Autore: zorba

  • 20 Marzo 1979

    Viene assassinato a Roma il giornalista Mino Pecorelli.

    I killer e i mandanti dell’omicidio non verranno mai scoperti.

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  • 17 Marzo 1979

    Raffaele Fiore viene arrestato a Torino insieme a Vincenzo Acella.

    Fui arrestato il 17 Marzo successivo, nemmeno quaranta giorni dopo l’uccisione di Rossa e ad un anno esatto dal sequestro Moro. Erano le sette meno venti di sera di un Sabato e stavo andando a un appuntamento con Vincenzo Acella, un militante irregolare che dopo una sparatoria aveva dovuto darsi alla latitanza. Non dovevo incontrarlo io, ma un’altra compagna, che però all’ultimo momento non aveva potuto. Con Acella c’era anche Piero Panciarelli. Entrammo in un bar a bere qualcosa, in Via Stradella, a Torino. Poco dopo arrivarono alcuni poliziotti, che chiesero i documenti a tutti; quando toccò a noi saltò fuori la pistola che aveva Acella e fummo arrestati: processo per direttissima, tre anni e mezzo.

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  • 31 Gennaio 1979

    Si dimette il governo Andreotti.

    La fine del governo sancisce la fine della politica di solidarietà nazionale, ossia il compromesso storico.

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  • 24 Gennaio 1979

    A Genova Guido Rossa viene ucciso dalle Brigate Rosse.

    Viene così reciso l’ultimo filo che tiene legate le Brigate Rosse alla sinistra italiana.

    Guido Rossa è un sindacalista della FIOM dell’Italsider e militante del PCI. Gli si imputa di aver denunciato, l’Ottobre precedente, Francesco Berardi detto “Cesare”, un operaio che aveva distribuito dentro la fabbrica i volantini delle BR.

    Berardi si suiciderà in carcere e la colonna genovese prenderà il suo nome.

    Gli assassini sono i brigatisti Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo e Lorenzo Carpi.

    In sede giudiziaria Guagliardo dirà che Rossa avrebbe dovuto essere solo “gambizzato”: ma dopo avergli sparato alle gambe, e mentre il terzetto si stava allontanando, Dura è tornato indietro e ha finito l’operaio comunista sparandogli un colpo al cuore.

    Dura è il pupillo di Moretti, che lo ha voluto a capo della colonna genovese; quale “premio” per il delitto Rossa, Moretti promuoverà Dura nel Comitato esecutivo.

    La città di Genova risponde all’uccisione di Rossa con un compatto sciopero generale e una grande manifestazione dai connotati antifascisti, a conferma del totale isolamento delle Br. All’interno dell’organizzazione terroristica l’uccisione dell’operaio comunista provoca contraccolpi: un volantino Br recapitato all’Ansa di Roma definisce il delitto «un errore» della «colonna genovese» – una sostanziale sconfessione pubblica decisa da Morucci e Faranda, che provocherà tensioni con la triade Moretti-Gallinari-Micaletto che quel delitto ha approvato e avallato.

    Riconoscerà Mario Moretti:

    «Guido Rossa non bisognava neanche ferirlo».

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  • 21 Dicembre 1978

    A Roma vengono feriti Gian Antonio Pellegrini e Giuseppe Rainone, due agenti della scorta di Giovanni Galloni.

    Il commando delle Brigate Rosse agisce da un auto. Alla guida c’è Alessio Casimirri, dietro sua moglie Rita Algranati. Mentre a sparare dalla parte destra dell’auto sono Prospero Gallinari e Adriana Faranda.

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  • 10 Ottobre 1978

    A Roma le Brigate Rosse uccidono Gerolamo Tartaglione, magistrato di Cassazione e direttore generale degli Affari Penali al Ministero di Grazia e Giustizia.

    Gerolamo Tartaglione è un uomo mite, molto amato dai suoi colleghi. All’agguato prendono parte Alessio Casimirri, Massimo Cianfanelli, Alvaro Loiacono e Adriana Faranda. Lei viene coinvolta all’ultimo momento, con il ruolo di copertura. È armata di mitra.

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  • 4 Ottobre 1978

    Il generale Dalla Chiesa si incontra con il giornalista Mino Pecorelli.

    Tre giorni dopo il blitz milanese in via Monte Nevoso – il generale Dalla Chiesa si incontra col giornalista Mino Pecorelli, direttore-fondatore del periodico “Op”.

    Iscritto alla P2 e da anni in stretti rapporti con settori dei servizi segreti, Pecorelli è una spina nel fianco del potere politico romano, specialmente di quello andreottiano: attraverso “Op” pubblica dossier riservati e notizie scabrose, anticipando scandali e rivelando manovre e intrighi di potere.

