Categoria: Radici

Insieme delle recensioni dei libri che ho letto e che sono tuttora presenti nella mia libreria virtuale. Perch

  • Recensione di Tavor&Vodka di Sebastiano Lazzeri

    Recensione di Tavor&Vodka di Sebastiano Lazzeri

    Tavor&Vodka è un romanzo di Sebastiano Lazzeri pubblicato da Astro Edizioni nel 2017.

    Informazioni su ‘Tavor&Vodka’
    Titolo: Tavor&Vodka
    Autore: Sebastiano Lazzeri
    ASIN: B0785HTV3K
    Genere: Pulp
    Casa Editrice: Astro Edizioni
    Data di pubblicazione: 2017-12-05
    Lingua: Italiano
    Formato: eBook
    Pagine: 140
    Goodreads

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    Questo romanzo mi è stato inviato dall’autore in cambio di una recensione onesta

    Tavor&VodkaCiminiera è un galoppino della mafia che si muove nel nord Italia, a Fidenza in provincia di Parma. Depresso e psicolabile, prende molte pastiglie per sopravvivere in modo normale e per compiere il suo lavoro di delinquente al soldo di un uomo potente e corrotto chiamato l’Avvocato. Convive con una prostituta che tratta malissimo e che gli scodinzola dietro comunque e nonostante tutto. Nel suo delirio incontra la Morte con la “M” maiuscola, nei panni di una donna bellissima e sensuale, che gli chiede di recuperare un oggetto mistico e dai poteri misteriosi.

    Questo romanzo si rifà a modelli che mi piacciono molto: romanzi satirici, romanzi sugli zombie e romanzi pulp e noir, il tutto condito da una scrittura alla Bukowski, schietta, diretta e cruda.

    Le premesse erano ottime, il risultato meno.

    La scrittura alla Bukowski c’è, ma nel genio americano il delirio e la follia delle trame servono da spunto per analizzare la realtà con occhio critico e dandone una descrizione lucida e tagliente; tutto questo manca nella scrittura di Sebastiano Lazzeri. Inoltre la trama, almeno per buona parte del romanzo, ricorda proprio “Pulp” di Bukowski. Forse troppo.

    Del romanzo satirico ha alcuni tratti, ma non sono abbastanza delineati per essere davvero critica sociale.

    Del romanzo pulp e noir non riesce a rievocare le atmosfere cupe e crude.

    La parte zombie e post apocalittica è troppo breve e improvvisa per essere credibile.

    Credo che in questo romanzo il problema più grosso sia proprio la mancanza del patto tra autore e lettore di credere a quello che viene scritto. Manca la sospensione dell’incredulità, e questo determina tutta l’atmosfera in cui si svolge la narrazione.

  • Citazioni di Giancarlo De Cataldo: “Il gioco era infinitamente…

    Citazioni di Giancarlo De Cataldo: “Il gioco era infinitamente…

    “Il gioco era infinitamente più esaltante di ogni altra avventura. Gli era bastato spargere qualche allusione, una distratta battuta, un ammiccamento opportuno… e chi doveva capire aveva capito. Lui aveva i diari del Vecchio! Era il depositario della storia segreta della Repubblica! Poteva far saltare ministri, arrostire sulla graticola insospettabili uomini d’affari, provocare scandali inauditi. Poteva praticamente tutto. Aveva il potere. Era il potere”

    Giancarlo De Cataldo, Romanzo criminale

  • Recensione di M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati

    Recensione di M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati

    Recensione di M. Il figlio del Secolo di Antonio Scurati, romanzo storico pubblicato da Bompiani nel 2018 e vincitore del Premio Strega 2019.

    Informazioni su ‘M. Il figlio del secolo’
    Titolo: M. Il figlio del secolo
    Autore: Antonio Scurati
    ISBN: 9788845298134
    Genere: Romanzo Storico
    Casa Editrice: Bompiani
    Data di pubblicazione: 2018-09-12
    Lingua: Italiano
    Formato: Copertina Rigida
    Pagine: 841
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    M. Il figlio del secoloSolitamente prima dell’inizio di un romanzo c’è una pagina quasi bianca con una dicitura che dichiara “I fatti e i personaggi di questo romanzo sono frutto di fantasia…”, soprattutto se il contesto dove avviene la narrazione è reale, è un periodo storico conosciuto e un luogo che esiste davvero.

