Tag: brigate rosse

  • 10 Dicembre 1973

    Le Brigate Rosse sequestrano Ettore Amerio, direttore del personale FIAT gruppo auto.

    Anche a causa della grande austerità causata dall’embargo petrolifero del conflitto arabo-israeliano la FIAT licenzia 250 operai.

    Le Brigate Rosse rispondono sequestrando il cavalier Ettore Amerio, capo del personale della FIAT. Al sequestro partecipano Renato Curcio, Alberto Franceschini e Paolo Maurizio Ferrari.

    Alle 7:30 un commando brigatista travestito con tute della SIP (la ex Telecom) scende da un furgoncino e lo preleva dall’autorimessa dove sostava la sua auto e lo porta in una “prigione del popolo”.

    La scelta non è casuale, il suo nome viene fatto da Bruno Labate durante il sequestro.

    Ettore Amerio ha 58 anni, è sposato con Anna Zacchiero e ha due figli. Abita in un appartamento di Corso Tassoni 57, una casa dignitosa ma senza lusso. In passato ha avuto un infarto e soffre ancora di tachicardia.

    Quest’ultimo fatto verrà pero criticato aspramente da Lotta Continua nell’editoriale del giorno successivo al sequestro:

    Difficile trovare, fra gli operai, commenti pietistici nei confronti del rapito, del quale già le note di agenzia si preoccupano di informare che è malato di cuore. Si scopre che sono tutti malati di cuore questi funzionari del capitale: eppure adottano tranquilli, senza infarti e senza lacrime i licenziamenti di rappresaglia, i trasferimenti punitivi, le minacce di lasciare senza lavoro decine di migliaia di operai. Amerio tra gli operai è notissimo per la spregiudicatezza con cui tratta quest’armamentario. Ora è toccato a lui, e non c’è nessuno che ci pianga sopra, se non i suoi colleghi di sfruttamento.

    Viene processato il giorno stesso, mentre in una cabina telefonica viene fatto rinvenire il volantino della rivendicazione.

    Volantino della rivendicazione di Ettore Amerio

    “Lunedì 10 Dicembre alle 7:30 del mattino un nucleo armato delle Brigate Rosse ha prelevato nei pressi della sua abitazione il cavalier Ettore Amerio, capo del personale, gruppo automobili, della FIAT. Egli attualmente è detenuto in un carcere del popolo. Qualunque indagine poliziesca può mettere a repentaglio la sua incolumità. Il periodo di detenzione di questo artefice del terrorismo antioperaio dipende da tre fattori:

    1. Il proseguimento delle manovre antioperaie (cassa integrazione, ecc.) di strumentalizzazione della “crisi” creata e gonfiata ad arte dalla FIAT in combutta con le forze più reazionarie del Paese. Crisi che va nel senso di un mutamento reazionario dell’intero quadro politico.
    2. L’andamento degli interrogatori attraverso i quali intendiamo mettere in chiaro: la politica fascista seguita dalla FIAT nella sua offensiva postcontrattuale contro le avanguardie autonome, l’organizzazione operaia dentro la fabbrica e le forme di lotta; la questione dei licenziamenti usati terroristicamente per piegare la resistenza operaia alle incessanti manovre di intensificazione del lavoro. Dovrà spiegarci, il cavalier Amerio, la qualità e la quantità di questo attacco che solo negli ultimi mesi ha voluto dire l’espulsione dalla fabbrica di oltre 250 avanguardie; l’organizzazione dello spionaggio FIAT più attivo che mai, come dimostrano le motivazioni di alcuni recenti licenziamenti, dopo l’affossamento delle indagini iniziate dal pretore Guariniello; la pratica di assunzioni controllate dai fascisti attraverso la CISNAL e il MSI, visto che proprio il segretario di quello pseudosindacato fascista (da noi arrestato e interrogato nel Febbraio scorso) lo ha chiamato in causa attribuendogli pesanti responsabilità.
    3. La correttezza e la completezza dell’informazione che verrà data in questa azione in particolare e della nostra organizzazione in generale dai giornali di Agnelli.

