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  • Oggi tocca a me

    Oggi tocca a me

    Oggi tocca a me è un romanzo di Juri Di Molfetta edito nel 2013 da Eris, illustrato da Erika Bertoli e con la prefazione di Luca Abbà.

    Informazioni su ‘Oggi tocca a me’
    Titolo: Oggi tocca a me
    Autore: Juri Di Molfetta
    ISBN: 9788890693946
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Eris Edizioni
    Data di pubblicazione: 2013-03-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 204
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    Il Teppa è un giovane torinese che sta cercando di trovare i soldi per tirare fuori suo fratello da una prigione sudamericana, e per farlo cerca di spacciare cocaina a Torino. Appena acquistata la droga, però, viene fermato e picchiato dalla polizia, che non lo denuncia ma gli ruba la cocaina.
    Il Teppa allora parte con due amici, il Benza e Giamaica, alla volta della Val Susa, dove sa che il poliziotto che gli ha rubato la droga è stato destinato.
    In Val Susa troverà compagni che lo aiuteranno a raggiungere il suo obiettivo, un cantiere presidiato dalle forze dell’ordine e una lotta che non conosceva, ma che forse lo prende più di quanto lui stesso sia disposto ad ammettere.

    Oggi tocca a me è un romanzo sulla Val Susa, per questo la prefazione l’ha scritta Luca Abbà, l’uomo che per difendere la Libera Repubblica della Madallena si è arrampicato su un traliccio dell’alta tensione ed è caduto incalzato dalle forze del disordine.

    Oggi tocca a me è un romanzo a sfondo politico, l’ambientazione Valsusina è significativa e importante, sembra quasi essere la protagonista del romanzo più del Teppa. Forse è quello il problema: il libro è scritto molto bene, è veloce da leggere e Juri Di Molfetta ha una scrittura piacevole e originale. C’è però questo conflitto continuo tra la storia del Teppa e quella della resistenza No Tav in Val Susa che si contendono il protagonismo del romanzo, che secondo me fa perdere al lavoro quella spinta importante che l’avrebbe reso molto migliore.

    Le illustrazioni di Erika Bertoli sono impeccabili e bellissime.

    Citazioni da “Oggi tocca a me”

    “Il Teppa è uno che ha stracciato con sdegno il libretto di istruzioni per stare al mondo e si è messo a montare a caso i pezzi della sua vita, senza curarsi di ciò che ne verrà fuori, perché la vita è il processo e non il risultato, perché il Teppa sa che quando hai finito di montare tutti i pezzi della scatola, qualsiasi cosa apparirà, sarà il giorno in cui saluterai il mondo, la fine del film, e solo un cretino vuole sapere la fine del film prima di guardarlo.”

    “Deve essere così quando ti tengono un polmone […] prima mica ci pensi che stai respirando grazie a lui, ma poi quando non ce l’hai più. quando devi fare affidamento su uno solo e non su due, allora capisci che le cose che eri in grado di fare una volta non le puoi più fare. Ti rendi conto di quanto era importante e senti accanto al cuore quel cazzo di buco che non si chiude più.”

    “C’è sempre qualcosa che ti appartiene, di cui hai bisogno, e degli uomini in divisa che ti impediscono di raggiungerlo difendendo gli interessi di altri che se la vogliono tenere per sé. Cosa cambia se si tratta di un fratello o della terra su cui vivi? Noi e quei ragazzi con le maschere antigas veniamo da mondi diversi e usiamo parole diverse, ma diciamo la stessa cosa, se ci pensi: voglio ciò che mi spetta.”

  • Diaz, arrestata la polizia. Val Susa, quando arrestiamo la repressione?

    Diaz, arrestata la polizia. Val Susa, quando arrestiamo la repressione?

    diaz, arrestata la polizia

    Il 31 Dicembre 2013 ci racconta due episodi molto diversi e distanti nel tempo, ma che hanno una psicosi del tutto simile e comune alla gestione del disordine pubblico nel nostro paese.

    Passato quasi sotto totale silenzio, se non su alcuni giornali di Genova amplificati poi dai media di controinformazione come infoaut.org, è dell’ultimo giorno dell’anno la decisione di arrestare Spartaco Mortola, ex capo della digos di Genova, e Giovanni Luperi, ex capo analista dei Servizi Segreti ora in pensione, con l’accusa di massacro e per l’introduzione di prove false volte a giustificare l’irruzione delle forze dell’ordine durante l’assalto alla Scuola Diaz. I giudici non hanno accettato la richiesta degli imputati di affidamento ai servizi sociali, condannandoli a ben 8 mesi (Mortola) e un anno (Luperi) da scontare agli arresti domiciliari, con la possibilità di comunicare e di avere anche qualche ora di libertà durante il giorno. Si chiude così la vicenda processuale durata 13 anni, che vede la maggior parte delle bestie manganellanti in divisa antisommossa, anonime dietro le visiere dei loro caschi, perfettamente impunite.
    Non che questi tre condannati abbiano subito gravi conseguenze da questa condanna. Per dirne una Spartaco Mortola dopo il Luglio 2001 è stato trasferito a gestire la situazione in Val Susa, e successivamente, con già una condanna in secondo grado con l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, alla direzione della Polfer di Torino.
    Invece i manifestanti arrestati durante gli scontri degli stessi giorni sono in carcere praticamente da allora con l’accusa di devastazione e saccheggio. Come se aggredire la vetrina di un bancomat o di un supermercato (a cui per altro molti condannati hanno solo assistito) fosse un delitto molto più grave di fabbricare false prove per giustificare un attacco vendicativo con sapore di squadrismo contro manifestanti semiaddormentati.

