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  • Recensione de Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood

    Recensione de Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood

    Il racconto dell’ancella è un romanzo distopico di Margaret Atwood pubbblicato da McClelland & Stewart nel 1985 (con il titolo originale “The handmaid’s tale“) e in Italia da Mondadori nel 1988.

    Informazioni su ‘Il racconto dell’ancella’
    Titolo: Il racconto dell’ancella
    Autore: Margaret Atwood
    ISBN: 9788850211326
    Genere: Distopico
    Casa Editrice: Teadue
    Data di pubblicazione: 2007-01-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 329
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    Il racconto dell'ancellaIl racconto dell’ancella è ambientato un mondo distopico governato da un totalitarismo religioso basato sul vecchio testamento, in cui il potere viene preso da una setta chiamata Galaad attraverso un colpo di stato militare.

    Questa forma di governo ha come caratteristica principale quella della sottomissione della donna a scopi riproduttivi, caratteristica dovuta al grave deficit delle nascite causato dall’emancipazione della donna e dall’inquinamento ambientale e chimico, oltre a malattie diffuse dagli stessi governi che causano la sterilità nell’ambito della guerra batteriologica.

    “Rachele, vedendo che non le era concesso di procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!».
    Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?».
    Allora essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch’io una mia prole per mezzo di lei».
    Così essa gli diede in moglie la propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei.”

    Partendo da questa citazione biblica infatti i Comandanti, al più alto grado del potere di Galaad, giustificano la poligamia a scopi riproduttivi che diventa il perno centrale della vita del regime.

    Protagonista della vicenda è Difred, un’ancella, il cui ruolo principale era quello di procreare la discendenza di questa società in forte deficit demografico. Erano un gruppo di donne che aveva già dato prova di fertilità avendo già partorito uno o più figli sani sia durante il regime di Galaad che prima della loro ascesa al potere. Il nome della protagonista non è quello vero, infatti le ancelle prendevano patronimico del “Comandante”, ovvero il funzionario di Galaad di alto grado, a cui venivano assegnate.

    Tutto il romanzo è narrato in prima persona dalla stessa Difred, che ci racconta il suo essere una donna fertile in un mondo fortemente patriarcale (alle donne era proibito persino leggere e scrivere), un mondo fatto di sottomissione e ingiustizia che porta a galla temi cari al femminismo del tempo ma ancora molto attuali (nei movimenti dell’epoca erano diffusissime le frasi “Nolite te bastardes carborundorum” e “Ci sono domande?“, entrambe frasi presenti in questo romanzo).

    Il romanzo, pur essendo abbastanza lento nella narrazione, è scritto molto bene e in modo molto scorrevole. La società creata da Margaret Atwood è perfettamente credibile, soprattutto alla luce di una anche minima conoscenza dei problemi del sessismo che hanno attraversato la società occidentale negli ultimi quarant’anni e ai quali molto spesso non siamo stati in grado di dare risposte e soluzioni.
    Unica pecca forse quella di non aver approfondito molto la costruzione vera e propria della società di Galaad, nemmeno attraverso l’espediente narrativo del prologo, ambientato in una conferenza di duecento anni dopo in cui si parla proprio della testimonianza de “Il racconto dell’ancella”.

    Citazioni da “Il racconto dell’ancella”

    “Fraternizzare significa comportarsi da fratelli. Me l’ha detto Luke. Diceva che non c’era una parola equivalente che significasse comportarsi da sorelle. Avrebbe dovuto essere sororizzare, diceva lui”.

    “Nulla muta istantaneamente: in una vasca da bagno che si riscaldi gradatamente moriresti bollito senza nemmeno accorgertene. C’erano notizie sui giornali, certi giornali, cadaveri dentro rogge o nei boschi, percossi a morte o mutilati, manomessi, così si diceva, ma si trattava di altre donne, e gli uomini che commettevano simili cose erano altri uomini. Non erano gli uomini che conoscevamo. Le storie dei giornali erano come sogni per noi, brutti sogni sognati da altri. Che cose orribili, dicevamo, e lo erano, ma erano orribili senza essere credibili. Erano troppo melodrammatiche, avevamo una dimensione che non era la dimensione della nostra vita. Noi eravamo la gente di cui non si parlava sui giornali. Vivevamo nei vuoti spazi bianchi ai margini dei fogli, e questo ci dava più libertà. Vivevamo negli interstizi tra le storie altrui”.

    “Qualunque cosa sia, aiutami a superarla, per favore. Ma forse questa non è opera Tua; non credo nemmeno per un secondo che quello che vedo qui sia frutto della Tua volontà. Ho abbastanza pane quotidiano, quindi non perderò tempo a parlarne. Il problema è mandarlo giù senza soffocare. Ora veniamo alla remissione dei peccati. Non importa che mi perdoni subito, ci sono cose più importanti. Per esempio, mantieni gli altri al sicuro, se sono al sicuro. Non farli soffrire troppo. Se devono morire, che sia una morte rapida. Potresti anche offrire loro un Paradiso. Per il Paradiso abbiamo bisogno di te. L’Inferno ce lo possiamo fare da soli”.

