Tag: fascismo

  • Recensione di M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati

    Recensione di M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati

    Recensione di M. Il figlio del Secolo di Antonio Scurati, romanzo storico pubblicato da Bompiani nel 2018 e vincitore del Premio Strega 2019.

    Informazioni su ‘M. Il figlio del secolo’
    Titolo: M. Il figlio del secolo
    Autore: Antonio Scurati
    ISBN: 9788845298134
    Genere: Romanzo Storico
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2018-09-12
    Lingua: Italiano
    Formato: Copertina Rigida
    Pagine: 841
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    M. Il figlio del secoloSolitamente prima dell’inizio di un romanzo c’è una pagina quasi bianca con una dicitura che dichiara “I fatti e i personaggi di questo romanzo sono frutto di fantasia…”, soprattutto se il contesto dove avviene la narrazione è reale, è un periodo storico conosciuto e un luogo che esiste davvero.

    Questo romanzo ha la stessa pagina quasi bianca, ma la dicitura è leggermente diversa.

    “Fatti e personaggi di questo romanzo documentario non sono frutto della fantasia dell’autore. Al contrario, ogni singolo accadimento, personaggio, dialogo e discorso qui narrato è storicamente documentato e/o autorevolmente testimoniato da più di una fonte. Detto ciò, resta pur vero che la storia è un’invenzione cui la realtà arreca i propri materiali. Non arbitraria, però”.

    Una grossa ambizione, quella di Antonio Scurati. Raccontare la salita al potere di Mussolini utilizzando soltanto le fonti, senza inventare nulla, cercando di dargli una suo omogeneità stilistica, dando spessore ai personaggi che spesso vengono appiattiti dalle mere testimonianze storiche.

    I fatti narrati cominciano il 23 Marzo 1919 e si concludono il 3 Gennaio 1925; è il periodo del fascismo come movimento, dalla sua fondazione fino al discorso di Mussolini in parlamento in cui si prende la responsabilità morale dell’omicidio di Giacomo Matteotti, l’evento che di fatto trasforma il fascismo in dittatura, in regime.

    Ogni giorno del romanzo riporta le fonti da cui ha avuto origine la scrittura, tutte fonti autorevoli come il Corriere della Sera o i documenti della pubblica amministrazione.

    Il rischio di realizzare un romanzo del genere sono la noia. È la creazione di personaggi da libro di storia che non riescono mai ad essere coinvolgenti. M. Il figlio del secolo riesce a superare questi limiti? In parte sì, e in parte no.

    Effettivamente il romanzo è molto lento, di difficile e lenta lettura (ci ho messo quasi un mese a leggerlo, e mi era capitato soltanto con A dance with dragons di George R.R. Martin, letto in inglese), ma i personaggi sono tutt’altro che didascalici. La scrittura è lenta, vero, ma anche molto precisa e appassionante, almeno per chi vorrebbe saperne di più su uno dei periodi più importanti e insabbiati della storia italiana.

    E una volta terminato il romanzo si ha la sensazione di volerne ancora, di voler sapere come si è potuto arrivare alla dittatura, cosa ha fatto il regime e come si è arrivati alla Seconda Guerra Mondiale e alla Guerra Civile che ha sconvolto l’Italia.

    Citazioni da M. Il figlio del secolo

    “Di nuovo si diserta la storia e ci si riduce alla cronaca”.

    “Si commette sempre l’errore di attendersi la catastrofe dall’avvenire, poi una mattina ci si sveglia con un senso di soffocamento che ci preme sul petto, ci si volta indietro e si scopre che la fine è alle nostre spalle, la piccola apocalisse è già avvenuta e noi non ce ne siamo nemmeno accorti”.

    “Tutta gente scossa nella propria fibra più intima da un desiderio incontenibile di sottomissione a un uomo forte e, al tempo stesso, di dominio sugli inermi. Sono pronti a baciare le scarpe di qualsiasi nuovo padrone purché venga dato anche a loro qualcuno da calpestare”.

    “Date lo splendore della violenza a questi cittadini di una imperscrutabile metropoli moderna, del suo buio denso e fitto, a questi uomini sopraffatti da un’esistenza che non capiscono, date un tracciante luminoso al loro sanguinoso desiderio di luce, date loro un destino e loro vi seguiranno”.

    “La violenza, vedete, ha questo di bello: che è veleno e, allo stesso tempo, antidoto. In essa, il male e il rimedio sono la medesima sostanza somministrata in dosi differenti”.

