Viene trovato il Comunicato n°5 delle Brigate Rosse sul Sequestro Moro.
Il comunicato viene anticipato da una telefonata alla redazione milanese de “La Repubblica” e viene trovato nel pomeriggio del 10 Aprile in un cestino dei rifiuti di Via Palestro a Milano.
Nella busta arancione ci sono anche fotocopie di una lettera di Aldo Moro al senatore democristiano Paolo Emilio Taviani, che ripropone l’ipotesi delle trattative, non senza sferrare un attacco contro il suo compagno di partito.
Buste identiche sono recapitate anche a Roma, Torino e Genova.
“L’ interrogatorio del prigioniero prosegue e, come abbiamo già detto, ci aiuta validamente a chiarire le linee anti-proletarie, le trame sanguinarie e terroristiche che si sono dipanate nel nostro Paese (che Moro ha sempre coperto), ad individuare con esattezza le responsabilità dei vari boss democristiani, le loro complicità, i loro protettori internazionali, gli equilibri di potere che sono stati alla base di trent’anni di regime DC, e quelli che dovranno stare a sostegno della ristrutturazione dello SIM. L’ informazione e la memoria di Aldo Moro non fanno certo difetto ora che deve rispondere davanti a un tribunale del popolo. Mentre confermiamo che tutto verrà reso noto al popolo e al movimento rivoluzionario che saprà utilizzarlo opportunamente, anticipiamo tra le dichiarazioni che il prigioniero Moro sta facendo, quella imparziale ed incompleta, che riguarda il teppista di Stato Emilio Taviani. Non vogliamo fare nessun commento a ciò che Moro scrive perché, pur nel contorto linguaggio moroteo che quando afferma delle certezze assume la forma di “velate allusioni”, esprime con chiarezza il suo punto di vista su ciò che riguarda Taviani, i suoi giochi di potere nella DC, e le trame in cui è implicato.
Ma anche la nostra memoria non fa difetto, ricordiamo il teppista Taviani e la sua cricca genovese con in testa il “fu” Coco, Sossi, Castellano, Catalano montare pezzo per pezzo il processo di regime contro il gruppo rivoluzionario XXII Ottobre, distribuire ai comunisti combattenti secoli di galera che nella sua ottusità controrivoluzionaria avrebbe dovuto essere una tremenda lezione per il proletariato genovese, togliergli ogni speranza e possibilità di lottare per il Comunismo. Le cose non sono andate così e questo pupazzo manovrato, finanziato, protetto da vari padroni americani sappia che ogni cosa ha un prezzo e che prima o poi anche a lui toccherà pagarlo.
Nonostante quanto già abbiamo detto nei precedenti comunicati, gli organi di stampa del regime continuano la loro campagna di mistificazione, volendo far credere l’esistenza di “trattative segrete” o di misteriosi “patteggiamenti”; riteniamo necessario ribadire che questo è ciò che vorrebbe il REGIME, mentre la posizione della nostra Organizzazione è sempre stata e rimane: NESSUNA TRATTATIVA SEGRETA. NIENTE DEVE ESSERE NASCOSTO AL POPOLO!
Compagni, lo SIM, incapace di dare una risposta politica al processo contro il regime in atto nel Paese da parte delle forze rivoluzionarie, ha risposto con l’unica arma che gli rimaneva: la forza bruta del suo apparato militare. Con la collaborazione attiva dei berlingueriani, ha dichiarato la guerra controrivoluzionaria a tutto il proletariato metropolitano.
