Autore: zorba

  • Sull’orlo del precipizio

    Sull’orlo del precipizio

    Sull’orlo del precipizio è un romanzo di Antonio Manzini che non parla delle avventure di Rocco Schiavone pubblicato da Sellerio nel 2015.

    Informazioni su ‘Sull’orlo del precipizio’
    Titolo: Sull’orlo del precipizio
    Autore: Antonio Manzini
    ISBN: 9788838934827
    Genere: Distopico
    Casa Editrice: Sellerio
    Data di pubblicazione: 2015-11-30
    Formato: Paperback
    Pagine: 128
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    sull'orlo del precipizioA differenza delle avventure del vicequestore Rocco Schiavone, in questo romanzo Manzini costruisce un mondo distopico parlando dell’editoria italiana.

    Giorgio Volpe è uno dei più grandi scrittori italiani viventi. I suoi libri sono tradotti in quasi tutte le lingue e ha un contratto con una delle tre più grandi case editrici italiane. Ha appena terminato il suo ultimo romanzo, “Sull’orlo del precipizio“, sicuramente il suo miglior lavoro. Solo che le tre principali case editrici italiane si riuniscono sotto un’unica sigla, e la proprietà diventa quella di manager senza scrupoli a cui la letteratura e la cultura interessano poco o nulla. Stretti da rigide regole di mercato in cui sono gli scrittori a piegarsi al volere del pubblico, Giorgio Volpe si trova in situazioni sempre più grottesche e assurde, dove deve stravolgere il suo romanzo di formazione che parla di un suo nonno partigiano che combatte il nazifascismo sulle montagne durante la resistenza in una sorta di action movie di serie b hollywoodiano con un eroe senza macchia e senza paura che assomiglia incredibilmente ad un vuoto Rambo italiano.

    Non aspettatevi distopie ben disegnate alla “1984” o alle ultime saghe come “Hunger Games” o “Divergent“, ma questo romanzo di Manzini è molto interessante. Come recita la quarta di copertina:

    “Una distopia alla Fahrenheit 451, dove è il mondo dei libri a bruciare se stesso e non un potere esterno.”

    Una descrizione che mi trova quasi d’accordo. Il mondo in cui si muove Giorgio Volpe  è esattemente come il nostro: è solo l’editoria ad essere diventata nient’altro che il ricettacolo di biografie di calciatori e libri di cucina.

    Una distopia così vicina al nostro mondo da essere quasi credibile. Da essere quasi realtà. Un momento… É quasi realtà! Nel nostro mondo dove gli italiani leggono meno di un libro all’anno e dove nella top ten delle vendite ci sono le ricette di Cristina Parodi o la biografia di Totti, che spazio abbiamo lasciato alla cultura e alla letteratura che ti fa crescere (anche solo stimolando domande e fantasia)? Nessuna. La distopia che si trasforma in realtà dopodomani, a quanto pare.

    Io ho avuto la fortuna di trovare per il mio primo romanzo una casa editrice come Edizioni AlterNative, che è l’esatto opposto della casa editrice del romanzo; una casa editrice che se ne infischia del mercato e delle sue regole ma che vuole solo regalare storie che valgano la pena di essere lette.

  • I labirinti della memoria

    I labirinti della memoria

    I labirinti della memoria è una raccolta di racconti di Philip K. Dick pubblicata da Fanucci nel 2004.

    Informazioni su ‘I labirinti della memoria’
    Titolo: I labirinti della memoria
    Autore: Philip K. Dick
    ISBN: 9788834709900
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Fanucci
    Data di pubblicazione: 2004-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 242
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    I labirinti della memoriaQuesta raccolta riporta otto racconti del famoso scrittore statunitense (a cui dobbiamo buona parte dell’immaginario fantascientifico che ha poi arricchito il cinema hollywoodiano) ha come filo conduttore la memoria e la difficoltà di raccontare il passato. Scritti perlopiù negli anni Cinquanta (tranne “Sindrome regressiva” e “Se non ci fosse Benny Cemoli“, che sono più recenti di un decennio) presentano, anche se in maniera un po’ acerba, temi centrali della produzione dickiana che maturerà appieno nei suoi romanzi successivi.

    I labirinti della memoria

    Anche noto come “Paycheck”, è il racconto dal quale è stato tratto il bel film di John Woo omonimo con Ben Affleck e Uma Thurman. Un tecnico lavora per una grande azienda con un contratto particolare: vista la segretezza del progetto, dovrà cancellare la memoria dei due anni trascorsi a lavorarci. Il racconto comincia al momento della fine del periodo dei due anni, e il protagonista Jennings scopre di avere rinunciato ai 50.000 crediti del suo compenso in cambio di 6 oggetti comuni e di poco valore. In una corsa contro il tempo andrà a ritroso nei suoi ricordi scoprendo che quegli oggetti valgono ben più del compenso che aveva pattuito.
    In un mondo strettamente diviso tra un regime dittatoriale della polizia e il potere economico delle multinazionali Dick ci descrive un uomo che sprofonda nella sua memoria per riuscire a sfuggire alla cattura della polizia e allo stesso tempo sfidare il potere economico della grande corporazione per cui ha lavorato e che gli ha rimosso i ricordi.

