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Aldo Moro
Home›L'alba dei funerali di uno Stato›Aldo Moro›8 Aprile 1978

8 Aprile 1978

By zorba
8 Aprile 1978
205
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Aldo Moro scrive alla moglie, Eleonora Moro.

[su_spoiler title=”Lettera a Eleonora Moro, recapitata l’8 Aprile” style=”fancy”]

segreto
qualche concetto più toccante della lettera potresti dare in dichiarazioni RAI e TV (Guerzoni)

Mia carissima Noretta,

anche se il contenuto della tua lettera al Giorno non recasse motivi di speranza (né io pensavo che li avrebbe recati), essa mi ha fatto un bene immenso, dandomi conferma nel mio dolore di un amore che resta fermo in tutti voi e mi accompagna e mi accompagnerà per il mio Calvario. A tutti dunque il mio ringraziamento più vivo, il bacio più sentito, l’amore più grande.

Mi dispiace, mia carissima, di essermi trovato a darti questa aggiunta di impegno e sofferenza. Ma vedo che anche tu, benché sfiduciata, non mi avresti perdonato di non averti chiesto una cosa che è forse un inutile atto d’amore, ma è un atto d’amore.

Ed ora, pure in questi limiti, dovrei darti qualche indicazione per quanto riguarda il tuo tenero compito. È bene avere l’assistenza discreta di Rana e Guerzoni. Mi pare che siano rimasti taciti i gruppi parlamentari, ed in essi i migliori amici, forse intimiditi dal timore di rompere un fronte di austerità e di rigore. Ed invece bisogna avere il coraggio di rompere questa umanità fittizia, come tante volte è accaduto. Quello che è stupefacente è che in pochi minuti il Governo abbia creduto di valutare il significato e le implicazioni di un fatto di tanto rilievo ed abbia elaborato in gran fretta e con superficialità una linea dura che non ha più scalfito. Si trattava in fondo di uno scambio di prigionieri come si pratica in tutte le guerre (e questa in fondo lo è) con la esclusione dei prigionieri liberati dal territorio nazionale. Applicare le norme di diritto comune non ha senso. E poi questo rigore proprio in un paese scombinato come l’Italia. La faccia è salva, ma domani gli onesti piangeranno per il crimine compiuto e soprattutto i democristiani. Ora mi pare che manchi specie la voce dei miei amici. Converrebbe chiamare Cervone, Rosati, Dell’Andro, e gli altri che Rana conosce ed incitarli ad una dissociazione, ad una rottura dell’unità. È l’unica cosa che i nostri capi temono. Del resto non si curano di niente. La dissociazione dovrebbe essere pacata e ferma insieme. Essi non si rendono conto quanti guai verranno dopo e che questo è il meglio, il minor male almeno.

Tutto questo andrebbe fatto presto, perché i tempi stringono. Degli incontri che riuscirai ad avere, se riuscirai, sarà bene dare notizia con qualche dichiarazione. Occorre del pubblico oltre che del privato. S questo fatti guidare da Guerzoni.

Nel risvolto del «Giorno» ho visto con dolore ripreso dal solito Ziziola un riferimento dell’Osservatore Romano (Levi). In sostanza: no al ricatto. Con ciò la S. Sede, espressa da questo Sig. Levi, e modificando precedenti posizioni, smentisce tutta la sua tradizione umanitaria e condanna oggi me, domani donne e bambini a cadere vittime per non consentire il ricatto. È una cosa terribile, indegna della S. Sede. L’espulsione dallo Stato è praticata in tanti casi, anche nell’Unione Sovietica, e non si vede perché qui dovrebbe essere sostituita dalle stragi di Stato. Non so se Poletti può rettificare questa enormità in contraddizione con altri modi di comportarsi della S. Sede. Con questa tesi si avalla il peggior rigore comunista ed a servizio dell’unicità del comunismo. È incredibile a quale punto sia giunta la confusione delle lingue. Naturalmente non posso non sottolineare la cattiveria di tutti i democristiani che mi hanno voluto nolente ad una carica, che, se necessaria al Partito, doveva essermi salvata accettando anche lo scambio di prigionieri. Son convinto che sarebbe stata la scelta più saggia. Resta, pur in questo momento supremo, la mia profonda amarezza personale. Non si è trovato nessuno che si dissociasse? Bisognerebbe dire a Giovanni che significa attività politica. Nessuno si è pentito di avermi spinto a questo passo che io chiaramente non volevo? E Zaccagnini? Come può rimanere tranquillo al suo posto? E Cossiga che non ha saputo immaginare nessuna difesa? Il mio sangue ricadrà su di loro. Ma non è di questo che voglio parlare; ma di voi che amo ed amerò sempre, della gratitudine che vi debbo, della gioia indicibile che mi avete dato nella vita, del piccolo che amavo guardare e cercherò di guardare fino all’ultimo. Avessi almeno le vostre mani, le vostre foto, i vostri baci. I democratici cristiani (e Levi dell’Osservatore) mi tolgono anche questo. Che male può venire da tutto questo male? Ti abbraccio, ti stringo, carissima Noretta e tu fai lo stesso con tutti con il medesimo animo. Davvero Anna si è fatta vedere? Che Iddio la benedica. Vi abbraccio

Aldo

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Testi

  • Gianluca Garelli e Augusto Cherchi, 55 Giorni Aldo Moro – Voci e carte dalla prigione

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Tagsaldo moroBenigno ZaccagniniCorrado GuerzoniEleonora MoroElio RosatiFrancesco CossigaIl GiornoNicola RanaRenato Dell'AndroUgo PolettiUnione SovieticaVirgilio LeviVittorio Cervone
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    — Stephen King, La chiamata dei tre
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