     

  • Citazioni di Italo Calvino: Ci sarà invece chi continuerà…

    Citazioni di Italo Calvino: Ci sarà invece chi continuerà…

    Ci sarà invece chi continuerà col suo furore anonimo, ritornato individualista, e perciò sterile: cadrà nella delinquenza, la grande macchina dei furori perduti, dimenticherà che la storia gli ha camminato al fianco, un giorno, ha respirato attraverso i suoi denti serrati. Gli ex fascisti diranno: i partigiani! Ve lo dicevo, io! Io l’ho capito subito! e non avranno capito niente, né prima né dopo.

    Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno

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  • “Quel fascismo non si ripeterà mai più”

    “Quel fascismo non si ripeterà mai più”

    Quel fascismo non si ripeterà mai più
    E’ così che Pasolini chiude il suo articolo “Fascista” sulla dittatura di Mussolini in Italia.
    Fa male pensare che certe persone se ne sono andate e non possono assistere a questa fantastica Repubblica Italiana nelle mani di Berlusconi… Mi sarebbe sempre piaciuto sentire i commenti di alcuni grandi letterati e artisti… Ma mi bastano forse quelli di Montanelli, un uomo fortemente di destra, che diceva che Berlusconi era un’esperienza necessaria per questo paese, per non ripetere gli stessi errori due volte. Che brutto scoprire che aveva torto.
    Tornando all’articolo di Pasolini… Definiva i fascisti “personaggi assolutamente archeologici […] che non troverebbero assolutamente spazio e credibilità nel mondo moderno“. Aveva ragione? In un certo senso si e in un altro no. I personaggi che rievocano un regime dittatoriale ci sono ancora, e purtroppo hanno anche trovato credibilità. Il portatore nano di democrazia è solo la punta dell’iceberg.
    Pasolini poi amplia l’argomento, parlando dei mass-media. Altro che Nostradamus. Pasolini (ma anche Orwell) sono profeti senza paragoni. Il fascismo si è incarnato nella televisione (e chi le possiede?) causando un appiattimeno (quello che l’autore di “Scritti corsari” chiama “Omologazione“) e un annullamento dell’individualità, diventando una dittatura. Cos’è una dittatura? Un regime dispotico, spesso esercitato con l’utilizzo della forza e delle armi. Non sembrerebbe il nostro caso. Noi abbiamo libertà di scelta, possiamo accendere e spegnere, cambiare canale… Sarebbe una questione di utilizzo, quindi, di utilizzo e coinvolgimento. Quindi non è una dittatura. Se il problema fosse solo Mediaset non ci sarebbero problemi. La dittatura invece è ovunque: giornali, radio, televisione, informazione in generale… Questa è dittatura. Ci è tolta ogni possibilità di scelta. Non abbiamo scelta e nonostante questo continuiamo a sentirci liberi. Una libertà fittizia, costruita ad arte solo per illuderci.
    Mi sono chiesto spesso come fosse possibile che il fascismo si fosse instaurato in Italia, e come Mussolini avesse potuto fare quello che ha fatto. Ora lo so. So che non c’è possibilità di scelta. C’è solo la possibilità di combattere, violentemente o meno, contro questo regime dei mass-media. Credevo di non vedere più il fascismo in Italia. Mi sbagliavo, come Pasolini. Ha ragione Mario Monicelli, intervistato da “raiperunanotte“: gli italiani sono sempre gli stessi, quando qualcuno gli dice “Risolvo io, lasciami lavorare, faccio tutto io“, sono sempre ben disposti a lasciarsi comandare a bacchetta. Poi se il personaggio in questione fallisce si può sempre impiccarlo a testa in giù. Il fascismo cambia forma, si evolve con i tempi, ma rimane stabile dove è sempre stato, nei corridoi del potere, in attesa della condizione propizia. E non illudiamoci che finisca alle prossime elezioni. I sostenitori del Dorian Gray italiano ci sono ancora (i veri prodotti dell’omologazione culturale di Pasolini)… E anche se non venisse eletto, il regime non sarebbe sconfitto. Perchè il regime è l’informazione di parte. Che sarebbe ancora e comunque nelle sue mani. Il fascismo si ripeterà ancora. I partigiani del ‘45 sono vecchi e non combattono più. Stiamo arruolando nuovi elementi per la Resistenza. Accorrete numerosi…

    Il partigiano John
    Africa Unite