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  • Factotum

    Factotum

    Factotum è un romanzo di Charles Bukowski pubblicato da TEA in questa edizione nel 2008.

    Informazioni su ‘Factotum’
    Titolo: Factotum
    Autore: Charles Bukowski
    ISBN: 9788850215751
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: TEA
    Data di pubblicazione: 2008-09-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 156
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    factotumBukowski è sempre irrecensibile. Forse per questo ha avuto così poco successo, all’inizio. Nessuno sapeva bene come fare.
    Paragonato spesso ad Henry Miller, soprattutto con questo romanzo, Bukowski assimila quello che può dal maestro (quando i protagonisti delle sue storie stanno leggendo stanno sempre leggendo Miller), e lo estremizza.

    Factotum parla fondamentalmente dei lavori svolti da Hank Chinaski in un periodo indefinito della sua vita. Di come li prendesse, lavori che nessuno voleva, mal retribuiti e sempre essendo sfruttati, e di come li perdesse dopo qualche giorno, sempre troppo ubriaco o disilluso per tenerseli.
    E come in molti libri di Bukowski non ha un finale, la storia finisce per troncamento. Ovviamente con una frase breve, sconvolgente, imbarazzante.

    Citazioni da “Factotum”

    “Per ogni Giovanna d’Arco c’è un Hitler appollaiato all’altra estremità dell’altalena”

    “Certo, non ero molto ambizioso, ma doveva esserci un posto per la gente priva di ambizione, un posto un po’ migliore di quello che gli si riservava di solito, voglio dire. Come cazzo si poteva pensare che fosse divertente svegliarsi alle sei e mezzo con la suoneria, saltar giù dal letto, vestirsi, ingoiare qualcosa di malavoglia, cacare, pisciare, spazzolarsi denti e capelli e buttarsi nel traffico per arrivare in un posto dove essenzialmente si facevano un sacco di soldi per qualcun altro e essere anche grati a chi ti dava la possibilità di farlo?”

    “L’inferno ribolle di risate”

    “La vita mi faceva sempre orrore,. Ero terrorizzato da quello che bisognava fare solo per mangiare, dormire e mettersi addosso qualche straccio. Così restavo a letto a bere. Quando bevi, il mondo è sempre la fuori che ti aspetta, ma per un pò almeno non ti prende alla gola”

  • Gli occhi del drago

    Gli occhi del drago

    Gli occhi del drago è un romanzo di Stephen King pubblicato da Sperling & Kupfer nel 1993.

    Informazioni su ‘Gli occhi del drago’
    Titolo: Gli occhi del drago
    Autore: Stephen King
    ISBN: 9788878243095
    Genere: Fantasy
    Casa Editrice: Sperling & Kupfer
    Data di pubblicazione: 1993-01-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 380
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    Gli occhi del drago | Stephen KingScritto nel 1984 da un giovane King, è uno dei suoi libri più atipici. Dedicato a sua figlia Naomi (che da il nome anche a uno dei personaggi) è lei la causa della peculiarità di questo libro. Non avendo l’età sufficiente per leggere i libri del padre, scrive questa storia che sta a metà tra il fantasy e la fiaba.
    Leggere un incipit di King che comincia con “C’era una volta” è sempre sconvolgente…

    Nel regno di Delain, il vecchio Re Roland cerca di governare il paese come meglio può. Non è un grande re, ma non è nemmeno un re folle. Ha un mago di corte che lo consiglia di nome Flagg, un essere malvagio che cerca di portare alla distruzione il regno pacifico e florido del re che sta servendo. Re Roland ha due figli: Peter, bello, intelligente e giusto, destinato ad essere un grande re; e Thomas, molto più simile al padre, insicuro e geloso del fratello maggiore.
    Il male incombe, Flagg trama per far precipitare Delain nell’anarchia e sembra riuscirci, uccidendo re Roland e facendo ricadere la colpa dell’assassinio su Peter…

    Se siete appassionati di King e della saga della Torre Nera non vi saranno sfuggite le analogie… Secondo King, infatti, il regno di Delain si trova nell’Entro-Mondo dell’universo dell’Ultimo Cavaliere. Lo stesso obelisco dove Peter verrà rinchiuso è un obelisco di centro metri posto all’interno di una piazza. Il re si chiama Roland. E il mago Flagg? Stesso nome dell’Uomo che Cammina ne l’Ombra dello Scorpione, è sempre lui: Walter O’Dim, Randall Flagg, la nemesi del Pistolero.

