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  • 20 Aprile 1978

    Viene ritrovato il Comunicato n°7 delle Brigate Rosse sul Sequestro Moro.

    Il comunicato viene ritrovato poco dopo le 12 grazie ad una telefonata a “Il Messaggero”, e viene ritrovato dietro la sede del giornale, in Via dei Maroniti; allegata anche una Polaroid con in mano una copia de “La Repubblica” del 19 Aprile, prova del fatto che il politico sia ancora in vita.

    Il comunicato viene poi diffuso anche a Milano, Genova e Torino.

    Nello stesso giorno Moro scrive ancora a Zaccagnini, rimproverandolo per la sua linea intransigente nei confronti dei propri rapitori.

    Testo completo del Comunicato n°7 delle BR sul Sequestro Moro

    “È passato più di un mese dalla cattura di Aldo Moro, un mese nel quale Aldo Moro è stato processato così come è sotto processo tutta la DC e i suoi complici; Aldo Moro è stato condannato così come è stata condannata la classe politica che ha governato per trent’anni il nostro Paese, con le infamie, con il servilismo alle centrali imperialiste, con la ferocia anti-proletaria. La condanna di Aldo Moro verrà eseguita così come il Movimento Rivoluzionario s’incaricherà di eseguire quella storica e definitiva contro questo immondo partito e la borghesia che rappresenta.

    Detto questo occorre fare chiarezza su alcuni punti.

    1. In questo mese abbiamo avuto modo di vedere una volta di più la DC e il suo vero volto. È quello cinico e orrendo dell’ottusa violenza controrivoluzionaria. Ma abbiamo visto anche fino a che punto arriva la sua viltà. Ancora una volta la DC, come ha fatto per trent’anni, ha cercato di scaricare le proprie responsabilità, di confondere con l’aiuto dei suoi complici la realtà di uno Stato Imperialista che si appresta ad annientare il movimento rivoluzionario, che si appresta al genocidio politico e fisico delle avanguardie comuniste. In Italia, come d’altronde nel resto dell’Europa “democratica” esistono dei condannati a morte: sono i militanti combattenti comunisti. Le leggi speciali, i tribunali speciali, i campi di concentramento sono la mostruosa macchina che dovrebbe stritolare nei suoi meccanismi chi combatte per il comunismo. Gli specialisti della tortura, dell’annientamento politico, psicologico e fisico, ci hanno spiegato sulle pagine dei giornali nei minimi dettagli (l’hanno detto, mentendo con la consueta spudoratezza, a proposito del “trattamento” subito da Aldo Moro, che invece è stato trattato scrupolosamente come un prigioniero politico e con i diritti che tale qualifica gli conferisce; niente di più ma anche niente di meno), quali effetti devastanti e inumani producano lo snaturare l’identità politica dell’individuo, l’isolamento prolungato, le raffinate ed incruente sevizie psicologiche, i sadici pestaggi ai quali sono sottoposti i prigionieri comunisti. E dovrebbe esserlo per secoli, tanti quanti ne distribuiscono con abbondanza i tribunali speciali. E quando questo non basta c’è sempre un medico compiacente, un sadico carceriere che si possono incaricare di saldare la partita.
      Questo è il genocidio politico che da tempo e per i prossimi anni la DC e i suoi complici si apprestano a perpetrare. Noi sapremo lottare e combattere perché tutto ciò finisca, e non rivolgiamo nessun appello che non sia quello del Movimento Rivoluzionario di combattere per la distruzione di questo Stato, per la distruzione dei campi di concentramento, per la libertà di tutti i comunisti imprigionati.
      L’appello “umanitario” lo lancia invece la DC. E qui siamo nella più grottesca spudoratezza. A quale “umanità” si possono mai appellare i vari Andreotti, Fanfani, Leone, Cossiga, Piccoli, Rumor e compari?
      Ma ora è arrivato il tempo in cui la DC non può più scaricare le proprie responsabilità politiche, può scegliersi i complici che vuole, ma sotto processo prima di tutto c’è questo immondo partito, questa lurida organizzazione del potere dello Stato. Per quanto riguarda Aldo Moro ripetiamo – la DC può far finta di non capire ma non riuscirà a cambiare le cose – che è un prigioniero politico condannato a morte perché responsabile in massimo grado di trent’anni di potere democristiano di gestione dello Stato e di tutto quello che ha significato per i proletari. Il problema al quale la DC deve rispondere è politico e non di umanità; umanità che non possiede e che non può costituire la facciata dietro la quale nascondersi, e che, reclamata dai suoi boss, suona come un insulto.
      Nei campi di concentramento dello Stato imperialista ci sono centinaia di prigionieri comunisti, condannati alla “morte lenta” di secoli di prigionia. Noi lottiamo per la la libertà del proletariato, e parte essenziale del nostro programma politico è la libertà per tutti i prigionieri comunisti.
      Il rilascio del prigioniero Aldo Moro può essere preso in considerazione solo in relazione della LIBERAZIONE DI PRIGIONIERI COMUNISTI.
      La DC dia una risposta chiara e definitiva se intende percorrere questa strada; deve essere chiaro che non ce ne sono altre possibili.
      La DC e il suo governo hanno 48 ore di tempo per farlo a partire dalle ore 15 del 20 aprile; trascorso questo tempo ed in caso di un ennesima viltà della DC noi risponderemo solo al proletariato ed al Movimento Rivoluzionario, assumendoci la responsabilità dell’esecuzione della sentenza emessa dal Tribunale del Popolo.
    2. Il comunicato falso del 18 aprile. È incominciata con questa lugubre mossa degli specialisti della guerra psicologica, la preparazione del “grande spettacolo” che il regime si appresta a dare, per stravolgere le coscienze, mistificare i fatti, organizzare intorno a sé il consenso. I mass-media possono certo sbandierare, ne hanno i mezzi, ciò che in realtà non esiste; possono cioè montare a loro piacimento un sostegno ed una solidarietà alla DC, che nella coscienza popolare invece è solo avversione, ripugnanza per un partito putrido ed uno Stato che il proletario ha conosciuto in questi trent’anni e nei confronti dei quali, nonostante la mastodontica propaganda del regime, ha già emesso un verdetto che non è possibile modificare.
      C’è un altro aspetto di questa macabra messa in scena che tutti si guardano bene dal mettere in luce, ed è il calcolo politico e l’interesse personale dei vari boss DC. Come sempre è accaduto per la DC, i giochi di potere sono un elemento ineliminabile della sua corruzione, del suo modo di gestire lo Stato. Sono un elemento secondario ma molto concreto, e ci illuminano ancora di più di quale “umanità” è pervasa la cosca democristiana. Aldo Moro che rinchiuso nel carcere del popolo ormai ne è fuori, ce li indica senza reticenze, e nel caso che lo riguarda vede come in particolare il suo compare Andreotti cercherà con ogni mezzo di trasformarlo in un “buon affare” (così lo definisce Moro), come ha sempre fatto in tutta la sua carriera e che ha avuto il suo massimo fulgore con le trame iniziate con la strage di piazza Fontana, con l’uso oculato e molto personale dei servizi segreti che vi erano implicati. Andreotti ha già le mani abbondantemente sporche di sangue, e non ci sono dubbi che la sceneggiata recitata dai vari burattini di Stato ha la sua sapiente regia.
      La statura morale dei democristiani è nota a tutti, rilevarla può solo renderceli più odiosi, e rafforzare il proposito dei rivoluzionari di distruggere il loro putrido potere. Di tutto dovranno rendere conto e mentre denunciamo, come falso e provocatorio il comunicato del 18 aprile attribuito alla nostra Organizzazione, ne indichiamo gli autori: Andreotti e i suoi complici.