    Il pendolare

    Un uomo va alla stazione e cerca di acquistare un biglietto per una località che a ragion di logica non esiste, e poi misteriosamente scompare. Il direttore della stazione indaga per cercare di capire cosa può essere successo: comprende che invece di essere quello strano uomo ad avere ricordi sbagliati, è lui stesso a dover ricordare il futuro…
    Un racconto che ci fa riflettere su quanto siano fallaci i nostri ricordi, e di quanto spesso la ricostruzione della nostra memoria porti ad eventi assolutamente imprevedibili.

    Souvenir

    Il Mondo di Williamson è un pianeta leggendario, fondato dal primo esploratore spaziale del quale si è persa ogni traccia. Questo pianeta viene finalmente localizzato dopo trecento anni dal Centro di Collegamento Galattico. Invece di un mondo al passo con il progresso trovano un mondo tribale e contadino che non ha la minima intenzione di annettersi al resto della galassia.
    Qui Philip K. Dick ci presenta uno dei suoi temi cardine: lo scontro tra le civiltà diverse, l’omologazione che porta ad una finta pace (in diretto riferimento agli Stati Uniti del Piano Marshall), la critica del progresso e l’eroismo degli sconfitti.

    Progenie

    Ed Doyle corre all’ospedale per la nascita del suo primo figlio. Scopriamo un mondo dove i figli non vengono affidati ai genitori se non al compimento del diciottesimo anno di età, e vengono cresciuti da robot senza emozioni che stimolano le capacità migliori dei soggetti per realizzarli appieno secondo le loro capacità.
    Un racconto figlio delle prime cinquanta pagine di “Brave new world” di Aldous Huxley, dove le macchine (o la scienza) si occupano dell’educazione, privando la progenie delle emozioni che li caratterizzano come esseri umani.

    Diffidate dalle imitazioni

    In una terra sconvolta dalla guerra nucleare gli uomini hanno dimenticato come costruire le cose. A farlo per loro è una razza aliena chiamata Biltong, che riproduce originali prebellici per diffondere beni di prima necessità e di lusso. Ma quando la razza aliena comincia a consumarsi e a pensare di lasciare presto la Terra per non estinguersi, gli uomini saranno costretti a ricominciare a imparare a costruire tutti gli utensili di cui hanno bisogno per sopravvivere…
    Una riflessione sull’era industriale e sulle macchine, che riproducono invece di creare.

    Se non ci fosse Benny Cemoli

    La Terra è stata devastata da un conflitto nucleare, e l’URUC, l’Ufficio Rinnovamento Urbano del Centauro, atterra sul pianeta per cercare di ridare il via ad una civiltà che cerca di sopravvivere. Attiva il cervello centrale del New York Times, in grado di trovare e pubblicare da solo le notizie, e scopre che Benny Cemoli, famoso politico prebellico (e in parte responsabile della guerra nucleare che ha messo in ginocchio il pianeta) è ancora vivo e cerca di riprendere il potere.
    Ancora uno scontro tra civiltà, con particolare attenzione al potere dei mass media nella creazione del controllo delle masse e su un eventuale rivolta.

    Meccanismo di ricordo

    Uno psicanalista, Humphrys, riceve un paziente che ha paura delle altezze. Con un meccanismo di specchi che ha la funzione di far entrare il paziente in contatto con il subconscio e gli eventi che gli hanno causato paure e psicosi, lo psicanalista scopre che il suo paziente è stato picchiato e lanciato in un pozzo. Un ricordo che al suo paziente non risulta. E se non fosse propriamente un ricordo? O un ricordo del passato?
    Lo psicanalista, uno dei personaggi cardine della produzione dickiana, anche qui è visto come un pasticcione impotente, assolutamente non in grado di risolvere alcunché. Compaiono anche i precog, i precognitivi di Minority Report, altro famosissimo racconto di Dick (ricordate l’omonimo film con Tom Cruise o la serie televisiva trasmessa negli ultimi anni?).

    Sindrome regressiva

    John Cupertino è convinto di avere ucciso la moglie su Ganimede, ma il suo psichiatra lo invita ad andare a visitarla a Los Angeles dove sua moglie vive attualmente dopo il divorzio. La psicosi di John Cupertino diventa un racconto schizofrenico e paranoico in cui anche noi precipitiamo, sullo sfondo del pianeta Ganimede in rivolta contro l’esercito terrestre.

  • Terremoto e migranti: canzone quasi d’amore

    Terremoto e migranti: canzone quasi d’amore

    “Non starò più a cercare parole che non trovo
    per dirvi cose vecchie con il vestito nuovo”

    Il terremoto dispiace sempre, perché delle persone muoiono. Innocenti, non innocenti, sono morte e basta. E chi non è morto si ritrova senza casa, senza più una vita come la conosceva. Con dei lutti, con la disperazione, con la solitudine.