    Questo romanzo ha la stessa pagina quasi bianca, ma la dicitura è leggermente diversa.

    “Fatti e personaggi di questo romanzo documentario non sono frutto della fantasia dell’autore. Al contrario, ogni singolo accadimento, personaggio, dialogo e discorso qui narrato è storicamente documentato e/o autorevolmente testimoniato da più di una fonte. Detto ciò, resta pur vero che la storia è un’invenzione cui la realtà arreca i propri materiali. Non arbitraria, però”.

    Una grossa ambizione, quella di Antonio Scurati. Raccontare la salita al potere di Mussolini utilizzando soltanto le fonti, senza inventare nulla, cercando di dargli una suo omogeneità stilistica, dando spessore ai personaggi che spesso vengono appiattiti dalle mere testimonianze storiche.

    I fatti narrati cominciano il 23 Marzo 1919 e si concludono il 3 Gennaio 1925; è il periodo del fascismo come movimento, dalla sua fondazione fino al discorso di Mussolini in parlamento in cui si prende la responsabilità morale dell’omicidio di Giacomo Matteotti, l’evento che di fatto trasforma il fascismo in dittatura, in regime.

    Ogni giorno del romanzo riporta le fonti da cui ha avuto origine la scrittura, tutte fonti autorevoli come il Corriere della Sera o i documenti della pubblica amministrazione.

    Il rischio di realizzare un romanzo del genere sono la noia. È la creazione di personaggi da libro di storia che non riescono mai ad essere coinvolgenti. M. Il figlio del secolo riesce a superare questi limiti? In parte sì, e in parte no.

    Effettivamente il romanzo è molto lento, di difficile e lenta lettura (ci ho messo quasi un mese a leggerlo, e mi era capitato soltanto con A dance with dragons di George R.R. Martin, letto in inglese), ma i personaggi sono tutt’altro che didascalici. La scrittura è lenta, vero, ma anche molto precisa e appassionante, almeno per chi vorrebbe saperne di più su uno dei periodi più importanti e insabbiati della storia italiana.

    E una volta terminato il romanzo si ha la sensazione di volerne ancora, di voler sapere come si è potuto arrivare alla dittatura, cosa ha fatto il regime e come si è arrivati alla Seconda Guerra Mondiale e alla Guerra Civile che ha sconvolto l’Italia.

    Citazioni da M. Il figlio del secolo

    “Di nuovo si diserta la storia e ci si riduce alla cronaca”.

    “Si commette sempre l’errore di attendersi la catastrofe dall’avvenire, poi una mattina ci si sveglia con un senso di soffocamento che ci preme sul petto, ci si volta indietro e si scopre che la fine è alle nostre spalle, la piccola apocalisse è già avvenuta e noi non ce ne siamo nemmeno accorti”.

    “Tutta gente scossa nella propria fibra più intima da un desiderio incontenibile di sottomissione a un uomo forte e, al tempo stesso, di dominio sugli inermi. Sono pronti a baciare le scarpe di qualsiasi nuovo padrone purché venga dato anche a loro qualcuno da calpestare”.

    “Date lo splendore della violenza a questi cittadini di una imperscrutabile metropoli moderna, del suo buio denso e fitto, a questi uomini sopraffatti da un’esistenza che non capiscono, date un tracciante luminoso al loro sanguinoso desiderio di luce, date loro un destino e loro vi seguiranno”.

    “La violenza, vedete, ha questo di bello: che è veleno e, allo stesso tempo, antidoto. In essa, il male e il rimedio sono la medesima sostanza somministrata in dosi differenti”.

     

  • Recensione di La loro parte di Marco Di Carlo

    Recensione di La loro parte di Marco Di Carlo

    La loro parte è un romanzo di Marco Di Carlo pubblicato da Augh Edizioni del 2017.

