“La televisione è tutta intelligente. Ma c’è un’intelligenza al servizio della libertà artistica, e una (preponderante) al servizio del potere. Negli USA, i media controllano il potere, da noi è il contrario. Ecco perché non c’è più spazio per chi è libero. Essere liberi significa non essere ricattabili. In Italia, che è una rete di clan, essere liberi è un difetto per il sistema e così il senso della dignità personale è in vendita al miglior offerente. In questo momento c’è la fila per vendersi. Fine del pudore. Dove non c’è più pudore, c’è solo potere.”
Daniele Luttazzi, La guerra civile fredda
Autore: zorba
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Citazioni di Daniele Luttazzi: “La televisione è tutta intelligente…
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Recensione di L’uomo a rovescio di Fred Vargas
L’uomo a rovescio è un romanzo di Fred Vargas, il secondo della serie del Commissario Adamsberg, pubblicato da Einaudi nel 2014.
Informazioni su ‘L’uomo a rovescio’
Il secondo capitolo del Commissario Adamsberg si apre senza il protagonista. Siamo sull’altopiano del Mercantour, una delle zone più selvagge di Francia, abitato da popolazioni isolate in piccoli villaggi, dalla natura selvaggia e da branchi di lupi. E da Camille Forestier, l’amore della vita del Commissario Adamsberg.È in questi territorio che un lupo pare essere impazzito. Sbrana pecore al pascolo, da solo, e gli abitanti sono molto preoccupati, più che del danno economico proprio dello strano comportamento del lupo. Preoccupazione che aumenta ancora quando a morire è una donna.
In alcuni prende forma l’idea che a uccidere sia un lupo mannaro; un uomo completamente glabro perché i peli crescono all’interno del corpo, che quando si trasforma in lupo si rovescia, come nella più antica tradizione francese.
Il romanzo risulta più lento del precedente, non tanto per mancanze da parte di Fred Vargas ma più per una vera e propria scelta stilistica della scrittrice francese.
La lentezza del ritmo ci dà l’idea di questa natura selvaggia, immutabile e disinteressata alle tristi e inutili vicende umane. Il ritmo ha dei picchi sugli omicidi e sugli attacchi del lupo, perché forse anche le montagne cominciano ad interessarsi, perché questo assassino sembra innaturale.
Un bel romanzo, scritto molto bene e con dei personaggi molto ben caratterizzati. Forse la trama non è particolarmente avvincente, e il caso in sé è un po’ banale e con un colpevole ben definito già molto prima della conclusione.
Quello che colpisce di questi romanzi è l’umanità dei personaggi, l’indolenza del protagonista e le vicende umane dei cattivi che non sono uomini a rovescio, ma pur sempre esseri umani.
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Citazioni di Stephen King: “Così io accesi la radio e la baciai…
“Così io accesi la radio e la baciai, e c’era un punto, un certo punto, le sue dita mi guidarono lì e ci fu un momento in cui fui lo stesso vecchio posto di prima e poi ci fu un posto nuovo dove essere. Lei era calda li dentro. Molto calda e molto stretta. Mi sussurrò all’orecchio, facendomi il solletico con le labbra.
«Piano. Finisci bene bene gli spinaci e forse avrai il dolce.»
