Tag: Enrico Galvaligi

  • 1 Gennaio 1981

    Viene emesso il comunicato n°7 delle Brigate Rosse sul sequestro D’Urso, in merito all’omicidio Galvaligi del giorno prima.
    La magistratura romana dispone l’arresto di Mario Scialoja, giornalista dell’Espresso.

    «La lotta dei proletari prigionieri continua. Il giorno 31-12-1980, alle ore 19.15, un nucleo armato della nostra Organizzazione ha giustiziato il generale dei carabinieri Enrico Galvaligi… Era il braccio destro di Dalla Chiesa da tempi molto lontani. Insieme al suo degno compare aveva organizzato l’Ufficio di coordinamento per i servizi di sicurezza nelle carceri e, in concreto, aveva realizzato e pianificato le modalità della strategia di guerra nel carcerario… Galvaligi rappresentava la continuità della linea dell’intervento dei carabinieri dentro il ministero di Grazia e giustizia e, proprio per questo, il boia D’Urso lo conosceva bene. Erano due facce della stessa medaglia. La battaglia iniziata con la cattura del boia D’Urso continua, e nel proseguimento di essa le Brigate rosse sono incondizionatamente al fianco dei Proletari in lotta».

    Lo stesso 31 dicembre la magistratura romana dispone l’arresto del giornalista de “L’Espresso” Mario Scialoja. Il provvedimento è originato da un clamoroso scoop, firmato appunto da Scialoja, che il settimanale si appresta a pubblicare: alcuni brani degli interrogatori di D’Urso, una foto a colori del magistrato prigioniero, e il testo di un’autointervista curata dalle stesse Br. Tutto materiale che Scialoja sostiene essergli stato consegnato da un anonimo brigatista attraverso il collega giornalista Giampaolo Bultrini (il provvedimento di arresto colpirà anche quest’ultimo). La magistratura accusa i due giornalisti di favoreggiamento personale e falsa testimonianza, poiché non crede alla loro versione dei fatti (il brigatista anonimo verrà poi identificato in Giovanni Senzani).

    Il brigatista Buzzati ricorda:

    «Ricordo che il Senzani fu contento quando arrestarono [i giornalisti de “L’Espresso”] Scialoja e Bultrini, in particolare per lo Scialoja… Le Br ce l’avevano con Scialoja, e spesso si erano chieste chi mai fornisse allo Scialoja stesso le numerose, particolareggiate e esatte notizie che, in tema di Br, egli andava pubblicando… [Senzani] conosceva da tempo il Bultrini, e fu questi a metterlo in contatto con Scialoja… Comunque, Senzani era risentito con Moretti perché lo aveva esposto al rischio di questi incontri con Bultrini e Scialoja, facendolo scoprire. A proposito dei rapporti Moretti-Senzani, devo dire che il primo aveva notevole autorità sul secondo: Moretti era l’unico di fronte al quale il Senzani, riconoscendone l’autorità [dì capo delle Br, ndr], si piegava – con gli altri, o aveva ragione lui, o litigava. Il questionario dell’intervista fu compilato da Scialoja, ad alcune domande non fu data risposta perché ritenute inutili; altre furono poste in ordine diverso da quel lo originario. Le risposte furono date, ufficialmente, dall’esecutivo, ma in talune è riconoscibile lo stile un po’ retorico e per metafore di Moretti»

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  • 31 Dicembre 1980

    Un commando brigatista uccide il generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, responsabile dell’Ufficio coordinamento delle carceri.

    È la risposta dei terroristi al blitz dei carabinieri nel supercarcere di Trani (ma alcuni brigatisti diranno poi che l’uccisione di Galvaligi era stata programmata da tempo).

    Il brigatista Buzzati ricorda:

    «Subito dopo la repressione della rivolta di Trani, fu consumato l’omicidio del generale Galvaligi […]. Nel pomeriggio del 31 dicembre era stato mandato sotto casa di Galvaligi un nucleo operativo formato da Silvia e Di Rocco più altri che non so chi siano. Si presentò però sul posto – ricordo il racconto di Senzani – l’intera direzione di colonna (non so da chi a quel tempo formata) e ritirò il nucleo operativo mandando via, per esempio, il Di Rocco, che tornò a casa sua. Moretti in un primo momento si schierò a favore della direzione di colonna, mentre Senzani insistè per l’esecuzione immediata dell’omicidio. In un secondo tempo Moretti si convinse alla tesi di Senzani, e di conseguenza convinse la direzione di colonna a riformare subito un nucleo operativo, quello che poi realizzò di fatto l’omicidio […]».

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