    LIBERTÀ PER TUTTI I COMUNISTI IMPRIGIONATI!

    CREARE ORGANIZZARE OVUNQUE IL POTERE PROLETARIO ARMATO!

    RIUNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE!

    20/4/1978

    Per il Comunismo
    Brigate Rosse

    Lettera di Aldo Moro a Benigno Zaccagnini

    “Caro Zaccagnini,

    mi rivolgo a te ed intendo con ciò rivolgermi nel modo più formale e, in certo modo, solenne all’intera Democrazia Cristiana, alla quale mi permetto di indirizzarmi ancora nella mia qualità di Presidente del Partito. È un’ora drammatica. Vi sono certamente problemi per il Paese che io non voglio disconoscere, ma che possono trovare una soluzione equilibrata anche in termini di sicurezza, rispettando però quella ispirazione umanitaria, cristiana e democratica, alla quale si sono dimostrati sensibili Stati civilissimi in circostanze analoghe, di fronte al problema della salvaguardia della vita umana innocente. Ed infatti, di fronte a quelli del Paese, ci sono i problemi che riguardano la mia persona e la mia famiglia.

    Di questi problemi, terribili ed angosciosi, non credo vi possiate liberare, con il cinismo che avete manifestato sinora nel corso di questi quaranta giorni di mie terribili sofferenze. Con profonda amarezza e stupore ho visto in pochi minuti, senza nessuna seria valutazione umana e politica, assumere un atteggiamento di rigida chiusura. L’ho visto assumere dai dirigenti, senza che risulti dove e come un tema tremendo come questo sia stato discusso. Voci di dissenso, inevitabili in un partito democratico come il nostro, non sono artificiosamente emerse. La mia stessa disgraziata famiglia è stata, in certo modo, soffocata, senza che potesse disperatamente gridare il suo dolore e il suo bisogno di me. Possibile che siate tutti d’accordo nel volere la mia morte per una presunta ragion di Stato che qualcuno lividamente vi suggerisce, quasi a soluzione di tutti i problemi del Paese? Altro che soluzione dei problemi. Se questo crimine fosse perpetrato, si aprirebbe una spirale terribile che voi non potreste fronteggiare. Ne sareste travolti. Si aprirebbe una spaccatura con le forze umanitarie che ancora esistono in questo Paese. Si aprirebbe, insanabile, malgrado le prime apparenze, una frattura nel partito che non potreste dominare. Penso ai tanti e tanti democristiani che si sono abituati per anni ad identificare il partito con la mia persona. Penso ai miei amici della base e dei gruppi parlamentari. Penso anche ai moltissimi amici personali ai quali non potreste far accettare questa tragedia. Possibile che tutti questi rinuncino in quest’ora drammatica a far sentire la loro voce, a contare nel partito come in altre circostanze di minore rilievo? Io lo dico chiaro: per parte mia non assolverò e non giustificherò nessuno. Attendo tutto il partito ad una prova di profonda serietà e umanità e con esso forze di libertà e di spirito umanitario che emergono con facilità e concordia di ogni dibattito parlamentare su temi di questo genere. Non voglio indicare nessuno in particolare, ma rivolgermi a tutti. Ma è soprattutto alla Dc che si rivolge il Paese per la sua responsabilità, per il modo come ha sempre saputo contemperare sempre sapientemente ragioni di Stato e ragioni umane e morali. Se fallisse ora, sarebbe per la prima volta. Essa sarebbe travolta dal vortice e sarebbe la sua fine. Che non avvenga, ve ne scongiuro, il fatto terribile di una decisione di morte presa su direttiva di qualche dirigente ossessionato da problemi di sicurezza, come se non vi fosse l’esilio a soddisfarli, senza che ciascuno abbia valutato tutto fino in fondo, abbia interrogato veramente e fatto veramente parlare la sua coscienza. Qualsiasi apertura, qualsiasi posizione problematica, qualsiasi segno di consapevolezza immediata della grandezza del problema, con le ore che corrono veloci, sarebbero estremamente importanti. Dite subito che non accettate di dare una risposta immediata e semplice, una risposta di morte. Dissipate subito l’impressione di un partito unito per una decisione di morte. Ricordate, e lo ricordino tutte le forze politiche, che la Costituzione Repubblicana, come primo segno di novità, ha cancellato la pena di morte. Così, cari amici, si verrebbe a reintrodurre, non facendo nulla per impedirla, facendo con la propria inerzia, insensibilità e rispetto cieco della ragion di Stato che essa sia di nuovo, di fatto, nel nostro ordinamento. Ecco nell’Italia democratica del 1978, nell’Italia del Beccaria, come nei secoli passati, io sono condannato a morte. Che