    “È davvero stupefacente constatare a quante cose ci si può abituare, se c’è un compenso”.

  • Recensione de Il redento di Tommaso Adiletta

    Recensione de Il redento di Tommaso Adiletta

    Il redento è un romanzo di Tommaso Adiletta pubblicato da Augh! Edizioni nel 2017.

    Informazioni su ‘Il redento’
    Titolo: Il redento
    Autore: Tommaso Adiletta
    ISBN: 9788893430944
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Augh! Edizioni
    Data di pubblicazione: 2017-01-23
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 112
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    Questo libro mi è stato inviato dall’autore in cambio di una recensione onesta

    Il redentoIl redento è una sorta di thriller che si svolge a Faro in Campania, paese probabilmente inventato dall’autore, negli ambienti delle sette sataniche.

    Protagonista della vicenda (almeno nella prima parte del romanzo) è Angelo, un ragazzo intelligente e dinamico che entra sempre più in depressione per la sua poca autostima e per il bullismo a cui è sottoposto da alcuni compagni di scuola. Nemmeno il suo confessore Padre Gabriele sembra risollevarlo dalla tristezza per una vita che lo attacca sempre di più e sempre più forte; finché conosce Carmen, una bellissima ragazza sua coetanea che lo introduce in una setta satanica, i Figli di Satana, dove scopre di essere dotato di poteri psichici e scala presto l’organigramma della setta fino ai più altri gradi.

    Nel frattempo Padre Gabriele e il commissario Iacono indagano su alcuni omicidi efferati e brutali che scopriremo presto essere opera proprio della setta a cui si è legato Angelo.

    Il romanzo non mi è piaciuto, più che altro per gli argomenti trattati, per un punto di vista troppo diverso dal mio e per una vicenda che mi sembra solo abbozzata e poco costruita.
    Provo a spiegarmi meglio: Tommaso Adiletta scrive bene e in maniera corretta, il romanzo si legge velocemente e in modo molto scorrevole, ma mi è mancato del tutto un coinvolgimento emotivo sia nella narrazione che con i personaggi.

    Innanzitutto credo sia dovuto alla radicata fede cattolica dell’autore, che emerge prepotentemente nella critica alle sette sataniche e all’esaltazione dell’eroe del bene della vicenda: Padre Gabriele. Prima lo troviamo come un prete di una frazione del paese di Faro, che non è in grado di capire che il suo parrocchiano Angelo è talmente depresso da legarsi ad una setta satanica in brevissimo tempo, mentr dopo poche pagine diventa il più grande esorcista di tutti i tempi, e riesce a compiere esorcismi complicatissimi liberare alcuni personaggi dai demoni e “riportarli sulla retta via”.

    Anche il tema della demonologia (di cui io comunque non conosco praticamente nulla, intendiamoci) viene affrontato in maniera molto superficiale: forse andava approfondito, andava spiegato tramite espedienti letterari in modo da coinvolgere nell’atmosfera della narrazione il lettore. Per fare un esempio Il pendolo di Focaulti di Umberto Eco tratta argomenti vagamente simili (esoterismo, sette, adorazione del maligno), ma all’interno della narrazione ci sono lunghe digressioni sui vari tipi di esoterismo, sui riti, sulle credenze dei protagonisti del romanzo.

    È vero che scrivere e descrivere come Umberto Eco è quasi impossibile, ma un tentativo in quella direzione andava fatto: avrebbe aiutato a calare il lettore nelle atmosfere cupe e demoniache di cui doveva essere pregno il romanzo.

    Anche questo è un dettagli importante: gli ambienti sono descritti poco e non aiutano il lettore a calarsi appieno nella vicenda.

    Anche i personaggi cambiano in maniera troppo radicale, non si evolvono; e se è vero che questo può essere imputato a eventi all’interno della narrazione (di cui non spoilero nulla), a me è sembrato che li rendesse soltanto poco credibili.

    L’autore, Tommaso Adiletta

    Tommaso Adiletta è nato a Nola (NA) e vive a Sarno. Studia Giurisprudenza all’Università degli Studi di Salerno. Il Redento nasce dalla sua passione per la demonologia ed è il suo primo romanzo pubblicato.

  • Recensione di La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker

    Recensione di La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker

    La verità sul caso Harry Quebert è un romanzo di Joël Dicker pubblicato da Bompiani nel 2013.

