Viene diffuso il Comunicato n°3 in cui si afferma che Mario Sossi sta parlando con le BR, fornendo particolari sull’inchiesta della 22 Ottobre.
Inoltre secondo il comunicato il «prigioniero politico del proletariato» sta rivelando i retroscena del sequestro Gadolla (e il ruolo avuto nella vicenda giudiziaria dal procuratore generale Francesco Coco), e sta raccontando i rapporti che ha intrattenuto con «due alti ufficiali del Sid a Genova».
Comunicato n°3 sul sequestro di Mario Sossi
“Nel corso degli interrogatori sono stati finora approfonditi con il prigioniero Sossi tre punti:
- la complicità e gli accordi tra la polizia (Catalano e Nicoliello) e la famiglia Gadolla;
- le complicità e gli accordi tra una parte della magistratura (Francesco Coco con il suo fedele servo Paolo Francesco Castellano), la polizia e la famiglia Gadolla;
- i rapporti che sono intercorsi tra Sossi e due alti ufficiali del SID di Genova.
Gli interrogatori continuano.
Chi ha confuso il messaggio di Mario Sossi, da lui spontaneamente scritto, con la posizione della nostra organizzazione, ha dimostrato scarsa capacità di comprendere il nodo centrale del problema politico: la questione dei prigionieri politici.
Sossi è prigioniero politico del proletariato. Come tale è assolutamente ingiustificato qualunque ottimismo su una sua gratuita liberazione. Molti sono ormai i compagni che in questi ultimi anni, rompendo con la paralizzante strategia pacifista del revisionismo, hanno ripreso le armi per combattere l’ordine e le leggi della borghesia. Combattere per il comunismo. Alcuni di essi sono caduti o sono attualmente rinchiusi nelle galere pubbliche e disumane dello stato. Sono stati fatti passare come criminali. Esemplare, a questo proposito, è il processo di regime contro i compagni comunisti del gruppo 22 Ottobre.
Tutti questi compagni sono prigionieri politici. Punto irrinunciabile del programma politico delle BR è la liberazione di tutti i compagni prigionieri politici.
La tecnica della propaganda è applicata con rigore dalle Brigate Rosse, che diffondono la notizia nel momento in cui l’attesa è più esasperata.
Il comunicato viene deposto nella cassetta delle lettere di un palazzo in Via Armeria. Ma stavolta, avvertiti da un inquilino, sono gli inquirenti a ritirare il ciclostilato. Per più di ventiquatt’ore l’arrivo del messaggio è mantenuto segreto. Il contenuto è la conferma di tutti i timori espressi da polizia, magistratura ma, soprattutto, potere politico.
La magistratura decide che le ricerche, cioè le “indagini attive”, riprenderanno dopo 48 ore.
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