    Io ho una reazione atipica rispetto a tutto questo forse. Da una parte c’è una reazione buonista, che è fatta di raccolte fondi e beni di prima necessità da parte di gente che non piscerebbe nemmeno sul suo vicino di pianerottolo se dovesse prendere fuoco; dall’altra i beceri razzisti del “prima gli italiani”, “perché i negri sono negli alberghi a cinque stelle e gli italiani nelle tendopoli”.

    Io invece non riesco a capire né l’una né altra parte. E allora continua a dispiacermi per i morti e i terremotati che sono sopravvissuti, ma mi dispiace molto di più per tutti quelli che sono vivi o che stanno vivendo esattamente come prima del terremoto: dando aria alla bocca e scrivendo cose a cazzo su una tastiera (come sto facendo io? Si, può essere).

    “Io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi
    e non voglio menar vanto di me o della mia vita
    Costretta come dita dei piedi”

    Quello che vorrei capire è cosa spinge le persone a schierarsi da una parte o dall’altra. A sentire il bisogno irrinunciabile di esprimere un’opinione sui social, senza senso e scritta in un italiano sgrammaticato. L’odio vi fa sentire meglio? Meglio di quei poveretti o morti o senza casa o senza amici, mogli, amanti, figli? Vi basta essere lontano dalla tragedia per sentirvi meglio. E tralascio i beceri Renzi, Salvini e tutti i politicanti a cui interessa soltanto essere rieletti per poi fottersene per il resto della vita dei loro elettori. Perché

    “Perché siam tutti uguali
    e moriamo ogni giorno dei medesimi mali
    perché siam tutti soli
    ed è nostro destino tentare goffi voli
    d’azione o di parola
    volando come vola il tacchino”

    Noi che li votiamo, intendo. Noi siamo tutti uguali, nella stessa identica merda ogni giorno; e a qualcuno va peggio con un terremoto, a qualcuno perché il posto dove è nato è stato sconvolto da una guerra che non ha voluto e che l’Occidente ha causato. A qualcuno va meglio, ma non per questo deve sentirsi libero di ergersi a giudice, o di avere la verità in tasca.

    Quello che so io è che il terremoto non si può prevedere, ma si possono costruire edifici antisismici. E so come sono costruiti gli edifici in Italia, perché ci ho lavorato per tanti anni: al risparmio e fottendosene del futuro.

    So che è orribile che i superstiti dei terremoti vivano in tendopoli, ma so anche che la colpa non è dei migranti, ma di tutta la classe politica che una volta spente le telecamere torna bellamente a farsi i cazzi suoi mentre a L’Aquila e in Emilia la gente si arrangia a cercare di rimettersi in piedi, con l’aiuto di poche organizzazioni e associazioni con due soldi che cercano di tenere in piedi tutto come meglio possono.

    So che i migranti hanno attraversato un inferno, e molti di loro sono abituati a scavare sotto le macerie per salvare i sopravvissuti, “a casa loro”.

    “perché siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni
    e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,
    saggi, falsi, sinceri… coglioni!”

    So anche cosa significa la noia e la rabbia di essere impotenti di fronte a tutto questo. Ma né la noia né la rabbia giustificano quello che state facendo alle vostre tastiere, e che state facendo leggere al mondo di Facebook o Twitter o qualsiasi altro social network. Tanto più che se uno non vi legge non verrà mai toccato dal vostro buonismo o dalla vostra ignoranza.

    Prima gli esseri umani, per favore. Non italiani, non i migranti. Gli esseri umani. Un plauso a chi sta facendo davvero qualcosa andando a dare una mano, qualsiasi sia il colore della sua pelle. Un urlo di sdegno per chi in un modo o nell’altro fa campagna elettorale sulla pelle della gente (Renzi e Salvini in testa, ma secondo me un po’ tutti i comuni di Italia si accoderanno a breve). E adesso basta per favore.

    “D’ altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
    e pago la mia casa, pago le mie illusioni,
    fingo d’ aver capito che vivere è incontrarsi,
    aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
    bere, leggere, amare… grattarsi!”

    Se vi annoiate, lasciate stare la tastiera. Non scrivete cose imbarazzanti per voi e per chi vi ha messo al mondo. Prendete una mano e grattatevi lì in mezzo alle gambe, senza distinzione di sesso: ammazzerete la noia che vi pervade e smetterete di fare danni.

    Vincere l’odio con una canzone quasi d’amore.