L’attacco che lo Stato ha sferrato nelle ultime settimane con perquisizioni, fermi e arresti indiscriminati, tende infatti a colpire non più solo le avanguardie che praticano la lotta armata, ma l’intero movimento di classe. Nonostante questo attacco repressivo, al quale dobbiamo aggiungere l’opera sempre più scoperta di polizia anti-proletaria, delatori e spie del regime da parte dei revisionisti del PCI, è cresciuta nelle fabbriche l’opposizione operaia allo SIM e alla politica collaborazionista dei berlingueriani e, nel contempo, è continuata l’iniziativa del MRPO e delle Organizzazioni rivoluzionarie contro i covi e gli uomini della DC, della Confindustria, dell’apparato militare, approfondendo e dando risalto al processo contro il regime. Per questo oggi più che mai, non bisogna spaventarsi dalla ferocia repressiva dello Stato e tanto meno fermarsi a contemplare i successi dell’iniziativa rivoluzionaria, ma bisogna mobilitarsi, a estendere e approfondire l’iniziativa armata contro i centri politici, economici, militari dello SIM, concentrare l’attacco sulle strutture e gli uomini che ne sono i fondamentali portatori, disarticolare a tutti i livelli i progetti delle multinazionali imperialiste. Ma se è necessario sviluppare l’iniziativa armata, è altresì fondamentale ORGANIZZARSI! E fondamentale realizzare quei salti politici e organizzativi che la guerra di classe impone costruire la direzione del MRPO, assumersi la responsabilità di guidarlo, costruire in sostanza il PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE.
PORTARE L’ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI. ESTENDERE ED INTENSIFICARE L’INIZIATIVA ARMATA CONTRO I CENTRI GLI UOMINI DELLA CONTRORIVOLUZIONE IMPERIALISTA.
UNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE.Per il comunismo
Brigate rosse
“Filtra fin qui la notizia di una smentita opposta dall’On. Taviani alla mia affermazione, del resto incidentale, contenuta nel mio secondo messaggio e cioè che delle mie idee in materia di scambio di prigionieri (nelle circostanze delle quali ora si tratta) e di modo di disciplinare i rapimenti avrei fatto parola, rispettivamente, all’On. Taviani ed all’On. Gui (oggi entrambi senatori). L’On. Gui ha correttamente confermato; l’On. Taviani ha smentito, senza evidentemente provare disagio nel contestare la parola di un collega lontano, in condizioni difficili e con scarse e saltuarie comunicazioni. Perché poi la smentita? Non c’è che una spiegazione, per eccesso di zelo cioè, per il rischio di non essere in questa circostanza in prima fila nel difendere lo Stato.
Intanto quello che ho detto è vero e posso precisare allo smemorato Taviani (smemorato non solo per questo) che io gliene ho parlato nel corso di una direzione abbastanza agitata tenuta nella sua sede dell’Eur proprio nei giorni nei quali avvenivano i fatti dai quali ho tratto spunto per il mio occasionale riferimento. E non ho aggiunto, perché mi sarebbe parso estremamente indiscreto riferire l’opinione dell’interlocutore (non l’ho fatto nemmeno per l’On. Gui), qual era l’opinione in proposito che veniva in confronto di quella che, secondo il mio costume, facevo pacatamente valere. Ma perché l’On. Taviani, pronto a smentire il fatto obiettivo della mia opinione, non si allarmi nel timore che io voglia presentarlo come se avesse il mio stesso pensiero, mi affretterò a dire che Taviani la pensava diversamente da me, come tanti anche oggi la pensano diversamente da me ed allo stesso modo di Taviani. Essi, Taviani in testa, sono convinti che sia questo il solo modo per difendere l’autorità ed il potere dello Stato in momenti come questi. Fanno riferimento ad esempi stranieri? O hanno avuto suggerimenti?
Ed io invece ho detto sin d’allora riservatamente al Ministro ed ho ora ripetuto ed ampliato una valutazione per la quale in fatti come questi, che sono di autentica guerriglia (almeno cioè guerriglia), non ci si può comportare come ci si comporta con la delinquenza comune, per la quale del resto all’unanimità il Parlamento ha introdotto correttivi che riteneva indifferibili per ragioni di umanità. Nel caso che ora ci occupa si trattava d’immaginare, con opportune garanzie, di porre il tema di uno scambio di prigionieri politici (terminologia ostica, ma corrispondente alla realtà) con l’effetto di salvare altre vite umane innocenti, di dare umanamente un respiro a dei combattenti, anche se sono al di là della barricata, di realizzare un minimo di sosta, di evitare che la tensione si accresca e lo Stato perda credito e forza, se è sempre impegnato in un duello processuale defatigante, pesante per chi lo subisce, ma anche non utile alla funzionalità dello Stato. C’è insomma un complesso di ragioni politiche da apprezzare e alle quali dar seguito, senza fare all’istante un blocco impermeabile, nel quale non entrino nemmeno in parte quelle ragioni di umanità e saggezza, che popoli civilissimi del mondo hanno sentito in circostanze dolorosamente analoghe e che li hanno indotti a quel tanto di ragionevole flessibilità, cui l’Italia si rifiuta, dimenticando di non essere certo lo Stato più ferreo del mondo, attrezzato, materialmente e psicologicamente, a guidare la fila di Paesi come Usa, Israele, Germania (non quella però di Lorenz), ben altrimenti preparati a rifiutare un momento di riflessione e di umanità.