    Compagni, quando la “paura” si afferma tra le larghe masse il padrone ha già vinto metà della guerra. Questa è la posta in palio nel gioco della “crisi economica” a cui stiamo assistendo. Ma tutti sappiamo che in crisi non è tanto l’economia dei padroni, ma il loro potere, la loro capacità di sfruttamento, di dominio e di oppressione che è stata definitivamente scossa dalle lotte operaie di questi ultimi anni.

    In questa situazione non siamo noi che dobbiamo avere paura, come non l’abbiamo avuta alla fine di Marzo quando abbiamo issato, contro padroni e riformisti, la bandiera rossa sulle più grandi fabbriche di Torino.

    In questa situazione dobbiamo accettare la guerra… Perché non combattere quando è possibile vincere?

    Quello che noi pensiamo è che da questa “crisi” non se ne esce con un “compromesso”. Al contrario siamo convinti che è necessario proseguire sulla strada maestra tracciata dalle lotte operaie degli ultimi 5 anni e cioè:

    • Non concedere tregue che consentano alla borghesia di riorganizzarsi.
    • Operare nel senso di approfondire la crisi di regime. Trasformare questa crisi in primi momenti di potere proletario armato, di lotta armata per il comunismo. Compromesso storico o potere proletario armato: questa è la scelta che i compagni devono oggi fare, perché le vie di mezzo sono state bruciate.

    Una divisione si impone in seno al movimento operaio, ma è da questa divisione che nasce l’unità del fronte rivoluzionario che noi ricerchiamo.

    Questa scelta, del resto, ci si presenta ogni giorno in fabbrica e fuori, posti come siamo di fronte all’aperta aggressione del padrone, del governo e dello Stato, e al deterioramento dei nostri tradizionali strumenti di organizzazione e di lotta.

    Battere l’attendismo!

    Dire no! al compromesso col fascismo FIAT! Accettare la guerra!

    Queste tre cose sono oggi necessarie per andare avanti nella costruzione del potere proletario.

    Creare costruire, organizzare il potere proletario armato! Nessun compromesso col fascismo FIAT!

    I licenziamenti non resteranno impuniti! Lotta armata per il comunismo!

    Torino 10 Dicembre 1973
    BRIGATE ROSSE

    La polizia cerca ovunque a Torino. Il capo della Criminalpol Montesano perquisisce personalmente la residenza in campagna della Famiglia Feltrinelli, mentre al governo, su indicazione di Fanfani, viene proposto un disegno di legge che autorizza la polizia durante i sequestri all’utilizzo delle armi e si consente alla polizia di interrogare prima del magistrato.

    Mentre la caccia ai brigatisti prosegue frenetica, due auto vengono parcheggiate di fronte alla sede della Sit-Siemens, in Piazza Zavattari, a Milano, e alla Breda Siderurgica, in Via Santo Uguzzone, a Sesto San Giovanni. Sul tetto hanno altoparlanti e, a intervalli regolari, vengono diffusi il testo del primo «bollettino» emesso dall’organizzazione clandestina per il sequestro di Amerio, e un avvertimento: «Ai passanti. Non toccare questa macchina. È carica di esplosivo e può dilaniarvi. Sono le Brigate Rosse a lanciare questo avvertimento. Abbiamo sequestrato il cavalier Amerio della FIAT per dare una lezione ai fascisti». È compito degli artificieri aprire le portiere: nelle auto non c’è esplosivo, ma solo sue registratori che ripetono i messaggi.

    Le BR fanno trovare in modo beffardo il comunicato n°2 nella stessa cabina di Piazza Statuto a Torino, esattamente dove era stato lasciato il primo.

    Comunicato n°2 sul sequestro di Ettore Amerio

    «I licenziamenti non resteranno impuniti!»

    Sequestro Amerio, comunicato numero 2

    I licenziamenti non resteranno impuniti!

    Dei tre fattori da cui dipende la detenzione del direttore del personale auto della FIAT Ettore Amerio due sono, per ora, disattesi.

    E cioè:

    • la FIAT continua a far pesare la minaccia della cassa integrazione nella conduzione della trattativa;
    • i giornali di Agnelli (ma anche quelli dei suoi soci) coi loro servizi sull’”incerto colore politico” della nostra organizzazione rendono un pessimo servizio ad uno tra i più fedeli servi del loro padrone.