  • Recensione di Etrom di Salvatore Romano

    Recensione di Etrom di Salvatore Romano

    Etrom è un romanzo di Salvatore Romano pubblicato da 96, Rue de la Fontaine il 26 Marzo 2016

    Informazioni su ‘Etrom’
    Titolo: Etrom
    Autore: Salvatore Romano
    ISBN: 9788894131772
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: 96, Rue de la Fontaine
    Data di pubblicazione: 2016-03-25
    Formato: Paperback
    Pagine: 208
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    Anobii
    Questo romanzo mi è stato inviato dall’autore in cambio di una recensione onesta

    EtromEtrom è un romanzo particolare, molto particolare. In fondo lo prometteva anche il sottotitolo: “Città, vista e raccontata attraverso gioie e dolori dei suoi cittadini in generale, e di alcuni in particolare. Città atipica, molto atipica“.

    Appena mi è arrivata la richiesta di recensione da parte dell’autore, ho capito che il titolo era “Morte” scritto al contrario. Mi ha un po’ deluso, mi ha dato subito l’impressione di un qualcosa di scontato e banale. Perché è scontato e banale girare una parola per dare i nomi alle cose. Poi ho cominciato a leggere e ho scoperto che anche l’autore lo sapeva e conveniva con me della banalità della cosa. E allora sono rimasto un po’ perplesso, ma anche incuriosito.

    Perché Etrom ha una trama banalissima: una storia d’amore, poi più storie d’amore, drammi, ricongiungimenti, scomparse. Ma non è il punto di forza del romanzo, decisamente. L’autore comincia a narrare le vicende di Etrom (questa città atipica, molto atipica) e poi ci scivola dentro e si ritrova ad esserne un personaggio. I personaggi, all’improvviso, diventano i narratori della storia passando bigliettini all’autore per lo sviluppo della trama. Il correttore di bozze, assunto con il job acts, è il mediatore di questa situazione grottesca e divertente che fa passare in secondo piano la vicenda e il suo sviluppo.

    La scrittura è fluida e curata, aiuta una lettura che altrimenti correrebbe il rischio di arenarsi e convincerci a interrompere il romanzo.
    Qua è là interessanti frecciatine alla Lega Nord e alla politica sull’immigrazione, che forse andrebbero indirizzate un po’ meglio e fatte colpire con più forza.

    Citazioni da “Etrom”

    “Gli innamorati, a essere obiettivi, sono degli aspiranti fessi senz’altro promossi”

    “Il tempo qui ha l’elasticità della fantasia”

  • La costola di Adamo

    La costola di Adamo

    La costola di Adamo è un romanzo di Antonio Manzini pubblicato da Sellerio Editore nel 2014, secondo episodio con protagonista Rocco Schiavone.

    Informazioni su ‘La costola di Adamo’
    Titolo: La costola di Adamo
    Autore: Antonio Manzini
    ISBN: 9788838931383
    Genere: Poliziesco
    Casa Editrice: Sellerio Editore
    Data di pubblicazione: 2014-01-09
    Formato: Paperback
    Pagine: 296
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    La costola di AdamoRocco Schiavone, vicequestore romano di stanza ad Aosta dopo essere stato trasferito, si ritrova tra le mani una donna che si è impiccata. Ma scoprirà ben presto che si tratta di omicidio e che dovrà indagare…

    Non ho ancora capito se i romanzi della serie di Rocco Schiavone mi piacciono o no. La scrittura di Manzini è molto piacevole e i libri si leggono davvero in fretta, ma il personaggio mi risulta davvero antipatico. L’unica cosa che mi piace è che Manzini descrive il vicequestore come un mezzo delinquente, che fuma spinelli e spesso è intrallazzato in traffici poco leciti, cosa che almeno non compone un’ode alla polizia di Stato come in tante altre serie televisive a cui presto apparterrà anche questa storia, vista l’intenzione di Rai Fiction di cominciare quest’autunno a mandare in onda le avventure del vicequestore Rocco Schiavone.

    A differenza però di altri romanzi legati al poliziotto romano, devo dire che per la prima volta si crea un po’ un contradditorio rispetto al maschilismo che di solito permea le storie: gli uomini guardano ancora tutte le donne che appaiono nella narrazione come oggetti sessuali da scopare e basta, ma almeno qualche accenno di femminismo compare qua e là, come nella citazione riportata alla fine della recensione. E questo almeno è un passo avanti. Non che cambi le cose: trovo questi libri di un sessismo infinito, la RAI ci andrà a nozze.

    La storia però mi è piaciuta meno rispetto a Pista Nera. Forse un po’ più forzata.

    Citazioni da “La costola di Adamo”

    “A sentire la storiella la donna nasce dall’uomo, anzi ne è proprio un pezzo. E l’uomo impazzisce per la donna, la ama. In realtà ama se stesso. Ama un pezzo di sé, non un altro da sé. Vive e fa i figli e fa l’amore con se stesso. Un amore concentrato sulla propria persona che niente ha a che fare con l’amore”

  • Pista nera

    Pista nera

    Pista nera è un romanzo di Antonio Manzini pubblicato da Sellerio Editore nel 2013, primo libro con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone.