    Informazioni su ‘La verità sul caso Harry Quebert’
    Titolo: La verità sul caso Harry Quebert
    Autore: Joël Dicker
    ISBN: 9788845273285
    Genere: Mistero
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2013-05-22
    Lingua: Italiano
    Formato: Copertina Rigida
    Pagine: 779
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    La verità sul caso Harry QuebertMarcus Goldman è uno scrittore che ha fatto il grande salto nel successo con il suo primo libro. Sotto contratto per altri 4 romanzi trova molte difficoltà nel cominciare a scrivere il secondo; sempre più vicino alla scadenza della consegna sale il panico e da New York decide di andare a rifugiarsi ad Aurora, nel New Hampshire, dove vive il suo mentore Harry Quebert, scrittore di fama mondiale e suo professore all’università.

    Mentre Marcus cerca di affrontare il suo blocco dello scrittore, nel giardino della casa di Harry Quebert viene scoperto il cadavere di Nora Kellergan, una ragazzina di 15 anni scomparsa nel 1975, sepolta insieme al manoscritto originale de “L’origine del male“, il romanzo più famoso di Quebert. Si scopre che lui e la ragazzina avevano avuto una relazione, e lo scrittore sembra essere il colpevole perfetto.

    Distrutto dall’opinione pubblica, l’unica speranza di Harry Quebert è il libro inchiesta che il suo pupillo Marcus Goldman comincia a scrivere sulle vicende di molti anni prima legate a Nora Kellergan e al piccolo paese di Aurora.

    Il romanzo non è sicuramente uno dei libri che ti cambia la vita, ma lo stile di scrittura di Joël Dicker è molto scorrevole e la trama è molto ben costruita: ci si mangia le pagine una dopo l’altra, cercando il colpevole insieme al protagonista. Le cose sono sempre più complicate che a una prima occhiata, i personaggi vengono ben approfonditi e tutte le persone legate alla scomparsa di Nora Kellergan sono molto diverse da come appaiono.

    Interessante anche lo stratagemma narrativo di numerare i capitoli al contrario, stratagemma che si comprende soltanto appena prima del finale.

    Tutti gli elementi che possono aiutare a risolvere il mistero, dispersi all’inizio della storia, si riuniscono piano piano fino a completare il puzzle, e in fondo è quello che si chiede ad un romanzo di questo tipo.

  • Recensione di Il sentiero delle luci di Giampiero Calabrò

    Recensione di Il sentiero delle luci di Giampiero Calabrò

    Il sentiero delle luci è un romanzo di Giampiero Calabrò pubblicato da Lettere Animate nel 2017.

    Informazioni su ‘Il sentiero delle luci’
    Titolo: Il sentiero delle luci
    Autore: Giampiero Calabrò
    ISBN: 9788871120423
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Lettere Animate
    Data di pubblicazione: 2017-03-08
    Lingua: Italiano
    Formato: eBook
    Pagine: 113
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    Questo romanzo mi è stato inviato dall’autore in cambio di una recensione onesta

    Il sentiero delle luciMatteo è un ragazzo di venticinque anni che vive una vita totalmente passiva a Milazzo. Ha abbandonato l’università, si sveglia tardi la mattina e passa le sue giornate ad osservare la gente passare per la strada immaginandosi le loro vite. Un capodanno vede alla televisione i festeggiamenti in una piazza a Madrid e ha la sensazione di trovare tra la folla una persona completamente uguale a lui, persino con gli stessi vestiti. Decide allora di partire per Madrid alla ricerca del suo strano sosia, cominciando un viaggio alla ricerca di sé stesso.

    La trama del romanzo è interessante, con continui cambi di paesaggio in una sorta di ricerca che muove su due binari: uno esterno, prima attraverso Spagna, Olanda, Stati Uniti e Italia; uno interno, passando da una vita da spettatore a una vita da protagonista. Quello che non mi è piaciuto è lo scivolare nel paranormale, con gli strani poteri del protagonista.

    La scrittura non è ottimale, molto spesso la narrazione è troppo veloce e poco approfondita, i dialoghi sono a volte poco credibili e i personaggi secondari cambiano troppo bruscamente rispetto alle situazioni che vivono.
    Il romanzo andava forse approfondito in modo da coinvolgere di più il lettore all’interno della vicenda, andavano descritti di più i luoghi e i rapporti interpersonali, visto che di fatto sono quelli a stimolare il cambiamento di Matteo.

  • Recensione di Orange is the new black di Piper Kerman

    Recensione di Orange is the new black di Piper Kerman

    “Orange is the new black. Da Manhattan al carcere: il mio anno dietro le sbarre” è un racconto biografico di Piper Kerman pubblicato da Rizzoli il 6 Aprile 2010, dal quale è stata tratta l’omonima serie televisiva di Netflix.