    Per parte sua, invece, il detenuto Amerio sta “collaborando” in modo soddisfacente.

    Riconfermiamo inoltre che l’insensato comportamento di polizia mette in pericolo l’ostaggio.

    Compagni, gli interrogatori a cui abbiamo sinora sottoposto il capo del personale Amerio:

    1. Hanno confermato l’esistenza, ancora oggi, di una centrale di spionaggio FIAT che fa capo direttamente a Cuttica, quello che rappresenta Agnelli al tavolo delle trattative, in attesa di essere messo da parte perché alla FIAT non piacerebbe avere nei prossimi mesi un capo del personale rinviato a giudizio quale corresponsabile di corruzione di funzionari dello Stato e organizzatore di un mini sifar ad uso privato dei fratelli Agnelli!
      Questa centrale è direttamente manovrata dal cavalier Negri, responsabile in quanto capo dell’ufficio centrale assunzione dei famigerati “servizi generali”;
    2. Hanno confermato il carattere punitivo e persecutorio degli oltre 250 licenziamenti per “troppa mutua” o per “insubordinazione”, che hanno colpito le avanguardie politiche e di lotta dopo il contratto nazionale;
    3. Hanno confermato la pratica sistematica e organizzata dagli accertamenti sul colore politico di chi fa domanda di assunzione, pratica che ora, con maggior prudenza, i “servizi generali” FIAT hanno affidato ad una agenzia privata di investigazioni, l’agenzia Manzini;
    4. Hanno confermato le assunzioni selezionate di fascisti, che come già ci aveva detto Labate, segretario di uno pseudosindacato fascista, da noi interrogato, punito e rapato, avvengono con molta facilità – dato che a capo dell’ufficio centrale assunzioni di palazzo Marconi c’è un boia fascista quale è il cavalier Negri (alla FIAT dagli anni Trenta e che da allora indossa la camicia nera), servo fedele in egual misura di Agnelli e di Abelli.

    Gli interrogatori inoltre hanno confermato altri importanti fatti che renderemo noti e documenteremo quanto prima. Queste, come capirete compagni, sono questioni che possono essere affrontate e risolte solo con uno scontro di potere, uno scontro che è di conseguenza politico e armato. Noi non pensiamo di risolverlo “in proprio”, con una nostra piccola guerra privata. Al contrario la nostra azione è fortemente unitaria con tutte le componenti del movimento operaio che operano nel senso della costruzione delle fabbriche e nei quartieri di un reale potere operaio e popolare armato.

    BRIGATE ROSSE

    Amerio verrà poi rilasciato 8 giorni dopo, il 18 Dicembre 1973.

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    Da “La notte della Repubblica: la nascita delle Brigate Rosse”

  • Vincenzo Tessandori. BR Imputazione: banda armata. Cronaca e documenti delle Brigate Rosse.
  • Giovanni Bianconi, Mi dichiaro prigioniero politico. Storie delle Brigate Rosse.
  • 30 Luglio 1971

    Le Brigate Rosse compiono una rapina a mano armata a Pergine Valsugana.

    Dalla sentenza del 1° Aprile 1979 del Tribunale di Milano, I Corte d’assise:

    «Verso le 12.30, in Pergine Valsugana, due giovani armati di pistola e con il volto travisato da una calza di nylon nera entrano nella locale filiale della banca di Trento e Bolzano e asportano, sotto la minaccia delle armi, la somma di lire 9.431.846, parte custodita dal cassiere per le operazioni correnti, parte giacente nella cassaforte. Appena impossessatisi della somma, i rapinatori si allontanano velocemente a bordo di una Fiat 128 con altri due complici rimasti in attesa, l’uno all’esterno della porta di ingresso della banca, l’altro al volante di detta autovettura… Di questa rapina [verranno] incolpati Morlacchi Piero e la moglie Heide Ruth Peusch, Moretti Mario, e Taiss Giorgio»

    Al termine del processo, i colpevoli della rapina verranno assolti con formula dubitativa perché le dichiarazioni del brigatista pentito Marco Pisetta non saranno ritenute fonte di prova. Nel 1993 Moretti confermerà che quella rapina fu «la prima azione armata della mia vita».