Jackie Wilson cantò Lonely Teardrops e io andai piano. Roy Orbison cantò Only the lonely e io andai piano. Wanda Jackson cantò Let’s have a Party e io andai piano. Mighty John fece pubblicità al Brannigan’s, l’abbeveratoio più alla moda di Derry, e io andai piano. Poi lei cominciò a mugolare e non furono le sue dita sul mio collo ma le sue unghie che vi scavavano dentro e quando cominciò a muovere i fianchi contro di me in piccoli colpi bruschi non potei andare piano e allora alla radio cantarono i Platters. Twilight Time cantarono, e lei cominciò a mugolare che non sapeva, non aveva mai immaginato, oh Dio, oh Pete, oh mamma mia, oh Gesù, Gesù Cristo, Pete, e avevo le sue labbra dappertutto, sulla bocca e sul mento e sulle guance, una frenesia di baci. Sentivo cigolare il sedile, sentivo l’odore di fumo di sigaretta e l’aroma del pino del deodorante appeso allo specchietto retrovisore e ormai mugolavo anch’io, non so che cosa, i Platters cantavano: ogni giorno prego di essere con te la sera, e poi cominciò ad accadere. L’andirivieni si trasformò in estasi. Chiusi gli occhi, la tenni fra le braccia con gli occhi chiusi e mi sciolsi dentro di lei in quel modo, come sempre succede, tremando dalla testa ai piedi, sentendo la suola della mia scarpa martellare contro lo sportello in uno spasmodico tam-tam, pensando di poterlo fare anche se stavo morendo, anche se stavo morendo, anche se stavo morendo”.Stephen King, Cuori in Atlantide
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Citazioni di Aldous Huxley: “Questo è il segreto della felicità…”
“Questo è segreto della felicità e della virtù: amare ciò che si deve amare.”
Aldous Huxley, Il mondo nuovo
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Recensione di L’uomo dei cerchi azzurri di Fred Vargas
L’uomo dei cerchi azzurri è un romanzo di Fred Vargas, il primo della serie del Commissario Adamsberg, edito da Einaudi nel 2012 (prima edizione 1991).
Informazioni su ‘L’uomo dei cerchi azzurri’
L’uomo dei cerchi azzurri è il primo romanzo di Fred Vargas con protagonista il commissario Adamsberg.A Parigi un uomo durante la notte traccia dei cerchi azzurri attorno ad oggetti insignificanti: una scarpa abbandonata, una cartaccia, un portachiavi.
La cosa è curiosa, ma al di là di alcuni brevi articoli sul giornale sembrano non interessare particolarmente l’opinione pubblica. L’unica persona ad esserne attratta è il Commissario Adamsberg, che se ne preoccupa immediatamente giudicandoli crudeli. Tanto da essere l’unica persona a non essere stupita quando all’interno dei cerchi azzurri compare il primo cadavere.
Ho incontrato sulla mia strada il commissario Adamsberg quasi per caso. Potrebbe essere uno dei tanti protagonisti da serie di gialli (in Italia Montalbano e Schiavone, giusto per citarne un paio) e invece questo poliziotto è completamente diverso.
Indifferente, non deduttivo nei ragionamenti, procede nelle indagini e nella vita per associazioni libere, leggero e nebbioso come la prima foschia autunnale. I personaggi che lo circondano completano un “bestiario” complesso (nonostante molti siano quasi volutamente caricaturali) e avvincente, che ci danno una finestra su un mondo ben definito, reale e realistico.
La scrittura di Fred Vargas (scrittrice e non scrittore) è fluida e semplice senza mai essere banale.
La costruzione della trama è abbastanza lenta all’inizio, indolente: continuano a comparire cerchi azzurri e nessuno sembra farci caso. Tantomeno noi. Ci aspettiamo un cadavere all’interno? Certo, fin dal primo momento. Ma poi un po’ ci perdiamo nella nebbia della mente di Adamsberg e nella sua ostinazione. E quando il primo cadavere arriva ci sentiamo come il vice del commissario, Danglard: in fondo ce l’aspettavamo, ma non ci credevamo davvero.
E poi la scrittura si fa più incalzante, si cerca di trovare ordine nel caos fino alla conclusione del romanzo: forse non proprio originale, ma poco ci importa. Quello che affascina di questo mondo è proprio il suo realismo, la sua follia; una follia che soltanto Adamsberg sembra poter piegare a un certo ordine.
A me questo commissario fa impazzire, credo che adesso li leggerò uno dopo l’altro.
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Perché al fidanzamento si regala un diamante?