    Informazioni su ‘Pista nera’
    Titolo: Pista nera
    Autore: Antonio Manzini
    ISBN:9788838930287
    Genere: Poliziesco
    Casa Editrice: Sellerio Editore
    Data di pubblicazione: 2013-01-31
    Formato: Paperback
    Pagine: 275
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    Anobii

    Pista NeraRocco Schiavone è un vicequestore romano della polizia che si trova spedito ad Aosta dopo qualche vicenda che ha indispettito i piani alti della politica romana. Il poliziotto non è minimamente abituato al clima Valdostano: gira con le Clark ai piedi anche quando si trova a dover indagare su un cadavere ritrovato maciullato sotto le frese di un gatto delle nevi su una pista da sci.

    Il romanzo è molto piacevole e scorrevole, l’attore Antonio Manzini scrive bene e si vede, ho letto il libro in meno di un giorno. Il personaggio di Rocco Schiavone in questo primo episodio è molto misterioso, ma piano piano si scopre qualcosa sul suo passato e sulle vicende che l’hanno condotto ad Aosta. Di positivo c’è che in questa serie non si fanno elegie alla polizia: il vicequestore è un personaggio ambiguo con un’idea della giustizia tutta sua, che spesso sfocia in loschi traffici; di negativo c’è un maschilismo mostruoso: scanner delle donne che entrano nella narrazione come se fossero oggetti sessuali a disposizione dei protagonisti maschi, e una moglie morta che diventa la donna angelo del dolce stil novo.

  • Il bazar dei brutti sogni

    Il bazar dei brutti sogni

    Il bazar dei brutti sogni è una raccolta di racconti di Stephen King pubblicata da Sperling & Kupfer nel 2016.

    Informazioni su ‘Il bazar dei brutti sogni’
    Titolo: Il bazar dei brutti sogni
    Autore: Stephen King
    ISBN: 9788820060084
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Sperling & Kupfer
    Data di pubblicazione: 2016-03-22
    Formato: Copertina Rigida
    Pagine: 504
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    il bazar dei brutti sogniMiglio 81

    Già rilasciato in ebook, questo racconto si collega al filone di king delle “macchine infernali” come Christine o Buick 8. In un’area di servizio abbandonata una macchina, anch’essa abbandonata, diventa l’incubo per chi si ferma ad osservarla. L’ho già recensito qui, e devo dire che non sono più molto d’accordo con quello che ne ho pensato. Forse l’inserimento in un contesto di racconti me ne ha fatto apprezzare di più il contenuto.

    Premium Harmony

    Pubblicato per la prima volta sul New Yorker, il racconto parla di una coppia spiantata che litiga mentre va al supermercato per comprare un regalo al di lei nipote. Nulla di eccezionale: breve, conciso e scritto bene. Sicuramente non il più interessante della raccolta.

    Una rissa per Batman e Robin

    Il figlio è in macchina con il padre, dopo averlo portato a pranzo. Lo sta riportando alla casa di riposo dove ormai risiede, preda dell’Alzheimer, quando un incidente rischia di trasformarsi in tragedia: il colpevole dell’incidente scende dall’auto e minaccia il ragazzo alla guida. Un racconto breve, ma interessante. Pubblicato in precedenza su Harper’s Magazine.

    La duna

    Un vecchio giudice ha una duna di sabbia nel suo appezzamento di terreno molto particolare. Un giorno, ormai molto vecchio, convoca il suo avvocato d’urgenza per redigere il suo testamento definitivo, come se sapesse che stesse per morire. All’avvocato racconta la strana storia della duna, dove ormai il giudice va quotidianamente. Un racconto molto bello, dai toni nostalgici e seppia, con un maestoso colpo di scena finale. Pubblicato in precedenza con Granta, solo nel Regno Unito.

    Il bambino cattivo

    Pubblicato in precedenza solo in Francia e in Germania, il bambino cattivo è la confessione di un condannato a morte al suo avvocato. Il bambino cattivo del titolo però non è il condannato, ma un ragazzino che periodicamente compare nella biografia del narratore a provocare sciagure su sciagure… Un bellissimo racconto, ambientato nelle carceri dove King sembra sempre a suo agio nel tratteggiare i protagonisti (basti pensare a “Il miglio verde” o a “Eterna primavera della speranza” di “Stagioni diverse“).

    Una morte

    Pubblicato dal New Yorker, è la storia di un indiano Dakota, Jim Trusdale, non molto a posto con la testa, che viene arrestato dallo sceriffo e dai suoi uomini per l’omicidio di una bambina. Un racconto molto atipico per King, sia per il contenuto che per lo stile, ma è molto breve ed è comunque molto ben scritto.

    La chiesa d’ossa

    La chiesa d’ossa è una poesia lunga già pubblicata in precedenza su Playboy. Forse molta della forza dei versi viene persa nella traduzione, o forse, come sostiene King stesso, la poesia non fa per lui. Una delle cose meno interessanti della raccolta, anche se la storia che viene narrata è comunque molto bella.