    Dopo l’incontro del 4 ottobre con Dalla Chiesa, Pecorelli comincia a pubblicare una serie di articoli pesantemente allusivi sul delitto Moro, insinuando il vero: cioè che le carte di Moro trovate nel covo Br di via Monte Nevoso siano state “manipolate” e “censurate” dai carabinieri in quanto contenenti “segreti di Stato”, come in effetti è avvenuto. Il direttore di “Op” si sofferma più volte anche sulle Br e sul loro imprendibile capo:

    «L’obiettivo primario [del sequestro Moro] è senz’altro quello di allontanare il Partito comunista dall’area di potere nel momento in cui si accinge all’ultimo balzo, alla diretta partecipazione al governo del Paese. È un fatto che si vuole che ciò non accada. Perché è comune interesse delle due superpotenze mondiali mortificare l’ascesa del PCI, cioè del leader dell’eurocomunismo, del comunismo che aspira a diventare democratico e democraticamente guidare un Paese industriale… È Yalta che ha deciso via Mario Fani»

    «Le Br non rappresentano il motore principale del missile, esse agiscono come motorino per la correzione della rotta dell’astronave Italia».

    «Ma torneremo a parlare… Perché Cossiga era convinto, crediamo (?), che Moro sarebbe stato liberato e forse la mattina che il presidente è stato ucciso, [Cossiga] era insieme a altri notabili DC a piazza del Gesù in attesa che arrivasse la comunicazione che Moro era libero. Moro invece è stato ucciso. In macchina. A questo punto vogliamo fare anche noi un po’ di fantapolitica. Le trattative con le BR ci sarebbero state. Come per i feddayn. Qualcuno però non ha mantenuto i patti. Moro, sempre secondo le trattative, doveva uscire vivo dal covo (al centro di Roma? Presso un comitato? Presso un santuario?), i “carabinieri” (?) avrebbero dovuto riscontrare che Moro era vivo e lasciar andare via la macchina rossa. Poi qualcuno avrebbe giocato al rialzo, una cifra inaccettabile perché si voleva comunque l’anticomunista Moro morto, e le BR avrebbero ucciso il presidente della Democrazia cristiana in macchina, al centro di Roma, con tutti i rischi che una simile operazione comporta. Ma di questo non parleremo, perché è una teoria cervellotica campata in aria. Non diremo che il legionario si chiama “DC” e il macellaio Maurizio».

    «E a proposito di via Gradoli, è stato ammesso ufficialmente che, alla segnalazione, la polizia si precipitò a Gradoli e non a via Gradoli a Roma. Basta questo per mettere sotto processo gli inetti a  quali era stata affidata la vita di un uomo? E che dire della conoscenza, prima di marzo, della tipografia di via Pio Foà dove manovrava, con macchine offset, inchiostro e carta, il signor Mario Moretti, alias ing. Borghi di via Gradoli, nonché il correttore delle lettere di Aldo Moro scritte nel carcere del popolo!… Del caso Moro si sa ben poco; si pensa e si intuisce che gli elementi più attivi e più pericolosi della organizzazione eversiva ancora latitanti, abbiano potuto prendere parte all’operazione di via Fani e alle fasi successive a cominciare da Mario Moretti, forse Prospero Gallinari e gli altri. Ma niente di più. Da allora è stata ridimensionata l’attività di un’organizzazione che in caso contrario avrebbe forse dilagato con chissà quali conseguenze. Tutte le operazioni portate a termine, prima e dopo l’incarico al gen. Dalla Chiesa, hanno consentito di controllare e limitare l’attività; ma il colpo al cuore dell’organizzazione ancora non c’è stato»

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  • 30 Agosto 1978

    Giulio Andreotti conferisce poteri speciali anti-terrorismo al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

    Il 30 Agosto, con un apposito decreto-legge, Andreotti conferisce poteri speciali antiterrorismo al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: il decreto governativo stabilisce che, a partire dal successivo 10 settembre, il generale dovrà attuare «forme organiche di coordinamento e di cooperazione tra le forze di polizia e gli agenti dei servizi informativi», e che di tali specialissimi compiti operativi riferirà «direttamente al ministro dell’Interno».

    In pratica, il generale Dalla Chiesa diventa un supervisore dei servizi segreti in funzione antiterrorismo, svincolato dal collegamento con la magistratura.

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  • 15 Giugno 1978

    Si dimette dalla carica di Presidente della Repubblica Giovanni Leone.

    Il quadro politico della solidarietà nazionale è irreversibilmente incrinato, le divisioni fra i partiti e nei partiti della maggioranza, innescate dal lungo sequestro, benché ancora latenti sono molto profonde.

    La prima ripercussione è istituzionale: su richiesta di PCI, PRI e radicali, e con i sostanziale assenso di una parte della DC, il 15 giugno si dimette il chiacchierato presidente della Repubblica Giovanni Leone;

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  • 12 Giugno 1978

    Consultazione referendaria sulla Legge Reale.

    Il 12 giugno 1978 – cioè un mese dopo l’uccisione di Moro – si svolge in tutta Italia la consultazione referendaria sulla “legge Reale” in materia di ordine pubblico.

    Varata nel maggio 1975, la nuova normativa voluta dal ministro della Giustizia Oronzo Reale per fronteggiare il terrorismo ha introdotto il fermo giudiziario e ampliato la possibilità di uso delle armi da parte delle forze dell’ordine. Il risultato della consultazione, pesantemente condizionato dalla tragica conclusione del sequestro Moro, è una dura sconfitta della sinistra libertaria: il 76,5 per cento degli elettori, in nome della lotta al terrorismo e alla criminalità, approva il giro di vite autoritario della legge Reale.

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