Nel nostro mondo occidentale è usanza regalare un anello di fidanzamento nel momento in cui si fa la proposta di matrimonio. Molto spesso tale anello è un diamante incastonato in un anello in oro, che viene indossato dalla futura sposa alla mano sinistra.
Ma perché al fidanzamento si regala un diamante?
Certo, un diamante è per sempre, come sottolineava la De Beers negli anni Novanta sulle note di Karl Jenkins & Adiemus.
Certo, il diamante ha un significato sempre positivo, di amore, eternità e soprattutto purezza.
Solo che in questo caso non è soltanto una visione patriarcale in cui la donna rappresenta la purezza (e come tale deve presentarsi pura al passaggio di proprietà tra il padre e il marito), ma ha origini parecchio diverse.
Gani Bek era un khan tartaro, che nel 1347 inventa la guerra batteriologica. Lascia nel porto commerciale di Feodosia in Crimea alcuni cadaveri di morti di peste. Le navi mercantili ormeggiate sono piene di ratti, che sono il veicolo perfetto delle pulci da ratto, responsabili della trasmissione della peste.
La peste, la “morte nera” si diffonde in tutta Europa, causando decine di milioni di morti in tutte le nazioni, e agitando nell’immaginario collettivo l’idea della “punizione divina” a causa dei peccati commessi, dalla mancanza di purezza.
In Europa mancava la prevenzione sanitaria, ma c’era vasta abbondanza di superstizione. Per proteggersi dalla malattia impazzano gli amuleti. E quali sono quelli che funzionano meglio? I diamanti. Perché sono una pietra che simboleggia la purezza? No, perché i diamanti se li possono permettere soltanto le famiglie agiate, le cui case sono pulite e senza ratti, mentre i poveri vivono in baracche sporche e dove le pulci trovano pellicce di ratto in cui proliferare.
La credenza sui diamanti si diffonde, e i rampolli delle famiglie nobili e dell’alta borghesia, nonostante la peste scompaia (almeno al momento, si ripresenterà ciclicamente) prendono l’abitudine di regalare alle loro promesse spose un anello con un diamante solitario da mettere alla mano sinistra, come simbolo di purezza ma soprattutto di protezione.
Usanza che si è trasmessa fino ai giorni nostri, al contrario della motivazione che sta dietro al gesto.
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Recensione de Le meraviglie del duemila di Emilio Salgari
Le meraviglie del duemila è un romanzo di Emilio Salgari pubblicato nel 1907, in questa versione edito da Viglongo nel 1995.
Informazioni su ‘Le meraviglie del duemila’
Le meraviglie del duemila è un romanzo utopico. O forse distopico, dipende un po’ dai punti di vista.Lo scienziato Toby Holker nel 1900 scopre una pianta in grado di sospendere le funzioni vitali di un essere vivente per un tempo indefinito, il cui risveglio può avvenire soltanto grazie ad un procedimento ben definito.
Il dottore convince quindi il suo amico James Brandok, annoiato rampollo di una famiglia ricca, a partecipare con lui al suo esperimento: prendere l’estratto della pianta e dormire per 100 anni fino al 2000, lasciando le istruzioni a un discendente per svegliarlo e scoprire l’evoluzione dell’umanità.
Tutto avviene secondo i piani e i due si svegliano nel duemila, scorrazzando per il mondo come turisti in visita.
Salgari è storicamente uno degli scrittori italiani con più immaginazione, tanto da avere scritto romanzi ambientati ai Caraibi, in India e nei posti più esotici senza esserci mai andato.
In questo romanzo però manca qualcosa, anche se è vero che non era semplice.
Emilio Salgari immagina come si evolverà il mondo con quasi 100 anni di anticipo (il romanzo viene pubblicato nel 1907), e sceglie decisamente il secolo sbagliato, il Novecento, il secolo con probabilmente più cambiamenti nella storia dell’umanità: bellici, sociali e politici, oltre che prettamente tecnologici.