la condanna sia eseguita, dipende da voi. A voi chiedo almeno che la grazia mi sia concessa; mi sia concessa almeno, come tu Zaccagnini sai, per essenziali ragioni di essere curata, assistita, guidata che ha la mia famiglia. La mia angoscia in questo momento sarebbe di lasciarla sola – e non può essere sola – per la incapacità del mio partito ad assumere le sue responsabilità, a fare un atto di coraggio e responsabilità insieme. Mi rivolgo individualmente a ciascuno degli amici che sono al vertice del partito e con i quali si è lavorato insieme per anni nell’interesse della Dc. Pensa ai sessanta giorni cruciali di crisi, vissuti insieme con Piccoli, Bartolomei, Galloni, Gaspari sotto la tua guida e con il continuo consiglio di Andreotti. Dio sa come mi sono dato da fare, per venirne fuori bene. Non ho pensato no, come del resto mai ho fatto, né alla mia sicurezza né al mio riposo. Il Governo è in piedi e questa è la riconoscenza che mi viene tributata per questa come per tante altre imprese. In allontanamento dai familiari senza addio, la fine solitaria, senza la consolazione di una carezza, del prigioniero politico condannato a morte. Se voi non intervenite, sarebbe scritta una pagina agghiacciante della storia d’Italia. Il mio sangue ricadrebbe su di voi, sul partito, sul Paese.

    Pensateci bene, cari amici. Siate indipendenti. Non guardate al domani, ma al dopodomani.

    Pensaci soprattutto tu, Zaccagnini, massimo responsabile. Ricorda in questo momento – dev’essere un motivo pungente di riflessione per te – la tua straordinaria insistenza e quella degli amici che avevi a tal fine incaricato la tua insistenza per avermi Presidente del Consiglio Nazionale, per avermi partecipe e corresponsabile nella fase nuova che si apriva e che si profilava difficilissima. Ricordi la mia fortissima resistenza soprattutto per le ragioni di famiglia a tutti note. Poi mi piegai, come sempre, alla volontà del Partito. Ed eccomi qui, sul punto di morire, per averti detto di sì ed aver detto di sì alla Dc. Tu hai dunque una responsabilità personalissima. Il tuo sì o il tuo no sono decisivi. Ma sai pure che, se mi togli alla famiglia, l’hai voluto due volte. Questo peso non te lo scrollerai di dosso più.

    Che Dio ti illumini, caro Zaccagnini, ed illumini gli amici ai quali rivolgo un disperato messaggio. Non pensare ai pochi casi nei quali si è andati avanti diritti, ma ai molti risolti secondo le regole dell’umanità e perciò, pur nelle difficoltà della situazione, in modo costruttivo. Se la pietà prevale, il Paese non è finito.

    Grazie e cordialmente
    tuo Aldo Moro”

    Lettera di Aldo Moro a S.S. Papa Paolo VI

    Alla stampa da parte di Aldo Moro, con preghiera di cortese urgente trasmissione all’augusto Destinatario e molte grazie

    A S.S. Paolo VI
    Città del Vaticano

    In quest’ora tanto difficile mi permetto di rivolgermi con vivo rispetto e profonda speranza alla Santità Vostra, affinché con altissima autorità morale e cristiano spirito umanitario voglia intercedere presso le competenti autorità governative italiane per un’equa soluzione del problema dello scambio dei prigionieri politici e la mia restituzione alla mia famiglia, per le cui necessità assai gravi sono indispensabili la mia presenza ed assistenza. Solo la Santità Vostra può porre di fronte alle esigenze dello Stato, comprensibili nel loro ordine le ragioni morali e il diritto alla vita.

    Con profonda gratitudine, speranza e devoto ossequio

    dev.mo
    Aldo Moro”

    Lettera di Aldo Moro a Eleonora Moro

    Carissima e amata,

    siamo al momento decisivo estremamente rischioso. Vi sono vicino e vi amo con tutto il cuore. Baci a tutti a Luca in particolare. Ora occorre trasmettere di urgenza queste lettere, determinanti, per cui devi convocare le squadre di Giovanni e Agnese o altri che creda idonei, al più presto. Tutto urge, urge. Due sono le più importanti: lettera mia al Papa. Non so se già hai predisposto qualcosa. Occorre inviare mani sicure e rapide es: Poletti, Pignedoli, se c’è Pompei (improbabile è a Parigi), Bottai, che dovresti fare venire a casa, senza mai nulla dire al telefono. Infine, ma potrebbe essere la soluzione più facile, chiamare Antonello Mennini, Vice Parroco di S. Lucia che puoi fare venire a casa. Infine vedi tu. Presto e bene per quel poco che può valere. Lettera a Zaccagnini. È la più importante. Occorre arrivi integra. Vedi di mandarla per il migliore tramite a lui e avverti i giornalisti circostanti che la rendano pubblica. Mi raccomando.

