“La libertà, come tutti sappiamo, non fiorisce in un paese che sta sempre sul piede di guerra, o che si prepara a combattere. Una crisi permanente giustifica il controllo su tutto e su tutti, da parte del governo centrale.”
Autore: zorba
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Citazioni di Aldous Huxley: “La libertà, come tutti sappiamo…”
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Citazioni di Thomas Pynchon: “Perché instillano in noi…”
“Perché instillano in noi un riflesso automatico, facendoci provare un senso di vergogna non appena si tocca l’argomento? Perché la Struttura consente tutti gli altri comportamenti sessuali tranne questo? Perché la Sottomissione e il Dominio sono le risorse di cui la Struttura ha bisogno per la propria sopravvivenza. Non si possono sprecare in un atto sessuale privato. Anzi, in un atto sessuale qualsiasi. La Struttura ha bisogno della nostra sottomissione per poter restare al potere. Ha bisogno delle nostra brame di dominio per cooptarci nel suo gioco di potere. In essa non vi è nessuna gioia, soltanto il potere puro e semplice. Te lo dico io, se il sadomasochismo potesse essere universalmente accettato, a livello di famiglia, lo Stato si indebolirebbe, fino a sparire.”
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Citazioni di Antonio Manzini: “A sentire la storiella la donna…”
“A sentire la storiella la donna nasce dall’uomo, anzi ne è proprio un pezzo. E l’uomo impazzisce per la donna, la ama. In realtà ama se stesso. Ama un pezzo di sé, non un altro da sé. Vive e fa i figli e fa l’amore con se stesso. Un amore concentrato sulla propria persona che niente ha a che fare con l’amore”
Antonio Manzini, La costola di Adamo
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Le scarpe dei suicidi – Recensione
Le scarpe dei suicidi è un saggio di Tobia Imperato sull’arresto di tre anarchici torinesi: Edoardo Massari (Baleno), Maria Soledad Rosas (Sole) e Silvano Pellissero, pubblicato da Autoproduzioni Fenix nel 2013.
Informazioni su ‘Le scarpe dei suicidi’
Le scarpe dei suicidi non è raccontato da un punto di vista obiettivo, lo annuncia l’autore nell’introduzione. Le scarpe dei suicidi è un resoconto di parte, scritto con partecipazione e rabbia da un anarchico molto legato alle vicende raccontate.Sui muri di Torino (e non solo) campeggiano ancora su diversi muri le scritte “Sole, Baleno e Silvano Liberi”. Spesso mi è capitato di chiedermi chi erano questi tre. Questo libro ne da una risposta esauriente.
Sole, Baleno e Silvano sono tre anarchici legati alle esperienze degli squatters torinesi, che vivono nella Casa Occupata di Collegno, vicino a Torino. Il 5 Marzo 1998 vengono arrestati su ordine del PM Laudi, accusati di far parte di un organizzazione armata sovversiva chiamata “Lupi Grigi”, ed autori dei primi “attentati” contro i cantieri dell’Alta Velocità in Val Susa.
Vengono messi in isolamento, gli viene impedito di parlare anche con gli avvocati, e vengono accusati di crimini gravissimi; Sole e Baleno non ce la fanno a resistere privati della libertà e si suicidano. Solo Silvano Pelissero arriverà fino al processo farsa, che lo condannerà ad 8 anni di carcere sulla base di prove ridicole che non dimostrano assolutamente il suo coinvolgimento in alcun “attentato” ai cantieri del TAV.
Un racconto pieno di rabbia, scritto da un uomo che ha vissuto da vicino gli eventi raccontati, con una scrittura lineare e una successione cronologica, ci racconta gli abusi di potere di uno Stato che deve sacrificare per forza al Dio Denaro (leggi interessi sulle Grandi opere) sull’altare della giustizia delle vittime innocenti.
Un sacrificio di sangue pesante, un bilancio incredibilmente a sfavore del movimento anarchico: due giovani suicidati, un altro costretto ad anni di carcere per qualche furto in cantieri e supermercati.
