Recensione di M. Il figlio del Secolo di Antonio Scurati, romanzo storico pubblicato da Bompiani nel 2018 e vincitore del Premio Strega 2019.
Solitamente prima dell’inizio di un romanzo c’è una pagina quasi bianca con una dicitura che dichiara “I fatti e i personaggi di questo romanzo sono frutto di fantasia…”, soprattutto se il contesto dove avviene la narrazione è reale, è un periodo storico conosciuto e un luogo che esiste davvero.
Questo romanzo ha la stessa pagina quasi bianca, ma la dicitura è leggermente diversa.
“Fatti e personaggi di questo romanzo documentario non sono frutto della fantasia dell’autore. Al contrario, ogni singolo accadimento, personaggio, dialogo e discorso qui narrato è storicamente documentato e/o autorevolmente testimoniato da più di una fonte. Detto ciò, resta pur vero che la storia è un’invenzione cui la realtà arreca i propri materiali. Non arbitraria, però”.
Una grossa ambizione, quella di Antonio Scurati. Raccontare la salita al potere di Mussolini utilizzando soltanto le fonti, senza inventare nulla, cercando di dargli una suo omogeneità stilistica, dando spessore ai personaggi che spesso vengono appiattiti dalle mere testimonianze storiche.
I fatti narrati cominciano il 23 Marzo 1919 e si concludono il 3 Gennaio 1925; è il periodo del fascismo come movimento, dalla sua fondazione fino al discorso di Mussolini in parlamento in cui si prende la responsabilità morale dell’omicidio di Giacomo Matteotti, l’evento che di fatto trasforma il fascismo in dittatura, in regime.
Ogni giorno del romanzo riporta le fonti da cui ha avuto origine la scrittura, tutte fonti autorevoli come il Corriere della Sera o i documenti della pubblica amministrazione.
Il rischio di realizzare un romanzo del genere sono la noia. È la creazione di personaggi da libro di storia che non riescono mai ad essere coinvolgenti. M. Il figlio del secolo riesce a superare questi limiti? In parte sì, e in parte no.
Effettivamente il romanzo è molto lento, di difficile e lenta lettura (ci ho messo quasi un mese a leggerlo, e mi era capitato soltanto con A dance with dragons di George R.R. Martin, letto in inglese), ma i personaggi sono tutt’altro che didascalici. La scrittura è lenta, vero, ma anche molto precisa e appassionante, almeno per chi vorrebbe saperne di più su uno dei periodi più importanti e insabbiati della storia italiana.
E una volta terminato il romanzo si ha la sensazione di volerne ancora, di voler sapere come si è potuto arrivare alla dittatura, cosa ha fatto il regime e come si è arrivati alla Seconda Guerra Mondiale e alla Guerra Civile che ha sconvolto l’Italia.
Citazioni da M. Il figlio del secolo
“Di nuovo si diserta la storia e ci si riduce alla cronaca”.
“Si commette sempre l’errore di attendersi la catastrofe dall’avvenire, poi una mattina ci si sveglia con un senso di soffocamento che ci preme sul petto, ci si volta indietro e si scopre che la fine è alle nostre spalle, la piccola apocalisse è già avvenuta e noi non ce ne siamo nemmeno accorti”.
“Tutta gente scossa nella propria fibra più intima da un desiderio incontenibile di sottomissione a un uomo forte e, al tempo stesso, di dominio sugli inermi. Sono pronti a baciare le scarpe di qualsiasi nuovo padrone purché venga dato anche a loro qualcuno da calpestare”.
“Date lo splendore della violenza a questi cittadini di una imperscrutabile metropoli moderna, del suo buio denso e fitto, a questi uomini sopraffatti da un’esistenza che non capiscono, date un tracciante luminoso al loro sanguinoso desiderio di luce, date loro un destino e loro vi seguiranno”.
“La violenza, vedete, ha questo di bello: che è veleno e, allo stesso tempo, antidoto. In essa, il male e il rimedio sono la medesima sostanza somministrata in dosi differenti”.


Massimo ha un fratello e una nipote e un lavoro che non lo appaga per nulla. Trova la sua vita inutile, nonostante abbia una grande opinione di sé. Il fratello e la moglie sono separati, anche se la loro figlia, Carlotta, non lo sa. All’improvviso sua cognata, Silvia, scompare. Scompare anche il fratello. Massimo si trova a dover gestire la nipote Carlotta insieme a una donna con cui è appena uscito, Federica. Dopo molte pagine il protagonista si scoprirà a essere pronto a essere padre e a lottare per ottenere la custodia della figlia all’improvvisa apparizione di fratello e cognata.
I vincitori dei premi letterari sono quasi sempre una delusione. E questo La ragazza con la Leica devo dire che non si discosta da questo luogo comune.
Cominciare a leggere questo libro è abbastanza destabilizzante. Già dal titolo. Immaginarsi Michela Murgia che dà istruzioni per diventare fascisti fa anche un po’ rabbrividire. E le cose peggiorano quando il libro comincia:
Nel quartiere più fricchettone di Madrid c’è un negozio di fiori, il Giardino dell’Angelo. A gestirlo c’è Olivia, una moderna Mary Poppins un po’ meno sobria, che pare avere il dono di dare consigli sibillini per migliorare la vita delle sue clienti e dei suoi clienti.
Stephen King ha scritto veramente tantissimi romanzi, anche se sembrano esserci delle costanti nelle sue trame. Come se ci fossero delle matrici narrative da cui trae ispirazione, cambiando le ambientazioni e i personaggi e creando nuove storie a partire dagli stessi ingredienti.
L’enigma del Lago Rosso è un’inchiesta giornalistica di Frank Westerman sugli eventi che hanno avuto luogo in Camerun la notte tra il 21 e il 22 Agosto 1986, quando un evento catastrofico sconosciuto uccide tutti gli animali e quasi duemila persone attorno al Lago Nyos.
Uomini e no è il primo romanzo italiano a trattare un argomento fondamentale del Novecento: la Resistenza Italiana. Pubblicato nel 1945, subito dopo la liberazione, è ambientato nella Milano occupata dai tedeschi, la Milano del coprifuoco nazista e delle azioni di sabotaggio nella nebbia durante l’inverno del 1944.
Siamo a Milano nell’autunno del 1977: Bruna Calchi, giovane fioraia, viene uccisa da una sventagliata di mitra nel suo chiosco di Via Procaccini. La polizia interviene tempestivamente, anche se le indagini si muovono con i piedi di piombo, come gli anni che stanno cercando di capire e rincorrere: la fioraia è una militante del Partito Comunista Italiano. Anche il partito si sta muovendo per cercare di scoprire il colpevole, con due probiviri, che cercano di capire se sono stati i neofascisti, o, peggio, se Bruna è morta per qualche traffico illecito che potrebbe gettare una cattiva luce sul partito.
Il testo di questo intervento (realizzato originariamente in inglese) pronunciato da Umberto Eco alla Columbia University il 25 Aprile 1995 era stato pensato principalmente degli Stati Uniti scossi in quei giorni dall’attentato di Oklahoma City e dalla scoperta che negli USA esistevano ancora organizzazioni militari di estrema destra.