    Ti abbraccio tanto con tutti.

    Il testo del comunicato è contraddittorio e venato di doppiezza. Le Br definiscono il falso comunicato «lugubre mossa degli specialisti della guerra psicologica», «macabra messa in scena», una provocazione di «Andreotti e dei suoi complici»; accusano la De di essere «un partito putrido», corrotto e pervaso di «putrido potere», un «immondo partito, lurida organizzazione del potere dello Stato [dedita] al genocidio politico e fisico delle avanguardie comuniste [mediante] le leggi speciali, i tribunali speciali, i campi di concentramento»; e come logica conseguenza, confermano che «la condanna di Aldo Moro verrà eseguita».

    Ma subito dopo avere chiuso la porta, con uno scarto improvviso la riaprono scrivendo: «Il rilascio del prigioniero Aldo Moro può essere preso in considerazione solo in relazione alla liberazione di prigionieri comunisti. La De dia una risposta chiara e definitiva se intende percorrere questa strada; deve essere chiaro che non ce ne sono altre possibili. La De e il suo governo hanno 48 ore di tempo per farlo, a partire dalle ore 15 del 20 aprile; trascorso questo tempo e in caso di un’ennesima viltà della DC, noi risponderemo solo al proletariato e al Movimento Rivoluzionario, assumendoci la responsabilità dell’esecuzione della sentenza emessa dal Tribunale del Popolo».

    L’improvvisa proposta di trattativa comprensiva di ultimatum tradisce la doppiezza della “operazione Moro”, e conferma perché il presidente della De non sia stato ucciso in via Fani insieme alla scorta. L’obiettivo tattico del sequestro Moro è certo l’eliminazione fisica dell’architetto dell’intesa governativa DC-PCI; ma l’obiettivo strategico – non meno importante – è quello di avvelenare la “solidarietà nazionale”, di logorarla e di frantumarla (l’uccisione di Moro in via Fani avrebbe potuto sortire l’effetto opposto, quello di “cementarla”, almeno per un certo periodo).

    E il vero comunicato Br n. 7 è appunto l’affondo strategico: infatti, subito dopo l’ultimatum brigatista, il Psi craxiano si pronuncia apertamente contro la linea della fermezza e si muove alacremente per la trattativa con le Br. Arrivato al 35° giorno, scandito dalle disperate lettere di Moro e dalla totale mancanza di qualunque risultato investigativo, il drammatico sequestro sta effettivamente logorando l’intesa fra i partiti della “solidarietà nazionale”; il comunicato Br n. 7 con l’ultimatum la incrina, e gli sviluppi successivi ne provocheranno l’irreversibile rottura. Il cardine dell’operazione continua a essere Mario Moretti, con tutti gli altri brigatisti – uno sparuto gruppo di modesti esecutori intossicati di fanatismo – a fare da inconsapevoli comparse.

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    20 Aprile 1978
    La polaroid di Moro con in mano “La Repubblica” del 19 Aprile 1978 allegata al Comunicato n°7
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  • 15 Aprile 1978

    Viene trovato il Comunicato n°6 delle Brigate Rosse sul Sequestro Moro.

    Il comunicato viene nuovamente annunciato per mezzo di una telefonata alla redazione de “La Repubblica”, e ritrovato in un cestino dei rifiuti in Via dell’Annunciata a Milano.