    La morale

    La morale è la storia di una coppia che riceve una proposta indecente. Non quella dell’omonimo film, King non è così banale. Ma comunque una cosa da fare, che pregiudicherà la morale della protagonista. Fino agli sviluppi successivi. Un racconto con una trama non interessantissima (o forse non così veloce e ben sviluppata come in altri racconti della raccolta) ma con un retrogusto interessante per le domande che suscita e gli spazi che lascia aperti in merito al bene e al male e a cosa succede quando si cede la propria morale per soldi. Pubblicato in precedenza su Esquire.

    Aldilà

    Aldilà è un racconto sulla reincarnazione. Solo che non è esattamente un’ambiente buddista quello in cui si ritrova il protagonista, William Andrews, dopo la morte: assomiglia molto di più all’ufficio di un qualche burocrate di provincia. Perché tutti devono reincarnarsi, e per ognuno c’è una sorta di purgatorio tra una reincarnazione e l’altra… Un bel racconto, quasi divertente; sicuramente molto originale. Già pubblicato su Tin House.

    Ur

    Ur è un racconto su commissione. Amazon, quando ha lanciato i Kindle, ha chiesto a diversi autori famosi di scrivere qualcosa inserendo all’interno il famoso lettore di libri digitali che stavano lanciando. Stephen King in un primo momento dice di no, non tanto per l’idea di svendersi quanto per la difficoltà che solitamente ha a scrivere su commissione. Poi ha un’idea, e allora accetta: quello che ne esce è uno dei racconti più interessanti di tutta la raccolta, qualcosa che non si può perdere. Tanto più che alla fine compaiono alcuni personaggi secondari dall’universo della Torre Nera… Come non leggerlo subito?

    Herman Wouk è ancora vivo

    Pubblicato per la prima volta su “The Atlantic” il racconto prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto: una donna che si schianta insieme ai figli un una stazione di servizio. Da un episodio del genere viene tratta la vicenda narrata da King. Un po’ moscio e vuoto, soprattutto dopo il racconto “Ur”. Ma è breve e si legge velocemente. Ed è scritto da King.

    Giù di corda

    Questo racconto, pubblicato nell’edizione paperback di “Notte buia, niente stelle” negli USA, è un bellissimo racconto a metà tra Psycho e Rosemary’s baby. Non dico nulla sulla trama, è da gustare dalla prima all’ultima parola.

    Blocco Billy

    Blocco Billy è un racconto che parla di baseball, uno sport che non riesco bene a capire e soprattutto non riesco a capire come una persona sana di mente potrebbe appassionarcisi. Forse per quello mi risulta un po’ lento, ma stiamo comunque parlando di King, quindi ci si può aspettare un po’ di tutto… Compreso un racconto di baseball con un finale da lasciare a bocca aperta.

    Mister Yummy

    Questo racconto è inedito. Ambientato in una casa di riposo i protagonisti sono due vecchietti alla fine dei loro giorni. Dai toni morbidi e malinconici che ben riescono a Stephen King, un racconto ambientato nei ricordi dei club per gay newyorkesi e sulla paura dell’AIDS. Nulla di che, ma ben scritto e piacevole.

    Tommy

    Tommy, già pubblicato su playboy, è uno dei più brutti racconti della raccolta, a mio avviso. Abbastanza inutile, troppo corto, sembra quasi inserito solo per riempire le pagine. Non che serva, intendiamoci.

    Il piccolo dio verde del dolore

    Il piccolo dio verde del dolore è un racconto anch’esso molto breve, ma decisamente migliore rispetto al precedente. Un ricco uomo d’affari è costretto a letto da dolori fortissimi dopo un incidente aereo. Una sorta di guaritore viene incaricato di estirpare il dolore dal corpo dell’uomo. Ci riuscirà… Ma a che prezzo? Pubblicato per la prima volta su “A book of horrors”.

    Quell’autobus è un altro mondo

    Anche questo racconto è molto breve, forse anche per questo motivo non l’ho apprezzato moltissimo. Però è interessante il tratteggio dell’ambientazione e la situazione talmente assurda da essere capitata almeno una volta a tutti nella vita. Pubblicato precedentemente su Esquire.

    Io seppelisco i vivi

    Insieme a “Ur” il più bel racconto della raccolta. Un giornalista di una rivista web scopre di avere un potere incredibile. Non sarà facile capirlo, utilizzarlo o rinunciarci. Uno dei pochi racconti inediti della raccolta.

    Fuochi d’artificio ubriachi

    Madre e figlio sono spesso ubriachi nella loro sperduta casa in riva al lago. Ogni anno, al 4 Luglio, improvvisano una gara di fuochi d’artificio con i loro vicini, che odiano. Fino alle conseguenze più scontate quando si tratta di botti. Un bel racconto, anche se molto lontano dalle tematiche kinghiane.

    Tuono estivo

    Il racconto che chiude la raccolta. Figlio delle atmosfere di Cell e dell’Ombra dello Scorpione, tuono estivo è però un racconto che assomiglia più a Io sono leggenda. Pochissimi sopravvissuti, destinati a morire presto o a impazzire. Pubblicato su “Turn down the lights”.