    Citazioni da “Gli occhi del drago”

    “La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”

    “Una delle caratteristiche più belle di una storia è come vola il tempo quando non accade niente di significativo. Il tempo reale non è mai così, e probabilmente è un bene”

  • Recensione di Deus Irae di Philip K. Dick e Roger Zelazny

    Recensione di Deus Irae di Philip K. Dick e Roger Zelazny

    Deus Irae è un romanzo scritto da Philip K. Dick e Roger Zelazny pubblicato da Fanucci nel 2001.

    Informazioni su ‘Deus irae’
    Titolo: Deus irae
    Autore: Philip K. Dick e Roger Zelazny
    ISBN: 9788834708309
    Genere: Fantascienza
    Casa Editrice: Fanucci
    Data di pubblicazione: 2001-01-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 250
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    deus iraeE’ finita la Terza Guerra Mondiale, una guerra fatta di Armi di Distruzione di Massa, lasciando la Terra a pezzi. Rimangono poche comunicazioni tra una comunità e l’altra, comunità perlopiù composte da semi-uomini deformati dalle radiazioni. La religione Cristiana è in decadenza, messa in ombra dal nuovo culto del Deus Irae, il Dio dell’Ira.

    Il Dio dell’Ira, come per i Cristiani, è Carlton Lufteufel, eletto a divinità per aver ordinato, da presidente, di distruggere il mondo con le armi atomiche.

    In questo mondo Tibor McMasters, un inc (incompleto) fa l’affrescatore per la locale chiesa dei Servi dell’Ira dipingendo con arti meccanici non avendo braccia e gambe in seguito alle radiazioni; gli viene commissionato l’incarico di eseguire un affresco che raffiguri il Dio dell’Ira: lo mandano nel mondo che rimane a cercarne una raffigurazione.

    Tibor non sa, ma si ritroverà a prendere da modello Carlton Lufteufel in carne ed ossa, ancora vivo e impazzito.

    Un libro piacevole, ma privo delle illuminazioni del resto della produzione di Dick.
    I personaggi, ad eccezione forse del protagonista, sono delineati grossolanamente, e il tema della ricerca è affrontato in maniera troppo banale per essere stato scritto dal dio della fantascienza.

    Citazioni da “Deus irae”

    “Ho viaggiato molto, ho visto il mondo, sia prima che dopo. Ho vissuto i giorni della distruzione. Ho visto le città morire, le campagne avvizzire. Ho visto il pallore abbattersi sulla terra. C’era ancora una certa bellezza, a quei tempi, sai. Le città erano frenetiche e sudice, ma in certi momenti, di solito all’arrivo e alla partenza, quando le guardavi di notte, tutte illuminate, da un aereo, in un cielo sereno… per quell’istante potevi quasi evocare una visione di Sant’Agostino. Urbi et orbi, forse, per quell’istante. E quando ti allontanavi dalle città, in una bella giornata, c’era tanto verde e tanto marrone, spruzzati di tutti gli altri colori, acque che scorrevano limpide, aria dolce… Ma poi venne quel giorno. L’ira discese. Peccato, colpa e punizione? Le psicosi maniacali delle entità che chiamavamo stati, istituzioni, sistemi… le potenze, i troni, le dominazioni… le cose che continuamente si mescolano all’umanità e dall’umanità emergono? La nostra tenebra, esteriorizzata e visibile? Comunque fosse, era stato raggiunto il punto critico. Discese l’ira. Il bene, il male, la bellezza, la tenebra, la città, la campagna… Il mondo intero, tutto si rispecchiò per un istante sulla spada levata.”

    “Siamo viandanti stranieri, qui, infelici e stanchi, e aspiriamo a ritornare alla nostra terra”

    “E’ questo che siamo diventati dopo la guerra, si disse. I nostri orizzonti si sono ristretti: la nostra visione del mondo è rimpicciolita. Siamo come vecchie signore, che raspano nella polvere con le dita deformate dai reumatismi”