    Testo completo del Comunicato n°6 delle BR sul Sequestro Moro

    “L’interrogatorio al prigioniero Aldo Moro è terminato. Rivedere trenta anni di regime democristiano, ripercorrere passo passo le vicende che hanno scandito lo svolgersi della controrivoluzione imperialista nel nostro paese, riesaminare i vari momenti delle trame di potere, da quelle “pacifiche” a quelle più sanguinarie, con cui la borghesia ha tessuto la sua offensiva contro il movimento proletario, individuare attraverso le risposte di Moro le specifiche responsabilità della DC, di ciascuno dei suoi boss, nell’attuazione dei piani voluti dalla borghesia imperialista e dei cui interessi la DC è sempre stata massima interprete, non ha fatto altro che confermare delle verità e delle certezze che non da oggi sono nella coscienza di tutti i proletari. Non ci sono segreti che riguardano la DC il suo ruolo di cane da guardia della borghesia, il suo compito di pilastro dello Stato delle Multinazionali, che siano sconosciuti al proletariato. Il perché è molto semplice. I proletari, gli operai, tutti gli sfruttati conoscono bene che cosa significa il regime democristiano, perché l’ hanno vissuto e lo vivono sulla loro pelle; contro il potere della borghesia hanno sempre opposto la più strenua resistenza, hanno lottato e combattuto contro la schiavitù del lavoro salariato, per la liberazione delle infinite energie che un pugno di padroni e di multinazionali ha continuamente saccheggiato e rapinato, contro uno Stato che è sempre servito a perpetuare il dominio della classe più feroce che la storia abbia mai prodotto: la borghesia imperialista. Quali misteri ci possono essere del regime DC da De Gasperi a Moro che i proletari non abbiano già conosciuto e pagato con il loro sangue? “Centrismo”, “centro-sinistra”, “strategia della tensione”, “governo delle astensioni”, ecc. sono i termini con cui la DC e i suoi complici si sono incaricati di mantenere sotto il giogo imperialista il nostro paese, di costringere il proletariato alle ferree condizioni di sfruttamento che la borghesia vorrebbe perpetuare in eterno, di condannare all’emarginazione e alla miseria quelle parti di proletariato che l’interesse del capitale multinazionale non ritiene “conveniente utilizzare”, di scatenare il terrore e i massacri dei sicari fascisti e di Stato ogni qual volta la lotta proletaria ha messo in discussione il loro potere. Ed oggi, che tutto il sistema di dominio dell’imperialismo sta attraversando l’ultimo atto di una crisi mortale, che cosa hanno da offrire la DC, la borghesia e il suo Stato? Ancora sfruttamento, ancora disoccupazione, ancora emarginazione, ancora il genocidio politico delle avanguardie comuniste con cui vorrebbe annientare l’esigenza del proletariato di lottare per una società diversa senza più sfruttati e sfruttatori, per una società comunista. L’essenza dello Stato Imperialista, di cui la DC come sempre si è fatta massima rappresentante, è oggi sotto i nostri occhi in tutta la sua evidenza, senza il mistificante velo di una “democrazia” formale di cui si era ammantata: rastrellamenti e arresti in massa, stato d’assedio, leggi speciali, tribunali speciali, campi di concentramento.
    Stendere una cappa di terrore controrivoluzionario sull’intera società è l’unico sistema con cui questo Stato, questo regime DC sorretto dall’infame complicità dei partiti cosiddetti di “sinistra” vorrebbe soffocare ed allontanare lo spettro di un giudizio storico che il proletariato ha già decretato. Non ci sono quindi “clamorose rivelazioni” da fare, ma nostro compito e quello di tutti i rivoluzionari è di organizzare il proletariato, di costruire la forza che eseguirà in modo definitivo la condanna della borghesia e dei suoi servi.
    Certo, l’interrogatorio ad Aldo Moro ha rivelato le turpi complicità del regime, ha additato con fatti e nomi i veri e nascosti responsabili delle pagine più sanguinose della storia degli ultimi anni, ha messo a nudo gli intrighi di potere, le omertà che hanno coperto gli assassini di Stato, ha indicato l’intreccio degli interessi personali, delle corruzioni, delle clientele che lega in modo indissolubile i vari personaggi della putrida cosca democristiana e questi, (nessuno si stupirà), agli altri dei partiti loro complici .
    Gli scandali, le corruttele, le complicità dei boss democristiani, se li rendono ancora più odiosi, non sono pero’ l’aspetto principale; fanno parte certamente della logica con cui questo putrido partito ha sempre governato, ma quello che conta è la funzione controrivoluzionaria della DC, il suo “servizio” agli ordini delle multinazionali, la sua trentennale opera anti-proletaria. Comunque, come abbiamo già detto, tutto sarà reso noto al popolo, e a questo punto facciamo una scelta.
    La stampa di regime è sempre al servizio del nemico di classe; la menzogna, la mistificazione sono per essa la regola, ed in questi giorni ne ha dato una prova superlativa, il suo compito è quello di “utilizzare” l’ informazione come arma contro il proletariato, e le organizzazioni rivoluzionarie. Le informazioni in nostro possesso quindi, verranno diffuse attraverso la stampa e i mezzi di divulgazione clandestini delle Organizzazioni Combattenti, e soprattutto verranno utilizzate per proseguire con altre battaglie il processo al regime ed allo Stato.
    Per quel che ci riguarda il processo ad Aldo Moro finisce qui. Processare Aldo Moro non è stato che una tappa, un momento del più vasto processo allo Stato ed al regime che è in atto nel paese e che si chiama: GUERRA DI CLASSE PER IL COMUNISMO.
    Le responsabilità di Aldo Moro sono le stesse per cui questo Stato è sotto processo. La sua colpevolezza è la stessa per cui la DC ed il suo regime saranno definitivamente battuti, liquidati e dispersi dall’iniziativa delle forze comuniste combattenti. Non ci sono dubbi. ALDO MORO È COLPEVOLE E VIENE PERTANTO CONDANNATO A MORTE.

    ESTENDERE ED INTENSIFICARE IL PROCESSO AL REGIME E L’ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI.
    CREARE, ORGANIZZARE OVUNQUE IL POTERE PROLETARIO ARMATO.
    RIUNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE.

    Per il comunismo
    Brigate rosse

    Le Brigate Rosse annunciano che «l’interrogatorio al prigioniero è terminato». Segue una sbalorditiva precisazione: «Non ci sono segreti che riguardano la DC… che siano sconosciuti ai proletari… Quali misteri ci possono essere del regime DC da De Gasperi a Moro che i proletari non abbiano già conosciuto e pagato con il loro sangue?… Non ci sono quindi clamorose rivelazioni da fare» – ma si tratta di una colossale menzogna: come emergerà molti anni dopo, Moro ha addirittura rivelato ai brigatisti l’esistenza della struttura paramilitare segreta “Stay Behind”, organizzata in Italia dalla Nato in funzione anticomunista. Come consapevoli della enormità dell’affermazione menzognera appena fatta, le Br nel prosieguo del comunicato si affrettano a rassicurare: «Comunque… tutto sarà reso noto al popolo… Le informazioni in nostro possesso verranno diffuse attraverso la stampa e i mezzi di divulgazione clandestini delle Organizzazioni Combattenti, e soprattutto verranno utilizzate per proseguire con altre battaglie il processo al regime e allo Stato». E un’altra menzogna plateale, perché niente di quanto è emerso dagli interrogatori di Moro e dai suoi scritti – ammissioni e rivelazioni gravi e anche gravissime – verrà reso pubblico dalle Br morettiane: come se, formalmente intenzionato a decapitare la DC e a destabilizzare lo Stato, il capo brigatista Moretti fosse in realtà impegnato a preservare l’una e l’altro con l’omertà. Del resto, il vero obiettivo del capo brigatista traspare dalle ultime parole del sesto comunicato: «Aldo Moro è colpevole e viene pertanto condannato a morte».