    Citazioni da “Il bazar dei brutti sogni”

    “La vita è un coprimozzo che si arrugginisce in un fosso al lato della strada”

  • Harry Potter and the cursed child

    Harry Potter and the cursed child

    “Harry Potter and the cursed child” è la sceneggiatura di uno spettacolo teatrale di Jack Thorn and John Tiffany basato su una nuova storia di J.K. Rowling e pubblicato in Inghilterra da Little Brown il 31 Luglio 2016.

    Informazioni su ‘Harry Potter and the cursed child’
    Titolo: Harry Potter and the cursed child
    Autore: Jack Thorn, John Tiffany, J.K. Rowling
    ISBN: 9780751565355
    Genere: Fantasy
    Casa Editrice: Little Brown
    Data di pubblicazione: 2016-07-31
    Formato: Copertina rigida
    Pagine: 343
    Goodreads
    Anobii

    Harry Potter and the cursed childOk. Esce Harry Potter 8. O così almeno ci raccontano. Certo, parte tutto dalla sceneggiatura per una rappresentazione teatrale, ma J.K. Rowling ci mette le mani e lo rende più leggibile e coerente. Questo è sempre quello che ci dicono.

    Comincio a leggere questo romanzo con ansia. Credevo che Harry Potter fosse finito, che la saga fosse completa, ma poi esce il seguito! Ho provato più o meno le stesse sensazioni con “La leggenda del vento” di Stephen King, spin-off della Torre Nera.

    Direi che in entrambi i casi ho provato delusione. Ma con Harry Potter è quasi tristezza. Già da quando apro il libro. Non è altro che un copione teatrale, con pochissimi intermezzi che descrivono le scene; soltanto il nome del personaggio con la sua battuta. E la trama è incredibilmente banale e poco costruita. Non voglio spoilerare niente a nessuno (anche se visto quanto questo libro ha fatto parlare di sé ormai le persone interessate si sono già fatte un’idea), ma quando si comincia una storia con i viaggi nel tempo bisogna progettarla bene, prestare molta attenzione ai dettagli e al fatto che alla fine debbano chiudersi tutti in un cerchio perfetto. E la Rowling l’aveva già fatto in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, restringendo il viaggio nel tempo a qualche ora e riuscendo a chiuderlo in modo elegante e completo, quindi sapeva delle difficoltà a cui stava andando incontro. L’unico esempio che mi viene in mente di viaggio nel tempo completo e in cui tutto torna è la trilogia di Ritorno al Futuro. Con queste premesse, la trama poteva essere completa e chiara? No. Decisamente no. I viaggi nel tempo in questa storia sono banali come i personaggi.

    I personaggi sono malamente costruiti e sono solo un’ombra di quelli a cui siamo abituati: Albus Severus Potter è la nemesi di Harry Potter, ma in realtà finisce esattamente come il padre che tanto non riesce a capire; Harry Potter è l’ombra di sé stesso, il ragazzo che ha sconfitto Voldemort con l’amore non è capace di accettare un figlio leggermente diverso? Ron è diventato una macchietta che compare soltanto per fare battute ridicole e inutili, e Hermione Granger, che a 16 anni è una strega incredibile e impareggiabile, diventa un Ministro della Magia all’altezza di Caramell?

    “Harry Potter and the cursed child” è niente più che un’operazione di marketing: agli sceneggiatori dell’opera teatrale conviene portare uno spettacolo del genere a teatro perché avranno sempre il tutto esaurito con la popolarità del mago con la saetta in fronte; alla Rowling conviene perché firmandolo guadagna i diritti d’autore su altre milioni di copie. Nessuna critica per questo, i soldi sono soldi, ma non si può chiedere ad un lettore di accettare una cosa come questa. Di apprezzarla. Hanno riscaldato la saga di Harry Potter in un minestrone scialbo e senza sapore. Che ha il sapore della birra calda.

  • Fuga di mezzanotte – Recensione

    Fuga di mezzanotte – Recensione

    Fuga di mezzanotte è un’autobiografia di Billy Hayes scritta con l’aiuto di William Hoffer e pubblicata in Italia da Newton & Compton nel 2007.

    Informazioni su ‘Fuga di mezzanotte’
    Titolo: Fuga di mezzanotte
    Autore: William Hoffer, Billy Heyes
    ISBN: 9788854108066
    Genere: Autobiografico
    Casa Editrice: Newton & Compton
    Data di pubblicazione: 2007-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 315
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    Fuga di mezzanotteBilly Hayes è uno studente universitario che sta pensando di mollare il college. Al momento è a Istanbul, e sta pensando che portare qualche chilo di hashish negli Stati Uniti sia un buon modo per cominciare un nuovo capitolo della sua vita. Viene però fermato all’aeroporto e incarcerato. Dopo una prima condanna a quattro anni, l’appello del processo (in seguito alle leggi sullo spaccio diventate più severe) lo condanna all’ergastolo.