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  • Primavera 1971

    Mario Moretti si riavvicina alle Brigate Rosse.

    Moretti manifesta consenso per le prime azioni brigatiste di guerriglia urbana, e chiede di poter collaborare operativamente in vista di un suo arruolamento a pieno titolo.

    Ecco come Curcio ricorderà la circostanza:

    «Un giorno della primavera 1971, quando avevamo da poco cominciato le nostre “azioni dimostrative”, Margherita, Franceschini e io incontrammo Moretti al cancello della Siemens. Allora giravamo ancora tranquilli e frequentavamo i marciapiedi delle fabbriche. Ci disse che le cose che andavamo facendo e predicando, ossia gli attentati alle auto dei capetti e le nostre proposte politiche, avevano avuto un certo successo nel suo ambiente, e ci chiese di poter seguire da vicino le nostre iniziative. Così entrò gradualmente nell’organizzazione e fu lui che, poco più tardi, ci suggerì il sequestro dell’ingegner Idalgo Macchiarini»

    E ancora, Franceschini:

    «Moretti si rifece vivo quando ci vide passare all’azione con gli attacchi alle automobili. Non fu facile mettersi d’accordo: per mesi discutemmo con il suo gruppo, e solo quando concordammo sulla necessità di “alzare il tiro”, di passare al sequestro, Mario divenne brigatista»

    Moretti sostiene che nel periodo in cui è uscito dal CPM ha avuto problemi di salute, che era entrato in contatto con alcuni guerriglieri sudamericani esuli in Italia e che insieme a loro aveva fatto alcune rapine di autofinanziamento.

    Assieme a Moretti si avvicinano alle Brigate Rosse anche altre persone: tra questi ci sono Pierluigi Zuffada e Corrado Alunni, pupillo di Moretti.

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  • 26 Gennaio 1971

    A Lainate (Milano), alcuni ordigni incendiari provocano la distruzione di tre autocarri sulla pista di collaudo dei pneumatici Pirelli.

    Oltre ai tre autocarri OM distrutti altri tre non prendono fuoco solo per caso.

    Il volantino di rivendicazione delle Brigate Rosse cita:

    «Continueremo con forme di lotta più avanzate sulla strada già intrapresa: attacco alla produzione, molto danno per il padrone, poca spesa per noi. E su questa strada abbiamo già cominciato a muovere i primi passi. Lunedì notte 26 gennaio, sulla pista prova-pneumatici di Lainate, tre camion di Pirelli sono bruciati, 20 milioni andati in fumo! Da un punto di vista “tecnico”, questa azione non è stata eccellente, e altri cinque camion sono rimasti indenni. Ma sbagliando si impara, e la prossima volta sapremo far meglio…».

    Lo spettacolare attentato incendiario di Lainate ha una notevole eco sulla stampa nazionale. Il giornale “Lotta continua”, periodico dell’omonimo gruppo di estrema sinistra, esprime forti critiche, e adombra la possibilità che gli attentati brigatisti siano oscure provocazioni:

    «Azioni come quelle delle BR vanno ad alimentare il disegno di provocazione antioperaia portato avanti da padroni, fascisti e polizia, dando oggettivamente una mano alla politica padronale degli opposti estremismi…
    Attività come quelle delle Br e gruppi simili sono un ostacolo alla crescita dell’autonomia proletaria, e dal proletariato e dalle avanguardie rivoluzionarie saranno isolate».

    Si saprà poi che nella preparazione degli attentati incendiari di Lainate, i brigatisti sono stati aiutati dal sindacalista socialista “Raffaele”, confidente dell’Ufficio politico della Questura di Milano.

    All’ingresso della pista viene lasciato un foglio con la scritta: “DELLA-TORRE-CONTRATTO-TAGLI DELLA PAGA-MAC MAHON-BRIGATE ROSSE”.

    Il «Corriere della Sera» dedica all’episodio un articolo a cinque colonne in cui, forse per la prima volta, le BR vengono definite «fantomatica organizzazione extraparlamentare».