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  • 10 Aprile 1978

    Viene trovato il Comunicato n°5 delle Brigate Rosse sul Sequestro Moro. (altro…)

  • 4 Aprile 1978

    Viene fatto ritrovare il Comunicato n°4 delle Brigate Rosse sul Sequestro Moro.

    Il comunicato viene trovato dopo una telefonata a “La Repubblica”.

    Allegata al comunicato c’è una lettera di Aldo Moro per Benigno Zaccagnini, allora segretario della DC. Vi si legge, tra le altre cose, la frase:

    Moralmente sei tu ad essere al mio posto, dove materialmente sono io.

    Testo completo del Comunicato n°4 delle BR sul Sequestro Moro

    Il processo a Moro

    “Moro afferma nelle sue lettere che si trova in una situazione “eccezionale” privo della “consolazione” dei suoi compari, e perfettamente consapevole di cosa lo aspetti. In questo una volta tanto siamo d’accordo con lui. Che uno dei più alti dirigenti della DC si trovi sottoposto ad un processo popolare, che debba rispondere ad un Tribunale del Popolo di trent’anni di regime democristiano, che il giudizio popolare nella sua prevedibile durezza avrà certamente il suo corso, è una situazione che fino ad ora è stata “eccezionale”. Ma le cose stanno cambiando. L’attacco sferrato negli ultimi tempi dal Movimento Proletario, la Resistenza Offensiva contro le articolazioni del potere democristiano, contro le strutture e gli uomini della controrivoluzione imperialista, stanno modificando radicalmente questa situazione. Si sta attuando in tutto il paese, con l’iniziativa delle avanguardie combattenti, il PROCESSO AL REGIME che pone sotto accusa i servi degli interessi delle Multinazionali, che smaschera i loro piani anti-proletari, che è rivolto a distruggere la macchina dell’oppressione imperialista, lo Stato Imperialista delle Multinazionali. Il processo al quale è sottoposto Moro è un momento di tutto questo. Deve essere chiaro quindi che il Tribunale del Popolo non avrà né dubbi né incertezze, quanto meno secondi o “segreti” fini ma saprà giudicare Moro per quanto lui e la DC hanno fatto e stanno facendo contro il movimento proletario.
    La manovra messa in atto dalla stampa di regime, attribuendo alla nostra Organizzazione quanto Moro ha scritto di suo pugno nella lettera a Cossiga, è stata subdola quanto maldestra. Lo scritto rivela invece, con una chiarezza che sembra non gradita alla cosca democristiana, il suo punto di vista e non il nostro. Egli si rivolge agli altri democristiani (nella seconda lettera che ha chiesto di scrivere a Zaccagnini e che noi recapitiamo e rendiamo pubblica, li chiama tutti per nome), li invita ad assumersi le loro responsabilità presenti e passate (le responsabilità che essi dovranno assumersi di fronte al Movimento Rivoluzionario, e che nel corso dell’interrogatorio il prigioniero sta chiarendo, sono ben altre da quelle accennate da Moro nella sua lettera), li invita a considerare la sua posizione di prigioniero politico in relazione a quella dei combattenti comunisti prigionieri nelle carceri di regime. Questa è la sua posizione che, se non manca di realismo politico nel vedere le contraddizioni di classe oggi in Italia, e’ utile chiarire che non e’ la nostra.
    Abbiamo più volte affermato che uno dei punti fondamentali del programma della nostra Organizzazione è la liberazione di tutti i prigionieri comunisti e la distruzione dei campi di concentramento e dei lager di regime. Che su questa linea di combattimento il movimento rivoluzionano abbia già saputo misurarsi vittoriosamente e’ dimostrato dalla riconquistata libertà dei compagni sequestrati nei carceri di Casale, Treviso, Forlì, Pozzuoli, Lecce ecc. Certo perseguiremo ogni strada che porti alla liberazione dei comunisti tenuti in ostaggio dallo Stato Imperialista, ma denunciamo come manovre propagandistiche e strumentali i tentativi del regime di far credere nostro ciò che invece cerca di imporre: trattative segrete, misteriosi intermediari, mascheramento dei fatti. Per quel che ci riguarda il processo ad Aldo Moro andrà regolarmente avanti, e non saranno le mistificazioni degli specialisti della contro-guerriglia-psicologica che potranno modificare il giudizio che verrà emesso.
    Compagni, il proletariato metropolitano non ha alternative. Per uscire dalla crisi deve porsi a risolvere la questione centrale del potere. USCIRE DALLA CRISI VUOL DIRE COMUNISMO! Vuol dire: ricomposizione del lavoro manuale ed intellettuale organizzazione della produzione in funzione dei bisogni del popolo del “valore d’ uso” e non più del “valore di scambio” vale a dire dei profitti di un pugno di capitalisti e di multinazionali.
    Tutto questo oggi è storicamente possibile. Necessario e possibile!
    È possibile utilizzare l’enorme sviluppo raggiunto dalle forze produttive per liberare finalmente l’uomo dallo sfruttamento bestiale, dal lavoro salariato, dalla miseria, dalla degradazione sociale in cui lo inchioda l’imperialismo. È possibile stravolgere la crisi imperialista in rottura rivoluzionaria e questa ultima in punto di partenza di una società che costruisce ed è costruita da UOMINI SOCIALI mettendo al SUO centro l’espansione e la soddisfazione crescente dei molteplici bisogni di ciascuno e di tutti.