    Un resoconto delle carceri turche, forse un po’ esagerato e romanzato anche a detta dello stesso autore (soprattutto per quanto riguarda la realizzazione cinematografica), interessante e in prima persona; anche perché non è un romanzo, ma un’autobiografia di uno studente che per il tentativo di contrabbandare due chili di hashish riesce a scappare dopo 5 anni di carcere.

    L’autobiografia è scritta in modo molto scarno e diretto, una buona scelta visti i frequenti pestaggi e le violenze della polizia turca, che però pare una scelta meno azzeccata quando si parla dei sentimenti del protagonista. Billy Hayes dice di essere terrorizzato ma non lo sembra affatto, e questa è secondo me una pecca importante.

    Fuga di mezzanotte – Valutazione
    • 7/10
      Trama – 7/10
    • 5.5/10
      Scrittura – 5.5/10
    • 6/10
      Contenuto – 6/10
    6.2/10

    Riassunto

    Un libro interessante, perché ci permette di mettere piede all’interno delle carceri turche, che saranno pure diverse dagli anni Settanta ma che con il regime camuffato di Erdoğan non saranno poi molto diverse. Forse andava scritto meglio, o forse no: in fondo qui non parliamo di un romanzo, ma dei fatti successi ad una persona qualunque.

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  • Resistanbul – Recensione

    Resistanbul – Recensione

    Recensione di “Resistanbul”

    Resistanbul – La Turchia al bivio tra Gezi Park e l’Islamizzazione di Erdoğan è un libro di Roberta Zunini, pubblicato da Imprimatur nel 2013.

    Informazioni su ‘Resistabul’
    Titolo: Resistanbul – La Turchia al bivio tra Gezi Park e l’Islamizzazione di Erdoğan
    Autore: Roberta Zunini
    ISBN: 9788897949992
    Genere: Divulgativo
    Casa Editrice: Imprimatur
    Data di pubblicazione: 2013-12-12
    Formato: eBook
    Pagine: 160
    Goodreads
    Anobii

    ResistanbulNel 2013 a Istanbul, in Turchia, il primo ministro Recep Tayyip Erdoğan, al suo secondo mandato, vuole cementificare piazza Taksim e il parco adiacente, Gezi Park.

    Taksim è il centro delle proteste di Istanbul dalla nascita della moderna Turchia, e da quella piazza parte la İstiklal Caddesi, il viale principale del turismo e della vita notturna di una città da 14 milioni di abitanti.

    Forse il ministro turco non se lo aspetta, ma incontra una grossa resistenza. Molti attivisti interrompono il lavoro delle ruspe che vogliono ricostruire una copia della Caserma Taksim, demolita negli anni Quaranta, per adibirla a centro commerciale. Scontri, sgomberi e una polizia incredibilmente repressiva, trasformano una protesta ambientalista in uno degli scontri sociali più aspri e intensi della vita politica Turca.

    Roberta Zunini, giornalista attualmente al Fatto Quotidiano, è a Istanbul in quei giorni di rivolta. Questo è il resoconto di quei giorni e dei suoi viaggi successivi, dove cerca di capire come e se il movimento di Gezi Park può trasformare la Turchia in un paese più democratico in grado di contrastare la spinta dittatoriale del regime islamista di Recep Tayyip Erdoğan.

    Il racconto scorre bene ed è ben scritto, anche se molto veloce e a tratti a mio avviso molto superficiale. Il movimento di Gezi Park non viene spiegato a sufficienza per comprenderlo appieno, e anche l’analisi politica dei mesi successivi alla fine della protesta sembrano solo degli abbozzi che non vengono approfonditi e che ci danno poco sulla situazione politica di una Turchia che nel 2016 è diventata quasi il fulcro delle problematiche legate alla Siria, a daesh (che gli occidentali chiamano ISIS) e al futuro del Medio Oriente.

    La narrazione è comunque molto piacevole e la scrittura corretta e mai noiosa.

    Citazioni da “Resistanbul”

    “E qui Erdoğan, forte dei risultati e ubriaco di potere, alla fine si è mostrato per quel che è, ha tolto la maschera e ha costretto noi a metterla”.

    “[…] anche allora, nel momento di passaggio dallo stato di diritto allo stato di polizia, la maggior parte della gente continua a vivere come se tutto fosse uguale a prima. Come se nulla fosse cambiato. Come se la maschera antigas avesse la stessa valenza di uno spazzolino da viaggio”

    “La reazione violenta delle proteste per Gezi ha messo a nudo la mentalità del nostro Stato, che è questa: se spari a qualcuno in nome dello Stato, sai già che non ci saranno conseguenze”

    “Sono curde, lontane anni luce dai loro villaggi di campagna, dalle tombe dei loro cari. Sradicate come alberi morti ora vivono in questo ghetto di cemento, in case traballanti. Tra prostitute, spacciatori e poliziotti occupati a fare la guerra a chi dissente”