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Brigate Rosse
Home›L'alba dei funerali di uno Stato›Brigate Rosse›28 Aprile 1977

28 Aprile 1977

By zorba
28 Aprile 1977
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A Torino le Brigate Rosse uccidono Fulvio Croce, presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati.

Le BR tornano a uccidere: la vittima è un avvocato. Un avvocato particolare: si chiama Fulvio Croce e ha cominciato a morire quasi un anno prima, quando il 17 Maggio 1976 era iniziato a Torino il processo contro la «banda armata denominata Brigate Rosse».

Tra gli imputati, alcuni nomi eccellenti dell’organizzazione, quali Pietro Bassi, Pietro Bertolazzi, Alfredo Buonavita, Renato Curcio, Valerio De Ponti, Paolo Maurizio Ferrari, Alberto Franceschini, Prospero Gallinari, Arialdo Lintrami, Roberto Ognibene, Tonino Paroli.

Il rifiuto dei brigatisti imputati di accettare la difesa d’ufficio minacciando vendette aveva fatto rinviare il processo al 3 maggio 1977.

Pochi giorni prima di quella data quindi, le BR colpiscono il presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Torino. Croce ha settantasei anni e vive sulle colline torinesi. Il suo ruolo gli impone di risolvere la più grossa grana che gli sia capitata in cinquant’anni di professione: quella di nominare i difensori d’ufficio per i cinquanta brigatisti (di cui una trentina in carcere e una ventina a piede libero) nel “processone” contro le BR. I militanti della stella a cinque punte l’hanno detto chiaramente: nessuno assuma la nostra difesa, pena la morte, perché la rivoluzione non si processa. «Revochiamo il mandato di fiducia ai nostri avvocati», aveva detto in aula Maurizio Ferrari, «ci professiamo combattenti, e come tali ci assumiamo collettivamente e per intero la responsabilità politica di ogni iniziativa passata, presente e futura. Affermando questo, viene meno qualunque presupposto legale per questo processo. Considereremo gli avvocati che accetteranno il mandato d’ufficio collaborazionisti e complici del tribunale di regime. Essi si assumeranno tutte le responsabilità che ciò comporta di fronte al movimento rivoluzionario».

Nessun difensore quindi. Né di fiducia né d’ufficio. E senza difensori, niente processo. Chiaro. Inoltre, non si trovano giudici popolari. Chi riceve la comunicazione del Tribunale risponde con un certificato medico.

Nel suo studio in via Perrone, Fulvio Croce deve risolvere la grana degli avvocati: i dieci difensori d’ufficio che ha nominato hanno rifiutato in massa. Così manda nuove nomine e al primo posto della nuova lista scrive il suo nome.

Il 28 aprile, Croce esce con la sua FIAT 125 dalla sua abitazione in via Val Pattonera, raggiunge via Perrone, parcheggia come sempre dentro il cortile del palazzo, scende dall’auto e viene raggiunto dalle sue segretarie Gabriella e Tiziana, arrivate anch’esse in quel momento. Insieme si avviano verso le scale, quando dal cortile giungono tre persone: una si ferma sul portone d’ingresso, le altre due avanzano verso Croce. «Avvocato!». Il tempo di girarsi, e l’avvocato Croce riceve due pallottole. Gabriella si volta, sta per ridiscendere gli scalini che intanto ha salito: «Ferma o sparo», le intima una donna che le punta una pistola. Intanto Croce viene raggiunto da altri tre proiettili: alla fine se ne conteranno due alla testa e tre al torace. È tutto finito: le segretarie possono raggiungere il corpo dell’avvocato mentre il commando si dilegua.

«Qui Brigate Rosse, siamo stati noi a sopprimere il servo del potere capitalista Fulvio Croce, segue comunicato».

La telefonata arriva a «La Stampa» e all’ANSA, il processo alle BR salta e viene rinviato a data da destinarsi. I brigatisti in carcere firmano un documento che porta i nomi di Renato Curcio, Alberto Franceschini, Tonino Paroli, Arialdo Lintrami, Roberto Ognibene, Fabrizio Pelli:

Il primo degli avvocati di regime che si era assunto questo compito infame, Fulvio Croce, è stato giustiziato. Ribadiamo ancora una volta che chiunque accetta coscientemente il ruolo di agente attivo della controrivoluzione imperialista deve essere anche disposto ad assumersi sin da ora le sue responsabilità.

Fanno parte del commando che uccide l’avvocato Croce Angela Vai, Rocco Micaletto, Lorenzo Betassa e Raffaele Fiore.

[su_tabs active=”4″][su_tab title=”Audio”]nessun audio presente[/su_tab] [su_tab title=”Immagini”]

Il cortile dell’agguato in Via Perrone

[/su_tab] [su_tab title=”Video”]nessun video presente[/su_tab] [su_tab title=”Fonti”]

Testi

  • Pino Casamassima, Il libro nero delle Brigate Rosse

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TagsAlberto FranceschiniAlfredo BuonavitaAngela VaiArialdo LintramiFulvio CroceLorenzo BetassaPaolo Maurizio FerrariPiero BertolazziPietro BassiProspero GallinariRaffaele Fiorerenato curcioRoberto OgnibeneRocco MicalettoTonino Loris ParolitorinoValerio De Ponti
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    “Sulla spalletta del ponte
    Le teste degli impiccati
    Nell’acqua della fonte
    La bava degli impiccati.

    Sul lastrico del mercato
    Le unghie dei fucilati
    Sull’erba secca del prato
    I denti dei fucilati.

    Mordere l’aria mordere i sassi
    La nostra carne non è più d’uomini
    Mordere l’aria mordere i sassi
    Il nostro cuore non è più d’uomini.

    Ma noi s’è letta negli occhi dei morti
    E sulla terra faremo libertà
    Ma l’hanno stretta i pugni dei morti
    La giustizia che si farà.”

    — Franco Fortini, Fogli di via e altri versi
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