    L’Imperialismo delle Multinazionali è l’Imperialismo che sta percorrendo fino in fondo, ormai senza illusioni, la fase storica del suo declino, della sua putrefazione. Non ha più nulla da proporre, da offrire, neppure in termini di ideologia. La mobilitazione reazionaria delle masse in difesa di se stesso,che sta alla base della sua affannosa ricerca di consenso, non può appoggiarsi in questa fase su alcuna base economica. La controrivoluzione preventiva come soluzione per ristabilire “la governabilità delle democrazie occidentali” si smaschera ora come fine a sè. LA FORZA È LA SUA UNICA RAGIONE!
    La congiuntura attuale è caratterizzata dal passaggio dalla fase della “pace armata” a quella della “guerra”. Questo passaggio viene manifestandosi come un processo estremamente contraddittorio che contemporaneamente si identifica con la ristrutturazione dello Stato in Stato Imperialista delle Multinazionali.
    Si tratta quindi di una congiuntura estremamente importante la cui durata e specificità dipendono dal rapporto che si stabilisce tra rivoluzione e controrivoluzione: non è comunque un processo pacifico. ma, nel suo divenire, assume progressivamente la forma della GUERRA.
    Per trasformare il processo di guerra civile strisciante, ancora disperso e disorganizzato, in una offensiva generale, diretta da un disegno unitario è necessario sviluppare e unificare il MOVIMENTO Dl RESISTENZA PROLETARIO OFFENSIVO costruendo il PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE.
    Movimento e Partito non vanno però confusi. Tra essi opera una relazione dialettica, ma non un rapporto di identità. Ciò vuol dire che è dalla classe che provengono le spinte, gli impulsi, le indicazioni, gli stimoli, i bisogni che l’avanguardia comunista deve raccogliere, centralizzare, sintetizzare, rendere TEORIA e ORGANIZZAZIONE STABILE e infine, riportare nella classe sotto forma di linea strategica di combattimento, programma, strutture di massa del potere proletario.
    Agire da Partito vuol dire collocare la propria iniziativa politico-militare all’interno e al punto più alto dell’offensiva proletaria, cioè sulla contraddizione principale e sul suo aspetto dominante in ciascuna congiuntura, ed essere così, di fatto, il punto di unificazione del MRPO, la sua prospettiva di potere.
    Agire da Partito vuol dire anche dare all’iniziativa armata un duplice carattere: essa deve essere rivolta a disarticolare e a rendere disfunzionale la macchina dello Stato, e nello stesso tempo deve anche proiettarsi nel movimento di massa, essere di indicazione politico-militare per orientare, mobilitare, dirigere ed organizzare il MRPO verso la GUERRA CIVILE ANTIMPERIALISTA.
    Questo ruolo di disarticolazione, di propaganda e di organizzazione, va svolto a tutti i livelli dell’oppressione statale capitalista e a tutti i livelli della composizione di classe. Non esistono quindi livelli di scontro “più alti” o “più bassi”. Esistono invece, livelli di scontro che incidono ed intaccano il progetto imperialista, ed organizzano strategicamente il proletariato oppure no.
    Organizzare il potere proletario oggi, significa individuare le linee strategiche su cui fare marciare lo scontro rivoluzionario, ed articolare ovunque a partire da questa, l’attacco armato contro i centri fondamentali politici, economici, militari dello Stato Imperialista.
    Organizzare il potere proletario oggi significa organizzare strategicamente la nuova situazione. Non bisogna spaventarsi di fronte alla ferocia del nemico e sopravvalutarne la forza e l’efficacia dei suoi strumenti di annientamento. SI PUÒ E SI DEVE VIVERE CLANDESTINAMENTE IN MEZZO AL POPOLO, perché questa è la condizione di esistenza e di sviluppo della guerra di classe rivoluzionaria nello Stato Imperialista. In questo senso parliamo di “contenuto strategico della clandestinità”, di “strumento indispensabile della lotta rivoluzionaria in questa fase” e nello stesso tempo mettiamo in guardia contro ogni altra interpretazione “difensiva” o “mitica” che sia.
    Nelle fabbriche, nei quartieri, nelle scuole, nelle carceri e ovunque si manifesti la oppressione imperialista, ORGANIZZARE IL POTERE PROLETARIO significa: portare l’attacco alle determinazioni specifiche dello Stato Imperialista e nel contempo costruire la unità del proletariato metropolitano nel MRPO e l’unità dei comunisti nel PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE. PORTARE L’ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI.
    ESTENDERE E INTENSIFICARE L’INIZIATIVA ARMATA CONTRO I CENTRI E GLI UOMINI DELLA CONTRORIVOLUZIONE IMPERIALISTA.
    UNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE.

    4/4/1978

    Per il Comunismo
    Brigate Rosse

    Lettera a Eleonora Moro, recapitata tra il 30 Marzo e il 4 Aprile

    Carissima Noretta,

    se gli uomini saranno ancora una volta buoni con me, dovrebbero pervenirti questo saluto caro e le connesse indicazioni, le quali sono date per la mia relativa tranquillità.