    Informazioni su ‘Orange is the new black’
    Titolo: Orange is the new black
    Autrice: Piper Kerman
    ISBN: 9788817072694
    Genere: Autobiografico
    Casa Editrice: Rizzoli
    Data di pubblicazione: 2010-04-06
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 427
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    Orange is the new blackEbbene sì, ho cominciato questo libro per la serie tv. Come tanti, del resto. Come forse tutti, almeno in Italia. Perché la spumeggiante serie televisiva è proprio ben costruita (almeno le prime serie, poi comincia un po’ a perdere di senso e intensità) e incuriosisce sul mondo carcerario statunitense.

    E sì, anche io, come quasi tutti quelli che hanno letto il libro di Piper Kerman, ritengo che la serie prodotta da Netflix sia decisamente più appassionante, divertente e piacevole.

    Ho letto molti commenti negativi su quest’opera. Tutti più o meno si riassumono con l’indignazione da parte del lettore per le promesse mancate: “Dannazione, questo libro non è minimamente all’altezza della serie televisiva!”.

    Io sono d’accordo, intendiamoci. Il libro scorre lento, non tanto per la scrittura della Kerman che comunque ho trovato piacevole e dettagliata, quanto più per la noia delle vicende raccontate. E sapete una cosa? Credo fosse così che doveva essere. Perché una serie televisiva è una serie televisiva, questo è il racconto di una storia vera, di una donna che passa un anno della sua vita in un carcere femminile. E non che ci avesse promesso dell’altro la nostra cara Piper. “Da Manhattan al carcere: il mio anno dietro le sbarre” era il sottotitolo della traduzione italiana. Ora: chi si aspettava qualcosa di diverso si aspettava qualcosa di sbagliato.

    La vita carceraria non è avvincente come le serie televisive, fatta di drammi, episodi divertenti e sesso lesbo. La vita carceraria è fatta di soprusi, di dimostrazioni di potere, di molestie sessuali. E di noia, soprattutto, in attesa che il tempo passi.

    Nessuno tra i lettori italiani si è chiesto come mai in America questo libro abbia avuto così successo e fatto così scalpore. O meglio: “mi chiedo come abbia fatto questo libro a fare così scalpore”, indica che la domanda è stata fatta, ma probabilmente era troppo difficile o complicato cercare di darsi una risposta.

    Io credo che la risposta sia che Piper Kerman è una buona osservatrice, e descrive bene le dinamiche di potere del sistema carcerario statunitense, fatto di razzismo, potere e repressione. E pare che per i borghesi bianchi protestanti americani (WASP) questa fosse una novità. Chiediamocelo anche noi, magari. Se le carceri servono, qual’è il loro scopo, se riescono nel loro intento e nei loro obiettivi.

    Forse mirava a questo il libro della Piper, non a divertire raccontando episodi surreali o assurdi. E se questo era il suo obiettivo, per conto mio ci è riuscita.

    Resta un libro pesante e lento. Ma se siete curiosi di capire qualcosa di più sul perché la popolazione carceraria americana si è decuplicata negli ultimi trent’anni, forse è il caso di arrivare alla fine del libro. Magari dimenticando la serie tv di Netflix.

  • Recensione di Tredici di Jay Asher

    Recensione di Tredici di Jay Asher

    Tredici è un romanzo di Jay Asher pubblicato da Mondadori nel 2013, dal quale è stata estratta la serie televisiva di Netflix “13 reasons why”.

    Informazioni su ‘Tredici’
    Titolo: Tredici
    Autore: Jay Asher
    ISBN: 9788804626114
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 29 Gennaio 2013
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 247
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    trediciHo cominciato a leggere questo romanzo per la serie televisiva di Netflix “13 reasons why”, che era veramente ben costruita e dai contenuti decisamente interessati, che ha suscitato polemiche a non finire in questi ultimi giorni.

    Hannah Baker è una ragazza come tante in un liceo statunitense; decide di suicidarsi dopo anni di slut shaming, molestie e bullismo e lascia 13 lati registrati su audiocassette (7 audiocassette, con l’ultima registrata solo su un lato) che elencano le ragioni del suo suicidio.

    Devo dire che l’idea di Jay Asher è interessante: il libro è ben costruito, si alterna la voce di Hannah con quella di Clay, il protagonista innamorato della ragazza suicida, è arricchito da flashbacks che spiegano questa storia che via via rende la narrazione sempre più torbida e ci risulta sempre più chiaro e condivisibile il motivo per cui la ragazza ha deciso di togliersi la vita.

    Jay Asher scrive bene, anche se dal mio punto di vista la sua pecca è che è scritto per rivolgersi ad un pubblico adolescente… Pecca soltanto per me e per i lettori della mia età, probabilmente, visto che il genere di questo romanzo è un teen drama e quindi il suo target sono proprio gli adolescenti.

