviglia, credo: quando il tuo continente ti s’inabissa sotto i piedi, ti crea complicazioni in testa”

    “Uccidere in nome della pace è come scopare in nome della castità”

    “Noi siamo la generazione che ha inventato i Super Mario Brothers, gli ATV, i sistemi di guida laser per i missili e il crack. Noi abbiamo scoperto Richard Simmons, Scott Peck e il Martha Stewart Living. Noi abbiamo mollato Eldridge Cleaver per Eddie Murphy. Il nostro concetto di clamoroso mutamento nello stile di vita è l’acquisto di un cane. Le ragazze che bruciavano il reggiseno ora comprano lingerie Victoria’s Secret e i ragazzi che scopavano impavidi per la pace sono ora dei grassoni seduti a notte fonda davanti allo schermo dei loro computer a menarsi il pistolino mentre guardano foto di diciottenni nude via internet. Così siamo noi, fratello, a noi piace guardare. Film, videogame, spezzoni di inseguimenti di automobili dal vivo, scazzottate al Jerry Spinger Show, Mar McGwire, World Federation Wrestling, udienze per l’impeachment, a noi non importa, a noi piace solo guardare. Ma c’è stato un tempo… Non ridere, ma c’è stato un tempo in cui avevamo davvero tutto nelle nostre mani”

    “Abbiamo avuto l’occasione di cambiare tutto. Un’occasione concreta. Invece ci siamo accontentati di jeans firmati, due biglietti per Mariah Carey alla Radio Music City Hall, sconti delle compagnie aeree per clienti abituali, il Titanic di James Cameron e programmi di accantonamento previdenziale. La sola generazione che si sia mai avvicinata a noi in pura, egoistica autoindulgenza è la cosiddetta Generazione Perduta degli Anni Venti e almeno la gran parte di loro aveva la decenza di restarsene ubriachi. Noi non siamo stati capaci di fare nemmeno quello. Dio, se siamo scarsi”

    “Era così che finivano davvero le guerre […], non ai tavoli della pace ma nelle corsie degli istituti dei tumori e nelle mense degli uffici e negli ingorghi stradali. Le guerre morivano un pezzettino per volta, ciascun pezzettino come un ricordo che si perde, ciascun ricordo perso come un’eco che svanisce sui saliscendi sinuosi delle colline. Alla fine anche la guerra alzava bandiera bianca. O così sperava. Sperava che alla fine anche la guerra si arrendesse”

  • Cuore di tenebra

    Cuore di tenebra

    Cuore di Tenebra è un romanzo breve scritto dal britannico Joseph Conrad pubblicato nel 1902.

    Informazioni su ‘Cuore di tenebra’
    Titolo: Cuore di tenebra
    Autore: Joseph Conrad
    ISBN: 9788807900167
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2013-06-05
    Formato: Copertina flessibile
    Pagine: 121
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    Anobii

    cuore di tenebraUn battello è in attesa dell’alba per salpare da un porto sul Tamigi. Marlow, uno dei marinai più anziani, comincia a sussurrare una storia del suo passato animando le ombre di una fredda notte londinese.
    Parla di quando si era imbarcato con una Compagnia Francese alla volta dell’Africa Nera, per commerciare (razziare) avorio alle popolazioni indigene. Viene tratteggiato un mondo ancora tremendamente selvaggio, una giungla incontaminata, con uomini duri in un ambiente ancora più duro…

    Nonostante sia uno dei più celebrati romanzi del XX secolo, io ne sono rimasto molto deluso. Vero che le descrizioni dei luoghi sono stimolanti ed accurate (figlie di un vero viaggio che Joseph Conrad ha fatto risalendo il fiume Congo), ma la tanta decantata descrizione della pazzia di Kurtz, un agente incaricato di reperire avorio, dalla sua genesi al suo apice che ne decreta la morte, a me è sembrata smorta e banale.

    Unici temi che condivido, anche se troppo nascosti e quasi mai sviscerati, sono la critica al colonialismo Europeo e al bisogno di potere di Kurtz.

    Citazioni da “Cuore di tenebra”

    “Gli bastano una passeggiata o una bisboccia a terra, di tanto in tanto, al termine del lavoro, per scoprire il segreto di un intero continente e per capire, di solito, che non valeva la pena di conoscerlo”

    “Straordinario che le donne siano così lontane dalla verità. Vivono in un mondo che si costruiscono loro stesse, che non c’è mai stato e non ci sarà mai. Troppo perfetto nel suo insieme e tale che, se dovessero realizzarlo, non vedrebbe neanche un tramonto, crollerebbe prima. A buttar giù tutto salterebbe fuori uno di quei maledetti fatti a cui noi uomini siamo rassegnati sin dal giorno della creazione.”

    “È come se stessi cercando di raccontarvi un sogno, e non ci riuscissi, perché non c’è resoconto di un sogno che possa rendere la sensazione del sogno, quel miscuglio di assurdità, di sorpresa e di sconcerto nello spasimo di un’affannata ribellione, quella sensazione di essere prigionieri dell’incredibile che è l’essenza stessa dei sogni…”

    “È impossibile comunicare la sensazione della vita di un qualsiasi momento della propria esistenza, ciò che rende la sua verità, il suo significato, la sua essenza sottile e penetrante. È impossibile. Viviamo come sognamo: soli.”

    “Non mi piace lavorare, a nessuno piace, ma mi piace ciò che c’è nel lavoro: la possibilità di scoprire se stessi, la propria realtà, valida per noi, non per gli altri, quello che nessun altro potrà mai sapere.”

    “Potrei scommetterlo: uno sciocco non ha mai fatto un patto col diavolo per vendergli l’anima. O lo sciocco è troppo sciocco, o il diavolo è troppo diavolo: una delle due.”

    “Mi sono spinto un po’ più avanti […] e poi ancora un po’ di più, e un bel giorno mi sono trovato tanto lontano che non so come farò a tornare sui miei passi.”

    “Era pur sempre qualcosa avere almeno la scelta dei propri incubi”.

    “Ho lottato con la morte. È il combattimento meno eccitante che si possa immaginare. Si svolge in un grigiore impalpabile, con niente sotto i piedi, niente intorno, senza testimoni, senza clamore, senza gloria, senza il gran desiderio di vincere, senza il gran timore della sconfitta, in una insalubre atmosfera di tiepido scetticismo, senza una ferma convinzione nel proprio diritto, e meno ancora in quello dell’avversario. Se è questa la forma suprema della saggezza, allora la vita è un enigma più grande di quanto alcuni di noi pensano che sia.”

    “Mi ritrovai nella città sepolcrale pieno di risentimento alla vista di quella gente che si affrettava per le strade per rubarsi reciprocamente un po’ di soldi, per divorare quel loro cibo infame, per ingoiare quella pessima birra, per sognare i loro stupidi sogni insignificanti.”