Il libro è in download gratuito:
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Il mistero delle dame di Lautrec – Recensione
Il mistero delle dame di Lautrec è un romanzo di Stefano Guidotti pubblicato da Ciesse Edizioni il 1 Aprile 2016 nella collana Black & Yellow.
Informazioni su ‘Il mistero delle dame di Lautrec’Questo libro mi è stato inviato dall’autore in cambio di una recensione onesta
Sto leggendo molti romanzi di autori esordienti, in questo periodo. Spesso già dalla sinossi si capisce che non sarà una lettura entusiasmante. Anche in questo caso non mi aspettavo una grande lettura. Niente di originale, insomma. Invece sono stato piacevolmente sorpreso.Siamo a Parigi alla fine dell’Ottocento. Gustave Rossini è un personaggio ambiguo, una sorta di grosso ragno all’intero di una ragnatela di rapporti con tutti gli strati sociali parigini, dalla più bassa criminalità ai più alti ambienti politici e borghesi.
Quando viene trovato morto nel suo studio con la porta chiusa dall’interno dagli ospiti di una cena organizzata nella sua villa, sono in molti a gioirne, compreso il commissario Gidot, che viene chiamato ad indagare.Sembra tutto molto banale, forse. Quasi la trama di una cena con delitto che si organizza in locali specializzati o in una cena tra amici. Decisamente non è così.
Stefano Guidotti parte con alcuni capitoli sugli ospiti che ricevono l’invito per la cena. Ce li presenta in poche pagine, tratteggiandone con precisione il carattere e l’indole e permettendoci di averne un’idea precisa nel momento in cui arrivano dall’anfitrione Gustave Rossini. Poi comincia la cena. La narrazione si svolge tutta all’interno di questa misteriosa grande casa, ogni azione dei personaggi è un indizio come nella migliore tradizione giallistica. Anche i movimenti dell’ispettore Gidot, giunto sul luogo del delitto dopo la scoperta del cadavere sono indizi di una trama complessa e non banale che troverà nel finale la sua soluzione ad effetto in cui si incastreranno tutti i pezzi del puzzle.
Il romanzo è scritto molto bene, i dialoghi sono credibili e con un registro adeguato al periodo storico dell’ambientazione; le divagazioni su letteratura e arte ottocentesca sembrano sempre a tema sulla bocca degli invitati alla cena e non sembrano mai un modo per vantarne le conoscenze da parte dell’autore.
Se vi piace il giallo più classico, quello di Agatha Christie e Arthur Conan Doyle, questo è il romanzo che fa per voi.
Biografia di Stefano Guidotti
Stefano Guidotti, nato a Fiorenzuola d’Arda (PC) il 12 Giugno 1963. Da circa una decina d’anni ho incominciato a scrivere, realizzando prima qualche racconto breve e poi due romanzi. Uno ambientato a Parigi alla fine dell’800 (Il mistero della dame di Lautrec) e l’altro – ancora inedito – a Berlino a cavallo della seconda guerra (Una stagione imprevista). Entrambe le opere sono caratterizzate da un’accurata ricostruzione storica e da una trama di fantasia che s’intreccia a eventi e personaggi reali. Si tratta di storie poliziesche, con soluzione svelata nelle ultime pagine, che si rifanno alla tradizione più classica del “giallo”.
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Hermanos – Recensione
Hermanos è un romanzo scritto a quattro mani da Alessandro Bogani ed Edoardo Pozzoli, pubblicato da Inspired Digital Publishing nel 2016.
Informazioni su HermanosQuesto libro mi è stato inviato dagli autori in cambio di una recensione onesta
Hermanos parte da un’idea buona, il voler rendere omaggio a un certo tipo di film, ad un filone western che parte da Sergio Leone e arriva fino ai più recenti Django e The hateful eight; è una scelta rischiosa, ma che può riuscire.La presentazione del romanzo afferma:
Hermanos è un romanzo western dal sapore duro e dalle tinte forti, esattamente come l’epoca in cui è ambientato, dove una persona con in mano un’arma poteva fare una grande differenza. Un libro coinvolgente ed emozionante per un genere che ancora oggi continua ad affascinare le persone.