    Informazioni su ‘La loro parte’
    Titolo: La loro parte
    Autore: Marco Di Carlo
    ISBN: 9788893431637
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Augh Edizioni
    Data di pubblicazione: 2017-10-23
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 248
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    Questo romanzo mi è stato inviato dall’autore in cambio di una recensione onesta

    La loro parteMassimo ha un fratello e una nipote e un lavoro che non lo appaga per nulla. Trova la sua vita inutile, nonostante abbia una grande opinione di sé. Il fratello e la moglie sono separati, anche se la loro figlia, Carlotta, non lo sa. All’improvviso sua cognata, Silvia, scompare. Scompare anche il fratello. Massimo si trova a dover gestire la nipote Carlotta insieme a una donna con cui è appena uscito, Federica. Dopo molte pagine il protagonista si scoprirà a essere pronto a essere padre e a lottare per ottenere la custodia della figlia all’improvvisa apparizione di fratello e cognata.

    La parte dell’altro è un romanzo scritto con una buona scrittura. Sarebbe molto piacevole da leggere, ha un buon ritmo, non ha errori, scorre bene.

    Il problema di questo romanzo è la trama. Inconsistente. Il romanzo viene definito ironico, ma non fa ridere in alcun passaggio. Il protagonista è insopportabilmente sicuro di sé, non si fa mai domande, non cambia mai dall’inizio alla fine anche se attorno a lui la sua vita viene distrutta e poi ricomposta. I personaggi femminili della storia sono del tutto ininfluenti. Non hanno sogni né ambizioni né problemi. Sono trasparenti. La compagna del protagonista, Federica, è una donna che si avvicina ai quaranta, descritta come un uomo descriverebbe la moglie ideale negli anni cinquanta. Uno stereotipo.

    I colpi di scena sono del tutto prevedibili, una volta finito il romanzo ci si chiede soltanto il perché di questa perdita di tempo e di carta. Uno scrittore non dovrebbe avere in mente una buona storia, prima di cominciare a scrivere?

  • Recensione di La ragazza con la Leica di Helena Janeczek

    Recensione di La ragazza con la Leica di Helena Janeczek

    La ragazza con la Leica è un romanzo di Helena Janeczek pubblicato da Guanda nel 2017 e vincitore del Premio Strega.

    Informazioni su ‘La ragazza con la Leica’
    Titolo: La ragazza con la Leica
    Autrice: Helena Janeczek
    ISBN: 9788823524019
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Guanda
    Data di pubblicazione: 2017-09-07
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 335
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    La ragazza con la LeicaI vincitori dei premi letterari sono quasi sempre una delusione. E questo La ragazza con la Leica devo dire che non si discosta da questo luogo comune.

    Il romanzo racconta la vita di Gerda Taro, fotografa realmente esistita nella Parigi degli anni Trenta. Una fotografa di conflitti, soprattutto della guerra di Spagna, che muore proprio sul campo a ventisette anni mentre esercita la sua passione più grande: fotografare.

    Compagna del famoso fotografo Robert Capa, questa storia ha tutti i requisiti per essere un autentico capolavoro, almeno per me. Fotografia, di cui sono appassionato; Parigi anni Trenta, la mia città preferita nel suo momento storico più alto; la guerra di Spagna, dove anarchici e comunisti cercano di liberare la Catalogna e la Spagna dal fascismo di Franco.

    Lo immaginavo come un Omaggio alla Catologna più rilassato e leggero, descritto attraverso le immagini della celebre fotografa… E l’inizio non è per nulla deludente. Il prologo mi ha convinto che era esattamente il romanzo che mi aspettavo. Una narrazione attraverso le bellissime fotografie di Gerda Taro.

    Poi non si capisce cosa succede. Lo stile di scrittura diventa pesante, incescpica. La trama si fa confusa, balzi avanti e indietro di tempo di spazio, i personaggi secondari che dovrebbero arricchire la narrazione sembrano sagome di cartone a impoverire una scena che continua ad essere sempre più sfocata…

    Si balza tra Lipsia, la Catalogna e Parigi, avanti e indietro nel tempo. E non ci si capisce più nulla. La lettura diventa difficile, tanto da avermi fatto pensare più volte di abbandonare il libro.

    E una volta giunti alla fine non mi ha lasciato nulla.