    Seguiamo Spartaco Mortola in Val Susa, anche se ormai lui se n’è allontanato. Il 31 Dicembre, mentre la giustizia ancora una volta cercava di dare il contentino alla rabbia folle dei movimenti, un gruppo di persone di mezza età si trovava al presidio della Clarea in Val Susa per brindare al nuovo anno, il 22esimo di resistenza NoTav. Bevono spumante, fanno scoppiare qualche fuoco d’artificio. Mentre stanno per scendere, la carica della polizia sulla “retroguardia”, giusto per ricordare che il 22esimo anno non sarà migliore dei precedenti, anzi.
    Con la Val Susa completamente militarizzata, con le accuse di terrorismo da parte della stampa e gli arresti degli attivisti che si susseguono ad ogni occasione, non sarà un anno facile.

    Perché la giustizia italiana è strana. Mi fa venire in mente Benigni in Johnny Stecchino quando dice di “non toccare le banane”, pensando che siano quelle la causa del tentato omicidio ai suoi danni. Qui è lo stesso. Se vuoi manifestare non toccare le reti. Certi simboli. Certi argomenti. Sono quelli che fanno paura ai sistemi di potere. Se tagli le reti di un cantiere vai in carcere. Se picchi un manifestante che sta facendo resistenza passiva invece no. Se ordini l’assalto ad una scuola piena di persone che si stanno preparando a dormire per far sfogare gli uomini a cui hai affidato l’ordine pubblico, per farli vendicare della tensione a cui sono stati sottoposti, 8 mesi di carcere. Se devasti la vetrina di un bancomat 10 anni.

    Questa strana Italia. Mi immagino un turista inglese, di ritorno da una vacanza tra le montagne della Val Susa prima che le stuprino con l’ennesima devastazione ambientale che, quando un’amico gli chiede com’è andata, risponde:

    “Se vai in Italia, non toccare le reti!”

    Potrebbe essere pericoloso. Che cazzo, sono reti, mica altri esseri umani, no?

  • Democrazia l’è morta

    Democrazia l’è morta

    democrazia notav

    Cerco di capacitarmi di quello che è successo ieri sera. Speravo che dormendoci sopra questa rabbia sarebbe passata. E’ stata colpa mia, come sempre. Avrei dovuto fumarmi la sigaretta della buonanotte, e poi andare a letto. In fondo la sveglia suona presto. Invece no. Guardo i social network, i quotidiani, le agenzie di stampa. Per vedere quello che era passato del nostro presidio. Di quello che era successo. (altro…)

  • Il libro nero dell’Alta Velocità

    Il libro nero dell’Alta Velocità

    Il libro nero dell’Alta Velocità è un saggio di Ivan Cicconi pubblicato da Koiné nel 2011.

    Informazioni su ‘Il libro nero dell’Alta Velocità’
    Titolo: Il libro nero dell’Alta Velocità
    Autore: Ivan Cicconi
    ISBN: 9788889828175
    Genere: Saggistica
    Casa Editrice: Koiné
    Data di pubblicazione: 2011-09-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 192
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    Ebbene si, questo libro parla di TAV. E non ne parla con toni entusiastici, anzi. Aspettate, non cambiate pagina. Fermatevi un attimo. Potreste pentirvi. Questo libro parla di TAV ma non di NoTAV (tranne un paio di paginette a metà libro, ma nulla più). Siete ancora qui? Incredibile come i media vi abbiano spaventato sulla Val Susa. Sbagliate, sbagliate di grosso.

    Ma non siamo qui per parlare di questo.

    Ivan Cicconi si laurea a Bologna presso la Facoltà di Ingegneria. E’ noto come uno dei maggiori esperti di infrastrutture e lavori pubblici. Giusto per farvi capire… E’ stato Capo della Segreteria Tecnica del Ministero dei Lavori Pubblici, membro del Consiglio di Amministrazione dell’ANAS, professore a contratto nelle facoltà di architettura delle università La Sapienza di Roma, del Politecnico di Torino ed alla Università LUISS di Roma. Ha svolto attività di ricerca per il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), per l’ENEA (Ente Nazionale per le Energie Alternative), per il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) e per l’UE (Unione Europea) in programmi di assistenza per organismi di paesi dell’America Latina (Mercosur, Argentina, Uruguay).