Se l’idea era buona, il risultato non è quello che mi aspettavo.
Gli ingredienti ci sarebbero anche tutti: banditi che rapinano l’esercito, una rivoluzione in Messico da finanziare e i passaggi dell’Arizona e della Sonora, ci si immaginano sparatorie, sangue e azione, vendette e uomini senza legge disposti a tutto pur di raggiungere i loro scopi.
I fratelli Ostega si uniscono a un medico mezzosangue e ad un soldato dell’esercito americano per appropriarsi di un carico d’oro che potrebbe renderli ricchi, ma una banda di rivoluzionari messicani li anticipa e porta l’oro in Messico per finanziare una rivoluzione imminente. La banda li insegue per avere l’oro, tuffandosi in un passato fatto di vendette che credevano superate e che invece sono ancora lì in attesa.
Le intenzioni suono buone, la trama è forse un po’ banale ma interessante e la scrittura, nonostante alcuni scivoloni e dei dialoghi non proprio perfetti, è accettabile.
Quello che manca sono dei personaggi credibili e ben caratterizzati: Julio Ostega viene dipinto come un uomo lento di mente e veloce di mano, sembra quasi una caricatura; quando l’azione si incentra su di lui quello che doveva essere uno spaghetti western diventa quasi una parodia alla Lucky Luke. Il fratello Rodrigo, l’uomo dai mille piani e dalla mente fina è talmente stereotipato da finire anche lui al limite del terreno delle parodie. Di Andrew, metà Navajo e metà Inglese conosciamo la storia difficile e burrascosa che però non si riflette nel personaggio, che sembra essere un pacioso Buddha. Diego, invece, soldato codardo, risulta del tutto inutile per lo sviluppo della trama. Che dire poi di Thomas, il più descritto nei flashback che ne delineano il passato, e della cui fine improvvisa ancora non mi capacito?
Mancano anche delle descrizioni migliori degli ambienti, dei vestiti e dei viaggi, che avrebbero conferito al racconto uno sfondo in grado di dare maggiore credibilità alla narrazione e una trama un po’ più originale dell’accozzaglia di cliché ormai troppo abusati.
Il libro scorre veloce è molto breve e scarno, ma quello che ne esce è una storia western alla Tex Willer senza Tex Willer. Altro che Tarantino.
Biografia di Alessandro Bogani
Alessandro Bogani nasce nel 1995 in provincia di Milano, ha conseguito il diploma di maturità scientifica ed è attualmente iscritto al corso di laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche. L’interesse per la letteratura si manifesta con forza durante gli ultimi anni di liceo, tanto da far nascere in lui il desiderio di sperimentare in prima persona il mestiere dello scrittore. Ha un debole per la fantascienza di Asimov e per quei libri dal sapore “terroso” come La strada, Il buio oltre la siepe e Furore, ma il suo sogno è di sperimentare e rivisitare quanti più generi letterari possibili, dal western alla fantascienza, confrontandosi con essi da scrittore per conoscerli meglio. Oltre alla letteratura, le sue passioni sono la musica, la cinematografia e la fisica, interessi che spesso s’intrecciano e vanno a contaminare ciò che scrive.
Biografia di Edoardo Pozzoli
Edoardo Pozzoli nasce nel 1995 a Desio, una cittadina vicino alla metropoli milanese. Attualmente è iscritto al corso di laurea in Economia e gestione dei beni culturali, all’Università Cattolica di Milano. Sogna un’Italia che sappia valorizzare al massimo i suoi beni culturali, dai parchi archeologici alle mostre di arte contemporanea, cercando di dare un valido contributo a questa causa. Amante di gran parte dei generi letterari sin da piccolo, ha sempre avuto una predilezione per quello storico/narrativo, spaziando dalle epoche antiche fino a quelle più contemporanee. Appassionato di cinema, si è affacciato da qualche anno al mondo dei fumetti Bonelli, e spera di far tornare il genere western italiano nella vita degli italiani, con uno stile audace e moderno.
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L’immemore errante – Recensione
L’immemore errante è un romanzo di Alba Ligorio pubblicato da Arduino Sacco Editore nel Dicembre 2016.
