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  • Rapporto di minoranza e altri racconti

    Rapporto di minoranza e altri racconti

    Rapporto di minoranza e altri racconti è una raccolta dei racconti di Philip K. Dick da cui sono stati tratti film, pubblicato da Fanucci Editore nel 2002.

    Informazioni su ‘Rapporto di minoranza e altri racconti’
    Titolo: Rapporto di minoranza e altri racconti
    Autore: Philip K. Dick
    ISBN: 9788834708880
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Fanucci
    Data di pubblicazione: 2002-10-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 220
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    rapporto di minoranza e altri raccontiI racconti sono:

    • Rapporto di minoranza, da cui è stato tratto il film Minority Report del 2002, diretto da Steven Spielberg con Tom Cruise e Colin Farrell
    • Impostore, da cui è stato tratto il film Impostor del 2001, diretto da Gary Fleder con Gary Sinise e Madeleine Stowe;
    • Modello Due, da cui è stato tratto il film Screamers – Urla dallo spazio del 1995 diretto da Christian Duguay con Peter Weller e Roy Dupuis.
    • Ricordiamo per voi, da cui è stato tratto il film Atto di Forza del 1990 diretto da Paul Verhoeven con Arnold Schwarzenegger e Rachel Ticotin e il remake del 2012 diretto da Len Wiseman con Colin Farrel e Jessica Biel;
    • La formica elettrica, da cui non è stato tratto alcun film ma che ha ispirato, oltre che il romanzo “Ma gli androidi sognano pecore elettriche”? e il conseguente Blade Runner, anche un costrutto narrativo come The Matrix

    Questi racconti di Dick sono piacevoli e scritti bene, e sono degli esempi della genialità di questo grandissimo scrittore di fantascienza. Il tema dell’androide che non sa di esserlo (che adesso sembra poco originale, ma che viene introdotto dallo stesso Dick nel 1965 proprio con il racconto Impostore, contenuto in questa antologia), i futuri distopici, le ambientazioni realistiche nonostante le proiezioni in futuri anche lontani, tutti tipici della poetica di Dick, vengono qui riproposti come schizzi, pennellate veloci, carboncini, disegni a penna a sfera.

    E poi scusate… Immaginate film come Blade Runner, Matrix o Atto di Forza: film che hanno rivoluzionato il cinema sia per gli effetti speciali che per le trame originali e la suspance… Immaginate che provengano tutti da una sola, magnifica immaginazione. Quella di Philip K. Dick.

    Citazioni da “Rapporto di minoranza e altri racconti”

    “L’esistenza di una maggioranza implica logicamente una minoranza corrispondente.”

    “Non sono libero. Non lo sono mai stato, ma ora ne sono cosciente; è questa la differenza.”

  • Matrix

    Matrix

    Guardo lo il codice scorrere lentamente dall’alto in basso sullo schermo, verde su fondo nero.
    So che cos’è, ma non lo capisco; so che rappresenta una simulazione neuro-virtuale che ci fa vivere in un mondo creato ad arte per ingabbiarci, per farci vivere come vogliono Loro. E’ ridicolo non sapere nemmeno chi siano “Loro“.
    Ma la mia generazione è così, non si cura dei dettagli, non ha memoria storica.
    Vive come se questa gabbia gli piacesse, come se si trovassero a loro agio. E forse è proprio così.
    Sono io il disadattato, il cinico pessimista, il paranoico, che passa notti davanti al computer in attesa che un Morpheus qualunque lo contatti per dargli la pillola rossa o la pillola blu.

    Sono schiavo del sistema, sono un conformista? Certo. Essere conformato vuol dire non poter far nulla per cambiare le cose. Chi non è parte del sistema?!?! Ce l’ha insegnato la generazione precedente, e noi l’abbiamo nel sangue come un imprinting genetico… Non si cambia mai un cazzo.
    La generazione dei nostri padri aveva il potere di cambiare qualcosa, credeva in un mondo più giusto, era lì a un passo… Poi la rivolta è fallita, i rivoluzionari sono passati dalla parte del nemico, adesso conducono talk show che ci spappolano il cervello. Noi abbiamo imparato il meccanismo per fare successo.
    Facciamo manifestazioni e occupazioni nei licei, ci crediamo con tutti noi stessi. Facciamo scienze politiche all’università, eccitati dall’idea di una nuova rivoluzione. Finiremo a fare i segretari di partito, in bilico tra la nostra coscienza e la nostra sete di potere e ricchezza. Non si fugge dal codice di Matrix.
    La soluzione? Un amore intenso, passionale, pacificatore. Perchè ogni pseudo-eletto vuole la sua Trinity.

  • Sopra il palco

    Sopra il palco

    Perchè ci sbattiamo tanto? Il senso della vita è dare un senso alla vita. Siamo piccole stelle vagabonde, belle e splendenti, che non hanno la minima idea di come procedere. Ci ritroviamo soli ad ogni angolo, soli e sperduti nel cosmo delle nostre esistenze, le esistenze che non importano a nessuno.

    Recitiamo una parte scitta da noi stessi, il copione della nostra vita ce lo scegliamo in base a quanto ci stimiamo. Ecco la verità. Ci prepariamo le nostre battute, ci inventiamo rapporti con le persone che ci circondano… Tante piccole vite scontate, perchè i poeti sono pochi.

    Ma pensare all’esistenza come totalità, quello no. Per noi comete infelici questo è troppo. Magari ci proviamo anche qualche volta, quando incrociamo altre stelle depresse quanto noi da questa Matrix da quattro soldi che ci circonda. Ne parliamo con loro, per un attimo ci sentiamo parte di qualcosa di grande.

    Per un attimo solo.

    Poi ci dimentichiamo del resto del mondo. Perchè ci siamo noi a cui pensare. La nostra Vita. Scegliere. Tra il bene e il male. Tra il paradiso e l’inferno. Scegliere la donna con cui passare il resto della nostra vita, arrivare persino a credere che lei possa essere addirittura la nostra vita. Poi, quando tutto finisce (ed ogni cosa finisce in natura, è una legge fisica che ci dice che nulla si crea e tutto si disperde e si distrugge…) pensiamo che sia finita anche la nostra vita.

    Poi scopriamo che la cosa veramente importante eravamo noi stessi, e che si può andare avanti benissimo anche senza di lei. Questo per noi si chiama vivere. In realtà è una commedia. L’unica cosa reale delle nostre esistenze è la morte. Di quello non possiamo decidere nulla. Noi non siamo vivi. Siamo cadaveri in putrefazione avanzata che ancora non sanno che la parola fine sulla loro sceneggiatura non la scriveranno loro.

    The End
    The Doors