    Nel complesso una lettura piacevole, con un’unico limite: la serie televisiva di Netflix è una spanna sopra, forse proprio perché rivolta ad un pubblico a cui sono più affine. La serie è più approfondita, meglio costruita, varia anche leggermente la narrazione in modo da rendere più credibile la vicenda e i motivi del suicidio di Hannah.

    Nonostante tutte le polemiche (istigazione al suicidio, irrealtà di alcuni personaggi) trovo che la serie tv e questo romanzo abbiano avuto il grande pregio di portare all’attenzione del grande pubblico temi come il bullismo, le molestie e lo slut-shaming, temi che troppo spesso ci appaiono lontani e che non ci riguardano: nella vicenda di Hannah e Clay invece impariamo che tutti questi comportamenti sono o sono stati molto vicini alla nostra realtà; e che spesso ne siamo stati noi gli autori.

  • Recensione de Il passo in più di Francesco Pierucci

    Recensione de Il passo in più di Francesco Pierucci

    Il passo in più è un romanzo di Francesco Pierucci pubblicato da Nulla Die Edizioni nel 2017.

    Informazioni su ‘Il passo in più’
    Titolo: Il passo in più
    Autore: Francesco Pierucci
    ISBN: 9788869150913
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: NullaDie Edizioni
    Data di pubblicazione: 2017-04-01
    Lingua: Italiano
    Formato: eBook
    Pagine: 219
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    Questo libro mi è stato inviato dall’autore in cambio di una recensione onesta

    Il passo in piùIl protagonista di questo libro è uno scrittore di successo che riesce a scrivere e a pubblicare un bestseller con il suo primo romanzo, e poi non riesce più a scrivere nulla. Per quanto ci provi passano i mesi e nessun capolavoro prende più vita dai tasti della sua macchina da scrivere. Per recuperare l’ispirazione si lancia in un viaggio on the road attraverso un paesaggio che potrebbe essere americano ma che non viene specificato dall’autore. Il lungo viaggio lo porta a incontrare strani personaggi che gli permettono di stendere alcune brevi bozze di romanzi, inseriti all’interno della narrazione.

    L’autore scrive bene e in maniera corretta, ma tutto il romanzo mi è sembrato molto affrettato e poco approfondito: si parla del best seller pubblicato ma non si parla di quello che l’autore vive in quel momento, tutto il viaggio un the road dovrebbe essere un viaggio tributo ai miti cinematografici e letterari a stelle strisce e invece sembra soltanto un esercizio di stile (peraltro appena sufficiente, perché poco approfondito), mentre la trama sembra una veloce discesa da percorrere per arrivare alla fine del libro.

    Gli assurdi personaggi incontrati lungo il percorso sono divertenti, ma non cambiano di una virgola la mentalità del protagonista.

    L’idea di fondo non è male, e Francesco Pierucci avrebbe potuto anche creare un bel romanzo: però avrebbe dovuto realizzare un pesante lavoro di editing sul testo per approfondire tutte le vicende che coinvolgono il protagonista.

    Anche gli intermezzi nella narrazione in cui lo scrittore stende le sue bozze di romanzo sono solo bozze delle bozze, mentre avrebbero potuto essere un piacevole intermezzo.

    Un romanzo di formazione dovrebbe far crescere il protagonista e cambiarlo attraverso la narrazione: il protagonista senza nome di questa storia lo conosciamo in due dimensioni e lo lasciamo con la stessa profondità.

  • Romance di Chuck Palahniuk – Recensione

    Romance di Chuck Palahniuk – Recensione

    Romance è una raccolta di racconti di Chuck Palahniuk pubblicata da Mondadori nel 2016, tradotto da Gianni Pannofino.

    Informazioni su ‘Romance’
    Titolo: Romance
    Autore: Chuck Palahniuk
    ISBN: 9788804665137
    Genere: Racconti
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 2016-10-18
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 336
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    romanceNon apprezzo le raccolte di racconti. Non riesco mai ad affrontarle con il giusto entusiasmo e spesso mi dimentico delle storie che invece potrebbero essere interessanti. Le uniche eccezioni sono quelle di Stephen King: mi piace troppo come scrive e molto spesso i suoi racconti sono quasi dei romanzi brevi (o romanzi veri e propri, come “La nebbia” contenuta della raccolta Scheletri).

    Anche per Chuck Palahniuk, uno dei miei scrittori preferiti, ho fatto un’eccezione. Ho cominciato Romance con entusiasmo, forse anche troppo.

    Driiin! Driiin!

    Un racconto surreale in cui un figlio cerca di far ridere il padre, malato  terminale di cancro. Veramente discutibile, sia nella scrittura che nel contenuto.