  • Recensione di Istruzioni per diventare fascisti di Michela Murgia

    Recensione di Istruzioni per diventare fascisti di Michela Murgia

    Istruzioni per diventare fascisti è un libro di Michela Murgia pubblicato da Einaudi nel 2018.

    Informazioni su ‘Istruzioni per diventare fascisti’
    Titolo: Istruzioni per diventare fascisti
    Autrice: Michele Murgia
    ISBN: 9788806240608
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Einaudi
    Data di pubblicazione: 2018-10-30
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 95
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    Istruzioni per diventare fascistiCominciare a leggere questo libro è abbastanza destabilizzante. Già dal titolo. Immaginarsi Michela Murgia che dà istruzioni per diventare fascisti fa anche un po’ rabbrividire. E le cose peggiorano quando il libro comincia:

    “Essere democratici è una fatica immane. Significa fare i conti con la complessità, fornire al maggior numero di persone possibile gli strumenti per decodificare e interpretare il presente, garantire spazi e modalità di partecipazione a chiunque voglia servirsene per migliorare lo stare insieme. Inoltre non a tutti interessa essere democratici. A dire il vero, se guardiamo all’Italia di oggi, sembra che non interessi più a nessuno, tanto meno alla politica. Allora perché continuiamo a perdere tempo con la democrazia quando possiamo prendere una scorciatoia più rapida e sicura? Il fascismo non è un sistema collaudato che garantisce una migliore gestione dello Stato, meno costosa, più veloce ed efficiente?”

    È quasi fastidioso leggere certe cose. Eppure con il passare delle pagine di questo libro si viene trascinati nella dialettica di Michela Murgia, che riesce, attraverso il paradosso e l’ironia, a farci capire quanto siamo vicini a brutti ritorni storici e a quanto la nostra democrazia sia in pericolo.

    Rispetto ad altre cose che ho letto sue ho trovato questa dissertazione meno efficace di tante altre, forse per la difficoltà dell’esercizio logico e di stile di un paradosso così complesso. O forse sono soltanto io che non sono riuscito a coglierne appieno tutta la potenza.

    Ho anche avuto la fortuna di vederla dal vivo a recitare questo monologo a teatro: divertente e interessante, ma ha continuato a lasciarmi la sensazione che mancasse qualcosa per essere perfetto e convincente.

  • Recensione di Donne che comprano fiori di Vanessa Montfort

    Recensione di Donne che comprano fiori di Vanessa Montfort

    Donne che comprano fiori è un romanzo di Vanessa Montfort pubblicato da Feltrinelli nel 2017.

    Informazioni su ‘Donne che comprano fiori’
    Titolo: Donne che comprano fiori
    Autore: Vanessa Montfort
    ISBN: 9788807032448
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Feltrinelli
    Data di pubblicazione: 2017-06-15
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 384
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    Donne che comprano fioriNel quartiere più fricchettone di Madrid c’è un negozio di fiori, il Giardino dell’Angelo. A gestirlo c’è Olivia, una moderna Mary Poppins un po’ meno sobria, che pare avere il dono di dare consigli sibillini per migliorare la vita delle sue clienti e dei suoi clienti.

    Attorno a lei si muovono cinque donne che comprano fiori. O meglio, quattro che comprano fiori e una che li vende, perché viene assunta da Olivia come aiutante.

    Ogni donna ha la sua storia, ma sembra che attorno all’ulivo secolare del Giardino dell’Angelo le loro vite cambino e fioriscano come i fiori che acquistano.

    Un bellissimo romanzo, che parla di riscatto, di amore, di donne, di femminismo (anche se in modo meno diretto). Un romanzo che parla di vita, che mi ha ricordato da vicino Dieci donne di Marcela Serrano.

    Vanessa Montfort costruisce un intreccio interessante, alternando i ricordi della protagonista con il presente che sta vivendo, in viaggio in solitaria su una barca. Un continuo flashback che ci fa scoprire pian piano la protagonista e le donne che incontra sul suo nuovo bizzarro posto di lavoro.