    Siete convinti che sia uno che sa il fatto suo?

    Bene. In questo libro parla della Storia dell’Alta Velocità in Italia. Di chi ha pensato il progetto, di chi l’ha gestito e lo gestisce, di chi ne ha ricevuto in appalto la costruzione, di chi ha ricevuto il sub-appalto… Via via fino alla Val Susa ed oltre, anche della Milano-Venezia che sta stendendo le sue rotaie nella Provincia di Brescia mentre sto scrivendo.

    Ora: so che se qualcuno lo leggerà (al di fuori della ristretta cerchia di chi ha capito che quello che succede in Val Susa è la più grande resistenza democratica degli ultimi anni) è perché si propone come un libro obiettivo. E lo è.

    Il piccolo problema è che dice le stesse cose di tutti quei NoTav che odiate tanto, che vi spaventano. Le stesse identiche cose, non perché sia un sovversivo, ma perché conosce il problema dal punto di vista tecnico, tecniche che ha appreso anche dai Valsusini, che sono molto più preparati di questo Governo Tecnico.

    Tecnico? Che battuta. Nell’Alta Velocità non c’è nulla di tecnico, se si vuole farla. Sono solo soldi. Che non andranno ai comuni cittadini, ma ai pochi furbetti che hanno capito come sopravvivere a Tangentopoli.

     

  • Non solo un treno

    Non solo un treno

    Non solo un treno – La democrazia alla prova della Val Susa è un saggio di Livio Pepino e Marco Ravelli pubblicato da Gruppo Abele nel 2012.

    Informazioni su ‘Non solo un treno’
    Titolo: Non solo un treno
    Autore: Livio Pepino e Marco Ravelli
    ISBN: 9788865790267
    Genere: Saggistica
    Casa Editrice: Edizioni Gruppo Abele
    Data di pubblicazione: 2012-01-01
    Formato: Paperback
    Pagine: 320
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    Non solo un trenoL’opposizione della Val Susa al progetto della TAV, a causa della disinformazione sistematica a cui è stata sottoposta e al carattere “antagonista” che gli è stato attribuito hanno bisogno di voci che invece le diano la giusta dimensione e la giusta descrizione.

    Molti sono i libri che hanno cercato di descrivere questo fenomeno, questa lotta estesa e continuata nel tempo (è cominciata nel 1991), che cercano di capire in quale modo sia possibile che la democrazia partecipata, una forma di autogoverno ancora più utopistica della democrazia rappresentativa, li sia diventata realtà. E che funzioni, perdipiù.

    La prima parte di questa analisi viene condotta da Marco Revelli, storico e sociologo e professore di Scienze della Politica all’Università del Piemonte Orientale e co-fondatore di ALBA (Alleanza per il lavoro, i beni comuni e l’ambiente), che ne ritrae i caratteri sociali fondanti, le origini del movimento, la storia delle lotte e le loro giustificazioni.

    La seconda invece è scritta dal magistrato Livio Pepino (membro fino al 2010 del Consiglio Superiore della Magistratura, ex consigliere di cassazione e presidente di magistratura democratica), analizza il fenomeno da un punto di vista giuridico, soprattutto denotando le gravi irregolarità legali che il progetto dell’Alta Velocità ha commesso per poter divenire realtà.

    Molto interessanti sono anche le due appendici: la prima è “Origini e sviluppo del Movimento No Tav – Cronistoria 1989-2011″, che traccia molto velocemente le tappe fondamentali di questa lotta.

    La seconda, a mio avviso ancora più importante, si intitola “La linea ad Alta Velocità Torino-Lione Governo e Comunità Montana a Confronto”. Prendendo spunto dalle domande che il Governo Italiano si è posto il 9 Marzo 2012 per giustificare ai cittadini che dovrebbe governare il perché spendere inutilmente miliardi di euro, pubblicano sulla pagina sinistra le risposte dell’amministrazione Monti, su quella di destra le risposte della Comunità Montana. In questo governo di tecnici e professionisti uno si aspetterebbe dati, analisi, risposte incontrovertibili. Invece quelli vengono dalla Comunità Montana. Nelle risposte del governo Monti, invece, ci sono dichiarazioni populiste e ad effetto, quasi mai giustificate da dati e da fonti, oppure sostenute da dati falsati e fuorvianti (quando non palesemente errati). Molto interessante questa appendice nel dimostrare che quando la democrazia è partecipata e informata, nessuno prende per il culo i cittadini.

  • La TAV del futuro

    La TAV del futuro

    La TAV del futuro dal profilo facebook di Aforismi di un pazzo:

    la tav del futuroLa TAV del futuro:

    Dopo che Holland ha manifestato i suoi dubbi sulla realizzazione del tratto francese della Torino – Lione il governo Monti sta investendo 10 miliardi di euro per far sviluppare ad uno sconosciuto scienziato statiunitense la tecnologia del Flusso Canalizzatore: i TAV, usciti dal tunnel al confine con la Francia a 88 miglia orarie, viaggeranno nel tempo.