    Eleanor

    Un racconto pesante e senza molto senso, il cui unico obiettivo sembra di essere quello di implementare parole senza senso o fuori contesto all’interno della narrazione in prima persona del protagonista. Esperimento riuscito (e complimenti al traduttore!) ma anche qui non un racconto che vale il tempo speso per leggerlo.

    Di come Scimmia si sposò, comprò casa e trovò la felicità a Orlando

    Stavo quasi cominciando a pensare di mollare la lettura (e in realtà per un paio di giorni l’ho fatto) quando ho cominciato questo racconto. I personaggi di questo racconto sono animali, e finalmente ritrovo la scrittura asciutta e i dialoghi che mi hanno fatto adorare Palahniuk, insieme ad una storia assurda con protagonisti animali antropomorfi. Se “Dannazione” era la rivisitazione dell’inferno dantesco, questo racconto (e poi molti altri all’interno del romanzo) sono le Fiabe di Esopo in versione Palahniuk. Deliranti e divertenti.

    Zombi

    Un altro racconto buono: Griffin Wilson inventa la teoria della De-Evoluzione, che consiste nell’applicarsi il defribillatore alle tempie e farsi un elettroshock definitivo per essere felici. E se la teoria si diffondesse a tutti gli studenti di un liceo? A tutti i giovani del mondo? Una buona storia, molto Palahniuk.

    Perdente

    Un altro buon racconto, in cui il protagonista, sotto LSD, partecipa ad un particola quiz televisivo. Divertente e assurdo.

    Red Sultan’s Big Boy

    L’ennesimo buon racconto, sempre molto Palahniuk come trama e contenuti: un cavallo viene acquistato da un padre per la sua ragazzina per una miseria perché protagonista di un video virale a sfondo sessuale, di cui ovviamente il padre non sa nulla. Riflessioni e considerazioni interessanti al mergine di una storia ai limiti dello splatter.

    Romance

    Il racconto che dà il titolo alla raccolta (almeno in italiano, il titolo originale come al solito non c’entra nulla: Make Something Up: Stories You Can’t Unread). Probabilmente uno dei peggiori.

    Cannibale

    Cannibale non parla di un cannibalismo, almeno non direttamente. Ma è un racconto divertente e sboccato a sfondo sessuale, assurdo al punto che ti chiedi quanto sia delirio e quanto sia metafora di una vita folle.

    Perché Coyote non aveva mai le monete per il parchimetro

    Un’altra moderna favola di Esopo: spero davvero che raccolga e ampli questa idea, perché le favole di Chuck Palahniuk sarebbero qualcosa da non perdere.

    Fenice

    Un racconto così così: buona la scrittura, tipicamente Palahniuk, ma quello che ne esce è un racconto lento e difficile, soprattutto se paragonato a molti altri della raccolta.

    I fatti della vita

    Un padre spiega al figlio il sesso. Ovviamente il padre è un pazzo furioso, il figlio anche. Quello che ne esce è un altro buon racconto.

    Pubblicità telefonica

    Un racconto lento e non scritto benissimo, ma che sullo sfondo esprime in modo abbastanza netto una critica al buonismo che non è supportato da effettive riflessioni di carattere etico.

    Il principe Rospo

    Questa non è molto favola di Esopo, ma è una rivisitazione di un’altra fiaba: quella del rospo che viene baciato e si trasforma in principe. Ovviamente qui è tutto ribaltato, come è solito fare lo scrittore: il rospo non è un rospo ma un’insieme di escrescenze da malattie sessualmente trasmissibili coltivate su un pene umano, talmente modificato da essere ormai un essere autonomo. Riuscirà la ragazza a baciare questo rospo?

    Fumo

    Una lunga dissertazione sul linguaggio. Interessante e scritta bene, ma starebbe meglio in un saggio che in un racconto in cui le parole vengono messe in bocca a protagonisti a caso giusto per giustificarne la classificazione.

    Fuochista

    Forse uno dei migliori racconti della raccolta. Un festival hippy nel deserto, un omicidio e un colpevole improbabile. Il tutto scritto da Palahniuk come solo Chuck sa fare. Sarebbe stato fantastico come romanzo a sé, davvero un peccato non aver sviluppato questo contesto e questo ambiente. Palahniuk avrebbe davvero scritto un’altra bellissima storia. Quello che resta è un ottimo racconto.

    Liturgia

    Un racconto che ha l’obiettivo di stupire e schifare. Non un granché, soprattutto leggendolo dopo il precedente.

    Perché formichiere non è mai arrivato sulla Luna

    Un’altra favola di Esopo. Sul bullismo. Forse gli manca un po’ di forza nella scrittura, ma è una bella storia con una sua morale.

    Riporto

    Un racconto paranormale, seguendo i deliri dell’autore. Sufficiente, ma non spettacolare.