    Una scrittura fluida e coinvolgente completano questo libro che magari non è un capolavoro, ma che ci offre diversi spunti di riflessione sul ruolo della donna nella nostra società, sull’evoluzione della sua condizione negli ultimi cinquant’anni, e sul lavoro che c’è ancora da fare.

    E a dire la verità ci da anche numerosi consigli su come migliorare le nostre esistenze, che in fondo basta davvero poco. Coraggio e sincerità, con noi stessi e con gli altri.

    Unica pecca? L’inserimento dell’autrice come personaggio all’interno del romanzo. L’ho trovato del tutto inutile e autoreferenziale.

    Citazioni da Donne che comprano fiori

    “Se c’è una cosa che ho imparato da quando te ne sei andato, è che anche l’eternità ha una data di scadenza”.

    “La malinconia è quel dolore a cui noi adulti non sappiamo sfuggire”.

    “Perciò la formula è questa. Non è 1 + 1 = 2, ma 1 x 1 = 1 al quadrato”.

    “Ci sono momenti in cui dobbiamo smetterla di fustigarci. Accettare una cosa molto più dolorosa dell’aver deluso gli altri. Ed è che sono gli altri ad aver deluso noi”.

    “Nascevamo con la bontà ipotecata. Portavamo il peso di una colpa enorme acquisita per il semplice fatto di essere nati e ce ne facevamo carico per troppo tempo sulle nostre piccole spalle”.

  • Recensione de L’istituto di Stephen King

    Recensione de L’istituto di Stephen King

    L’istituto è un romanzo di Stephen King pubblicato nel 2019 da Sperling & Kupfer.

    Informazioni su ‘L’istituto’
    Titolo: L’istituto
    Autore: Stephen King
    ISBN: 9788820068288
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Sperling & Kupfer
    Data di pubblicazione: 2019-09-10
    Lingua: Italiano
    Formato: Copertina rigida
    Pagine: 576
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    l'istitutoStephen King ha scritto veramente tantissimi romanzi, anche se sembrano esserci delle costanti nelle sue trame. Come se ci fossero delle matrici narrative da cui trae ispirazione, cambiando le ambientazioni e i personaggi e creando nuove storie a partire dagli stessi ingredienti.

    Questo è un difetto o un pregio? Chi può dirlo? Io comunque non posso fare a meno di leggerlo.

    Questa trama si rifà al filone del paranormale, già visto in altri romanzi come L’incendiaria e in buona misura anche nell’omonimo, ultimo episodio de La Torre Nera.

    Un gruppo di persone con poteri psichici rinchiusi in un luogo protetto da qualche agenzia governativa, che lottano per fuggire, per liberarsi. Perché nonostante il bene superiore, ogni individuo anche se speciale, ha diritto a vivere la sua vita e ad essere libero.

    Trama già vista, dicevamo. Ed è innegabile, non c’è altro da aggiungere. Resta che come ogni volta si comincia un romanzo di King e si procede spediti fino alla fine, con uno stile di scrittura scorrevole e accattivante che ci accompagna fino al finale. Scontato? Sì, anche quello.

    Come sempre il pregio delle storie di King sono i personaggi; ben costruiti, coinvolgenti e credibili. L’unica originalità è costituita da due filoni narrativi distinti e apparentemente slegati tra loro, lontani nello spazio, che piano piano si avvicinano fino a fondersi e a diventare uno solo. Anche questo non particolarmente originale, lo ammetto.

    Sono lontani gli esperimenti narrativi di Dolores Clairborne o de Il gioco di Gerald.

    Quindi da leggere o no?

  • Recensione di L’enigma del lago rosso di Frank Westerman

    Recensione di L’enigma del lago rosso di Frank Westerman

    L’enigma del Lago Rosso è un’inchiesta giornalistica di Frank Westerman pubblicata da Iperborea nel Settembre 2015.

    Informazioni su ‘L’enigma del Lago Rosso’
    Titolo: L’enigma del Lago Rosso
    Autore: Frank Westerman
    ISBN: 9788870914511
    Genere: Saggistica
    Casa Editrice: Iperborea
    Data di pubblicazione: 2015-09-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 416
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    L'enigma del Lago RossoL’enigma del Lago Rosso è un’inchiesta giornalistica di Frank Westerman sugli eventi che hanno avuto luogo in Camerun la notte tra il 21 e il 22 Agosto 1986, quando un evento catastrofico sconosciuto uccide tutti gli animali e quasi duemila persone attorno al Lago Nyos.