Informazioni su ‘L’immemore errante’Titolo: L’immemore errante
Autore: Alba Ligorio
ISBN: 9788869512469
Genere: Narrativa
Casa Editrice: Arduino Sacco Editore
Data di pubblicazione: 2016-12-01
Lingua: Italiano
Formato: Paperback
Pagine: 164
Goodreads
AnobiiQuesto romanzo mi è stato inviato dall’autrice in cambio di una recensione onesta.
L’immemore errante non appartiene sicuramente ai generi letterari che prediligo. È quasi un testo per il teatro, una commedia di quelle di una volta, mi ha ricordato molto le commedie dialettali che spesso vengono ancora rappresentate dalle mie parti. E sicuramente non mi hanno mai fatto impazzire.Il protagonista della vicenda, ambientata nel milleduecento in Toscana si risveglia da una botta in testa e ha perso la memoria. Il padrone della locanda che lo ha trovato lo guarisce, ma nel frattempo cerca di fargli sposare una delle sue orribili figlie. L’immemore errante riesce a scappare, da quel momento comincia gli incontri con personaggi sempre più improbabili e comici che lo portano attraverso Liguria e Toscana alla ricerca dei cibo e della sua memoria perduta.
Il romanzo è scritto bene, ricalca le commedie classiche e credo che l’intento dell’autrice fosse proprio quello di omaggiare questo genere letterario. Direi che ci riesce abbastanza bene, la vicenda è coinvolgente, il personaggio divertente e le situazioni che lo ospitano diventano sempre più assurde e imprevedibili man mano che procede la narrazione.
Anche il linguaggio e il registro utilizzati sono ottimi, credibili e senza imprecisioni o cadute.
Queste sicuramente le cose positive.
Ma, ahimé. Ci sono anche alcune cose negative. Innanzitutto la mancanza di originalità. L’omaggio a un genere letterario a mio avviso non deve essere un “compitino” che ne appaghi tutti i crismi e i canoni. Forse a questa storia serviva di più per elevarsi.
Anche se quello che più a mio avviso pregiudica la mia opinione di questo romanzo è il finale. Per più di un centinaio di pagine seguiamo questo personaggio tra mille peripezie alla ricerca della sua identità e dei suoi ricordi perduti, e in un attimo il romanzo è finito, si scopre chi è e il romanzo è finito. Senza particolari colpi di scena, senza un vero e proprio finale che renda perfettamente riuscita questa commedia.
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Nella pancia del mostro – Recensione
Nella pancia del mostro è un romanzo di Dario Stefano Villasanta pubblicato da Lettere Animate nel 2016.
Informazioni su ‘Nella pancia del mostro’Titolo: Nella pancia del mostro
Autore: Dario Stefano Villasanta
ISBN: 9788868829292
Genere: Noir
Casa Editrice: Lettere Animate
Data di pubblicazione: 2016-11-18
Lingua: Italiano
Formato: eBook
Pagine: 201
Goodreads
AnobiiQuesto romanzo mi è stato inviato dall’autore in cambio di una recensione onesta
Nella pancia del mostro è un romanzo che ha tutte le premesse per essere un romanzo interessante. Si svolge su due trame distinte che si avvicinano sempre di più verso il finale: in una Davide Villari è internato in un OPG e vive la realtà distorta di questi luoghi infernali creati dalle istituzioni; dall’altro Domenico e Giulia, due persone distinte con un passato in comune legato da Dax, un misterioso personaggio che ha cambiato le loro vite e che si è suicidato lanciandosi in un fiume al confine della Svizzera.La prima parte del romanzo, quella ambientata nell’OPG di Castiglione delle Stiviere è molto ben scritta: credibile e cruda, presenta descrizioni accurate di ambienti e di situazioni oltre che dei rapporti di potere creati negli ospedali psichiatrici.
La seconda parte invece a mio avviso presenta molti puniti deboli: i personaggi non sono molto ben caratterizzati e presentano troppi stereotipi (anche di genere); la scrittura è lenta e macchinosa e la trama presenta numerose falle e forzature. I dialoghi sono stucchevoli e poco credibili, e la lettura rallenta in modo considerevole.