L’inopinata uscita del Sen. Taviani, ancora in questo momento per me incomprensibile e comunque da me giudicata, nelle condizioni in cui mi trovo, irrispettosa e provocatoria, m’induce a valutare un momento questo personaggio di più che trentennale appartenenza alla Dc. Nei miei rilievi non c’è niente di personale, ma sono sospinto dallo stato di necessità. Quel che rilevo, espressione di un malcostume democristiano che dovrebbe essere corretto tutto nell’avviato rinnovamento del partito, è la rigorosa catalogazione di corrente. Di questa appartenenza Taviani è stato una vivente dimostrazione con virate così brusche ed immotivate da lasciare stupefatti. Di matrice cattolico-democratica Taviani è andato in giro per tutte le correnti, portandovi la sua indubbia efficienza, una grande larghezza di mezzi ed una certa spregiudicatezza. Uscito io dalle file dorotee dopo il ’68, avevo avuto chiaro sentore che Taviani mi aspettasse a quel passo, per dar vita ad una formazione più robusta ed equilibrata, la quale, pur su posizioni diverse, potesse essere utile al migliore assetto della Dc. Attesi invano un appuntamento che mi era stato dato e poi altri ancora, finché constatai che l’assetto ricercato e conseguito era stato diverso ed opposto. Erano i tempi in cui Taviani parlava di appoggio tutto a destra, di un’intesa con il Movimento Sociale come formula risolutiva della crisi italiana. E noi che, da anni, lo ascoltavamo proporre altre cose, lo guardavamo stupiti, anche perché il partito della Dc da tempo aveva bloccato anche le più modeste forme d’intesa con quel partito. Ma, mosso poi da realismo politico, l’On. Taviani si convinse che la salvezza non poteva venire che da uno spostamento verso il Partito Comunista.
Ma al tempo in cui avvenne l’ultima elezione del Presidente della Repubblica, il terrore del valore contaminante dei voti comunisti sulla mia persona (estranea, come sempre, alle contese) indusse lui e qualche altro personaggio del mio Partito ad una sorta di quotidiana lotta all’uomo, fastidiosa per l’aspetto personale che pareva avere, tale da far sospettare eventuali interferenze in ambienti americani, perfettamente inutile, perché non vi era nessun accanito aspirante alla successione in colui che si voleva combattere.
Nella sua lunga carriera politica che poi ha abbandonato di colpo senza una possibile spiegazione, salvo che non sia per riservarsi a più alte responsabilità, Taviani ha ricoperto, dopo anche un breve periodo di Segretario del Partito, senza però successo, i più diversi ed importanti incarichi ministeriali. Tra essi vanno segnalati per la loro importanza il Ministero della Difesa e quello dell’Interno, tenuti entrambi a lungo con tutti i complessi meccanismi, centri di potere e diramazioni segrete che essi comportano. A questo proposito si può ricordare che l’Amm. Henke, divenuto capo del Sid e poi Capo di Stato Maggiore della Difesa, era un suo uomo che aveva a lungo collaborato con lui. L’importanza e la delicatezza dei molteplici uffici ricoperti può spiegare il peso che egli ha avuto nel partito e nella politica italian, fino a quando è sembrato uscire di scena. In entrambi i delicati posti ricoperti ha avuto contatti diretti e fiduciari con il mondo americano. Vi è forse, nel tener duro contro di me, un’indicazione americana e tedesca?
Aldo Moro
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.