Tag: gabbia

  • Il bambino sul baratro

    Il bambino sul baratro

    Sospesi sul baratro del nostro passaggio all’età adulta. Spaventati da una profondità e da rischi che nemmeno avremmo immaginato. Mollata l’università, la scuola dove i docenti ti insegnano a smettere di sognare.

    Accolto a braccia aperte il mondo del lavoro, il mondo dove i sogni sono stati annegati nella Quotidianità. Poche speranze di tirare avanti come si è sempre fatto finora. Poche speranze nei sogni. Sogni. Infranti con forza. Tutto come da copione. Rimane una macchina insensibile di nome Abulafia ad accogliere la parte di noi che si sta liquefacendo.

    Abulafia, l’unico non-essere a conoscere la nostra rabbia di gabbiani in gabbia. Gabbiani che sapevano volare, gabbiani a cui prima hanno tarpato le ali e a cui poi le hanno spezzate con violenza.

    Giusto per non correre rischi inutili.

    Lettera dopo lettera, come un Demiurgo malato di insonnia che non sa più che fare per tirare avanti. Un Demiurgo fallito, che forse starebbe meglio in gabbia, al posto di quel famoso gabbiano.

    Il baratro è a un passo. Il nostro io bambino ci intima piangendo di non avanzare oltre. Naturalmente non vuole morire. Solo un passo, solo un semplice passo.

    Soldi, soldi, soldi.

    Per pagarci scampoli di libertà, ore d’aria a pagamento dalla gabbia che rinchiude il nostro gabbiano. Cerchiamo la droga per esiliarci e avere visioni. Ma non siamo Toro Seduto. Siamo la speranza del ventunesimo secolo, siamo le nuove generazioni.

    Identiche a quelle precedenti.

    Forse qualcosa peggio. Abbiamo cinquant’anni in più di educazione televisva sulle spalle. E non è poco. Cinque, otto, dieci ore al giorno poter comprare. Libertà, libertà, libertà. Dove?

    E’ tutta una gabbia… Non c’è più via d’uscita. Il nostro io bambino, quello che ancora sa qualcosa dei sogni, ci guarda triste, ma credo che abbia compreso. Non c’è speranza. Solo un modo per andare avanti e sopravvivere. Lo guardiamo per l’ultima volta. Gli passiamo una mano affettuosa nei capelli, ricordandogli che non avevamo scelta.

    E poi una spinta decisa. Il nostro io bambino non emette alcun suono, mentre vola nel baratro profondo e infinito della dimenticanza. Benvenuto nella vita adulta, uomo.

    Eskimo
    Francesco Guccini

  • L’esercito dei ricordi

    Aforismi di un pazzo | L'esercito dei ricordi

    Inginocchiati a terra, scossi da tremiti di quasi follia come un terremoto sotto le macerie del nostro passato. Lacrime che non vengono, che sarebbero la giusta conseguenza, come uno tsunami tardivo. Urla quasi isteriche, al centro del plesso solare, sono come una bestia in gabbia. Continuano ad agitarsi, ma non possono uscire. Suoni inarticolati, uditi solo da quel dolore, che non fa che autoalimentarsi. Ferite che si aprono, lancinanti: nessuno troverà mai il modo per richiuderle completamente. (altro…)

  • Vite in gabbia

    Vite in gabbia

    “Ci si sente sempre un pò presi in trappola dalla vita…”

    E’ questa sensazione di non poter fare nulla, che mi uccide. Questa impotenza terribile. Mi sento un vecchio leone in gabbia, molto più senile dei miei vent’anni. Mi toglie la voglia di fare, di uscire di divertirmi. Una tigre che continua a girare in circolo, fermandosi solo ad osservare le sbarre della gabbia che mi imprigiona, con odio. E la cosa terribile è che non so che cos’è la gabbia. Non so esattamente cosa mi tiene prigioniero. Posso chiamarla “sistema“, “lavoro“, “P2“, “Stato deviato“, “Fascismo“… Tanto un nome vale l’altro. La cosa importate è che io veda la mia gabbia. E che, giorno dopo giorno, lotti per evadere.

    Sono l’Andy Dufresne del III Millennio. Shawshank non potrà resistermi…

    Free as a bird
    The Beatles