    Spedizione

    Un uomo abbandonato dal padre, vorrebbe scrivere un libro sugli abitanti di quelle zone emarginate di ogni città fatte di deformità, dissoluzione, prostituzione e alcolici a basso prezzo. Per questo fa come Darwin e cerca di sperimentare i personaggi di cui vuole scrivere. Una trama interessante anche se un po’ scontata. Ma la scrittura è piacevole e si legge in fretta.

    Mister Elegant

    Un bel racconto, con i personaggi emarginati e dissociati di Fight Club ma con una narrazione completamente diversa, in cui il protagonista si descrive e si reinventa in poche pagine. Ovviamente in modo delirante e senza senso.

    Il tunnel dell’Amore

    Un racconto sull’eutanasia. Scritto da Palahniuk, quindi oltre il limite dell’assurdo.

    Inclinazioni

    Il racconto più lungo della raccolta, che parla di sessualità, di omosessualità, di discriminazione e di rabbia. Lo fa spingendo il problema all’eccesso, relegando i protagonisti nella Fattoria dei Froci, una struttura rieducativa dove gli omosessuali vengono riportati “sulla retta via” analizzando cadaveri imbalsamati di donne. Un bellissimo racconto, dove l’assurdo diventa realtà per dipingere una realtà assurda. Se approfondito questo avrebbe potuto benissimo essere un romanzo breve a sé stante.

    Di come un’ebrea salvò il Natale

    Un racconto un po’ inutile, un esercizio di scrittura fine a sé stesso che dipinge la realtà lavorativa di un grande magazzino in un centro commerciale, con i suoi odi e le sue invidie tramite la scusa del “Natale a sorpresa”.

    Citazioni da “Romance”

    “Senza offesa per Gesù, i miti non erediteranno la Terra. A giudicare dai reality show, saranno gli sbruffoni a impadronirsi di tutto. I Kardashian e i Baldwin sono specie infestanti. Come il kudzu o le cozze zebra. Che combattano quanto vogliono per il controllo del merdosissimo mondo reale.”

    “Essere o non essere. Il dono più grande che Dio ha fatto agli animali sta nel non aver offerto loro scelta.”

    “È tutto gratis, purché uno paghi abbastanza.”

    “Sapeva che il matrimonio era come quei film le cui poche scene emozionanti sono tutte compresse nei tre minuti di trailer.”

    “Era preoccupato perché, ormai, l’unica reazione che aveva di fronte alla bellezza e alla vulnerabilità, era un’erezione.”

    “Da giovane, era stato anche lui un’idealista in un mondo corrotto. Non c’era da stupirsi se aveva finito per diventare anche lui non meno corrotto, nonostante la sua corruzione fosse di un tipo nuovo e diverso. Probabilmente questo è il massimo traguardo concesso a ogni nuova generazione: inventare un nuovo tipo di corruzione.”

    “Quando si arriva a trent’anni, la vita sta tutta nel fuggire dalla persona che si è diventati per sfuggire alla persona che si è diventati per sfuggire a quel che si era all’inizio.”

    “Non si riesce mai a dimenticare quel che si vorrebbe dimenticare né i momenti a cui si vorrebbe sfuggire.”

    “Tentare una follia era meglio che non fare nulla. Predicò sussurrando che intraprendere un’iniziativa apparentemente inutile era meglio che arrendersi all’impotenza.”

  • La scatola a forma di cuore – Recensione

    La scatola a forma di cuore – Recensione

    La scatola a forma di cuore è un romanzo di Joe Hill pubblicato da Sperling & Kupfer nel 2007.

    Informazioni su ‘La scatola a forma di cuore’
    Titolo: La scatola a forma di cuore
    Autore: Joe Hill
    ISBN: 9788820043544
    Genere: Horror
    Casa Editrice: Sperling & Kupfer
    Data di pubblicazione: 2007-10-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Copertina Rigida
    Pagine: 384
    Goodreads
    Anobii

    La scatola a forma di cuoreQuanti leggerebbero Joe Hill se non fosse il figlio di uno degli scrittori più famosi e acclamati degli ultimi trent’anni? Quanto è stato facilitato il suo cammino verso la pubblicazione, visto che in Italia la sua casa editrice è la stessa del padre? Ma soprattutto, che senso ha farsi queste domande?

    Joe Hill è figlio di Stephen King. Ha scelto di darsi un altro nome per non sfruttare appieno la popolarità del padre. Ha avuto il coraggio di scrivere più o meno delle stesse ambientazioni del “Re del Brivido”. Per me questo è sufficiente.

    La scatola a forma di cuore è una storia di fantasmi. Jude Coyne è una rockstar miliardaria che ama collezionare oggetti insoliti, come il cranio di un uomo che era stato posseduto da un demone, la confessione di una strega, o uno snuff movie girato dalla polizia messicana. Quando su un piccolo sito internet di aste online trova in vendita un fantasma, non riesce a resistere, e lo acquista.
    Gli arriva a casa una scatola a forma di cuore, con all’interno il vestito del morto, a cui il fantasma è particolarmente legato. La sua vita cambia radicalmente e scopre che il fantasma fa parte del suo passato e il suo non è stato un acquisto casuale.