    Da parte sua, «l’Unità», che fino a quel momento aveva ignorato tutti gli episodi precedenti, minimizza e “condanna”, scrivendo fra l’altro:

    «Chi lo ha compiuto, pur mascherandosi dietro anonimi volantini con fraseologia rivoluzionaria, agisce per conto di chi, come lo stesso Pirelli, è interessato a far apparire agli occhi dell’opinione pubblica la responsabile lotta dei lavoratori per il rinnovo del contratto come una serie di atti teppistici.

    Un comunicato del PCI s’incarica poi di catechizzare gli operai sul comportamento da tenere con questi “provocatori”: «Quando questi atti avvengono i lavoratori devono per primi prendere la iniziativa di toglierli di mezzo con le maniere più idonee corrispondenti alla natura degli atti compiuti».

    Più sobrio l’atteggiamento politico delle organizzazioni sindacali, che liquidano le azioni delle BR come «sparate provocatorie di pretto stile fascista».

    E gli operai? Gli operai approvano il clamoroso botto di Lainate, così come avevano salutato soddisfatti i precedenti arrosti di vetture padronali.

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  • 8 Dicembre 1970

    Le Brigate Rosse danno alle fiamme l’auto di Enrico Loriga, capo del personale della Pirelli Bicocca.

    Siamo sempre a Milano, in viale Abruzzi. L’auto è un Alfa Romeo 1750.

    Gli operai della Pirelli sono in lotta da mesi per il rinnovo contrattuale, e in fabbrica le azioni di guerriglia brigatista vengono viste con un certo favore da piccole frange della base operaia.

    Enrico Loriga, capo del personale, ritenuto responsabile del licenziamento dell’operaio Della Torre, quadro di punta della CGIL, già comandante partigiano.

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  • 27 Novembre 1970

    Le Brigate Rosse danno fuoco alla macchina di Ermanno Pellegrini, capo dei servizi di vigilanza alla Pirelli Bicocca. (altro…)

  • 17 Settembre 1970

    Prime azioni di Guerriglia Urbana delle Brigate Rosse.

    Franceschini e Mara Cagol, utilizzando bidoni di benzina e ordigni incendiari, danno alle fiamme la serranda del box-auto del capo del personale della Sit-Siemens Giuseppe Leoni, in via Moretto da Brescia.

    L’attentato viene “firmato” con la sigla BR e col simbolo dell’organizzazione, una stella a cinque punte.

    Benché lavori ancora alla Sit-Siemens, Moretti è del tutto estraneo alla primissima azione delle BR, delle quali non fa parte: dopo avere lasciato il CPM accusando Simioni di inconcludenza, sembra essersi ritirato a vita privata.

    Ricorda Franceschini:

    «Non solo io, ma anche Margherita Cagol e altri
    di noi, sospettavamo che il dissidio tra Moretti e Simioni fosse stato una messinscena collegata alla rete clandestina che Simioni stava costruendo allo scopo di infiltrare le organizzazioni dell’estrema
    sinistra per egemonizzarle inducendole a praticare la sua linea militarista del terrorismo selettivo.»

    Nel Cpm prima e in Sinistra proletaria poi, Simioni aveva tessuto la sua rete per il passaggio alla clandestinità in gran segreto – lo stesso Curcio ne sapeva ben poco. Era capitato più volte che Simioni si scontrasse “pubblicamente” con qualcuno della sua rete clandestina proprio per buttare fumo negli occhi a noi. Il fatto certo è che dalla primavera del 1970 e per un anno circa Moretti sparisce dalla circolazione, non lo si vede più a nessuna manifestazione politica, non c’è quando nasce “Sinistra proletaria”, e non c’è neanche al convegno di Pecorile dove si decide la fondazione delle BR e il passaggio alla propaganda armata».

    La stessa notte si registra un altro episodio. L’ingegner Giorgio Villa, dirigente centrale della Sit-Siemens trova, infilato sotto il tergicristallo dell’auto sportiva parcheggiata in via Vittorio Pisani, un foglio quadrettato:

    «Ingegner Villa, quanto durerà la Ferrarina? Fino a quando noi decideremo che è ora di finirla con i teppisti.»

    Brigate Rosse

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    Da “La notte della Repubblica: la nascita delle Brigate Rosse”