    Il giornalista, che già era stato nella zona per circostanze analoghe del periodo di riferimento, torna quasi quindici anni dopo per capire cosa davvero sia successo quella notte.

    Perché a distanza di così molti anni ancora non è stata fatta chiarezza sulle ragioni della tragedia: eruzione limnica? Esplosione spontanea di gas? Esperimenti di armi chimiche di qualche potenza straniera?

    Westerman incontra le persone coinvolte nella ricerca delle cause, come gli scienziati nigeriani e islandesi che si erano recati sul luogo; incontra il figlio di Tazieff, vulcanologo francese ormai scomparso così tanti anni dopo.

    L’inchiesta è scritta con un ottimo ritmo, soprattutto all’inizio, tanto da ricalcare lo stile di un thriller ben scritto… Ma si sa, a volte la realtà è meglio di qualsiasi trama immaginata dai più grandi scrittori. Il ritmo incalzante arriva fino a quasi alla metà, quando il veloce alternarsi di flashbacks e presente diventa improvvisamente meno efficace e più confuso; anche la struttura si perde nelle ipotesi e la lettura perde a sua volta ritmo e voglia.

    La seconda parte è sicuramente più lenta e rende veramente difficoltosa la conclusione del libro, anche se l’argomento trattato, questo strano e tragico evento senza ancora una risposta, e i dubbi legittimi posti dall’autore sulla relativizzazione della scienza, lo rendono comunque un testo interessante e da leggere.

    Proprio dalla lettura di questo romanzo ho tratto lo spunto per una puntata di ST.E.R.CO. (STorie Ecologiche di Resistenza e COnflitto) sulle Relativizzazione della Scienza, che potete trovare sul sito internet del programma radiofonico, oppure direttamente in streaming su Spotify.

  • Recensione di Uomini e no di Elio Vittorini

    Recensione di Uomini e no di Elio Vittorini

    Uomini e no di Elio Vittorini è un romanzo pubblicato nel 1945, in questa edizione pubblicato da Mondadori nel 2001.

    Informazioni su ‘Uomini e no’
    Titolo: Uomini e no
    Autore: Elio Vittorini
    ISBN: 9788804495864
    Genere: Narrativa
    Casa Editrice: Mondadori
    Data di pubblicazione: 2001-01-01
    Lingua: Italiano
    Formato: Paperback
    Pagine: 238
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    Uomini e noUomini e no è il primo romanzo italiano a trattare un argomento fondamentale del Novecento: la Resistenza Italiana. Pubblicato nel 1945, subito dopo la liberazione, è ambientato nella Milano occupata dai tedeschi, la Milano del coprifuoco nazista e delle azioni di sabotaggio nella nebbia durante l’inverno del 1944.

    Protagonista della narrazione è Enne 2, un giovane partigiano capitano dei GAP milanesi che vive una burrascosa storia d’amore impossibile con Berta, una donna sposata che lo ricambia ma che non riesce a decidersi ad abbandonare il marito.

    Durante la narrazione il protagonista si interroga sul senso della vita, sulla Resistenza e sull’Umanità intesa come valore.

    Nonostante sia stato scritto nel bel mezzo della lotta partigiana non ne è per nulla una celebrazione: il significato del titolo è proprio questo: non si parla di chi è un essere umano e chi no (partigiani e fascisti, come molti hanno cercato di intendere), ma di chi compie azioni umane e chi no, sia da una parte che dall’altra.

    La narrazione viene intervallata da 23 capitoli scritti in corsivo che ne rallentano la trama, e che permettono all’autore di fare considerazioni personali sulla vicenda e sul periodo storico che sta vivendo.

    Uno stile scorrevole che cerca di rifarsi molto all’ermetismo attraverso l’uso ricorrente di metafore e simboli che però non appesantiscono la lettura ma la esaltano. Forse le cose più difficili da leggere sono proprio i capitoli in corsivo, ma vale la pena fare un po’ di fatica in più, quello che ci raccontano è spesso illuminante e rivelatorio.

