21 Ottobre 1975

Enrico Boffa, dirigente della Singer, viene aggredito dalle Brigate Rosse.

Articolo de La Stampa sull’aggressione a Enrico Boffa

“Costretto con le armi a inginocchiarsi, lo hanno fotografato, poi, con freddezza, gli hanno sparato nelle gambe: due colpi, un proiettile lo ha ferito all’altezza del ginocchio destro. La vittima è Enrico Boffa, 41 anni, abita a Rivoli, sposato con due figli; è direttore del personale dello stabilimento di Leinì. Le Brigate Rosse lo avevano già preso di mira il 2 Febbraio scorso: all’alba una bomba aveva semidistrutto la sua 125 special. L’ordigno era una molotv di tipo assai sofisticato e potente. Ore 18:45. Enrico Boffa rincasa dal lavoro. Parcheggia la sua auto nel box. Sta per chiudere la serranda, quando dalla penombra sbucano tre uomini, volto scoperto, le pistole strette in pugno. Lo scaraventano a terra, gli puntano la canna di una rivoltella alla tempia e gli intimano: “Non muoverti, altrimenti sei morto. Poi lo fanno inginocchiare. Al collo gli appendono un cartello: “Brigate Rosse. Trasformare la lotta contrattuale in scontro di potere per battere il disegno presidenziale e corporativistico di Agnelli e Leone e il compromesso storico di Berlinguer”. Boffa scorge uno degli aggressori allontanarsi di qualche passo, poi è accecato dal lampo dei flashes. Attimi di silenzio, l’uomo non tenta neppure di alzare gli occhi, gli sconosciuti sembrano volersi allontanare, ma all’improvviso risuonano due detonazioni. Boffa avverte un dolore alla gamba destra, un proiettile l’ha raggiunto alla coscia, vicino al ginocchio.

Le reazioni all’aggressione sono dure. La Federazione Lavoratori Metalmeccanici dichiara:

«Di fronte al nuovo atto criminale realizzate dalle Brigate Rosse nei confronti del dott. Boffa, la FLM riafferma come già in passato più volte espresso, non accettabili, avventuristici e incoscienti simili atti. Il movimento operaio ha da tempo espresso le sue forme di lotta realizzate attraverso le iniziative dei lavoratori nel loro insieme. Consideriamo pertanto provocatorie queste imprese, la FLM unitamente al consiglio di fabbrica, decide di proclamare all’interno della Singer quattro ore di sciopero».

Rincara la dose «L’Unità»:

«Le sedicenti Brigate Rosse si sono rifatte vive alla Singer, una delle fabbriche dove la lotta è più dura, dove ai lavoratori più serve una strategia e una tattica intelligente che allarghi attorno a loro la solidarietà e susciti gli interventi più efficaci. Esattamente l’opposto di quel che i “brigatisti” indicano nei loro scritti.

[…]

Che si tratti di provocatori, di nemici dei lavoratori, della loro causa, non siamo più i soli ad affermarlo; non è più solo il movimento operaio che questo giudizio delle sedicenti “brigate” aveva espresso fin dall’inizio. La loro puntualità d’intervento ogni volta che si avvicina una lotta di particolare impegno, il loro puntuale tentativo di portare i lavoratori su strade prive di uscita, le stesse azioni criminali (sequestri, ferimenti) che esse cercavano di addossare ai lavoratori, tutto ha fatto sì che la matrice venisse in luce. Chi ha messo in moto questa macchina provocatoria vuole colpire i lavoratori, i loro partiti, i loro sindacati; la manovra appare fallita; oggi, all’infuori dei fascisti, non c’è più nessuno che pensi alle “brigate” come a un’organizzazione che, coi lavoratori, ha qualcosa da spartire. Sono nemici dichiarati di chi lavora e lotta».

La situazione della Singer è davvero drammatica: i responsabili della multinazionale, alla fine di Agosto, hanno deciso di tagliare «il ramo secco» di Leinì per «gravi difficoltà economico-finanziarie». L’occupazione della fabbrica è stata l’immediata reazione dei dipendenti. Dal primo Settembre, hanno deciso gli americani, cassa integrazione a zero ore per i 1788 operai (tranne 135 «comandati» per la manutenzione degli impianti).

Le bierre emettono un comunicato nel quale accusano Boffa di essere stato

assieme a Fiorini e Savino, il promulgatore della politica aziendale nello stabilimento di Leinì. Una politica aziendale reazionaria che si è manifestata attraverso l’uso di fascisti fino al ’73, il non rispetto degli accordi sindacali, il rafforzamento costante dell’apparato spionistico di controllo, la cassa integrazione usata da un anno a questa parte in modo sfacciatamente provocatorio, i licenziamenti ecc… e ora dando il pieno sostegno alla decisione dei padroni americani di chiudere lo stabilimento.

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