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  • Non siete Stato voi

    Non siete Stato voi

    Caparezza ha scritto questo pezzo da annali della musica Italiana.

    C’è questo ritmo incalzante, quasi da marcia militare, ma di un esercito rivoluzionario, che si è rotto i coglioni di farsi prendere per il culo da questo stato che ha smesso da tempo di meritarsi la lettera maiuscola.

    C’è un testo perfetto, con la ripetizione di quel “Non siete stato voi”, con un ritmo in crescendo, ogni strofa fino al ritornello.

    Quel “Non siete stato voi” che alla fine dell’ultima strofa si trasforma in “Non sono stato io”,  perché a parlare sono quei politici che cercano di discolparsi di fronte alla giustizia, quelli che “La legge è uguale quasi per tutti”.

    E allora nel ritornello c’è l’ambiguità del “Non sono stato io”, come non ammissione di colpa… Che si trasforma nel peccato ancora più grande, per un rappresentante delle istituzioni: “Non sono Stato… Io”

    Il video è stato fatto per aforismidiunpazzo.org da Linea di Confine TV.

    Testo di “Non siete Stato voi”

    Non siete Stato voi che parlate di libertà
    come si parla di una notte brava dentro
    i lupanari.
    Non siete Stato voi che
    trascinate la nazione dentro il buio
    ma vi divertite a fare i luminari.
    Non
    siete Stato voi che siete uomini di
    polso forse perché circondati da una
    manica di idioti.
    Non siete Stato voi
    che sventolate il tricolore come in
    curva e tanto basta per sentirvi patrioti.
    Non
    siete Stato voi né il vostro parlamento
    di idolatri pronti a tutto per ricevere
    un’udienza.
    Non siete Stato voi che
    comprate voti con la propaganda ma
    non ne pagate mai la conseguenza.
    Non
    siete Stato voi che stringete tra le
    dita il rosario dei sondaggi sperando
    che vi rinfranchi.
    Non siete Stato
    voi che risolvete il dramma dei disoccupati
    andando nei salotti a fare i saltimbanchi.
    Non
    siete Stato voi. Non siete Stato, voi.

    Non
    siete Stato voi, uomini boia con la
    divisa che ammazzate di percosse i
    detenuti.
    Non siete Stato voi con gli
    anfibi sulle facce disarmate prese
    a calci come sacchi di rifiuti.
    Non
    siete Stato voi che mandate i vostri
    figli al fronte come una carogna da
    una iena che la spolpa.
    Non siete Stato
    voi che rimboccate le bandiere sulle
    bare per addormentare ogni senso di
    colpa.
    Non siete Stato voi maledetti
    forcaioli impreparati, sempre in cerca
    di un nemico per la lotta.
    Non siete
    Stato voi che brucereste come streghe
    gli immigrati salvo venerare quello
    nella grotta.
    Non siete Stato voi col
    busto del duce sugli scrittoi e la
    costituzione sotto i piedi.
    Non siete
    Stato voi che meritereste d’essere
    estripati come la malerba dalle vostre
    sedi.
    Non siete Stato voi. Non siete
    Stato, voi.

    Non siete Stato voi che
    brindate con il sangue di chi tenta
    di far luce sulle vostre vite oscure.
    Non
    siete Stato voi che vorreste dare voce
    a quotidiani di partito muti come sepolture.
    Non
    siete Stato voi che fate leggi su misura
    come un paio di mutande a seconda dei
    genitali.
    Non siete Stato voi che trattate
    chi vi critica come un randagio a cui
    tagliare le corde vocali.
    Non siete
    Stato voi, servi, che avete noleggiato
    costumi da sovrani con soldi immeritati,
    siete
    voi confratelli di una loggia che poggia
    sul valore dei privilegiati
    come voi
    che i mafiosi li chiamate eroi e che
    il corrotto lo chiamate pio
    e ciascuno
    di voi, implicato in ogni sorta di
    reato fissa il magistrato e poi giura
    su Dio:
    “Non sono stato io”.