    Citazioni da Uomini e no

    “Un vecchio bianco dorme da secoli nell’uomo. Noi ce ne ricordiamo; è il padre nostro che ha edificato l’arca, il padre lavoratore; egli ha lavorato, si è ubriacato, e dorme ridendo ignudo attraverso i secoli.”

    “Non ti ricordi [..] quando non avevamo niente per colpire? Ognuno di noi avrebbe dato la propria vita per poter distruggere la millesima parte di un fascista. Pensavamo che valesse la pena versare il sangue di mille di noi perché un cane fascista vi affogasse dentro. Volevamo la lotta. Ora è la lotta che abbiamo.”

    “Questi uomini non avevano dietro niente che li costringesse, niente che prendesse su di sé quello che loro facevano. Restava dentro a loro quello che loro facevano. Come accadeva che fossero semplici e pacifici anche loro? Che non fossero terribili? Il Gracco era curioso, e se lo domandava. Perché, se non erano terribili, uccidevano? Perché, se erano semplici, se erano pacifici, lottavano? Perché, senza avere niente che li costringesse, erano entrati in quel duello a morte e lo sostenevano?”

    “«Tu sei nato perché io l’ho voluto,» disse lei.
    «Io sono nata,» disse, «e subito ho voluto che anche tu ci fossi. Non volevo essere al mondo senza che tu ci fossi».”

    “Anche un figlio di puttana può dire mamma.”

    “Questo forse era il punto. Che si potesse resistere come se si dovesse resistere sempre, e non dovesse esservi mai altro che resistere. Sempre che uomini potessero perdersi, e sempre vederne perdersi, sempre non poter salvare, non potere aiutare, non potere che lottare o volersi perdere. E perché lottare? Per resistere. Come se mai la perdizione ch’era sugli uomini potesse finire, e mai potesse venire una liberazione. Allora resistere poteva essere semplice. Resistere? Era per resistere. Era molto semplice”.

    “Bisogna che gli uomini possano esser felici. Ogni cosa ha un senso solo perché gli uomini siano felici. Non è solo per questo che le cose hanno un senso?”

    “Presuntuosi siete voi. Volete lavorare per la felicità della gente, e non sapete che cosa occorre alla gente per essere felici”.

    “Perché si chiamava civile una guerra in cui due fratelli potevano trovarsi l’uno contro l’altro? Non si sarebbe dovuto chiamarla, anzi, incivile?”

    “Gli uomini potevano perdersi dappertutto, e dappertutto resistere.”

    “Essi avevano la voce tranquilla e buona, e questi erano i discorsi loro, come i bravi soldati fanno prima della battaglia.
    «Non volete bere?» Enne 2 chiese loro.
    «Bevete! Bevete!» disse loro la grassona.
    Ma i bravi soldati vanno a una battaglia dove la morte è a somiglianza di loro, brava come loro, ed essi invece andavano a una battaglia dove la morte non era affatto brava.”

    “I bravi soldati hanno davanti altri bravi soldati. Combattono contro uomini che sono anch’essi uomini, anch’essi pacifici e semplici. Possono darsi prigionieri. Possono sorridere se sono catturati. E poi, i bravi soldati hanno dietro tutto il loro paese, con tutta le gente e tutte le cose, le città, le ferrovie, i fiumi, le montagne, il foraggio tagliato e il foraggio da tagliare; e se essi non tornano indietro, se vanno avanti, se uccidono, se si lasciano uccidere, è il loro paese che li costringe a farlo, non sono proprio essi a farlo, lo fa il loro paese, e a loro è possibile, molto naturalmente, senza sforzo, restare semplici e pacifici anche durante una battaglia, e prima della battaglia parlare di bachi da seta e cinematografo.”

    “Io so cosa vuol dire un uomo senza una donna, credere in una, essere di una, eppure non averla, passare anche anni senza che tu sia uomo con una donna, e allora prenderne una che non è la tua ed ecco avere, in una camera d’albergo avere, invece dell’amore, il suo deserto.”