    Una risposta, se possibile, coprirebbe meglio l’inevitabile solitudine (almeno due righe di messaggio per giornale). Ma se questo non è possibile, io mi consolo immaginando, ricordando, ripercorrendo gl’itinerari, che ora si scoprono splendidi, della nostra vita, spesso tanto difficile, di ogni giorno. Vi abbraccio tutti e vi benedico. E pure voi fatelo per me, senza però turbarvi. La giovinezza ha il dono della fermezza e di un po’ di alternativa. Io poso gli occhi dove tu sai e vorrei che non dovesse mai finire. Naturalmente nulla alla stampa o a chiunque di quel che scrivo. Un grande abbraccio per tutti.

    Aldo

    Nella lettera a Zaccagnini Moro contesta la linea della fermezza, e invoca una qualche trattativa per «la liberazione di prigionieri di ambo le parti». Il comunicato dei brigatisti è contraddittorio: prima prende le distanze dalla richiesta di Moro alla DC («Questa è la sua posizione… è utile chiarire che non è la nostra»), poi però aggiunge che «uno dei punti fondamentali del programma della nostra organizzazione è la liberazione di tutti i prigionieri comunisti… tenuti in ostaggio dallo stato imperialista». Il resto del comunicato BR n. 4 non è privo di singolari precisazioni: dal concetto «il Tribunale del Popolo non avrà né dubbi né incertezze, quanto meno secondi o “segreti” fini, ma saprà giudicare Moro per quanto lui e la DC hanno fatto e stanno facendo contro il movimento proletario», alla sibillina frase «denunciamo come manovre propagandistiche e strumentali i tentativi del regime di far credere nostro ciò che invece tenta di imporre: trattative segrete, misteriosi intermediari, mascheramento dei fatti».

    Di questa lettera esiste anche un’altra versione, mai recapitata, che fu rinvenuta nel covo di via Montenevoso nel 1990. Il testo di questa versione (in minuta) differisce da quello recapitato solo in alcuni passaggi che verranno modificati e resi più sfumati, meno duri.

    Lettera a Benigno Zaccagnini

    Caro Zaccagnini,

    scrivo a te, intendendo rivolgermi a Piccoli, Bartolomei, Galloni, Gaspari, Fanfani, Andreotti e Cossiga, ai quali tutti vorrai leggere la lettera e con i quali vorrai assumere le responsabilità, che sono ad un tempo individuali e collettive. Parlo innanzitutto della DC alla quale si rivolgono accuse che riguardano tutti, ma che io sono chiamato a pagare con conseguenze che non è difficile immaginare. Certo nelle decisioni sono in gioco altri partiti; ma un così tremendo problema di coscienza riguarda innanzitutto la DC, la quale deve muoversi, qualunque cosa dicano, o dicano nell’immediato, gli altri. Parlo innanzitutto del Partito Comunista, il quale, pur nella opportunità di affermare esigenze di fermezza, non può dimenticare che il mio drammatico prelevamento è avvenuto mentre si andava alla Camera per la consacrazione del Governo che m’ero tanto adoperato a costruire.

    È peraltro doveroso che, nel delineare la disgraziata situazione, io ricordi la mia estrema, reiterata e motivata riluttanza ad assumere la carica di Presidente che tu mi offrivi e che ora mi strappa alla famiglia, mentre essa ha il più grande bisogno di me. Moralmente sei tu ad essere al mio posto, dove materialmente sono io. Ed infine è doveroso aggiungere, in questo momento supremo, che se la scorta non fosse stata, per ragioni amministrative, del tutto al di sotto delle esigenze della situazione, io forse non sarei qui.

    Questo è tutto il passato. Il presente è che io sono sottoposto ad un difficile processo politico del quale sono prevedibili sviluppi e conseguenze. Sono un prigioniero politico che la vostra brusca decisione di chiudere un qualsiasi discorso relativo ad altre persone parimenti detenute, pone in una situazione insostenibile. Il tempo corre veloce e non ce n’è purtroppo abbastanza. Ogni momento potrebbe essere troppo tardi.

    Si discute qui, non in astratto diritto (benché vi siano le norme sullo stato di necessità), ma sul piano dell’opportunità umana e politica, se non sia possibile dare con realismo alla mia questione l’unica soluzione positiva possibile, prospettando la liberazione di prigionieri di ambo le parti, attenuando la tensione del contesto proprio di un fenomeno politico. Tener duro può apparire più appropriato, ma una qualche concessione è non solo equa, ma anche politicamente utile. Come ho ricordato in questo modo civile si comportano moltissimi Stati. Se altri non ha il coraggio di farlo, lo faccia la DC che, nella sua sensibilità ha il pregio di indovinare come muoversi nelle situazioni più difficili. Se così non sarà, l’avrete voluto e, lo dico senza animosità, le inevitabili conseguenze ricadranno sul partito e sulle persone. Poi comincerà un altro ciclo più terribile e parimenti senza sbocco.

    Tengo a precisare di dire queste cose in piena lucidità e senza avere subito alcuna coercizione della persona; tanta lucidità almeno, quanta può averne chi è da quindici giorni in una situazione eccezionale, che non può avere nessuno che lo consoli, che sa che cosa lo aspetti. Ed in verità mi sento anche un po’ abbandonato da voi.

    De resto queste idee già espressi a Taviani per il caso Sossi ed a Gui a proposito di una contestata legge contro i rapimenti. Fatto il mio dovere d’informare e richiamare, mi raccolgo con Iddio, i miei cari e me stesso. Se non avessi una famiglia così bisognosa di me, sarebbe un po’ diverso. Ma così ci vuole davvero coraggio per pagare per tutta la DC avendo dato sempre con generosità. Che Iddio vi illumini e lo faccia presto, com’è necessario.

    Affettuosi saluti

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    4 Aprile 1978
    La lettera di Aldo Moro a Zaccagnini e il Comunicato n°4 delle Brigate Rosse
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