Il risultato quindi è un mondo fatto di navi volanti (con le ali battenti, come quelle degli uccelli), di treni velocissimi e tunnel verso il Polo Nord.
Salgari vuole un mondo iper-tecnologico dove gli animali da allevamento sono tutti morti, dove le macchine hanno sostituito i lavoratori e dove i criminali sono esiliati in isole autogovernate in mezzo al mare?
Forse no, forse qualche critica c’è. Ma è troppo sottointesa e nascosta, davvero troppo.
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Citazioni di Alena Graedon: “Ho imparato che le parole…
“Ho imparato che le parole ci trascinano nel tempo. Sono portali verso altre menti. Senza le parole, cosa ci rimane? Abitudini incomprensibili. Rituali strani. Cuori ossidati. Senza le parole siamo orfani della Storia. Le nostre vite e i nostri pensieri vengono cancellati.”
Alena Graedon, Parole in disordine
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Citazioni di Dan Simmons: “Vedere e toccare per la prima volta…
“Vedere e toccare per la prima volta la propria amata nuda è una delle pure, irriducibili epifanie della vita. Se nell’universo c’è una vera religione, deve comprendere questa verità di contatto o essere per sempre vuota. Fare l’amore con la sola e vera persona che merita quell’amore è una delle poche assolute ricompense dell’appartenenza alla specie umana, l’equilibrio di tutto ciò – sofferenza, perdita, impaccio, solitudine, idiozia, compromesso, goffaggine – che va a braccetto con l’umana condizione. Fare l’amore con la persona giusta rimedia un mucchio di errori.”
Dan Simmons, Il risveglio di Endymion
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Recensione di Codice A Zero di Ken Follett
Recensione di Codice A Zero di Ken Follett, pubblicato da Mondadori nel 2002.
Informazioni su ‘Codice A Zero’
Ken Follett non è un autore che mi appassiona particolarmente. Dopo aver letto I pilastri della terra non ho più avuto la spinta a leggere altro.Un amico però mi ha consigliato questo romanzo, mi ha detto che era molto diverso dallo standard dell’autore e devo dire che aveva perfettamente ragione.
Nel Gennaio del 1958 gli Stati Uniti d’America stanno per lanciare il satellite Explorer, nell’abito della corsa allo spazio della Guerra Fredda contro l’Unione Sovietica. Nello stesso istante un uomo si sveglia nei bagni della Union Station di Washington: è lacero, sporco, puzza di alcol e non si ricorda nulla.
Codice A Zero è la ricostruzione della memoria di questo ubriacone senzatetto che non è un ubriacone senzatetto, una storia che si intreccia con scienziati, agenti segreti, spie e corsa agli armamenti; ovvero tutti gli elementi della Guerra Fredda.
Un romanzo scritto in maniera pressoché perfetta, con molti flashback man mano che il protagonista Luke ricostruisce pezzi di vita e uno stile avvincente e senza respiro che ci porterà a Cape Canaveral a pochi istanti dal lancio dell’Explorer.
Una ricostruzione storica precisa e convincente completano un romanzo davvero bello, che ci permette anche di conoscere qualcosa in più riguardo ad uno dei periodi storici più nebbiosi della storia degli Stati Uniti d’America, e di riflesso dei nostri tempi.

Il secondo capitolo del Commissario Adamsberg si apre senza il protagonista. Siamo sull’altopiano del Mercantour, una delle zone più selvagge di Francia, abitato da popolazioni isolate in piccoli villaggi, dalla natura selvaggia e da branchi di lupi. E da Camille Forestier, l’amore della vita del Commissario Adamsberg.


L’uomo dei cerchi azzurri è il primo romanzo di Fred Vargas con protagonista il commissario Adamsberg.

Le meraviglie del duemila è un romanzo utopico. O forse distopico, dipende un po’ dai punti di vista.


Ken Follett non è un autore che mi appassiona particolarmente. Dopo aver letto I pilastri della terra non ho più avuto la spinta a leggere altro.