Purtroppo le premesse di questo romanzo non vengono mantenute: quello che poteva essere una finestra sul mondo troppo spesso ignorato degli OPG si trasforma in un romanzo forzato, dove la trama e la narrazione diventano servi del contenuto, di quella denuncia sociale che l’autore vuole lanciare con rabbia e forza.
A mio avviso il romanzo avrebbe dovuto rimanere all’interno dell’OPG, in prima persona, e approfondire l’argomento e i sentimenti di rabbia del protagonista senza cedere ad una storia che risulta troppo artificiosa.
Il risultato sarebbe stato un libro crudo che avrebbe spaccato le coscienze e aperto diversi occhi.
L’autore, Dario Stefano Villasanta
Dario Stefano Villasanta, classe ’72, è blogger e organizzatore di eventi culturali, nonché collaboratore ufficio stampa per diversi autori giallo/noir. Studi di Filosofia non terminati, un passato da cantante non professionista, scrive racconti fin da ragazzino, ma inizia a pubblicare romanzi solo nel 2014 (Il Migliore, Il Gioco del castello) e due raccolte di racconti brevi (Dalla cenere nel 2015 e Strade sporche nel 2016).
Con Lettere Animate ha pubblicato anche Il Prezzo (2016) con cui ha vinto da autoprodotto un premio speciale al Premio Internazionale Città di Cattolica 2015, (il titolo di allora era Angeli e folli). È incappato anch’egli, come i protagonisti, nelle maglie delle Istituzioni dalle quali ha tratto larga ispirazione per questa storia.
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Recensione di Tempo assassino di Michel Bussi
Tempo assassino il secondo romanzo di Michel Bussi pubblicato in Italia da Edizioni E/O nel 2016.
Informazioni su ”Tempo assassino
Il romanzo si svolge su due piani temporali diversi, uno nel 1989 e l’altro nel 2016; in entrambi la protagonista è Clotilde, ragazza corsa nipote di una delle famiglie più influenti della penisola della Revellata.Nel 1989, durante una vacanza in Corsica, Clotilde precipita con i genitori e il fratello maggiore in macchina da una scogliera, ed è l’unica sopravvissuta. Nel 2016, ventisette anni dopo, la ragazza diventata donna e madre e torna per la prima volta sui luoghi dell’incidente.
Si ritroverà tra fantasmi e ricordi di una tragedia non ancora superata, che da semplice incidente si trasformerà in assassinio e vendetta. O no?
Michel Bussi è un ottimo scrittore: le sue descrizioni della Corsica sono bellissime e inquietanti, l’isola della Bellezza diventa una bellezza dark, attraente e inquietante, un campeggio sul Mediterraneo il teatro di una tragedia consumata tra passato e futuro.
I personaggi hanno due anime, figlie del cambiamento che ogni persona attraversa in trent’anni di crescita e delle maschere che le persone indossano tra pubblico e privato; sono credibili e interessanti e coinvolgono il lettore in una vicenda privata che attende trent’anni prima di trovare un senso. O giustizia.
L’utilizzo dei due piani temporali, attraverso un espediente banale ma efficace come il diario della protagonista Clotilde, rende la narrazione avvincente e veloce nella lettura.
Una storia complessa, piena di colpi di scena, fatta di mistero, suspence, follia e tradizioni sullo sfondo di una Corsica selvaggia e bellissima.