    La scrittura di Joe Hill è molto fluida e cinematografica, molto simile a quella del padre. Potrebbe essere un difetto, questa mancanza di originalità, ma se mi dicessero che scrivo quasi come Stephen King io non è che mi offenderei. I personaggi sono molto credibili, sono interessanti e vengono presentati molto bene; inoltre la loro crescita è curata e coinvolgente.

    La trama è ben costruita, e nonostante non sia anch’essa particolarmente originale, mi ha portato velocemente a divorare le pagine fino al finale, forse scontato o forse no.

    La scatola a forma di cuore è un ottimo romanzo, ben scritto e piacevole se vi piace il genere. Una storia di fantasmi non originalissima ma nemmeno particolarmente scontata.

  • Il mistero delle dame di Lautrec – Recensione

    Il mistero delle dame di Lautrec – Recensione

    Il mistero delle dame di Lautrec è un romanzo di Stefano Guidotti pubblicato da Ciesse Edizioni il 1 Aprile 2016 nella collana Black & Yellow.

    Informazioni su ‘Il mistero delle dame di Lautrec’
    Titolo: Il mistero delle dame di Lautrec
    Autore: Stefano Guidotti
    ISBN: 9788866601890
    Genere: Giallo
    Casa Editrice: Ciesse Edizioni
    Data di pubblicazione: 2016-04-01
    Lingua: Italiano
    Formato: eBook
    Pagine: 345
    Goodreads
    Anobii
    Questo libro mi è stato inviato dall’autore in cambio di una recensione onesta

    Il mistero delle dame di LautrecSto leggendo molti romanzi di autori esordienti, in questo periodo. Spesso già dalla sinossi si capisce che non sarà una lettura entusiasmante. Anche in questo caso non mi aspettavo una grande lettura. Niente di originale, insomma. Invece sono stato piacevolmente sorpreso.

    Siamo a Parigi alla fine dell’Ottocento. Gustave Rossini è un personaggio ambiguo, una sorta di grosso ragno all’intero di una ragnatela di rapporti con tutti gli strati sociali parigini, dalla più bassa criminalità ai più alti ambienti politici e borghesi.
    Quando viene trovato morto nel suo studio con la porta chiusa dall’interno dagli ospiti di una cena organizzata nella sua villa, sono in molti a gioirne, compreso il commissario Gidot, che viene chiamato ad indagare.

    Sembra tutto molto banale, forse. Quasi la trama di una cena con delitto che si organizza in locali specializzati o in una cena tra amici. Decisamente non è così.

    Stefano Guidotti parte con alcuni capitoli sugli ospiti che ricevono l’invito per la cena. Ce li presenta in poche pagine, tratteggiandone con precisione il carattere e l’indole e permettendoci di averne un’idea precisa nel momento in cui arrivano dall’anfitrione Gustave Rossini. Poi comincia la cena. La narrazione si svolge tutta all’interno di questa misteriosa grande casa, ogni azione dei personaggi è un indizio come nella migliore tradizione giallistica. Anche i movimenti dell’ispettore Gidot, giunto sul luogo del delitto dopo la scoperta del cadavere sono indizi di una trama complessa e non banale che troverà nel finale la sua soluzione ad effetto in cui si incastreranno tutti i pezzi del puzzle.

    Il romanzo è scritto molto bene, i dialoghi sono credibili e con un registro adeguato al periodo storico dell’ambientazione; le divagazioni su letteratura e arte ottocentesca sembrano sempre a tema sulla bocca degli invitati alla cena e non sembrano mai un modo per vantarne le conoscenze da parte dell’autore.

    Se vi piace il giallo più classico, quello di Agatha Christie e Arthur Conan Doyle, questo è il romanzo che fa per voi.

    Biografia di Stefano Guidotti

    Stefano Guidotti, nato a Fiorenzuola d’Arda (PC) il 12 Giugno 1963. Da circa una decina d’anni ho incominciato a scrivere, realizzando prima qualche racconto breve e poi due romanzi. Uno ambientato a Parigi alla fine dell’800 (Il mistero della dame di Lautrec) e l’altro – ancora inedito – a Berlino a cavallo della seconda guerra (Una stagione imprevista). Entrambe le opere sono caratterizzate da un’accurata ricostruzione storica e da una trama di fantasia che s’intreccia a eventi e personaggi reali. Si tratta di storie poliziesche, con soluzione svelata nelle ultime pagine, che si rifanno alla tradizione più classica del “giallo”.