Citazioni da Tempo Assassino
“La felicità è facile, basta crederci! Le vacanze servono a questo: cielo senza nuvole, mare e sole. Servono a crederci, a riempirsi di illusioni per il resto dell’anno”
“Gli adolescenti peggiori sono quelli che rifiutano lo scontro”
“È una mancanza di rispetto nei confronti della bellezza, quella che non bisogna disturbare e nemmeno condividere, quella che bisogna solo apprezzare. Da soli. La bellezza è un segreto, e parlarne significa violentarla”
“Siamo i guardiani dell’equilibrio che si crea tra l’egoismo di ogni singolo individuo e la follia del mondo”
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Citazioni di Herman Melville: Non è forse…
“Non è forse un detto sulle labbra di tutti che il Possesso è metà della Legge, cioè a dire indifferentemente da come la cosa è venuta in possesso? Ma spesso la proprietà fa tutta la legge. Che cosa sono i muscoli e le anime dei servi russi e degli schiavi repubblicani se non pesce legato, il cui possesso è l’unica sua legge? Cos’è per il proprietario rapace l’ultimo obolo della vedova se un pesce legato? Che cos’è quella casa marmorea di un furfante non smascherato, con la targa sull’uscio come guidone, che cos’è se non pesce legato? Che cos’è il catastrofico interesse anticipato che il mediatore Mardocheo ottiene dal povero fallito Facciafflitta, su un prestito che permetterà alla famiglia di quest’ultimo di non morire di fame, che cos’è quel rovinoso interesse se non pesce legato? Che cos’è il redditto di 100.000 sterline che l’Arcivescovo di Salvalanima si pappa sul magro pane e formaggio di centinaia di migliaia di lavoratori dalla schiena rotta (tutti sicuri del cielo senza il minimo bisogno di Salvalanima), che cos’è quella cifra tonda se non pesce legato? Che cosa sono se non pesce legato le città e i villaggi ereditati dal Duca di Beozia? Che cos’è la povera Irlanda per quel temuto ramponiere di John Bull, e il Texas per quel lanciere apostolico Fratello Jonatha, se non pesci legati? E in tutti questi casi non è forse il Possesso l’unica vera legge? Ma se la teoria del pesce legato è quasi universalmente applicabile, ancora di più lo è la teoria sorella del pesce libero. Essa è di applicazione internazionale e cosmica. Che cos’era l’America nel 1492 se non pesce libero in cui Colombo piantò la bandiera di Spagna in modo da contrassegnarla per i suoi regali padroni? Che cos’era la Polonia per lo zar, la Grecia per i Turchi, l’India per l’Inghilterra? E che cosa sarà finalmente il Messico per gli Stati Uniti? Tutti pesci liberi. E i diritti dell’uomo e le libertà del mondo che cosa sono se non pesce libero? E le teste e le opinioni di tutti gli uomini? E il principio della libertà religiosa? E i pensieri dei pensatori per i contrabbandieri di parole grosse? Che cos’è questo stesso gran globo se non pesce libero? E tu, lettore, che altro sei, se non un pesce libero e un pesce legato assieme?”
Herman Melville, Moby Dick



Le scarpe dei suicidi non è raccontato da un punto di vista obiettivo, lo annuncia l’autore nell’introduzione. Le scarpe dei suicidi è un resoconto di parte, scritto con partecipazione e rabbia da un anarchico molto legato alle vicende raccontate.
Sto leggendo molti romanzi di autori esordienti, in questo periodo. Spesso già dalla sinossi si capisce che non sarà una lettura entusiasmante. Anche in questo caso non mi aspettavo una grande lettura. Niente di originale, insomma. Invece sono stato piacevolmente sorpreso.


L’immemore errante non appartiene sicuramente ai generi letterari che prediligo. È quasi un testo per il teatro, una commedia di quelle di una volta, mi ha ricordato molto le commedie dialettali che spesso vengono ancora rappresentate dalle mie parti. E sicuramente non mi hanno mai fatto impazzire.
Nella pancia del mostro è un romanzo che ha tutte le premesse per essere un romanzo interessante. Si svolge su due trame distinte che si avvicinano sempre di più verso il finale: in una Davide Villari è internato in un OPG e vive la realtà distorta di questi luoghi infernali creati dalle istituzioni; dall’altro Domenico e Giulia, due persone distinte con un passato in comune legato da Dax, un misterioso personaggio che ha cambiato le loro vite e che si è suicidato lanciandosi in un fiume al confine della Svizzera.
Il romanzo si svolge su due piani temporali diversi, uno nel 1989 e l’altro nel 2016; in entrambi la protagonista è Clotilde, ragazza corsa nipote di una delle famiglie più influenti della penisola della Revellata.